Christian Martello motociclista: tra passione, rischio e un sogno di spazio pubblico per i giovani
Li chiamano «spari»: due colpi per far rombare il motore, un accenno d’impennata, poi si vola sull’asfalto. Pochi secondi ad alta velocità, per vantarsi della propria moto con gli amici. Succede quasi ogni fine settimana. «Ma non sono gare clandestine» dicono a denti stretti alcuni amici. «Sui giornali dicono solo cazzate. Ci ritroviamo nel weekend perché ci piacciono le moto e i motori».
In mezzo ai capannoni industriali, il sabato e la domenica, sgasano dai cinquanta ai cento ragazzi tra i 15 e i 20 anni. «Ci mettiamo d’accordo tramite passaparola» spiega Giacomo, 19 anni di Paderno Dugnano. La gara clandestina finisce in tragedia: due moto si schiantano contro un'auto. Vengono dalla provincia di Monza Brianza, Milano, Varese.
A turno si avvicinano all’albero avvolto da mazzi di fiori, legati tra loro con dei nastrini azzurri, come il colore del motard su cui sfrecciava Christian. Restano in silenzio, nel punto esatto in cui è avvenuto l’impatto tra i due veicoli. Uno degli amici più intimi si inginocchia e scoppia a piangere, poi si allontana per riprendere fiato.
C’è chi lascia dei souvenir a terra oppure appesi alla corteccia: una bandana, un santino, un pendente, un crocifisso realizzato con la catena di una moto, il modellino di una 500 cavalli blu del MotoGP. Poi ci sono i biglietti scritti a mano. «Dai gas lassù per noi», «Ciao Christian», «Guardaci da lassù Bottarello». Qualcuno spiega che quello era il suo soprannome.
«Forse c’entra con il rombo del motore» dice un 17enne di Varese. «Ma non saprei dire con certezza. Tra gli abbracci e le lacrime prende vita un pellegrinaggio che dura per tutto il giorno. Genitori e conoscenti dei «ragazzi dei raduni», come dice qualche biassonese.
Uno di loro arriva a bordo di un Doblò bianco, si rivolge ai ragazzi e appende con chiodo e martello un messaggio. Gli augura di stare bene lassù, dove potrà coltivare anche la passione della motocicletta. «Non è stata colpa tua, hai solo 16 anni».
L’uomo, 57 anni, critica però quei raduni «che vanno avanti ormai da sette anni» e dice che quella tragedia poteva essere evitata. «Tutti sapevano, dal sindaco alle istituzioni e alle forze dell’ordine. Ma invece di intervenire hanno sempre lasciato fare. Deve capitare il morto per fare qualcosa. Basta mettere un dosso e tutti questi ragazzi si allontanano».
Il problema, dicono gli amici di Christian, non si risolve così. «Chiediamo da tempo uno spazio dove poter coltivare la nostra passione per le moto» spiegano per tutti Federico e Daniele, di 17 e 18 anni. «Basterebbe un semplice quadrato di terra dove poter correre in sicurezza, senza macchine che ti investono e poi scappano.
In paese c’è intanto chi al posto di questi «spari», di quei raduni per appassionati motard, enduro o motocross, vorrebbe realizzare un’area di aggregazione dedicata ai giovani. «Per non lasciarli soli tra le fragilità e le incertezze del mondo che li circonda» spiega Antonello, imprenditore di Biassono di 58 anni. «Sarebbe bello poter creare uno “Spazio Christian”, dove i ragazzi possano trovarsi e stare insieme.
La storia di Cristian Miloni: sport, cadute e rinascita
Cristian Miloni, classe 1992, è un ciclista paralimpico di Brusaporto in provincia di Bergamo. Da sempre appassionato di sport agonistico, si avvicina al ciclismo in tenera età, prima di essere rapito dall’atletica leggera, grazie ai Giochi della gioventù ai quali partecipa in quinta elementare. Si specializza nel lancio del martello, disciplina nella quale riesce a conquistare piazzamenti sul podio sia a livello italiano che internazionale. Contemporaneamente comincia a sviluppare la passione per le moto da cross.
Partecipa ad alcune gare fino a quando a 20 anni subisce un grave incidente, dopo un salto e un atterraggio andato male. Durante la lunga riabilitazione riscopre il ciclismo, prima come strumento terapeutico, quindi tornando a competere a livello agonistico. Nel 2021 si avvicina per la prima volta a Obiettivo3, partecipando alla seconda edizione di Obiettivo Tricolore. Dall’anno successivo intensifica gli allenamenti e comincia a collezionare qualche successo di grande prestigio. Su tutti: due medaglie d’argento ai Campionati italiani su pista, un bronzo agli italiani Mtb, un bronzo ai Campionati italiani su strada e un bronzo agli italiani di ciclocross.

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