Alfasud con portapacchi: storia, versioni e impatto della vettura popolare Alfa Romeo
Con l’Alfasud la Casa del Biscione si addentra per la prima volta nel segmento delle vetture medio-piccole. Il prototipo “Tipo 103” è una berlina tre volumi che supera di poco i 3,6 metri e anticipa quelli che saranno gli stilemi della futura Giulia.
Mentre la Giulia a partire dagli anni ’60 guadagna sempre più il consenso di clienti e addetti ai lavori, il prototipo Tipo 103 viene ampiamente superato perché l’Alfa Romeo ha in serbo una rivoluzione ben più articolata e complessa: la creazione di uno nuovo stabilimento nel Mezzogiorno per la realizzazione di una vettura popolare. I tempi sono molto stretti ma Chirico riesce a creare un team giovane e affiatato che, ben prima che lo stabilimento sia ultimato, riesce già a collaudare le singole parti e poi la vettura. Curioso l’aneddoto legato a una vettura camuffata, utilizzata per effettuare i test su strada ma necessariamente diversa dalla linea definitiva.
Chirico racconta che per verificare il comfort nel tempo occorre macinare molti chilometri sulle strade di tutti i giorni. Viene così allestita un’auto che, oltre dai collaudatori, viene utilizzata direttamente da Hruska per tornare nella casa di Torino durante i fine settimana. Per molti mesi la “fuori serie” passa inosservata ma un giorno viene intercettata all’uscita dal Portello. Viene così pubblicato un articolo in cui compaiono le foto di una curiosa vettura 2 volumi e 1/2, cioè con un piccolo baule dalla coda tronca: “L’utilitaria dell’Alfa” è il titolo.
Oltre alla scocca nascosta, di autentici ci sono solo le portiere, il parabrezza e il lunotto. Sotto al cofano un compatto quattro cilindri boxer, trazione anteriore, quattro freni a disco, volante regolabile, sospensioni anteriori indipendenti tipo Mac Pherson e posteriori con ponte rigido su molle elicoidali. Come da progetto iniziale sullo stesso pianale vengono sviluppate diverse configurazioni di carrozzeria: alla berlina 4 porte si affianca la sportiva a 2 “ti”, la Giardinetta, le hatchback a 3 e 5 porte e la coupé Sprint, che resta in produzione fino al 1989.
Come dimostrato nel decennio precedente dalla Lancia Flavia, motore boxer e trazione anteriore consentono di abbassare il baricentro e ottenere una tenuta di strada eccellente. Sembra un paradosso ma è proprio da qui che il DNA Alfa Romeo torna ad affiorare, con la crescita di potenze e cilindrate che consentono un notevole incremento delle prestazioni, tanto da permettere la creazione di modelli che attingono dalle denominazioni care agli estimatori delle Alfa Romeo. Il progetto Alfasud si sviluppa su vasta scala: progressivamente, l’iniziale versione due volumi quattro porte viene affiancata prima dalla Giardinetta tre porte con portellone posteriore verticale, che vanta un vano di carico da primato, e poi dalla coupé Sprint.
L’Alfasud Sprint ha una forma a cuneo che richiama l’Alfetta GT e, come la sorella maggiore, sotto linee sportive e affusolate è in grado di offrire un abitacolo spazioso e capiente. Anche la stessa berlina, con l’avvento del portellone posteriore nel 1981 e la creazione delle versioni 3 e 5 porte, migliora sensibilmente la fruibilità e la capacità di carico del bagagliaio. Contestualmente migliorano le dotazioni interne, le tecniche di trattamento delle lamiere e di verniciatura e la qualità complessiva del modello. Lo stesso si ripete nell’ambito sportivo, con la creazione del Trofeo Alfasud, che permette a molti piloti di approcciare lo sport automobilistico con costi decisamente più accessibili.
Con lo sguardo che parte dalle vetture ibride del XXI secolo, è doveroso ricordare che proprio partendo dalla piattaforma Alfasud l’Alfa Romeo nel 1986 sperimenta un prototipo basato sulla 33 Sport Wagon, nella quale al 1,5 litri boxer viene affiancato un motore elettrico trifase prodotto dall’Ansaldo di Genova per gli ascensori. Malgrado non rispettasse nessuno dei canoni Alfa Romeo, dal motore bialbero alla trazione posteriore, l’Alfasud è stata sia la vettura tecnicamente più avanzata della sua categoria sia un grande successo commerciale, vendendo complessivamente più di un milione di esemplari.
Le molle di abbassamento MTS Technik Kit per Alfa Romeo ALFASUD Sprint (902) MTSXAL052 sono progettate per migliorare la maneggevolezza del veicolo e conferire un aspetto più aggressivo. Abbassando il baricentro del veicolo, queste molle ad alte prestazioni migliorano la stabilità, riducono il rollio e offrono un'esperienza di guida più reattiva. Progettate per i conducenti che desiderano una dinamica di guida migliorata senza sostituire l'intero sistema di sospensioni, le molle ribassate offrono un aggiornamento efficace mantenendo la qualità di guida quotidiana usabilità. Le molle ribassate contribuiscono a migliorare l'equilibrio generale del veicolo riducendo l'altezza da terra e aumentando il controllo delle sospensioni. Il risultato è una maggiore stabilità in curva, una risposta dello sterzo più precisa e una sensazione di maggiore aderenza su strada.
Le molle di abbassamento sono sviluppate per funzionare con ammortizzatori di serie compatibili o ammortizzatori sportivi, garantendo prestazioni e affidabilità costanti. In caso di equipaggiamento aggiuntivo non standard (ad es. MTS Technik Kit molle di abbassamento Alfa Romeo ALFASUD Sprint (902) MTSXAL052) le molle di abbassamento sono progettate per migliorare la dinamica di guida e conferire al veicolo un aspetto più aggressivo.
L’Alfasud, icona anni '70, fu la prima Alfa Romeo con trazione anteriore. Guidare un’Alfasud è un’esperienza che lascia il segno. Lo capisci subito, affrontando una curva a 90 km/h con quella sicurezza che solo una tenuta di strada così solida può garantire. Ma questa vettura non è solo un’auto: è il simbolo di una sfida tecnica e sociale senza precedenti, un progetto che ha segnato la storia dell’industria automobilistica italiana. Dietro all’Alfasud non c’è solo l’idea di un’auto rivoluzionaria. C’è un progetto ambizioso: industrializzare il Sud Italia. A Pomigliano d’Arco, dove Alfa Romeo aveva un piccolo stabilimento per motori aeronautici, venne costruita una fabbrica innovativa con un investimento di 300 miliardi di lire del 1968, equivalenti a oltre 3 miliardi di euro odierni. L’Alfasud è stata la prima creazione della Italdesign di Giorgetto Giugiaro. Con il suo motore boxer compatto e posizionato in basso, ha permesso di disegnare una carrozzeria elegante e sportiva. Nonostante il suo stile unico, il bagagliaio tradizionale venne scelto al posto del portellone per non sminuirne l’immagine.
Non tutto fu semplice per l’Alfasud. La costruzione in uno stabilimento nuovo, con operai poco esperti, portò a problemi qualitativi nei primi esemplari. La ruggine divenne un problema noto, aggravato dall’uso di acciaio di bassa qualità proveniente dall’URSS. L’Alfasud si è evoluta con il tempo. Dalla versione base ai modelli più avanzati, come la TI a due porte, le migliorie tecniche e stilistiche hanno sempre mantenuto viva la sua anima sportiva. Nonostante le difficoltà, l’Alfasud rimane un pezzo di storia. È stata protagonista di film come Bianco, Rosso e Verdone, immortalando la sua immagine nel cuore degli italiani. Oggi è un oggetto da collezione, con modelli ben conservati che raggiungono cifre importanti sul mercato.
Alfa Romeo Alfasud: costruita nel 1979, prima immatricolazione 4 maggio 1979. Numero di telaio AS5305230, numero di motore S30102*166137*. Colore esterno bianco abbinato a interni in pelle artificiale marrone scuro rifiniti con moquette marrone scuro. Questa vettura fu venduta nuova in Italia a un certo Francesco de Pinto che viveva a Bari. Molti decenni dopo, questa Alfasud fu venduta al presidente del Club Alfa Romeo (Old Car), sig. M. Borsella. Recentemente, Montagna d'Oro ha acquistato alcune auto dalla collezione del signor Borsella, tra cui questa splendida Alfasud. Il contachilometri segna 59.162 chilometri, l’auto è in condizioni eccellenti e super originali e si guida benissimo!
L’Alfa Romeo Alfasud fu presentata nel 1971. L’Alfasud fu un’auto familiare compatta all’avanguardia che segnò un cambiamento significativo per l’Alfa Romeo. Sviluppata dall’ingegnere Rudolf Hruska, la vettura fu disegnata da Giorgetto Giugiaro. L’Alfasud fu prodotta in un nuovo stabilimento a Pomigliano d'Arco, nell’Italia meridionale, da cui il nome Alfasud. L’Alfasud era dotata di tecnologie innovative, tra cui il motore boxer e la trazione anteriore, che contribuivano alla sua eccellente maneggevolezza e al baricentro basso. Il design aerodinamico e l’accessibilità economica la resero popolare tra gli acquirenti. Sfortunatamente, la carrozzeria dell’Alfasud era molto soggetta alla ruggine, per cui non molte vetture sono sopravvissute. Questo problema offuscò la reputazione dell’Alfasud, nonostante il suo genio meccanico. I modelli originali sopravvissuti come questo sono estremamente rari e molto ricercati dagli appassionati e dai collezionisti di Alfa Romeo per il loro aspetto, la loro maneggevolezza e la loro rarità.
CODICE: Art. Per Luraghi (Presidente dell'Alfa Romeo) la produzione della vettura assunse anche un ruolo sociale. La commercializzazione della berlina a 4 porte iniziò nel 1972 a un prezzo di 1.420.000 lire. Purtroppo, l'affidabilità dell'Alfasud fu seriamente minata da un insieme di fattori che portarono a una precarietà degli assemblaggi - con frequenti rotture - e alla ossidazione dei lamierati. Il modello lo si trova anche come Polistil con numerazione E36 ed anche con portapacchi e SKI con numerazione HE36 come versione week-end. Da segnalare la presenza su alcuni modelli di fari in plastica trasparente bianchi anziché i classici in azzurro. Codice E36 con autorizzazione ministeriale del 08/10/1971.

Alfa Romeo Alfasud l'auto imperfetta indimenticabile
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