Motociclisti, ministero e marina: l’epopea di Moto Guzzi tra volo, guerra e innovazione
E’ proprio durante il primo conflitto mondiale che i due amici, insieme al pilota Giovanni Ravelli decisero di dedicarsi, a guerra finita, alla costruzione di motociclette. Ravelli però non poté coronare il suo sogno perché vittima di un incidente nel 1919. Un momento di grande emozione, durante il quale è anche stata svelata in anteprima mondiale la Moto Guzzi V100 Mandello Aviazione Navale, una speciale edizione limitata e numerata dell’ultima nata della famiglia Moto Guzzi. Il progetto è stato reso possibile grazie a Difesa Servizi S.p.A., società in house del Ministero della Difesa che si occupa della valorizzazione degli asset del Dicastero da 10 anni. Realizzata in edizione limitata di 1913 esemplari numerati, in omaggio all’anno di fondazione della componente aerea della Marina Militare, l’esclusiva Moto Guzzi V100 Mandello Aviazione Navale è un modello assolutamente unico a partire dalla livrea dedicata, che si ispira ai caccia F-35B in dotazione alla Marina. Le grafiche ricalcano fedelmente quelle del velivolo, con le insegne su entrambi i lati del cupolino, movimentato anche dalle tipiche strisce jet intake che segnalano le prese d’aria dei jet. L’equipaggiamento di serie comprende il sensore di pressione pneumatici TPMS e le manopole riscaldabili, mentre sul riser del manubrio è inciso al laser il numero di serie. V100 Mandello è anche la prima Moto Guzzi spinta dal nuovo propulsore compact block, dalle raffinate caratteristiche tecniche. Il ponte di volo si estende da prora a poppa con pista di decollo parallela all’asse longitudinale e ski-jump (trampolino di lancio), che assicura agli aerei la possibilità di decollare con il massimo carico utile. L’hangar è dimensionato per accogliere fino a 12 elicotteri oppure, in alternativa, 8 aerei. La movimentazione tra hangar e ponte di volo è assicurata da due elevatori da 30 tonnellate. Un’aquila che ha spiccato il volo sulle motociclette Guzzi il 15 marzo 1921 quando ai arrivò all’idea geniale di Carlo Guzzi, Giovanni Ravelli e Giorgio Parodi. E’ il 24 maggio 1915, il primo conflitto mondiale è divampato già da un anno, quando l’Italia entra in guerra. Carlo Guzzi viene arruolato nel Servizio Aeronautico della Regia Marina e assegnato alla Stazione idrovolanti del Forte di Sant’Andrea a Venezia come maresciallo motorista. E’ in quegli anni che stringe amicizia con due piloti della 260ª Squadriglia, Giovanni Ravelli e Giorgio Parodi, entrambi appassionati di motorismo e di volo. Carlo Guzzi, proveniente dal reparto corse dell’Isotta Fraschini, partecipò al conflitto con il grado di 2° capo Motorista, quindi addetto alla manutenzione e alla messa a punto dei motori dei velivoli della Regia Marina. In quegli anni ruggenti, non solo bellici ma anche pionieristici, la Regia Marina aveva installato nell’area del capoluogo lagunare le proprie basi degli idrovolanti con aviorimesse a Sant’Andrea e Punta Sabbioni. Fu durante quei mesi trascorsi appunto sul fronte di guerra che Parodi, Guzzi e Ravelli svilupparono la comune visione di costruire una motocicletta di nuova concezione al termine del conflitto. Giovanni Ravelli. Negli anni in cui trincee, bombe e scontri navali condizionavano l’umanità Guzzi Propose il progetto ai due amici. Un’idea che si fece strada piano piano, ma che prima doveva passare le forche caudine di quella che Benedetto XV aveva definito “l’inutile strage”. Giorgio Parodi, nato a Venezia nel 1897, era figlio di Emanuele Parodi, un noto armatore genovese, che pur di assecondare il figlio ancora minorenne dovette dare il proprio consenso scritto per farlo salire a bordo delle “navi grigie”. Parenti e amici lo videro partire con il proprio motoscafo, ma dopo qualche tempo si appassionò al mondo dell’aviazione. Erano gli anni di pionieri del volo come Mario Calderara, Federico Martinengo e di assi dell’aviazione come Francesco Baracca e Fulco Ruffo di Calabria. Così, il 2° Capo Meccanico Parodi chiese, ed ottenne, di conseguire il brevetto di pilota e poi di pilota militare, iniziando a volare sugli idrovolanti Macchi L.3 della 252ª Squadriglia che faceva base all’Isola di Sant’Andrea, a Venezia. L’aeronautica come forza armata autonoma non era ancora nata. Dunque chi voleva diventare un pilota si arruolava nel Regio Esercito o nella Regia Marina per poi passare al Servizio Aeronautico. Il 19 agosto del 1917 Parodi fu decorato con una prima medaglia d’argento al valor militare per aver partecipato a numerose missioni come osservatore d’idrovolante sul territorio nemico. Negli anni a venire ne avrebbe ricevute altre due in qualità di pilota di idrovolanti, “rimediando” in azione una ferita ad un gamba, eseguendo dodici missioni di bombardamento e sedici di ricognizione sul nemico. Da pilota di caccia totalizzò ben ventisei missioni, sei combattimenti aerei e ottenne due vittorie. Nel corso degli anni ottenne ulteriori decorazioni durante la guerra di Etiopia e nel secondo conflitto mondiale con la divisa della Regia Aeronautica. Una passione per il volo, la sua, strettamente legata agli anni dell’ingegneristica meccanica in cui l’Italia si fece apprezzare in patria e all’estero. Per quest’ultimo, però, la vita aveva riservato altro. Ravelli si era arruolato come marinaio semplice. Nel 1917 prestava servizio come volontario motonauta pilota di idrovolanti della 253ª Squadriglia sull’isola di Gorgo nella Laguna di Grado a bordo di un Macchi L.3. Durante la battaglia di Caporetto (24 ottobre-19 novembre 1917) e dal 30 ottobre in poi, la sua Squadriglia ripiegò sull’isola di Sant’Andrea poco distante dalla città lagunare. Gli attacchi degli austro-ungarici puntavano sulla Serenissima e sulle città dell’Adriatico. Giovanni Ravelli, promosso 2° capo macchinista, diventò prima guardiamarina e successivamente sottotenente di vascello per meriti di guerra. Passò quindi alla 260ª Squadriglia dotata di Macchi M.5 e infine venne trasferito ai velivoli della caccia terrestre della 241ª Squadriglia del Lido di Venezia. Partecipò a centinaia di missioni per le quali gli vennero conferite tre Medaglie d’argento al valor militare. Ma la morte lo strappo alla vita l’11 agosto 1919, poco tempo prima che venisse fondata la Moto Guzzi. L’epopea della Moto Guzzi e dell’aquila di Mandello è strettamente legata alle vicende del “Servizio Aereo della Regia Marina” nel corso della Prima Guerra Mondiale. Una storia accomunata dall’evocativa aquila con le ali spiegate e il capo rivolto a destra. L’aquila reale in oro, sormontata da una corona, era il particolare distintivo indossato dai piloti del “Servizio Aereo” della Regia Marina durante la Prima Guerra Mondiale.
Una storia di amicizia, innovazione e identità visiva
La nascita della Moto Guzzi è legata all’idea di una motocicletta di nuova concezione nata dall’incontro tra Guzzi, Ravelli e Parodi durante gli anni difficili della guerra e della ricostruzione. L’aquila di Mandello, simbolo distintivo, diventa lo specchio dell’aeronautica italiana e della passione per la meccanica che ha segnato intere generazioni. L’aquila reale in oro, coronata, trovava nel distintivo dei piloti del Servizio Aereo della Regia Marina un emblema di coraggio e innovazione che ha accompagnato la nascita dell’azienda e della sua identità grafica.
La Moto Guzzi V100 Mandello Aviazione Navale
La Moto Guzzi V100 Mandello Aviazione Navale rappresenta una serie speciale ed esclusiva di 1913 esemplari numerati, omaggio al 1913, anno di fondazione della componente aerea della Marina Militare. La livrea richiama i caccia F-35B in servizio e porta le insegne su entrambi i lati del cupolino, arricchite dalle strisce jet intake che richiamano le prese d’aria dei jet. L’equipaggiamento comprende TPMS, manopole riscaldabili e, sul riser del manubrio, il numero di serie inciso al laser. Il motore compact block inaugura una nuova era tecnica per la Casa di Mandello. Il progetto, reso possibile da Difesa Servizi S.p.A., celebra una sinergia tra difesa e industria motociclistica di alto profilo.
Il design del modello si allinea al contesto navale: il ponte di volo si estende da prora a poppa con una pista di decollo parallela all’asse longitudinale e uno ski-jump per decolli con carico utile elevato. L’hangar può accogliere fino a 12 elicotteri o, alternativamente, 8 aerei; la movimentazione tra hangar e ponte è assicurata da due elevatori da 30 tonnellate. La presenza di un'animale simbolico come l’aquila richiama l’iconografia di Mandello e della storia industriale italiana legata al volo.
Le radici militi e tecniche della storia
Carlo Guzzi, arruolato come 2° capo Motorista e legato al Servizio Aeronautico della Regia Marina, rappresenta la connessione tra l’ingegneria meccanica e l’aeronautica militare. La sua rete di rapporti, tra Parodi e Ravelli, alimenta la nascita di una motocicletta che sarebbe divenuta simbolo di un’epoca. Ravelli, pasion di volo, muore prematuramente nel 1919, ma la sua eredità resta nel progetto e nell’identità della Moto Guzzi. Parodi, pilota e decorato, incarna la figura di chi ha reso possibile una visione di integrazione tra mondo navale, aerospace e industria motoveicolesca.
- La storia della Moto Guzzi si intreccia con le vicende del Servizio Aereo della Regia Marina durante la Prima Guerra Mondiale.
- L’aquila di Mandello diventa simbolo di coraggio, innovazione e identità aziendale.
- La V100 Mandello Aviazione Navale celebra l’interazione tra difesa e industria legate a progetti avanzati.
In sintesi, la vicenda dei motociclisti, del ministero e della marina racconta come l’innovazione tecnica, le figure di Ravelli, Guzzi e Parodi, e l’aquila di Mandello abbiano contribuito a forgiare una leggenda industriale che continua a evolversi nel tempo.

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