Mediaset non parla di MotoGP: perché un ritorno in chiaro è impossibile
Addio ai 'vecchi tempi', secco no all'ipotesi del ritorno della MotoGP in chiaro su Mediaset: il presidente Berlusconi spiega i motivi. Dal 2002 al 2013 Mediaset ha trasmesso in chiaro il Mondiale MotoGP, ma non ci sarà un ritorno a quei tempi: la conferma arriva da Pier Silvio Berlusconi, Presidente e CEO di MediaForEurope - Mediaset. Il peso della mancanza di un nuovo Valentino Rossi e i costi elevati dei diritti sono al centro della riflessione.
Senza Valentino Rossi, «Se avessimo voluto, avremmo potuto prendere la MotoGP, ma senza Valentino Rossi non funziona più come prima» è la dichiarazione chiave rilasciata da Pier Silvio Berlusconi in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, dove si spiegano i motivi del no al Motomondiale. L’argomento ha radici profonde, risalendo anche a 13 anni fa, quando incertezza sui regolamenti, sulle case e sui campioni presenti influenzò la scelta di Mediaset. Era l’epoca in cui Rossi, in lotta con Ducati dopo i trionfi con Honda e Yamaha, attraversò una fase di difficoltà che impattò sugli ascolti televisivi. La presenza o meno di Rossi sembra dunque una problematica che ha eco anche nei tempi moderni.
La barriera dei costi è un altro elemento da considerare: i diritti della MotoGP in Italia sono esclusiva di Sky almeno fino al 2027. L’impegno economico è ingente: anche se mancano cifre ufficiali, si stima intorno agli 18 milioni di euro all’anno. Una somma di difficile copertura per le generaliste come Mediaset e la Rai, che hanno già perso terreno nel mercato dei diritti dei grandi eventi sportivi. Senza un abbonamento, coprire investimenti simili è praticamente impossibile, soprattutto in un contesto in cui la TV tradizionale è sottoposta a pressioni sempre maggiori da parte delle piattaforme streaming e di nuove forme di distribuzione, come DAZN.
Non è solo una questione di diritti: Mediaset resta comunque parte della storia del Motomondiale in Italia, avendone acquisito i diritti nell’anno di transizione dalla 500cc alla MotoGP. Valentino Rossi, ultimo re della mezzo litro e primo della nuova classe regina, vinse sei titoli nel periodo citato. La narrazione prosegue con i successi di Nicky Hayden, Casey Stoner (due titoli con Ducati e Honda), Jorge Lorenzo e Marc Marquez nel 2013, affiancati da protagonisti come Max Biaggi, Dani Pedrosa, Sete Gibernau, Andrea Dovizioso e Marco Simoncelli. Un’epoca moderna d’oro del Motomondiale, resa accessibile dalla presenza televisiva in chiaro, finché fu possibile.
In chiusura, Mediaset resta al di fuori dal calendario attuale dei diritti MotoGP e Formula 1: “L’ultima stagione trasmessa da Mediaset risale al 2013” e la conferma arriva in occasione della presentazione dei palinsesti Mediaset. Pier Silvio Berlusconi ha escluso un ritorno sui canali Mediaset: «La MotoMondiale? Se avessimo voluto, avremmo potuto prendere la Moto Mondiale, ma senza Valentino Rossi non funziona più come prima.» Inoltre, un aneddoto su Andrea Kimi Antonelli, pilota della Mercedes e leader del mondiale di Formula 1 in miniatura, è stato condiviso per mostrare l’interesse personale del dirigente verso atleti di alto livello, non come conferma di futura programmazione motori su Mediaset.
Contesto, costi e scenari futuri
Il valore dei diritti nella penisola resta elevato: la convivenza di sport motoristici di massimo richiamo con reti generaliste ha subito un crollo di fatturato rispetto al passato. L’esclusiva Sky e la spinta delle piattaforme digitali hanno cambiato le dinamiche di fruizione, riducendo la possibilità di replicare modelli di trasmissione in chiaro. Mediaset resta in silenzio su nuove trattative, concentrandosi su contenuti e palinsesti alternativi, mentre l’accessibilità al pubblico continua a mutare con l’offerta streaming e con la frammentazione degli ascolti.
Per gli appassionati italiani, la memoria resta legata agli anni d’oro in chiaro, ma la realtà odierna impone scelte diverse per i costi e per la clientela, con un mercato orientato verso abbonamenti e payoff diversificati. Nel frattempo, Sky continua a trasmettere MotoGP fino al 2027, consolidando una situazione di monopolio di fatto per i diritti televisivi italiani nel motorsport top level. Le dinamiche tra pubblico, piattaforme e diritti restano complesse e suscettibili di cambiamenti solo in presenza di nuove condizioni economiche e di attori disposti a investire in top sport con modelli di monetizzazione diversi.
In definitiva, l’epoca delle dirette in chiaro e senza abbonamenti sembra tramontare definitivamente, con Mediaset che, nonostante la sua lunga storia sul Motomondiale italiano, opta per non tornare sui propri passi senza un cambiamento sostanziale nelle condizioni economiche e nello scenario sportivo globale.

| Anno | Evento chiave | Impatto sui diritti |
|---|---|---|
| 2002-2013 | MotoGP trasmessa in chiaro su Mediaset | Aumento degli ascolti e popolarità in Italia |
| 2013 | Fine trasmissione in chiaro | Ritiro di Mediaset; passaggio a Sky |
| 2027 | Scadenza diritti Sky in Italia | Situazione di mercato da rivedere |
In chiusura, la prospettiva di un ritorno di MotoGP su Mediaset resta improbabile: i costi, la mancanza di una figura generazionale forte come Rossi, e la trasformazione del mercato televisivo indicano una permanenza del modello in abbonamento e streaming come norma dominante per i grandi eventi sportivi.
