La storica impresa di Valentino Rossi a Welkom 2004: la rinascita della Yamaha e il duello con Biaggi
Ci sono alcune gare nella storia del Motomondiale che dimostrano quanto l’abilità del pilota possa colmare il gap esistente tra due moto e regalarci grandi emozioni.
Valentino e l’incognita Yamaha
Nel 2004 Valentino, dopo tre mondiali vinti consecutivamente (1 in 500cc e 2 in MotoGP), passa dalla Honda alla Yamaha. E passare dalla moto migliore in circolazione a quella dei rivali storici, in grande difficoltà con lo sviluppo, sempre dietro negli ultimi campionati mondiali, di certo non pone il fenomeno di Tavullia nella posizione di favorito per la vittoria finale alla vigilia. E così si arriva al Gran Premio d’esordio della classe regina in Sudafrica da cui ci si aspettano risposte sulle reali forze in campo, risposte che solo la pista di Welkom può dare.
La prima pole dell’anno
Già nelle qualifiche del sabato il Dottore dimostra di esser riuscito, insieme al suo fidato capo-tecnico Jeremy Burgess che lo ha seguito alla Yamaha, a riportare la casa di Iwata a livelli di competitività altissimi. Tanto da riuscire a centrare la prima pole dell’anno davanti alle quattro Honda di Sete Gibernau, Max Biaggi, Nicky Hayden e Colin Edwards.
È subito Vale vs Max
Con queste premesse prende il via il GP sudafricano con Valentino che scatta bene dalla pole lasciandosi alle spalle Biaggi e Gibernau. Dopo qualche tentativo di allungo del pesarese, il romano si riporta sotto gli scarichi della Yamaha numero 46 e comincia uno dei duelli più belli della storia delle corse motociclistiche. Al quarto giro arriva il primo sorpasso di Max, ma Rossi non ci sta e si riprende subito la testa della gara, lo stesso succede cinque tornate più tardi. Intanto i due italiani hanno preso il largo rifilando pesanti distacchi a tutti, solo Gibernau riesce a mantenere la scia, ma sempre a debita distanza dal duo tricolore al comando.
La prodezza del Dottore
Nella seconda parte di gara Valentino mantiene il pallino della corsa, nonostante l’incognita gomme e una Yamaha ancora selvaggia pronta a scodare a ogni curva, che paga in termini di cavalli rispetto alla Honda nel rettilineo. E così quando Biaggi passa il ragazzo di Tavullia a 4 passaggi dal termine i sogni di gloria del marchigiano sembrano svanire, ma Rossi non è certo tipo da farsi demoralizzare e così a due tornate dalla bandiera a scacchi piazza il sorpasso decisivo che gli permette poi di andare a tagliare il traguardo per primo davanti al Pirata.
Lo smacco alla Honda targato VR46
Nel giro d’onore, Rossi scende dalla moto e si inginocchia sull’asfalto del circuito sudafricano commuovendosi per l’impresa appena compiuta, perché sa bene che quella scritta a Welkom rimarrà una delle pagine più spettacolari dello sport. Mentre la Honda comincia a rimpiangere da subito il fenomeno con il numero 46 che ha mollato la moto più forte, ha messo a posto la Yamaha dei rivali (il primo dei piloti della casa di Iwata dopo Rossi è Abe finito nono) e alla prima corsa dell’anno ha messo tutti di nuovo in fila con una moto nettamente inferiore.
di Claudio Barbieri
Non è un azzardo affermare che quella di Welkom 2004 sia stata l’impresa più memorabile della carriera di Valentino Rossi. Difficile scegliere per uno che ha in bacheca nove titoli, 106 vittorie e che fa dello spettacolo la sua ragione di vita. Ma in quel GP del Sudafrica, le componenti emozionali hanno spinto il Dottore a compiere un vero e proprio capolavoro. Il pesarese era all’esordio con la Yamaha, moto a digiuno di allori dal 1992 e che nella stagione precedente aveva portato a casa solo un podio. La sfida di Valentino, reduce invece da tre Mondiali con la Honda, era quella di riportarla ai vertici, a spese proprio del colosso di Tokyo, con cui non si era lasciato in buoni rapporti.
Il duello
Autore di una pole sorprendente in 1'32"647, Rossi tentò subito di fare selezione. Ma per entrare nella storia era forse necessario scontrarsi ancora con Biaggi, la sua nemesi in quel periodo. Così la Yamaha M1, appartenuta al romano, e la Honda, ex moto del pesarese, iniziarono una lunga danza. Un valzer a cui tentò invano di prendere parte anche la RC211V di Gibernau, poi terza e staccata di 7 secondi sul traguardo finale.
Sfumato il sogno della fuga a metà dei 28 giri previsti, Valentino e Max iniziarono a studiare il momento in cui piazzare lo strappo decisivo. Il pilota Honda ruppe gli indugi a cinque tornate dal termine, andando al comando. Immediata la replica del rivale due tornate più tardi, con un sorpasso duro, ma corretto. Una volta tornato in testa, stavolta fu Rossi a creare un piccolo margine di sicurezza, impedendo a Biaggi di costruire un nuovo assalto.
snodo
Subito dopo la bandiera a scacchi si percepì l’importanza della gara sudafricana. Rossi e Biaggi si strinsero la mano e, per quei tempi, il gesto distensivo tra i due fece notizia. Emblematico poi il bacio di Valentino alla sua M1: l’addio alla Honda era dimenticato. Diventando il primo pilota vincente in due GP consecutivi (Valencia 2003 e appunto Welkom 2004) con marchi diversi, l’italiano si consacrò non solo come campione, ma come fuoriclasse capace di inventare nuove sfide. A fine anno sarebbe arrivata anche la consacrazione del titolo iridato, il quarto consecutivo in top class. For Biaggi, invece, Welkom fu un messaggio forte alla Honda, ma anche una delle ultime recite su altissimi livelli. Forse pure per questo il GP del Sudafrica ha un valore così speciale nel derby italiano più celebre del Motomondiale.

