Montoro e il Giro d'Italia: Echi di Grandi Campioni e Passione Ciclistica
Il legame tra Montoro, la provincia di Avellino e il ciclismo è una storia intessuta di passione, leggenda e momenti indimenticabili. Dalla rievocazione del ritorno del Giro d'Italia in terra irpina, con il suo percorso che attraversa paesaggi carichi di storia e memoria, fino alle origini della "Coppa Montoro" e alle figure iconiche che hanno calcato le sue strade, emerge un quadro vivido di un territorio profondamente legato alla "Corsa Rosa". L'eco dei grandi campioni, in particolare Fausto Coppi, risuona ancora oggi a Montoro, grazie a legami personali e a storie che hanno segnato un'epoca, intrecciandosi indissolubilmente con la memoria collettiva locale.
Il Giro d'Italia Ritorna in Irpinia: Un Percorso di Memoria e Sfide
Il ritorno del Giro d'Italia in provincia di Avellino segna un momento atteso, un ponte tra il presente e un passato glorioso. La provincia viene attraversata con un percorso che snoda attraverso località dal forte valore storico e paesaggistico. L'ingresso avviene dal Valico di Monte Carruozzo, per poi scendere verso Pescopagano, Sant'Andrea di Conza e Conza della Campania, quest'ultima testimone viva del sisma del 1980. La corsa prosegue poi verso Lioni e, dallo svincolo di Volturara Irpina, si dirige verso Atripalda e Avellino. Una delle sfide principali per i ciclisti sarà la salita di Monteforte Irpino, classificata come Gran Premio della Montagna di 3ª categoria. Questo tracciato non è solo una competizione sportiva, ma un viaggio attraverso il cuore dell'Irpinia, portando con sé la memoria degli eventi passati e la bellezza di un territorio che si rinnova.

Il percorso del Giro d'Italia non si ferma ai confini dell'Irpinia; dopo il Valico, prosegue per Baiano per poi entrare, da Nola, nell'hinterland napoletano, con l'agognato traguardo finale a Napoli. Questo itinerario evoca non solo la competizione attuale, ma anche innumerevoli edizioni passate del Giro d'Italia e del Giro della Campania, corse che hanno contribuito a forgiare la leggenda del ciclismo, forse anche prima dell'avvento di figure epocali come Fausto Coppi. Il legame tra il Giro e l'Irpinia è intriso di una magia sottile, amplificata dall'assenza di un anno, che ha visto, tra gli altri, Aurelien Paret-Peintre imporsi a Lago Laceno, scrivendo un capitolo di una micro-saga familiare francese in Campania.
I "Ragazzi del Sole di Irpinia": Eroi Emigrati e il Ritorno a Casa
Sembra quasi che i "ragazzi del sole di Irpinia" siano ancora in gara, coloro che hanno percorso il Giro per intero, portando il nome dell'Irpinia in giro per l'Italia. Tra questi, spiccano figure di ciclisti che, per lavoro, emigrarono all'estero nei primi anni '60. Francesco Miele, partito da Cervinara per la Francia, e Carmine Preziosi, partito da Sant'Angelo all'Esca per il Belgio, videro nel correre il Giro un'occasione per rivedere la propria terra natale. Un altro nome che emerge è quello di Vincenzo De Caro, un ragazzo di Montoro che, incontrato sempre agli eventi ciclistici promossi da Vittorio De Martino, si piazzò terzo in una frazione del Giro nel 1978, dietro Algeri e Martinelli. La sua impresa non si fermò qui: come umile ma grande ciclista, elevò ulteriormente il volto dell'Irpinia in bicicletta piazzandosi terzo nella Gran Fondo Milano-Roma, una prova di 660 chilometri percorsa dalla sera all'alba, evocativa del ciclismo storico e promossa dalla Gazzetta dello Sport in coda al Giro del '79. Il sorriso cortese e la gentilezza che De Caro porta con sé sono lo specchio dell'Irpinia e del ciclismo, un'immagine che, nonostante il tempo, appare sempre più giovane ogni volta che lo si rivede.
La Nascita della "Coppa Montoro": Una Tradizione Ciclistica Antica
La storia del ciclismo a Montoro affonda le sue radici nel lontano 9 luglio 1927, quando un gruppo di appassionati fondatori diede vita alla prima edizione della "Coppa Montoro". La gara prese il via dalla frazione S. Pietro, in onore del Dott. Trucillo. Dal 1927 al 1939, la "Coppa Montoro" si svolse regolarmente, diventando un appuntamento fisso per gli amanti delle due ruote. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale nel 1940 e nel difficile dopoguerra, la gara non poté essere organizzata, ma la passione per il ciclismo rimase viva nel cuore dei montoresi.
Passarono dieci anni e nell'estate del 1950, tra l'abbraccio festoso dei cittadini di Montoro, la competizione riprese con numerosi corridori pronti a darsi battaglia. Negli anni '50, giovani irpini, molti dei quali originari di Montoro, sognavano di indossare la maglia della leggendaria A.S. Montoro 1927. Questa società era diventata un simbolo del ciclismo campano e un punto di riferimento per tutti gli sportivi locali. L'attività dell'A.S. Montoro non si limitava all'organizzazione della gara, ma si estendeva alla promozione del ciclismo e dello sport in tutta la provincia di Avellino. Guidati e supportati dalla carismatica figura di Don Ciccio, i giovani ciclisti varcavano i confini della Campania, indossando la maglia dal fondo verde, colore che richiamava la "verde Irpinia" e i sogni dei ciclisti in erba che ambivano a diventare campioni. Tra il 1953 e il 1965, l'A.S. Montoro visse un vero e proprio periodo d'oro.

Nel 1984, in concomitanza con la rinascita del laborioso popolo irpino dopo le difficoltà, riprese anche l'organizzazione di quello che è considerato uno degli eventi ciclistici più antichi e importanti del panorama campano. Tuttavia, un evento tragico segnò l'edizione del 2000, portando alla sua successiva annullazione.
Aneddoti e Leggende: Coppi, Giulia Occhini e i Fratelli Vietri
La storia di Montoro è indissolubilmente legata alla figura di Fausto Coppi, il "Campionissimo". La sua presenza a Montoro non fu solo sportiva, ma anche personale, intrecciandosi con un amore che fece epoca: quello con Giulia Occhini, la "dama bianca". Giulia, originaria di Torchiati di Montoro, dove sua madre esercitava la professione di ostetrica, conobbe Fausto Coppi nel 1948. L'incontro avvenne a Novi Ligure, dove Giulia viveva con il marito Enrico Locatelli, medico e appassionato tifoso di Coppi, che le aveva chiesto di procurargli un autografo del campione.
Fausto Coppi e la Dama Bianca: quando l'adulterio era reato in Italia (ma solo per le donne)...
La loro relazione, iniziata in modo clandestino poiché entrambi erano già sposati, suscitò un enorme scandalo e portò a conseguenze significative per entrambi. Coppi divorziò dalla moglie, gli fu ritirato il passaporto e fu condannato a un mese di carcere. Giulia fu accusata di adulterio dal marito e scontò tre mesi di carcere ad Alessandria. Nonostante queste avversità, i due amanti vissero il loro amore nella villa "Carla" a Novi Ligure. Si sposarono successivamente in Messico, in un matrimonio non riconosciuto in Italia, e nel 1955 nacque Angelo Fausto Coppi, detto Faustino, in Argentina, per potergli garantire l'eredità del cognome paterno. Purtroppo, il loro amore, così forte da superare ogni ostacolo, ebbe una durata limitata. Nel 1960, Fausto Coppi morì a soli 40 anni all'ospedale di Tortona, dopo aver contratto la malaria durante una gara in Africa occidentale. Giulia Occhini rimase nella loro villa in Piemonte fino al 1993, anno in cui spirò all'ospedale San Giacomo di Novi Ligure, all'età di 71 anni, in seguito alle lesioni subite in un incidente automobilistico avvenuto proprio davanti a Villa Coppi. Giulia Occhini, pur essendo originaria di Montoro, riposa nel cimitero nuovo di Serravalle Scrivia, con la lapide che la indica come Giulia Occhini Coppi. Accanto a lei riposa la figlia Loretta "Lolli" Locatelli, morta di leucemia a soli 35 anni.
La famiglia Occhini ha radici profonde a Montoro. Il nonno materno di Giulia, Pietro Occhini, originario di Ascoli Piceno, lavorava come guardia del treno alla stazione di Montoro, dove conobbe la sua futura moglie, Brambaglia. Dalla loro unione nacque Clara Occhini, che divenne ostetrica. Clara ebbe una relazione con un barbiere di Avellino, dalla quale nacque Giulia, che inizialmente non fu riconosciuta dal padre biologico e acquisì il cognome della madre. Anni dopo, Clara conobbe Giuseppe Pepe, anch'egli originario di Montoro, che aveva già due figli da una precedente unione. Giulia si allontanò da Montoro solo dopo la morte della madre Clara, trasferendosi in Piemonte con il suo amato campione. Il soprannome "dama bianca" la rese celebre presso il grande pubblico dopo una tappa del Giro d'Italia del 1954 a Sankt Moritz. Pierre Chany, giornalista de L'Equipe, scrisse: "Vorremo sapere di più di quella signora vestita di bianco che abbiamo visto vicino a Coppi" (la dame en blanc), a causa del montgomery color neve che indossava. Giulia Occhini rappresentò per l'Italia e per il ciclismo di quell'epoca l'amore proibito. In quegli anni, il regolamento sportivo impediva alle donne di seguire le corse ciclistiche, e il moralismo dell'epoca considerava la donna-sportiva come più spregiudicata e disinibita. Tra gli anni '40 e '50, l'Italia promuoveva largamente lo sport maschile, ma non quello femminile, rievocando vecchi pregiudizi fascisti per timore dell'azione potenzialmente corruttiva costituita dalla promiscuità e dai contatti tra i generi. Per questo motivo, Giulia fu protagonista di numerosi travestimenti da uomo, con tanto di cappello a larghe falde e impermeabile, pur di seguire il suo amato atleta, spesso nascondendosi nell'auto del giornale o in quella del seguito.
I fratelli Vietri, proprietari di un rinomato pastificio nella zona di Montoro (Avellino), erano amici intimi di Fausto Coppi. Il capostipite era l'ingegnere Nicola Vietri, il primo dei quattro fratelli: Simone, Matteo e Vittorio. Nicola, appassionato di ciclismo, seguiva fisicamente le imprese del "Campionissimo" ovunque, e disponeva di mezzi economici considerevoli. Giulia Occhini era di Torchiati di Montoro, al confine con la provincia di Salerno. Sua madre era la ginecologa del comune ed era in stretti rapporti con la famiglia Vietri. Questo legame favorì l'incontro tra Fausto Coppi e Giulia. Al mondiale di Lugano, vinto da Coppi, sul palco della premiazione compaiono Coppi, Rodoni e Giulia. In serata, Coppi rientra a Milano con la sua spider rossa in compagnia di un giornalista. Da quel momento, le visite di Fausto a Montoro diventeranno sempre più frequenti. Ai fratelli Vietri, Coppi porterà la maglia di campione del mondo autografata, che verrà messa in bella mostra nella sede dell'A.S. Montoro, società fondata nel 1927 insieme a Francesco Armirante e al comm. Trucillo.
Un aneddoto significativo riguarda il 1930, quando la "IV Coppa Montoro" rischiò di non partire. I corridori iscritti, già pronti alla partenza, si rifiutarono di gareggiare se fosse partito anche Antonio Liguori, già vincitore delle edizioni del 1928 e 1929. La situazione venne risolta dal Podestà Gen. Antonio Cerrano, su intervento di Don Ciccio, che riuscì a convincere Liguori a ritirarsi dietro una forma di corruzione.
Nel 1953, quando Fausto Coppi vinse l'iride, la sua compagna Giulia Occhini tornò a Montoro nel periodo natalizio per presentarlo ai fratelli Vietri. In quel periodo, i fratelli Vietri stavano costruendo un nuovo pastificio, e Coppi stava divorziando dalla prima moglie. Questo periodo è documentato da una lettera di Fausto Coppi a Nicola Vietri. Giulia entrò poi in società nel pastificio dei fratelli Vietri. L'autore dell'articolo ricorda personalmente di aver visto Fausto Coppi diverse volte sia in bicicletta che con la sua "macchina rossa", come la chiamavano i montoresi. All'epoca, correva per la A.S. Montoro. Due giorni prima del Giro della Campania, il suo Direttore Sportivo gli comunicò che Coppi si sarebbe fermato a Montoro per allenarsi sul tratto finale della gara. Insieme al compagno Caputo, attese Coppi e si fermò dai fratelli Vietri, che offrirono loro il caffè. Successivamente, percorsero il tragitto Montoro, Mercato San Severino, Salerno, Vietri, Maiori, Amalfi, la salita di Agerola, Gragnano, Scafati, Pompei, fino a Napoli. Al culmine della salita, in un gruppetto che comprendeva anche Conterno A. e Nino De Filippis, Coppi si rivolse al giovane ciclista, allora diciassettenne, dicendo: "ragazzino, ma nel mese di aprile vai già così forte". Il giovane, già provato dalla salita, divenne ancora più rosso per l'emozione, considerando che in quella stagione aveva vinto 22 gare e ottenuto 10 secondi posti.
Vincenzo De Caro: Un Altro Eroe Montorese del Ciclismo
Un'altra icona del ciclismo legata alla comunità di Montoro, e nativa del luogo, è Vincenzo De Caro. La sua carriera professionistica, seppur breve (dal 1978 al 1980), fu intensa e ricca di risultati significativi. Si piazzò terzo nella diciannovesima tappa del Giro d'Italia 1978, dietro Vittorio Algeri e Giuseppe Martinelli, e terzo nella Gran Fondo 1979, alle spalle di Sergio Santimaria ed Enrico Paolini. Inoltre, ottenne il quinto posto nella classifica giovani del Giro d'Italia 1978. De Caro racconta oggi con orgoglio di aver ricoperto il ruolo di gregario, definendolo "forse il ruolo tra i più nobili del ciclismo". Si trattava di corridori dalle prestazioni costanti e dal compito fondamentale di portare a termine la corsa, un ruolo di grande responsabilità.
Il Passaggio del Giro nel 2018 e la Continuità della Passione
L'ultimo passaggio del Giro d'Italia a Montoro risale al 2018, un'edizione emozionante che vide l'unica frazione in Campania culminare con la salita di Montevergine. Montoro, grazie alla sua posizione strategica di collegamento con la provincia di Salerno, è stata da sempre attraversata dalle tappe del Giro d'Italia, accogliendo virtualmente in Irpinia i corridori. La "Corsa Rosa", iniziata nel 1909, conta fino al 2021 ben 115 tappe con arrivo in Campania, a testimonianza di un legame storico e duraturo.

L'entusiasmo e la dedizione di Giovanni Romano, già corridore negli anni Novanta, hanno recentemente rivitalizzato la passione per il ciclismo a Montoro. Accogliendo la richiesta del figlio di intraprendere questo sport, Romano si è recato da Mario Mari per tesserarlo con l'antica società. L'impegno di Romano ha trasferito negli ultimi anni la passione per il ciclismo, metafora della vita, a tanti bambini e ragazzi, dalla prima infanzia all'adolescenza. Questo rinnovato fervore ciclistico è testimoniato anche dalla presentazione di un libro intitolato "Il giro racconta - La meravigliosa storia della Corsa Rosa e dei suoi 115 arrivi in Campania", avvenuta presso il Convento Santa Maria degli Angeli a Torchiati, un evento dedicato a tutti i tifosi e appassionati di ciclismo. La società sportiva locale, l'A.S. Montoro, ha recentemente festeggiato i suoi 90 anni, alla presenza di figure di spicco come il rieletto dott. Renato Di Rocco, Stefano Garzelli e l'olimpionico Angelo Damiano, a riprova della vitalità e della lunga tradizione ciclistica di Montoro.
