Hypermotard cerchi oro: caratteristiche, prezzo e storia
Vent’anni di Ducati Hypermotard: a due decenni dall’ingresso in scena di quell’oggetto misterioso ed estremo quale la 1100, Borgo Panigale sforna la quarta generazione di una delle sue moto più adrenaliniche. L’Hypermotard V2 - testata sul circuito di Modena nella sua variante più ricca SP - mette sul piatto il meglio della tecnologia moderna in termini di motore, ciclistica, componentistica ed elettronica senza però dimenticare quale fosse il punto di partenza. E non si parla solo di family feeling estetico, ma anche caratteriale, sebbene - lo vedremo a breve - l’ultima creatura di Ducati stupisca per efficacia. È più leggera (ben 14 kg in meno rispetto alla precedente 950 ed è arcinoto quanto togliere peso sia più difficile e costoso che aggiungere Cv), più compatta, più potente e più sofisticata.
1. Ducati Hypermotard V2 SP: in cosa cambia
A primo impatto, la Ducati Hypermotard V2 SP, ferma sul cavalletto laterale, è un tuffo nel passato, tante sono le somiglianze del frontale con la prima serie. L’avantreno, almeno da un punto di vista puramente estetico, è quello, con il suo beccuccio caratteristico e, ora, con un faro full Led. Salendo in sella, pilota ha di fronte a sé un display Tft a colori da 5” con una nuova interfaccia grafica, dal quale è possibile scegliere tre modalità di guida: Road, Road Pro e Track; con quest’ultima si può modificare l’elettronica in ogni momento e ci sono anche i tempi sul giro. La livrea multicolore della SP dona energia alla moto, che si caratterizza per un profilo spiccatamente da motard, con cerchi (forgiati, nel caso della SP) da 17” sia all’anteriore che al posteriore, un codino minuscolo, aggressivo e super affilato e gli scarichi in prossimità della parte posteriore della sella.
2. Il motore
Il cuore pulsante della nuova Ducati Hypermotard V2 SP è il bicilindrico a V di 90° gradi da 890 cc di cilindrata. Un’unità propulsiva vista anche su altre moto del brand, come Multistrada e Monster, ma con un carattere specifico per la Hypermotard e una cura dimagrante rispetto al precedente 950 tale da fregiarsi di essere il V2 raffreddato a liquido più leggero mai costruito da Ducati. Nel caso della Hypermotard, il motore è accreditato di 120,4 Cv a 10.750 giri/min e 94 Nm di coppia a 8.250 giri/min, con il 70% della coppia disponibile sin dai 3.000 giri/min e l’80% dai 4.000 fino agli 11.000 giri/min. Tradotto: gran schiena a medi e bassi regimi. Con gli scarichi Termignoni opzionali si guadagnano 4 Cv, 2 Nm e si perdono 4 kg di peso. Non c’è la distribuzione desmodromica: una rinuncia che porta però gli intervalli di manutenzione del controllo valvole a ben 45.000 km, mentre il cambio olio è previsto ogni 15.000 km/24 mesi.
3. L’elettronica
Sono quattro i Riding mode della Ducati Hypermotard V2 SP: Wet, Road, Sport e Race, mentre sono tre i Power Mode - High, Medium e Low, con quest’ultimo che limita la potenza a 95 Cv -.
4. Come guidarla
La moto, testata sul tracciato di Modena e basata su di un telaio monoscocca in alluminio con motore come elemento strutturale e forcellone in alluminio, risulta poco stancante se confrontata a sportive o naked di pari cilindrata e potenza. Anche dopo 6 turni in pista dalla durata di 15 minuti ciascuno si ha ancora l’energia per domarla e guidarla “di corpo”. Una volta trovata la posizione in sella e prese le misure gli ingombri e la ciclistica, tutto viene più naturale. Chiariamo subito una cosa: a differenza della 698 Mono, che può venir d’istinto guidarla con il piede fuori, l’Hypermotard V2 suggerisce in modo piuttosto evidente, immediato e netto di prediligere la guida sportiva classica, anziché quella motard. Pesi e dimensioni non è che lo impediscano, ma si è incredibilmente meno efficaci in una pista come quella di Modena.
5. Come si sta in sella
Capito come posizionare il corpo e come impostare e affrontare staccate, curve e ripartenze, va detto che gli 88 cm da terra della sella fanno sentire il pilota sempre in posizione un po' rialzata. Una buona notizia per l’uso su strada, dove agilità e maneggevolezza nei cambi di direzione contribuiscono in modo importante al divertimento tra le curve, in pista si predilige un assetto un po' più basso, ma questi sono compromessi che riguardano qualsiasi hypermotard. Un paio di note, prima di parlare dell’effettivo comportamento della moto tra i cordoli: le pedane del pilota sono posizionate piuttosto in basso, è relativamente facile grattarle sull’asfalto ancor prima di sfiorare il manto stradale con il ginocchio interno. Un discorso che dovrebbe riguardare prettamente la pista, perché su strada vorrebbe dire raggiungere angoli di piega pericolosi. L’altro aspetto riguarda il cambio, sensibile a eventuali micro movimenti del piede sinistro: talvolta è capitato che l’elettronica tagliasse potenza in seguito a un involontario sfioramento.
6. Come va
L’impressione lasciata dalla Ducati Hypermotard V2 SP è quella che sia una moto divertente e giocosa. È estrema per geometrie, linee, componentistica, look, ma incredibilmente idonea a piloti con esperienza intermedia. Non è la moto ideale per i neofiti - e su questo tutti d’accordo - ma non si posiziona neanche come “l’hypernaked che fino alla quarta marcia è su una ruota sola”. In una parola, la moto è efficace: “fa strada”, come si dice in gergo, non è scorbutica, l’erogazione è sempre corposa, fluida, lineare, senza mettere in difficoltà il pilota, che - se abile a sfruttarla al meglio - può togliersi grandi soddisfazioni. Certo, in uscita dall’ultima curva di Modena, di seconda marcia e con quel cenno di cambio di direzione, vien da sé doverla caricare un po' in avanti onde evitare di fare destra-sinistra su una ruota, ma è tutto davvero volto alla prestazione (e alla sicurezza) prima ancora che allo spettacolo.
7. Alcuni dati e curiosità
Reattiva e immediata nello stretto anche grazie agli Pneumatici semislick Pirelli Diablo Rossa Corsa IV (omologati per la strada), la Ducati Hypermotard è una moto che non disdegna curvoni veloci da terza/quarta marcia, forte di una stabilità ed una percorrenza da riferimento per il segmento. Interessante anche il dato della velocità di punta in fondo al rettilineo di Modena: 210/215 km/h circa, di quinta marcia, prima di staccare per curva 1. Un motard che a quelle velocità deve ancora inserire una marcia, la sesta, è una moto con un potenziale enorme, anche in contesti ben diversi dai kartodromi o dal passo di montagna tutte curve, sebbene rimanga il suo habitat naturale. Filosofia: in pista ha fatto intravedere doti di maneggevolezza e agilità che - se applicate su un passo di montagna - stampano un sorriso sotto il casco garantito.
Ormai siamo abituati a vederla in strada ma nel 2005, quando venne presentata al Salone di Milano, la Ducati Hypermotard stupì il mondo delle due ruote, lasciando gli appassionati letteralmente a bocca aperta. La Hypermotard, che sancì l’ingresso della casa di Borgo Panigale nel segmento motard, oggi è entrata a pieno titolo fra le grandi classiche di casa Ducati, insieme a Multistrada, Monster e a tutte le supersportive che hanno fatto la fortuna del marchio nostrano. E questo Ducati lo sa bene tanto da arrivare a produrre la terza serie e a lasciarla nel proprio listino per 16 anni consecutivi. Ma andiamo a scoprire, fedeli al nostro stile di TrueRiders, passato e presente di questa vera iperbole del motociclismo.
Collezione 100 e celebrazione del centenario
Cento anni di storia, dieci livree leggendarie, dieci moto da collezione: Ducati celebra il proprio centenario con la Collezione 100, un progetto esclusivo che unisce il patrimonio visivo del passato alla tecnologia più avanzata del presente. Borgo Panigale, 2026. Cent’anni dopo la fondazione della casa bolognese, Ducati sceglie di celebrare il proprio centenario nel modo più autentico possibile: tornando alle origini. Non con una sola moto, ma con dieci. Non con una sola livrea, ma con le dieci più iconiche dell’intera storia del marchio. La Collezione 100 è questo: dieci modelli della gamma 2026 rivestiti con le grafiche che hanno segnato decenni di vittorie, innovazioni e passioni. Il filo conduttore dell’intera collezione è tanto semplice quanto potente: le livree che hanno fatto la storia di Ducati incontrano il design, le prestazioni e la tecnologia del 2026. Un ponte tra ieri e oggi, tra la leggenda e il presente.
La più scenografica della decina è la Panigale V4 S 100, che si ispira alla 750 Imola Desmo, la moto con cui Paul Smart e Bruno Spaggiari trionfarono nella prima edizione della 200 Miglia di Imola nel 1972, battendo inaspettatamente Giacomo Agostini sulla sua MV Agusta. Il caratteristico argento glitterato - magnetico sotto qualsiasi fonte luminosa - non è un’invenzione stilistica moderna: Ducati lo aveva già usato sulla 250 e sulla 350 Desmo monocilindrica, applicandolo poi alla 500 GP e infine alla 750 Imola Desmo. Su questa Panigale torna in tutta la sua potenza visiva, abbinato a cerchi con colorazione dedicata e a un telaio e forcellone in verde metallizzato. La livrea della Panigale V2 S 100 è forse la più carica di storia sportiva italiana. Il giallo acceso, già presente sulle 750 Sport stradali dell’epoca, si combina con un caratteristico marrone borgogna dai trascorsi inaspettati: quel colore veniva impiegato nello stabilimento di Borgo Panigale per verniciare i motori marini entrobordo prodotti dalla casa bolognese in quegli anni. Un dettaglio che trasforma la livrea in un documento industriale. Il forcellone verniciato nello stesso giallo è semplicemente spettacolare.

TEST Ducati Panigale V2S: meno peso, meno impegno. Ha ragione Marc Marquez? Nero e oro. Agli appassionati di Formula 1 di una certa generazione questo schema colori evocherà immediatamente la Lotus di Mario Andretti. Negli anni Settanta e Ottanta quella combinazione cromatica dominava il motorsport mondiale, e Ducati non fece eccezione applicandola alla 900 Sport Desmo Darmah del 1979 - di fatto una Streetfighter ante-litteram. La Streetfighter V4 S 100 riprende quella grafica in modo fedele e aggiunge un dettaglio che racconta anche la cultura dell'epoca: la testa di tigre sotto il codone, elemento ornamentale che sullo stemma originale della Darmah campeggiava sui fianchetti. In quegli anni l'Italia era affascinata dall'Oriente, e Borgo Panigale lo traduceva tanto nei nomi esotici delle moto - Darmah è un nome di pura fantasia - quanto nei dettagli grafici. La livrea del Monster 100 si ispira al Monster S4Rs Tricolore del 2008, che rappresentò di fatto la chiusura della prima generazione di Monster - quella prodotta dal 5 marzo 1993 al 2008 e diventata uno dei modelli più riconoscibili nella storia delle due ruote a livello globale. Rosso, bianco e verde: un omaggio all’italianità più viscerale, quello stesso tricolore che Ducati avrebbe poi applicato ai propri modelli più sportivi ed esclusivi.

Nel 1977 Cook Neilson entrò nella storia Ducati vincendo sul circuito ovale di Daytona a bordo di una speciale 750 Super Sport battezzata "California Hot Rod". La XDiavel V4 100 porta quella livrea nel presente con una predominanza di grigio abbinata a dettagli blu, declinati anche sulle ruote dalla forte impronta muscolare - il posteriore da 240 è una firma inconfondibile della Diavel. La cruiser da MotoGP! Dopo la vittoria al Tourist Trophy del 1978, Ducati avviò la produzione della 900 Replica: la prima replica stradale di una moto da corsa del marchio, destinata a diventare uno degli oggetti più ambiti da generazioni di appassionati e prodotta fino al 1984. La Diavel V4 RS 100 recupera quella grafica con grande fedeltà, esaltandola sulla silhouette muscolare della maxi-cruiser bolognese. Il 1979 fu un anno di grandi rivoluzioni tecniche per Ducati. Nacque la 500 SL Pantah, prima moto del marchio equipaggiata con telaio a traliccio e con il nuovo motore Pantah, che abbandonava definitivamente le coppie coniche in uso fin dai tempi della Gran Sport Marianna del 1955.

La Multistrada V4 RS 100 riprende quella grafica con un grigio dalle sfumature bluastre come colore dominante, arricchito da dettagli rossi e strisce blu. Ducati Multistrada V4 Rally 2026: crossover esagerata! La più anziana della decina in termini di ispirazione storica. Lo Scrambler 100 si rifà alla 250 Scrambler del 1962, il modello che nacque per rispondere a una precisa richiesta dell'importatore americano Joe Berliner: una moto da dirt track e flat track da vendere oltreoceano. Ducati aveva appena conquistato visibilità internazionale grazie al giro del mondo di Monetti e Tartarini nel 1957, e l'interesse per il marchio stava crescendo negli Stati Uniti.

Dopo Imola 1972, Ducati puntò con decisione sulle gare di durata per rilanciare il proprio marchio a livello internazionale. Fu necessario sviluppare un motore di cilindrata superiore al 750 classico, capace di reggere lo stress fisico del Bol d’Or e delle 24 Horas de Montjuïc - gara catalana dove la casa bolognese collezionò parecchie vittorie. La Hypermotard V2 SP 100 porta quella livrea con un’estetica che stravolge completamente l’immagine della moto: bianconero alternato a grigio e rosso, serbatoio con effetto metallizzato nella parte superiore, dettagli rossi che si estendono al telaietto posteriore e al codino con il numero 9. Ducati Hypermotard V2 SP 2026 test: la migliore di sempre?

La Desert X 100 si ispira alla Pantah "Ice" del 1981, uno degli episodi più curiosi dell’intera storia Ducati. All'epoca la casa bolognese era gestita dalle partecipazioni statali, e l’EFIM organizzava un campionato per Alfasud sui tracciati ghiacciati delle Alpi. Nelle pause tra le due manche, le Pantah "Ice" - modificate con gomme chiodate e prive di impianto frenante - garantivano lo spettacolo al pubblico. La Desert X 100 abbandona la classica colorazione dell’adventure bolognese per vestirsi di un giallo totale con dettagli blu, bianchi e azzurri.

La Collezione 100 si rivolge a un pubblico di collezionisti e appassionati che cercano qualcosa di più di una moto. I prezzi riflettono questa unicità: le versioni con motore V2 partono da circa 28.000 euro per arrivare fino a 50.000 euro, mentre le V4 si collocano in una fascia compresa tra 50.000 e 100.000 euro. Ogni esemplare è numerato individualmente, prodotto in soli 100 unità al mondo. Insieme alla moto, Ducati fornisce un’opera d’arte dedicata e abbigliamento ispirato alla livrea storica corrispondente.

La livrea della Panigale V4 S 100 si ispira alla 750 Imola Desmo che trionfò alla prima edizione della 200 Miglia di Imola nel 1972 con Paul Smart e Bruno Spaggiari. Sviluppata sulla base della 750 GT, introdusse il sistema desmodromico e adottò la carenatura della 500 GP da competizione. La livrea della Streetfighter V4 S 100 si ispira alla 900 Sport Desmo del 1979, una vera Streetfighter ante-litteram. La livrea della Panigale V2 S 100 si ispira alla 750 Super Sport Desmo utilizzata da Franco Uncini nella stagione 1975 del Campionato Italiano Velocità, conquistato proprio dal pilota marchigiano con il team fondato da Bruno Spaggiari. La livrea della Diavel V4 RS 100 si ispira alla 900 Replica del 1979, una delle moto più iconiche della storia Ducati. La livrea della Multistrada V4 RS 100 si ispira alla 500 SL Pantah del 1979, modello che segnò una svolta tecnica fondamentale per Ducati. La livrea dello Scrambler 100 si ispira alla 250 Scrambler del 1962, primo modello Scrambler Ducati realizzato esclusivamente per il mercato statunitense. La livrea della Hypermotard V2 SP 100 si ispira alla 860 “24 Horas de Montjuïc”, simbolo dell’epoca in cui Ducati puntò sulle racing derivate dalla produzione di serie per tornare protagonista nelle gare endurance.
La Collezione 100 comprende inoltre una serie di edizioni speciali e numerate, pensate per celebrare la tradizione Ducati con una chiave contemporanea.
La 860 debuttò vincendo già nel 1973 con il prototipo della 860 Desmo, futura 900 Super Sport stradale. Si trattava di una Pantah 500 modificata, in particolare per le curiose gomme chiodate e l’eliminazione dell’impianto frenante, in modo da permetterne l’utilizzo su piste ghiacciate. Superleggera V4 Centenario è la moto omologata più estrema di sempre, con tre primati mondiali assoluti: miglior rapporto potenza-peso, dischi in carbonio-ceramico e forcella con foderi in fibra di carbonio di derivazione MotoGP. Eccellenza ingegneristica, tecnologia all’avanguardia e design dalle forme aerodinamiche. Nasce nel 2013 a partire dalla 1199 Panigale in edizione limitata a 500 unità.
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