Guzzi Inneschi e la Cassa: storia, tecnica e aneddoti del mondo Moto Guzzi
Il 25. anniversario del Moto Guzzi Club Mandello si svolgerà il 20-21-22 giugno 2025 nell'accogliente villaggio di montagna chiamato Piani Resinelli (a 40 minuti da Mandello del Lario). La location della Guzzi House: sarà presso la casa alpina "La Montanina", Via Parodi n. 5 - Piani Resinelli (Valle Valsassina). M.G.C.M. affitterà il grande edificio della casa alpina chiamata "La Montanina", circondata da un vasto parco dove si svolgerà la grande festa del nostro Moto Guzzi - Mandello Club e dove saranno allestite le tende per i nostri amici Guzzisti. Inoltre, "La Montanina" offre ai suoi ospiti 100 posti letto suddivisi in ampie camere con bagno privato e un servizio ristorante con piatti tipici locali Guzzi, disponibile per tutto il fine settimana. Se desideri partecipare alla festa, la prenotazione delle tende e dei posti letto è obbligatoria.
La Le Mans: origine, sviluppo e filosofia di una leggenda italiana
La Moto Guzzi Le Mans è una moto sportiva prodotta dal 1976 dalla Moto Guzzi. L'originale 850 Le Mans è stata una café racer con semimanubri e un cupolino "bikini", ma i modelli successivi sono stati sviluppati come moto da turismo sportivo con una carenatura di tre quarti. Grande successo di vendite, la Le Mans ha gareggiato contro le altre italiane Ducati e Laverda. Nel 1972 la Moto Guzzi sviluppò un prototipo di moto dotato del telaio scomponibile della V7 Sport e dello stesso motore con alcune modifiche. La cilindrata fu portata a 843,6 cm³ (83x78 mm) e furono impiegati due carburatori Dell'Orto PHM da 40 mm con pompa di ripresa e cornetto d'aspirazione. Il prototipo così concepito aveva a disposizione 82 CV a 7.500 giri.
La Le Mans 850, spesso impropriamente chiamata Le Mans 1 o Le Mans Mark I per distinguerla dalle serie successive, fu la moto di serie derivata dal prototipo del 1972, il misterioso modello VB dotato di semicarenatura fissa e ruote a raggi. Per la versione di serie fu mantenuto il telaio progettato da Lino Tonti ma la potenza erogata era stata ridotta a 71 CV, che comunque permettevano alla moto di raggiungere una velocità massima di 210 km/h. Presentata insieme alla 750 S3 al Salone di Milano nel novembre del 1975 come base stradale per competizioni per derivate di serie (e per questo inizialmente prevista in tiratura limitata a qualche centinaio di esemplari), la moto riscosse un immediato successo, con ordini direttamente al salone di oltre 500 pezzi.
Storia di produzione e trasformazioni
Fu quindi messa in vera produzione di serie all'inizio del 1976, quando si approntarono attrezzature e forniture adeguate (i primi esemplari avevano parafanghi e cupolino in fibra di vetro). La moto ha avuto due serie di produzione con lievi modifiche che vennero apportate progressivamente. La prima serie, di circa 2.000 esemplari, durò fino al settembre 1976 e si distingue principalmente per il fanale posteriore rotondo modello 9350 prodotto dalla CEV e una sella denominata 1 posto e mezzo che aveva la caratteristica di rompersi quasi subito e che veniva sostituita in garanzia con una sella a due posti. La serie 2 aveva il fanale posteriore modello 211 prodotto sempre dalla CEV ed introdotto nel periodo di De Tomaso per trovare sinergie anche con i modelli Benelli, un parafango posteriore modificato per ospitare il nuovo fanale di forma rettangolare, ed usciva dalla fabbrica con la sella due posti che era costituito da un unico pezzo di schiuma a stampo.
La casa mise in vendita un kit per competizione che prevedeva un nuovo scarico aperto a tromboncino con collettori da 40mm in luogo dei collettori da 38mm dello scarico di serie, una coppia di carburatori Dell'Orto PHM40, un albero a camme denominato B10 dal profilo più spinto. Erano disponibili anche diverse coppie coniche finali con diversi rapporti ed un cambio a denti dritti. Con il kit la Casa dichiarava una velocità massima di 240 km/h. La seconda Le Mans era simile alla prima, ma il piccolo cupolino 'bikini" è diventato una grande semicarenatura con le frecce incorporate. La carenatura fu sperimentata nella galleria del vento della Moto Guzzi ed era formata da 4 elementi: le 2 semicarene intorno al motore, un cupolino fissato alla forcella ed un parabrezza. Anche in questa configurazione la moto risultava comunque più lenta della precedente e i consumi risultavano leggermente maggiori.
Le pinze dei freni anteriori, precedentemente montati sulla parte anteriore alle forcelle, furono montati sulla parte posteriore e venne adottato il sistema Brembo a freni collegati già impiegato sul prototipo. Per questo modello il serbatoio venne aumentato fino alla capacità di 25 litri (prima era di 22) e le carene e il cupolino furono ridotti. Anche il quadro strumenti è stato ridotto a tre strumenti con un al centro un grande contagiri bianco Veglia. Furono riprogettate le testate, le alette di raffreddamento dei cilindri furono squadrate. Le aste di distribuzione furono spostate lateralmente in vista di futuri aumenti di cilindrata. Furono rivisti carburatore e scarichi in modo da dare al motore un miglioramento in termini di potenza e coppia. Il telaio fu modificato per ospitare un sistema di depurazione dei vapori dell'olio, che rese la Guzzi la prima casa italiana a rispettare i limiti anti inquinamento americani.
La versione da un litro della Le Mans fu lanciata alla fine del 1984 e fu prodotta con piccole modifiche fino al 1993. Lo stesso De Tomaso scelse una ruota anteriore da 16 pollici e invece di ridisegnare il telaio per incorporare una ruota anteriore più piccola, la Guzzi montò semplicemente la ruota più piccola nel telaio esistente senza riconfigurarne la geometria. Furono adottate forcelle più resistenti e dischi più piccoli (da 270 mm) semi-flottanti. La nuova moto era quindi di dimensioni più grandi delle precedenti ma le performance erano di poco migliori. Un prototipo del 1973 arrivò 4° nella gara di 24 ore sul circuito di Montjuïc a Barcellona.
Note storiche e riferimenti
Questo testo si sofferma su dati di produzione, specifiche tecniche e evoluzioni della Le Mans, offrendo un ritratto di come Moto Guzzi abbia guidato l'ingegneria italiana nel campo delle moto sportive e da turismo sportivo nel periodo tra gli anni '70 e '90.

Per approfondire la cornice dell'evento, l'organizzazione descrive dettagliatamente la sede, i servizi e la logistica legata al fine settimana di festa, inclusa la capienza e le sistemazioni disponibili.
DOCUMENTARIO: “QUESTA È MOTO GUZZI”, LA STORIA DELLE MOTO DELL’AQUILA
La Le Mans, nata come prototipo, ha viaggiato tra concept, produzione limitata e evoluzioni di design, mettendo in luce l'approccio di Guzzi alla performance e all'innovazione aerodinamica. Le scelte tecniche, dal telaio a trazione, all'alimentazione, al design della carenatura, mostrano una filosofia incentrata sulla potenza gestibile e sull'affidabilità in condizioni competitive e di turismo sportivo.
| Anno | Modello | Caratteristica chiave | Note |
|---|---|---|---|
| 1972 | Proto VB Le Mans | Telaio scomponibile | Carena a semicarenatura |
| 1976 | Le Mans 850 Mk1 | 180-210 CV e design | Prima serie |
| 1984 | Le Mans 1000 | Versione da 1 litro | Modifiche successive fino al 1993 |
