Guida completa per muoversi meglio con l’hoverboard: come salire, guidare e discendere in sicurezza
L’hoverboard è l’oggetto dei desideri di tantissimi ragazzi ma spesso ci si spaventa pensando che guidarlo è assai complicato. Come tutte le cose serve fare un po’ di pratica prima di usarlo fuori casa (in questo articolo trovi i luoghi dove puoi circolare con l’hoverboard). L’hoverboard deve essere posizionato con le luci avanti. Partiamo dal punto più importante che potrà sembrare banale ma è fondamentale per iniziare con il piede giusto: come salire sull’hoverboard? Posizionati dietro l’hoverboard e sali prima con il piede destro, dal lato della luce della batteria e poi con il piede sinistro. Per non cadere è importante mantenere il baricentro dritto rispetto alla base d’appoggio ed evitare di sbilanciarsi in avanti e indietro. Stai attento anche a non fare mosse brusche con le braccia per non cadere altrimenti perderai facilmente l’equilibrio. Importante: per scendere dall’hoverboard metti prima il piede sinistro dietro e poi anche il destro. Guidare un hoverboard è davvero intuitivo perchè è stato concepito in modo da seguire perfettamente i movimenti dell’uomo e replicarli. Quindi per marciare avanti basta eseguire una pressione con le punte dei piedi, sporgendosi con il corpo per mantenere il baricentro allineato all’hoverboard. Più ti sporgi in avanti più andrai veloce quindi il nostro consiglio è all’inizio meglio andare lentamente e sporgersi poco! Allo stesso modo per andare indietro basta sporgersi e spostare il corpo leggermente indietro, facendo pressione sui talloni: l’hoverboard seguirà il movimento del corpo intuendo la nuova direzione. Spostati con il peso del corpo avanti e indietro in modo fluido mantenendo l’equilibrio e senza sbilanciarti. Questo movimento non ti sarà utile ma sicuramente è divertente se girando intorno a te stesso non soffrirai di nausea. Spostare tutto il peso sulla gamba destra o sinistra, decidendo il senso del giro. Se hai comprato uno dei nuovi mezzi di micromobilità urbana assicurati per spostarti in sicurezza: il prezzo di Multimobility è a partire da 39 euro l’anno. Gadget tecnologici? Giocattoli di puro divertimento? Oppure, mezzi di trasporto eco-friendly del futuro? In qualunque modo li si consideri, è innegabile che questi nuovissimi skate si stiano diffondendo rapidamente, anche in Italia. Chi non ha mai visto la saga fantascientifica di Ritorno al futuro e sognato di spostarsi a bordo del Mattel Hoverboard, lo skateboard volante usato da Marty McFly lungo le strade di Hill Valley? Sicuramente, l’avveniristico velivolo è subito entrato nell’immaginario collettivo come oggetto del desiderio e in molti si sono cimentati negli anni a ricreare nella realtà il celebre volopattino. Basti pensare a Slide (giusto per citare il caso più recente e di successo), lo skateboard presentato circa un anno fa dalla società automobilistica giapponese Lexus, i cui video dimostrativi sono diventati virali nel giro di pochi giorni: si tratta di uno skate “fluttuante” in aria che funziona a levitazione magnetica, ma che ha scarsissima autonomia e può essere usato solo su un apposito skate-park. Come funzionano gli hoverboard I primi hoverboard sono arrivati direttamente dalla Cina e hanno riscosso un immediato successo nei paesi anglofoni, grazie anche a molte celebrities americane che si sono mostrate in pubblico a bordo di questi personal transporter. Ma come sono fatti di preciso? Gli hoverboard, denominati anche più correttamente self-balance scooter, hanno due ruote ben saldate a terra, di diametro da 6 oppure 10 pollici, e si muovono grazie a un motore elettrico alimentato da una batteria che normalmente raggiunge le due ore di autonomia. Gli hoverboard più comuni possono raggiungere una velocità di circa 10 km all’ora e reggere un peso massimo di 100 kg. Molti modelli hanno dei led che si illuminano in situazioni di poca luce, così da essere visibili anche di sera e di notte. I balance scooter più recenti e tecnologici funzionano anche su leggere pendenze e su superfici non perfettamente lisce. Gli hoverboard possono essere considerati a ben vedere un dispositivo funzionale e non inquinante da utilizzare per coprire brevi tragitti, ad esempio per andare a lavoro, a scuola o per fare la spesa. In realtà, e forse tanti non lo sanno, questo non è ancora possibile, almeno non legalmente. Infatti, il Codice della strada italiano e di molti altri paesi non riconosce gli hoverboard come dei veri e propri veicoli, al pari delle biciclette, ma come dei semplici acceleratori di andatura. Questo significa che non possono essere utilizzati in strada, sui marciapiedi e nelle piste ciclabili.
Il primo step è quello posizionare orizzontalmente la tavola a terra, con le ruote parallele alle proprie spalle. Senza paura, bisogna poi salire, un piede alla volta, posizionando i piedi sulle pedane che si trovano in corrispondenza delle ruote. Alcuni modelli presentano un grip che dona aderenza alle suole, facendo in modo che il piede non si sposti accidentalmente. Una volta saliti sull’hoverboard, non sarà difficile restare in equilibrio: il meccanismo di giroscopio e contrappesi renderà la tavola perfettamente parallela al suolo e, se si resta immobili e con il baricentro a piombo sul centro della tavola, questo non si muoverà di un millimetro. La prima vera difficoltà si ritrova nel curvare la direzione dell’hoverboard. Basta ricordare la “regola degli inversi”: per girare a destra bisogna spingere in avanti il piede sinistro; per girare a sinistra bisogna invece spostare in avanti il piede destro. La velocità di “virata” dipende dall’intensità con la quale si sposta in avanti il piede opposto. Ultima capacità da acquisire (e forse la più difficile) è quella relativa alla discesa dall’hoverboard. Dopo essersi assicurati che questo non sia più in movimento, bisogna spostare velocemente a terra il primo piede (è ininfluente quale dei due), mantenendo l’altro perfettamente immobile sulla tavola.
Come salire e scendere su hoverboard
Il testo continua illustrando ulteriori aspetti come l’uso su superfici diverse, la necessità di una pratica graduale e i problemi di normativa, nonché riferimenti a modelli e scenari futuri di mobilità personale.

