Filippo Noto: il riscatto di un ciclista italiano tra nazionali, fuoriclasse regionali e una carriera segnata da episodi memorabili
L’evento è in programma a Variano di Basiliano, in provincia di Udine, in Friuli Venezia Giulia, dove si daranno appuntamento i migliori specialisti italiani della disciplina nel primo, ma più importante, appuntamento nazionale. Le gare si disputeranno dal 7 al 9 gennaio, a seconda della categoria e mettono in palio, come detto, il titolo tricolore. Filippo Noto arriva alla kermesse friulana forte del suo titolo regionale conquistato nella categoria “Master” e certamente vorrà dimostrare di avere tutte le carte in regola per ben figurare pure sul palcoscenico nazionale. Domenico Lo Piccolo, palermitano, suo allievo, parte anch’egli con i gradi di campione regionale nella categoria “Esordienti primo anno” e anche lui va in Friuli per giocarsi le sue carte.
Una prova dura, dove il ciclista della Lombardo fiuta un varco al gran premio della montagna a Giacalone e si cimenta in una fuga in solitaria che gli garantirà la Maglia Verde del premio ed un minuto sul gruppo inseguitore. I ritmi sono serrati, ormai il distacco è sparito e tutto si giocherà alla volata finale. C’è bagarre negli ultimi metri ed è una lotta all’ultima stoccata e non sono mancate le polemiche su una presunta aggressività dei corridori.
Al primo posto assoluto con una vittoria in solitario Salvatore Randazzo palermitano, soprannominato da suoi compagni di squadra della Asd Fiamma “Randy”. Salvatore Randazzo, sin da subito ha tentato di inseguire la prima fuga di Filippo Noto con altri tre concorrenti, poi ripreso a soli 20 chilometri dal traguardo. Al secondo tentativo si è involato da solo riuscendo a mettersi alle spalle gli atri quattro inseguitori tagliando per primo il traguardo, sul tracciato di 130 chilometri.
ZAFFERANA ETNEA, 19 giugno - Il ciclista amatoriale monrealese, Filippo Noto è il “Re dell’Etna”. La manifestazione è stata organizzata dal “Parco Ciclistico dell’Etna” che metteva in palio il brevetto agli atleti che avrebbero completato il percorso. Non una gara, ma un’esperienza individuale davvero importante per chi è amante della bici. Il percorso prevedeva la partenza da vari paesini etnei: Zafferana, Linguaglossa, Nicolosi, Ragalna, Fornazzo, Pedara e l’arrivo in quota al Rifugio Sapienza, Piano Provenzana, o al Rifugio Citelli per un totale di 240 chilometri, con oltre 7,6 chilometri di dislivello, da affrontare con passo regolare, che Noto ha coperto in 11 h 3’.
“E’ stata un’esperienza entusiasmante - afferma Noto a Monreale News - che mi ha dato la possibilità di misurarmi con un gigante, un confronto con la natura che non ha eguali. Ringrazio gli sponsor monrealesi, che mi sostengono e che mi hanno ato la possibilità di compiere questa bella impresa.”
1989S.C. Rinascita Ravenna1990-1992G.S. Marco Pantani (Cesena, 13 gennaio 1970 - Rimini, 14 febbraio 2004) è stato un ciclista su strada italiano, con caratteristiche di scalatore puro. Professionista dal 1992 al 2003, ottenne in tutto 46 vittorie in carriera, con i migliori risultati nelle corse a tappe. Si consegnò alla storia per esser entrato nel ristretto novero di atleti in grado di centrare la cosiddetta "doppietta Giro-Tour", trionfando nei giri d’Italia e di Francia nella stessa annata (1998); è stato uno dei pochi ciclisti, assieme a Fausto Coppi, Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Stephen Roche, Miguel Indurain e, dopo di lui, Tadej Pogačar, a riuscire nell’impresa. Vinse inoltre la medaglia di bronzo ai Mondiali in linea del 1995. Per anni ha detenuto record di ascesa sulle principali e più iconiche salite di Giro e Tour, tra cui il primo, il secondo e terzo tempo d’ascesa più veloce su una delle vette più prestigiose del Tour, ossia l'Alpe d'Huez (36:50), record quest'ultimo infranto da Tadej Pogačar nel 2026. La sua carriera fu costellata da incidenti e contrattempi più o meno gravi, che a più riprese resero difficile (ma appassionante per il pubblico) il suo ritorno alle gare. Escluso dal Giro d'Italia 1999, che stava vincendo, a causa di un valore di ematocrito appena al di sopra del consentito, risentì del clamore mediatico suscitato dalla vicenda. Pur tornato alle gare l'anno seguente, raggiunse solo sporadicamente i livelli cui era abituato, chiudendosi molto e abbandonandosi nella vita privata all'uso di sostanze stupefacenti, come la cocaina. Caduto in depressione, morì in circostanze mai del tutto chiarite il 14 febbraio 2004 a Rimini per intossicazione acuta da cocaina e psicofarmaci antidepressivi con conseguente edema polmonare e cerebrale, così come provato dall'autopsia del 2004 e da una successiva perizia medico-legale del 2015.
«Un giorno, al Tour, gli avevo chiesto: «Perché vai così forte in salita?». Nacque alle 11:45 del 13 gennaio 1970 all'ospedale "Maurizio Bufalini" di Cesena, figlio secondogenito di Ferdinando Pantani, detto Paolo, e Tonina Belletti, che vendeva piadine e crescioni in un chiosco sul lungomare di Cesenatico. Fino al 1978, abitò in una casa di via Saffi a Cesenatico, di proprietà dei nonni Sotero e Delia. Trascorse una gioventù serena. Appassionato di calcio, tifava per il Cesena e per il Milan ed era spesso presente sugli spalti del Dino Manuzzi e del Meazza. Scolasticamente, non eccelse negli studi ma si buttò a capofitto nello sport, nella caccia e nella pesca, che praticava con la compagnia, rispettivamente, del padre e del nonno. Dopo essersi cimentato da giovanissimo con il calcio, ricevette in regalo una bicicletta dal nonno Sotero e capì immediatamente di essere portato per il ciclismo. Decise, così, di tesserarsi nel Gruppo Ciclistico "Fausto Coppi" di Cesenatico e mostrò subito indubbie doti di grande scalatore, vincendo molte gare. Nel 1986 visse i primi due fra gli sfortunati incidenti che ne avrebbero caratterizzato la carriera: un giorno, durante un allenamento, si distrasse, finì contro un camion fermo e rimase in coma per 24 ore. In una successiva occasione, sbatté in discesa contro una macchina e rimase in ospedale una settimana con varie fratture. Fu attivo negli Juniores nel biennio 1987-1988. Passato ai dilettanti con la S.C. Rinascita di Ravenna, nel 1990 andò a vestire la maglia del G.S. Lambrusco Giacobazzi di Nonantola. Nel 1993 partecipò al Giro del Trentino, piazzandosi quinto in classifica all'esordio assoluto; esordì poi al Giro d'Italia per professionisti, nel quale agì perlopiù da gregario, arrivando tra i primi dieci nella 12ª tappa, con traguardo ad Asiago. Nel 1994 avvenne l'esplosione come ciclista professionista.
Pantani arrivò al Giro d'Italia dopo aver affinato la preparazione al Giro del Trentino, nel quale aveva gareggiato alla pari coi migliori, piazzandosi ai piedi del podio nella classifica finale. L'obiettivo della squadra di farlo crescere sotto l'ala protettrice di Claudio Chiappucci in vista del futuro ricambio generazionale in seno al team Carrera vacillò dinanzi alla caparbietà del giovane romagnolo, deciso a consacrarsi sulle montagne della corsa rosa. Pantani, infatti, provò in più occasioni a mettersi in mostra in salita, riuscendo ad ottenere la sua prima vittoria tra i professionisti il 4 giugno, in occasione della tappa dolomitica Lienz-Merano. Tornò all'attacco all'indomani, nella successiva frazione Merano-Aprica, che prevedeva l'ascesa ai passi dello Stelvio, del Mortirolo e di Santa Cristina. Nell'occasione, partì in progressione sulla seconda salita di giornata, staccando Miguel Indurain e la maglia rosa Evgenij Berzin, che aveva provato a resistergli per qualche minuto.
Nella primavera del 1995, uno scontro con un'automobile durante un allenamento lo costrinse in ospedale. Si presentò al Giro di Svizzera e faticò moltissimo nelle tappe iniziali; emblematico il ritardo di oltre 17 minuti dal vincitore di tappa, accumulato nella terzultima frazione, che prevedeva l'ostica ascesa dell'Albula Pass. All'indomani, la penultima giornata di gara presentava l'arrivo in salita a Flumserberg, con la scalata finale del Bisberg Peis. Fu in occasione di quel Giro di Svizzera che l'atleta di Cesenatico sfoggiò per la prima volta un nuovo look: capelli rasati, pizzetto, bandana e orecchino. Arrivato alla Grande Boucle con una condizione apparentemente in crescendo, Pantani faticò molto a causa del riacutizzarsi dei fastidi al ginocchio infortunato e dei tanti chilometri a cronometro previsti dal programma di quell'anno.

