La spedizione in MTB sullo Chaberton: fatica, solitudine e tragedie sulla vetta a 3131 metri
Da Tempo si raccontano imprese in MTB oltre i 3.000 metri, dove la salita diventa una prova di resistenza, tecnica e preparazione. Oltre i 3.000 metri in MTB, non è certo un’esperienza di tutti i giorni. Da tempo sognavo di raggiungere la vetta dello Chaberton in mountain bike, e finalmente è arrivato il momento di farlo.
La Fortezza e il percorso
Sulla sua cima, a 3.130 metri, si erge una fortezza militare con torri e bastioni, collegata da una strada sterrata lunga 14 km con 1.800 metri di dislivello. Il tracciato si snoda tra boschi, frane e pianori, fino alla vetta. È una salita epica, tanto affascinante quanto impegnativa. Un luogo che sembra uscito dall’immaginazione di un bambino, ma è pura realtà.
Preparazione e piano di salita
La preparazione: tra vacanze e voglia di salire. Rientrato da pochi giorni dalla Route des Grandes Alpes, con la famiglia ancora in vacanza e la bilancia che segnava un incoraggiante 81,5 kg, sentivo che era il momento giusto. Le gambe erano pronte, la testa ancora di più. Così ho deciso: era il giorno perfetto per provare davvero lo Chaberton in MTB. Mi sono svegliato con calma, la mia Kona Kahuna era già pronta in soggiorno: tenda e sacco a pelo sul manubrio, materassino, piumino, vettovaglie e qualche cambio nella borsa da sella. Peso totale del setup circa 27 kg. Non proprio una piuma, ma perfetta per un’avventura in alta quota.
Dalla Pian dei Morti al Colle
Dopo colazione, ho iniziato a pedalare verso la stazione di Chivasso, seguendo l’itinerario della settimana precedente: Chivasso - Torino Porta Nuova - Oulx. Verso le 13 ero finalmente in sella, sulla strada di fondovalle. Poi, all’improvviso, lo Chaberton è apparso tra gli alberi. Imponente, affascinante e un po’ minaccioso. Pensare di salirci in mountain bike, e per di più così carico, mi ha fatto sorridere e tremare insieme. “Vieni ed osa”: la decisione di dormire in cima. Mentre pedalavo, continuando a fissare la vetta, mi è venuto un pensiero forte, quasi una voce interiore: “Vieni ed osa”. Può sembrare che stia romanzando, ma è stato davvero così. In quell’istante ho deciso che avrei pernottato in cima allo Chaberton. L’idea mi frullava in testa da giorni, ma quel momento di lucidità e ispirazione l’ha resa certezza: sarei salito, e avrei dormito tra le nuvole, sulla vetta dello Chaberton in MTB.
Salita e incontri lungo lo sterrato
La salita allo Chaberton in MTB non concede tregua: la strada si impenna subito con pendenze del 14-15%, ma il fondo è compatto e regolare. Supero l’ultimo gruppo di case e, con un colpo di pedale, lascio la civiltà alle spalle. È il momento in cui inizi davvero a sentire la montagna, quella sensazione di isolamento che solo chi ha affrontato lo Chaberton in mountain bike può capire. Mi sto godendo la solitudine e la magia di questa salita, quando improvvisamente, in senso opposto, compare un vecchio Yamaha XT600. Il rombo rompe il silenzio ovattato dei boschi. Alla guida c’è un motociclista tedesco, che mi fa segno di rallentare. Si ferma, sorride e mi dice che non sono solo: due ciclisti sono circa duecento metri davanti a me, impegnati sulla stessa ascesa dello Chaberton in MTB.
Rocca Tagliata, frane e traversi
Proseguo la salita, affrontando i tornanti dello Chaberton. La strada si avvita su se stessa in un ritmo ipnotico di curve e pietre, mentre la quota aumenta rapidamente. Sento la speranza crescere dentro di me: forse riuscirò a pedalare fino in cima allo Chaberton, senza dover mai scendere a spingere. Fino a questo punto ho messo piede a terra solo due volte: una sulla frana del Rio Secco e un’altra su un brevissimo tratto di quindici metri. Il traverso che conduce alla Rocca Tagliata regala un po’ di sollievo: a tratti si riesce ancora a pedalare, anche se con fatica. Poi arriva la frana, imponente e silenziosa, che si supera grazie a una passerella in legno sospesa tra pietre e vento. Eccomi alla mitica Rocca Tagliata, tagliata a colpi di dinamite.
Dal Pian dei Morti al Colle
Dal Pian dei Morti - o Clot des Mort - in poi inizio a spingere senza sosta fino al Colle, la strada è ridotta veramente male e la pendenza è mortale per me, e inizia a tirare un vento freddo che mi impone di mettere una felpa e i guanti. Finalmente al colle. In basso a sinistra si vede il traverso che conduce alla Rocca Tagliata. Una volta arrivato al Colle il mio umore ha dei tentennamenti, il versante piemontese è bello pulito, si c’è qualche nuvola ma tutto ok; dalla Francia arrivano parecchie nuvole nere che mi mettono in ansia. Ma ormai siamo qua, a 2690 m, ne mancano ancora 420 per arrivare alla cima e poi lassù vedrò sul da farsi. Il vento si fa sempre più presente e le nuvole viaggiano velocissime sopra la mia testa. A tratti pedalo ma procedo soprattutto a spinta, incrociando gli ultimi escursionisti della giornata, che stanno scendendo. Arrivo alla struttura che una volta ospitava il corpo di guardia e mi fermo a respirare un po’ e mangiare qualche barretta: più salgo e più fa freddo!
Arrivo in cima e senso di solitudine
Riparto, ormai la cima è vicina, ancora qualche passo ed eccomi sulla spianata e sulla vista sulle 8 torri; i ciclisti tedeschi si stanno preparando a scendere e dicono di non preoccuparsi delle nuvole, il meteo promette bel tempo. Ho la stessa sensazione di solitudine di quando papà ti porta al primo giorno di scuola. Sono solo con me stesso, in cima a una montagna. Decido di montare la tenda davanti alle torri per ripararmi dal vento, poi entro e mi cambio. La temperatura scende, mi chiedo se ho fatto la scelta giusta non portando un sacco a pelo pesante. Decido di restare e assaporare la solitudine: è una condizione affascinante e paurosamente reale.
Notte in quota e decisioni difficili
La tenda viene scossa dalle raffiche: cosa sto facendo qui? Il vento è forte, decido di dormire. Alle 3.45 il sacco a pelo perde efficacia, accendo scaldamani e rianimo il corpo. Alle 7:30-7:45 esco e vedo il fondovalle illuminato dalla luna; mi godo il tepore e la solitudine. Il sole sta sorgendo e la Montagna regala colori incredibili. Il ritorno è avvolto dalla notte durante l’ultimo tratto, ma la decisione di restare in vetta rimane: la salita mi ha insegnato a convivere con la paura e la bellezza di un luogo così remoto.
Tragedia in cima: una valanga cambia tutto
Nel frattempo, mentre si racconta l’esperienza in MTB, emergono notizie assurde: tre scialpinisti dispersi sulle pendici del Monte Chaberton sono stati ritrovati morti. La dinamica indica una valanga che trascina a valle i corpi al base del canale nord-est: Margherita Beria D’Argentina, 24 anni, maestra di sci e figlia del sindaco di Sauze di Cesana; Antonio Lovato Dassetto, 28 anni, e Adriano Trombetta, 38 anni, guida alpina. Le operazioni di soccorso hanno coinvolto soccorso alpino, Guardia di Finanza, Carabinieri e Gendarmerie francese. L’elicottero ha individuato i corpi al mattino successivo, tratti decine di metri l’uno dall’altro lungo la traiettoria della slavina. La dinamica resta oggetto di indagine, ma sembra probabile che traumi da caduta e freddo estremo abbiano contribuito all’esito letale.
Contesto e conseguenze
Questa tragedia è stata accompagnata da testimonianze di testimoni e dalla cronaca degli interventi di soccorso, con riferimenti a una notte di freddo e vento intenso. Le autorità hanno annunciato che i corpi sono stati prelevati dall’elicottero e consegnati per il riconoscimento. L’episodio ha riportato l’attenzione sull’importanza della prudenza in alta quota, sull’uso dell’attrezzatura adeguata e sul rispetto delle norme di sicurezza per chi si cimenta in percorsi impegnativi come lo Chaberton.
Riassunto operativo e dati utili
Riassunto in 500 caratteri - Scopri l’avventura in MTB sui 3.130 m dello Chaberton: 43 km, 2.128 m di dislivello e una fortezza da raggiungere pedalando. Ti racconto la salita in solitaria tra boschi, pietraie e la paura dei lupi: la notte in tenda tra silenzio e meraviglia. Se sogni imprese in mountain bike ad alta quota, leggendo vivrai ogni fatica, panorama e sensazione come se fossi anche tu ai piedi della “fortezza tra le nuvole”. Immergiti in questa esperienza unica!
Variazioni e condizioni della strada
Cartografia: ISTITUTO GEOGRAFICO CENTRALE 1:25.000 N. 28 agosto 2008. Sistemazione che hanno drasticamente migliorato la situazione. Quindi sulle condizioni attuali. Che dire... anni, sempre rinviato per le pessime notizie sullo stato della strada. Allenamento in bici quest’anno non è stato ottimale. Rocca Tagliata ma si pedala sempre, pur con qualche acrobazia. Si accompagna la bici sino al Colle dello Chaberton. Ancora energie residue.
Note logistiche e sicurezza
Occhio alle gallerie paravalanghe sotto Claviere non illuminate. Da Claviere fino a Fenils è tutto asfalto e tutta discesa. Niente gas di scarico e polveroni. Rispetto. Non lasciare tracce del tuo passaggio. Dai sempre la precedenza ai pedoni. Il terreno è spesso compatto ma frazionato da frane recenti. Il percorso richiede prudenza, soprattutto lungo i tratti esposti e durante la discesa.
Osservazioni personali e suggerimenti
Con le sole proprie forze, salendo da Fenils, la salita risulta lunga e poco ciclabile (50/60% circa). Per pedalare in sicurezza servono bici adeguate e una buona gestione delle energie, soprattutto se si intende proseguire oltre la Rocca Tagliata. Alcuni tratti richiedono spinta, segnalano che la salita può diventare una salita “single track” con tratti di 20 metri sparsi. Ulteriore attenzione ai tornanti duri e al fondo instabile.

