Yamaha TDM 900 del 2003: velocità massima, caratteristiche e impressioni di viaggio
Qualcosa di simile era già stato fatto con la Yamaha TDR 250, che era arrivata sul mercato nel 1987. Praticamente era una supermotard ante litteram: in un telaio da enduro era stato infilato il motore 2 tempi da 50 CV della sportiva TZR 250, poi erano state installate sospensioni a lunga escursione, ma cerchi 18 pollici anteriori e 17 pollici posteriori, freni e pneumatici stradali. È l’unica moto di questo tipo sul mercato europeo e per tanti anni non ha concorrenti. Vale la pena soffermarsi sui perni di manovella distanziati di 270°, che portano a una successione degli scoppi asincrona, cioè non sono ugualmente distanziati. È una soluzione che oggi usano praticamente tutti i costruttori che hanno un bicilindrico parallelo in gamma, ma che allora era una primizia assoluta. Non ci credete? Ora ci credete?
Rispetto alla 850 è cambiato tutto, partendo dal telaio che abbandona l’acciaio e sceglie l’alluminio, diventando più leggero e più rigido. Al suo interno, l’inclinazione in avanti del motore viene ridotta da 40° a 30°, portando la distribuzione dei pesi sulla ruota anteriore al 49,8%. Finita la teoria passiamo alla pratica e iniziamo a dire che la TDM 900 è forse una delle moto più versatili che si siano mai viste su questa Terra. La maggior parte dei proprietari sceglie di personalizzarla in chiave turistica, quindi con il tris di bauletti, il cupolino maggiorato, il cavalletto centrale, le manopole riscaldate e via dicendo.
Il motore suona bene? Allora perché non liberarlo con un bello scarico? L’assetto è un po’ seduto e la forcella un po’ morbida? Il faro anabbagliante è un po’ moscio? È ora di viaggiare? E poi, vabbè, altre piccole cose come il filtro aria sportivo K & N, le candele NGK Iridium, gli indicatori di direzione scuri e i paramani Storm. Iniziamo col dire che la ruota anteriore è bella lontanuccia dal pilota, ma il cerchio da 18 pollici è perfetto per il tipo di moto. Non immaginatevi di entrare nelle curve col pensiero, perché non accade. Bisogna entrare in modo progressivo, staccando anche forte, ma senza sbattere giù l’avantreno. I cambi di direzione sono la sua specialità: trovatevi in un bel misto stretto da seconda e terza marcia e la TDM 900 sarà lieta di danzare tra una piega e l’altra.
Il controllo di trazione non c’è e francamente non se ne sente il bisogno; sulla mia non c’era nemmeno l’ABS ma devo dire che ho rischiato di bloccare solo una volta e prima di modificare l’assetto. Quanto alla stabilità, ce n’era in abbondanza e la TDM 900 non pativa nemmeno il pieno carico. Infine la pista. Naturalmente questa Yamaha non è una moto da pista, ma nel 2011 volevo andarci a tutti i costi e quindi mi infilai in turno per neofiti a Vallelunga, dove, se non comparivi nei registri dell’autodromo, potevi girare gratis. Bè, la TDM 900 se l’è cavata alla grande anche lì, sebbene Vallelunga sia una pista molto veloce dove con 86 CV stai praticamente fermo.
Infine, questa Yamaha è famosa anche per la sua affidabilità assoluta. Per tanti anni è stata una outsider sul mercato, ma chi l’ha avuta l’ha sempre amata e l’ha tenuta per molti anni. Concludo con il link alla scheda tecnica, fornita dai miei vecchi amici di TDMItalia. Mentre pensate a quanto sia bello viaggiare in moto, ricordatevi di ordinare Di Brutto vol. Benvenuto nello Speciale LA MOTO TOTALE, DALL'ENDURO ALLA CROSSOVER, composto da 12 articoli.
TUTTA NUOVA
Di uguale a prima, dunque, sono rimasti praticamente solo l’involucro del motore e il diametro della ruota anteriore,(insolitamente da 18 pollici), che ultimamente ritroviamo solo sulla Cagiva Navigator 1000. È DIMAGRITA quanto sia cambiata la TDM è evidente, ma è comunque innegabile che sia ancora, inconfondibilmente, lei, peraltro dimagrita - beata lei! - di ben 11 kg.
NYLON PER MOTO Il classico manubrio cromato ospita due blocchetti belli e razionali, con il comando dell’hazard (che aziona simultaneamente le quattro "frecce") sul sinistro, e le leve di freno a frizione regolabili in escursione su cinque posizioni. E il musetto, con quella sorta di fronte corrugata sopra al doppio faro multi-reflector, si fa aiutare dal parafango tipo Bat Moto nel conferire tanta grinta all’avantreno. VOLANO PESANTE Il silenzioso tendicatena automatico della distribuzione è il medesimo delle R1 ed R6, mentre il volano è più pesante, sempre a favore della coppia motrice. UNA MARCIA IN PIÙ Il tallone d’Achille della TDM era sempre stato rappresentato dalla trasmissione: il cambio a cinque marce aveva i rapporti bassi male assortiti, e solo ultimamente era diventato meno ostico e rumoroso; ora abbiamo un nuovissimo "6 marce" completamente rifatto (e con ottimi risultati), con la prima leggermente più corta, e la sesta lunga, per favorire velocità e consumi. ARIA PULITA Quanto sopra, in sinergia con il dispositivo che convoglia l’aria dall’air-box alla testata, e da qui alle luci di scarico per mezzo di apposite valvole lamellari (viene così accelerata l’ossidazione degli idrocarburi e del monossido di carbonio contenuti nei gas di scarico), e con i nuovi scarichi in acciaio inox dotati di catalizzatori a 3 vie.
RIGIDA E LEGGERAAnche la ciclistica è stata completamente rivista. Il telaio Deltabox, ora in alluminio, con la parte posteriore smontabile e mirabilmente raccordata alla struttura portante, è più rigido del vecchio in acciaio, e più leggero del 29%. Cambiano anche le sue quote caratteristiche, con il cannotto inclinato di 25,5° contro i precedenti 25°, l’avancorsa da 114 mm anziché 105, e l’interasse di 1.485 mm, 15 mm più di prima. LUNGA DIETRO novità notevoli anche al retrotreno: contrariamente a prima, il nuovo forcellone in alluminio - più lungo di 40 mm - aziona infatti il monoammortizzatore tramite leveraggi di progressione in lega leggera. L’ammortizzatore è sempre regolabile nell’idraulica, sia in estensione che in compressione, ma la regolazione del precarico va ancora effettuata tramite le scomode ghiere dentate contrapposte; in compenso, essendo il suo attacco superiore avvitato verticalmente al telaio, dovrebbe essere possibile anche una seppur minima regolazione del retrotreno in altezza. Da notare, a questo proposito, che la sella è alta 82,5 cm da terra, contro i 79,5 del modello precedente.
SPALLE LARGHEAnche il "materiale rotabile" è stato aggiornato. Le ruote a tre razze sono più leggere nonostante i cerchi più larghi (da 3,5 davanti e 5,00 dietro), e montano pneumatici anch’essi maggiorati, da 110/70 a 120/70, e da 150/70 a 160/60: si tratta dei Metzeler Sportec M1, oppure, come sulle moto provate, degli inediti Dunlop D220.
COME VAIn sella alla TDM si siede in posizione praticamente perfetta, con il busto leggermente in avanti (chi ha le braccia corte può anche arretrare il manubrio in un attimo), i piedi che poggiano bene a terra, e una volta sulle pedane lasciano assumere alle ginocchia un’angolazione per nulla stancante. Un eventuale passeggero alto, tuttavia, potrebbe lamentare i poggiapiedi un po’ alti.
UN TIPO SENSIBILE Appena partiti, sorprende un po’ la risposta fin troppo pronta del motore nell’apri/chiudi/apri del gas a bassi regimi, ma si tratta solo di abituarcisi, per poi godere di tutto quanto questa moto sa dare. LEGGERA MA PRECISA La cura di Yamaha dedicata alla TDM ha dato ottimi frutti: si apprezzano immediatamente la facilità di manovra garantita dal buon angolo di sterzata, e il fatto di non avvertire né il peso né il baricentro apparentemente alto della ciclistica, che si fa portare in giro senza la minima fatica. La sola sensazione, quando si marcia ad andature allegrotte, è che il manubrio sia leggero tra le mani.
SOSPENSIONI OK Piuttosto, è avvertibile la notevole rigidità del telaio. Le sospensioni sono, infatti, un libro aperto, confortevoli, efficaci e ben scorrevoli: solo esagerando con acceleratore e freni danno segni di insofferenza, ma sui curvoni la moto è morbidamente precisa, e piacevolmente stabile. A ruote ferme, forcella e ammortizzatore sembrerebbero poco sensibili alle regolazioni.
LUNGA MARCIA Il bicilindrico a 10 valvole ha progressione e regolarità di erogazione notevoli: è un po’ pigro solo in sesta (lunga) se si pretende di riprendere da 2.000 giri, ma nelle altre marce è decisamente vivace, in prima basta ben poco per sollevare l’avantreno, e, una volta raggiunti gli 8.000 giri (il limitatore è a 9.500) mostra ancora un ulteriore sprazzo di grinta. SIMBIOSI IN CAMBIATAE poi tutti i comandi sono dolci, sia la frizione, che la manopola del gas, che, finalmente, il cambio: leggermente ruvido solo a bassa velocità, in generale è perfetto, silenzioso e preciso, segno che, oltre che ben fatto, lavora in perfetta simbiosi con la frizione stessa.
CONSUMI MEDI Al termine del nostro veloce periplo di Fuerteventura, l’indicatore a segmenti del livello del carburante ha iniziato a lampeggiare poco oltre i 250 km percorsi, mentre il relativo trip-meter ripartiva da zero: indicativamente, dunque, la TDM si è bevuta poco più di 16 litri, per un consumo compreso tra i 15 e i 16 km/litro. L'età avanza, così come qualche acciacco alla schiena, ma la passione per i lunghi viaggi con tappe da 500 - 600 km al giorno (ed anche più) rimane.
Io ho avuto sia il tdm 850 che il tdm900. Entrambe moto stupende. Per viaggiare penso che siano tra le migliori, ma anche come potenza non sono male anzi. La ciclistica pure è buona, si riescono a fare grandi curve, per i consumi il tdm 900 superava tranquillamente i 24 a litro. Le consiglierei tutta la vita. Neanch'io sono più giovanissimo, ma ho fatto in una giornata circa 600 km di strada mista, con circa la metà di questi in strade di montagna, tortuose ed un pò sconnesse, ma sono tornato a casa tutto sommato in buone condizioni. Gran moto, forse anche meglio del GS che ho attualmente. Ne ho avute tre (850 e due 900). Viaggi? É fatta per questo. Magari fatti una sella più comoda, perché la sua è un po' duretta. Vai sicuro e buona strada!
Note di utilizzo e testimonianze varie enfatizzano l’affidabilità, la versatilità e l’ottimo rapporto qualità-prezzo dell’usato, con consigli pratici su cupolino, sella e protezione aerodinamica per i viaggi lunghi.

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, la TDM 900 combina una ciclistica rifinita con un motore che mantiene la caratteristica erogazione “pulsante” tipica della serie, offrendo una marcia superiore che migliora velocità e consumi senza snaturare lo spirito del modello. La ruota anteriore da 18 pollici resta l’elemento più identificativo, subito bilanciato dall’alluminio del telaio e dal nuovo forcellone posteriore.
In sintesi, la Yamaha TDM 900 del 2003 continua a essere una moto di grande valore per viaggi lunghi, capacita di carico, affidabilità e facilità di guida. Le opinioni degli utenti raccontano di un mezzo capace di percorrere centinaia di chilometri al giorno senza rinunciare al piacere di guidare, con la possibilità di personalizzazioni che ne esaltano la versatilità.
- Alluminio come materiale dominante del telaio e ripartizione del peso verso l’avantreno.
- Cambio a 6 marce con rapporto di incroci ottimizzato per viaggi lunghi.
- Forcella da 41 mm (inizialmente) e nuove geometrie per una guida più sicura in autostrada e nel misto.
- Motore parallelo di terza generazione con erogazione pulsante e maggiore coppia disponibile.
