Una panoramica dettagliata della pista ciclabile Lenin e della Bicipolitana
Una rete metropolitana a due ruote, la Bicipolitana, composta in totale da 493 km (di cui 145 esistenti); dieci direttrici principali e sei linee complementari (275 km di cui 84 esistenti) integrate con il Biciplan del capoluogo.
Fase 2 e mobilità.
In questo modo la Bicipolitana entro il 2020 sarà percorribile per quasi il 60% degli oltre 275 km delle dieci direttrici principali per raggiungere il capoluogo.
Per quel che riguarda il capoluogo entro il 2020 saranno invece concluse le seguenti direttrici: sviluppo della rete ciclabile dal centro in direzione nord (Stalingrado, Zanardi, Corticella-Croce Coperta a confine Castel Maggiore), corridoio ciclo-eco-ortivo di via delle Bisce, ciclabile in via Stazione Roveri-via della Centralinista-Bike station SFM Roveri, ciclabile Bisce-Ferroviere-Smistamento Martinetti - Fantoni - Fresatore - Fonditore - Industria - Rot.
Il Comune di Bologna ipotizza di poter tracciare tra i 12 e 15 chilometri di corsie temporanee, sfruttando gli interventi di manutenzione stradale già previsti: l'obiettivo è quello di potenziare al massimo la mobilità dolce, come dichiarato in conferenza stampa dall'assessore Claudio Mazzanti.
Ma dove si faranno le ciclabili d'emergenza?
"Tutti interventi che con gli uffici, tra ieri e oggi, abbiamo verificato possono essere realizzati in ambito d'emergenza".
Tra i primi interventi realizzabili, Mazzanti cita via Casarini e via Saragozza.
"Realisticamente entro l'estate dovremmo riuscire a dare i primi segnali e i primi percorsi", afferma l'assessore.
A Palazzo D'Accursio si pensa anche a doppi sensi ciclabili, per esempio in via Galliera e via Nosadella.
"Ma bisogna ricordare che c'è il problema della sosta", aggiunge Mazzanti: in via Nosadella, ad esempio, per molti residenti "l'unica possibilità è il parcheggio in strada e bisognerà vedere come rispondere all'esigenza del doppio senso che lì vorremmo fare".
L’ex ferrovia Bagnolo Correggio Carpi è stata recuperata a pista ciclopedonale in tempi e modalità successive dai comuni di Bagnolo in Piano e Correggio, mentre la parte del comune di Carpi è rimasta come sedime ora boscato fino all’attuale A 22 del Brennero, oltre la quale la ex ferrovia non è più riconoscibile nell’agglomerato urbano di Carpi.
In realtà si tratta di un recupero sotto traccia poiché non si riscontra una chiara infrastrutturazione continua con segnaletica e continuità.
Nel comune di Bagnolo la ciclovia si presenta come un sentiero ciclabile non asfaltato immerso nella vegetazione spontanea cresciuta abbondante dopo la rimozione dell’armamento.
Nel comune di Correggio il recupero si presenta in varie fogge: da un primo tratto con il fondo naturale ciclabile con difficoltà si passa ad una pavimentazione prima in macadam poi asfaltata.
All’uscita dal paese verso est la ciclabile attraversa una importante zona industriale con utilizzo di ponte ciclopedonale sulla tangenziale di Correggio mantenendo la propria continuità fino al confine provinciale.
La Ciclovia delle Valli di Comacchio è un suggestivo itinerario ciclopedonale che si snoda per circa 55 km nel cuore del Parco del Delta del Po - Emilia-Romagna.
La ciclovia è segnalata ed è percorribile sia in autonomia sia con visite guidate.
La fruizione di questo percorso escursionistico è regolata da orari compatibili con le stagioni: dal 20 marzo al 20 settembre dalle 7.30 alle 20.00 e dal 21 settembre al 19 Marzo dalle 8.00 alle 17.00.
Agli estremi dell'itinerario sono posizionati cancelli d'accesso.
L’accesso al percorso è esclusivamente riservato a pedoni e biciclette.
Oltre che percorrendo la Ciclovia delle Valli, l'argine è accessibile direttamente dal percorso che collega Lido degli Estensi - Lido di Spina con la pista ciclabile che conduce alla stazione da pesca di Bellocchio, con sottopasso per evitare la S.S.
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Viale Lenin, la nuova ciclabile già nella bufera
È incastonata tra parcheggi e carreggiata.
Dopo il caso di via Saragozza, arriva un’altra pista ciclabile che fa discutere.
Siamo nel quartiere Savena, in viale Lenin (all’altezza della rotonda Charles de Gaulle), una delle arterie di accesso principali alla città: la corsia riservata alla mobilità dolce si incastona tra la fila di parcheggi adiacenti al marciapiedi e la carreggiata.
E anche qualche cittadino, convinto che - ancor più che in via Saragozza - un percorso del genere in una via così trafficata possa portare "conseguenze spiacevoli per la sicurezza".
Su tutto, la prossimità agli stalli, che potrebbe far sì che qualche automobilista distratto, aprendo lo sportello, possa dar vita a incidenti.
Intanto, con il flusso di auto di luglio e quindi non così consistente, si vede già qualche macchina che - alle prese con la nuova segnaletica - finisce per invadere la ciclabile.
"Bene le ciclabili, ma dove ha senso farle - sferza Lisei -, in strade sicure e non nelle radiali principali, dove causeranno ingorghi e inquinamento.
Soprattutto in luoghi sicuri per gli stessi ciclisti, in strade secondarie, magari creando ‘Zone 30’.
La corsia è inserita nel ‘Biciplan’, il grande pacchetto di interventi a favore della mobilità di Palazzo d’Accursio (ripreso dagli strumenti del Pums e Pgtu), e rientra nella categoria delle piste "emergenziali", cioè relizzabili in poco tempo (agevolate anche dal decreto Rilancio).
Molti bolognesi, però, sono rimasti sorpresi e si chiedono se sia la soluzione migliore.
"Queste scelte sono delle prepotenze amministrative, giustificate sfruttando l’emergenza Covid - incalza Sassone -.
D’altronde, se sono emergenziali, non possono essere state illustrate e condivise.
Infatti non solo il Biciplan non è stato mai approvato dai Quartieri o in Comune, ma neppure presentato nel dettaglio".

