mtb fine stagione: pedalare in Valle d'Aosta verso l’autunno
Fine settembre, Valle d'Aosta: la stagione estiva è ormai conclusa, e con essa le folle di turisti ed escursionisti. C’è qualcosa di magico nel pedalare in montagna a fine settembre, quando l’estate lascia lentamente il passo all’autunno. La montagna, si rivela in questa stagione come un angolo di paradiso ancora più speciale, lontano dalla confusione dell’alta stagione. I sentieri sono vuoti, avvolti da un silenzio rotto solo dal rumore delle ruote sulla ghiaia o dal fruscio delle foglie secche sotto le gomme. L’aria di autunno è frizzante e pura, così diversa da quella estiva. È fresca, tersa e spesso si presenta senza nuvole o foschia: uno spettacolo per gli occhi e i polmoni.
Per la mia avventura autunnale ho scelto il suggestivo Col d’Arpy, in Valle d'Aosta, un classico per gli amanti delle salite panoramiche e delle discese emozionanti, un percorso che conosco molto bene, perché già teatro di altre avventure durante la bella stagione. La discesa? Adrenalinica e divertente, con tratti tecnici e altri più flow, perfetti per lasciarsi andare e godersi il paesaggio. Pedalare in Mtb in autunno significa anche rispettare i tempi della montagna: spesso si parte al mattino presto e si ritorna prima del tramonto, perché le giornate si accorciano... e parecchio!
Ma questa limitazione si trasforma in un’opportunità, per assaporare appieno ogni momento e immergersi in un’atmosfera di pace e contemplazione. Partire al mattino presto è un piacere: ma con circa 9 gradi, bisogna vestirsi a strati, pronti a cambiare il proprio abbigliamento lungo il percorso. A fine settembre, poi, i rifugi chiudono, lasciando spazio a un senso di autonomia e responsabilità. È fondamentale portare con sé acqua e cibo sufficienti (ve ne abbiamo parlato qui), perché non ci sono più punti di ristoro lungo i sentieri.
Nonostante le sfide - temperature variabili, meno ore di luce autonomia, sentieri meno battuti - pedalare in Mtb in autunno in montagna è un’esperienza che ripaga di ogni fatica. È il momento perfetto per riscoprire il piacere di pedalare lontano dalla folla e di ascoltare il proprio respiro. In questa stagione, la montagna si veste di un abito più intimo e misterioso, invitando a rallentare, a osservare, a sentire.
Francesco Savona Mi affascina il mondo delle e-bike, soprattutto quello legato alle bici da trail e da enduro, specialità nella quale ho corso per qualche anno, quando ancora l’elettrico non esisteva. Ma sono anche un amante dei lunghissimi giri alpini, per intenderci quelli epici, da bici in spalla... Ho anche un trascorso professionale ventennale nell'ambito editoriale delle moto. Per commentare devi essere registrato al sito. È sempre più frequente il caso di ciclisti che proseguono a pedalare anche in inverno, stagione che un tempo era dedicata al riposo ed al recupero. Tutto questo è molto bello ed ha dei lati positivi quali: il miglioramento della tecnica di guida su sterrato e bagnato, il piacere del turismo in bici e - perché no - una sorta di socializzazione che avviene fisicamente nei training camp e virtualmente con gli smart-trainers.
Oggi sembra inutile e superfluo. Eppure pensate alla legge della supercompensazione: mi alleno, recupero e ottengo un miglioramento. Questo avviene a tutti gli stadi. Giornalmente mi alleno un giorno, uno lo uso per recuperare, il giorno seguente ho un miglioramento. Purtroppo ancora troppo sottovalutata dai ciclisti, nello stop invernale la palestra è una tappa fondamentale. La stagione migliore è quella pianificata. La pianificazione è tutto. E nella vostra pianificazione annuale lavorate principalmente sui vostri punti deboli. Difficoltà a scattare? Si può migliorare lavorando anche a piedi o con il pattinaggio. Problemi in salita? Lavorateci in palestra. Difficoltà in discesa? Approfittate della pausa invernale per allargare la vostra conoscenza sportiva e la vostra preparazione a 360°.
Pensate quanto sia proficua la preparazione generale di un triatleta. Esplorate lo sport. Riportate conoscenze apprese in altri campi sulla bicicletta. Qualche esempio? L’incredibile capacità dei canottieri nel sopportare l’acido lattico. La resistenza aerobica dei pugili. Lo stretching fa bene nello sport e nella vita. Mantenersi elastici vuol dire mantenersi giovani. Vuol dire soprattutto prevenzione da strappi muscolari e da movimenti maldestri che possono provocare dolore e periodi di stop. Se il Campione del Mondo Peter Sagan è anche un campione di stretching, uno motivo ci sarà.
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CIAO!! le ultime due settimane di ottobre stacco con la BDC, ma cerco di non fermarmi completamente, faccio un po' di corsa leggera o se posso qualche nuotata in piscina. Da Novembre durante la settimana palestra (una o max due volte) sedute di potenziamento (senza esagerare) e fine settimana uscite in MTB o Rulli (io abito a 900 m. slm). Cerco di non staccare mai volontariamente e completamente perchè dalle mie parti è l'inverno che ti costringe a staccare forzatamente. Io sono a riposo assoluto da due settimane e sono già ingrassato 1,5 kg , dalla prossima settimana comincerò a fare qualcosa in palestra ed uscite la domenica per lo più in mtb. Staccare completamente in autunno è molto da professionisti, che quando arrivano a fine stagione sono cotti. Se si fa attività moderata non c'è bisogno di imporsi uno stacco, si può andare tutto l'anno, tanto ci pensano gli impegni, la poca luce e l'inverno a moderare l'impegno. per quanto mi riguarda non ho ancora staccato...domani corro a CRESSA e paradossalmente il periodo in cui rendo al top è prorpio l'ultimo quello che riprende dopo le vacanze estive e (per me) si protrae sempre fino a metà ottobre (a volte anche fino a fine ottobre).... Insieme ho sempre un periodo di stanca a metà stagione (luglio/agosto) dove pedalo molto anche in virtù delle vacanze e delle belle giornate....ma i risultati faticano ad arrivare mah! Comunque io pensavo di staccare tra una due sett al max e fare un po di mesi in palestra....se vuoi la verità l'anno scorso ho pedalato tutto l'inverno come un forsennato e sono arrivato a inizio stagione che avevo già le pile scariche..no buono...pur troppo o per fortuna nel nostro sport non basta solo avere le gambe buone per andare forte ma MENTE e voglia di far fatica...quindi concludo dicendo che staccare per un po è positivo...rilassati..! Effettivamente questo è, per me, il primo anno in cui ho pedalato con un certo impegno (sono comunque un semplice amatore), e qui, probabilmente ho pagato lo scotto: dopo un inverno passato tra palestra e bici nel week end, mi sono presentato alla 9colli dopo una settimana di vacanze "ciclistiche" con circa 4500 km fatti. Alla suddetta granfondo mi sono comportato bene, oltre le mie più rosee aspettative (avevo previsto di impiegare 9 ore per completarla, me ne sono occorse poco più di 7 e mezza, per me un bel risultato, cosiderando la pioggia e il tempo brutto). Al mio ritorno a casa, due giorni dopo ho "tentato" il tempone sulla mia salita di riferimento (abbassato di un minuto e mezzo) e, nel week-end, approfittando del passaggio del giro, ho scalato Vivione e Presolana (in salita sempre, o quasi, a tutta). Così ho continuato per tutto il mese di giugno, fino a che, poco a poco, mi sono reso conto di far sempre più fatica in salita: da allora, nonostante abbia effettuato qualche settimana di scarico con uscite tranquille, ogni volta che provo a forzare "le becco" da gran parte di quelli che prima mi mettevo dietro tranquillamente (e faccio veramente una fatica boia). Per quel che mi riguarda dopo una stagione da quasi 30 mila km, e la precedente in cui avendo corso a metà nn avevo fatto stacco invernale, mi sono preso 5-6 setimane di fancazzismo piu totale. Ma poi, dopo un periodo così lungo di "dolce far niente" non è molto più dura ricominciare? Premesso che il mio non è e non vuole essere un parere medico ti posso dire che è necessario fare un distinguo tra situazioni diverse, ovvero se sei un amatore evoluto o comunque un atleta di alto livello uno stop assoluto è necessario per rigenerare il fisico e soprattutto per scaricare la mente dalle tensioni e dal nervosismo dovuti alla lunga preparazione ed alle gare, mentre se sei, come mi pare di capire un amante del ciclismo che non ha velleità agonistiche, allora puoi non fare stop particolari, a condizione che tu sappia ascoltare ed interpretare i segnali che il tuo fisico ti manda. Voglio dire se ti fermi quando sei stanco, quando devi farti violenza pura per uscire in bici, quando sei decisamente sottotono, senza arrivare al calo di peso o ad evidenti carenze immunitarie ( leggi raffreddori e piccoli malesseri ricorrenti) o ancora a traumi stupidi e inspiegabili in condizioni normali (in questo rischieresti un superallenamento). Spero di essermi spiegato bene, a volte le idee che hai in testa sono chiare, quando devi scriverle ti si incasina tutto. Staccare? Questo mai... L'idea di stare anche solo una settimana senza bici mi mette già in affanno! Sono convinta che, dal punto di vista fisico, un po' di riposo sarebbe opportuno: me lo fanno notare soprattutto le gambe, dure come non mai in questo periodo. La stanchezza si fa sentire, eccome. Ma per me la bici è un po' come l'ossigeno. E poi, come molti hanno già fatto notare, il clima invernale costringe già di per sé a ridurre la lunghezza delle uscite, oltre a tenerci lontani - ahimé - dalle montagne. Man mano che mi tocca ridurre i km in bici, cerco di aumentare quelli di corsa a piedi. E in questo periodo pedalo proprio solo per il gusto di farlo e di godermi i paesaggi - anzi, se vi capita di passare per le Langhe, vi assicuro che l'autunno è spettacolare!!!
Io stacco un mese, novembre, proprio la bici me la dimentico, la copro con un telo e per un mese, poi a dicembre si riprende, faccio i turni e non e' difficile uscire 3-4 giorni a settimana, soprattutto dopo il Compex, altrimenti in piscina, la palestra la odio, dopo le lotte che ho fatto con gli istruttori perche' non mi lasciavano fare quello che volevo ....
La bici per me è un modo per staccare la spina, per fermare il tempo, perciò non ci penso proprio a staccare!!! C'è da dire che il mio fisico non si "logora" per i chilometri che faccio in una stagione, pochi rispetto a quelli che molti di voi riportano!!! Ma poi, dopo un periodo così lungo di "dolce far niente" non è molto più dura ricominciare? Difficile la ripresa? Bisogna ricominciare da zero ogni volta..
io credo che il discorso di miky sia in parte vero in parte no. Mi fido poco dei laureatoni che, però, lo sport lo seguono solo alla tv. bravo camoscio , mi hai capito alla perfezione , non mi fido di chi con la bici va a fare la spesa in piazza , io mi sono sentito dire certe cose che non stavano ne in cielo ne in terra , del tipo lo step ( per i polpacci ) devi farlo con una gamba alla volta alternato , ma chi l' ha detto ? Forse hai ragione... Però sono felice di esserlo!
<-- immagini e video saranno inseriti in momenti pertinenti -->Frasi guida e riflessioni sulla pianificazione e il recupero
- La pianificazione è tutto: preparazione, recupero e miglioramento si intrecciano nel ciclo stagionale.
- Lo stretching fa bene nello sport e nella vita; mantenersi elastici aiuta a prevenire infortuni.
- Staccare per un po' è positivo quando serve rigenerare corpo e mente, soprattutto dopo una stagione lunga.
- In inverno la gestione della luce e del freddo impone un adattamento dell’allenamento e dei ritmi.
- La curiosità di esplorare lo sport e portare conoscenze da altri campi arricchisce l’approccio alla bicicletta.
Racconto pratico del Col d’Arpy e della scelta di un’autunno in MTB
Col d’Arpy offre salite panoramiche e discese emozionanti, con una cornice autunnale che aumenta l’impressione di libertà lontano dalle folle estive. I rifugi chiudono, ma la disciplina della gestione dell’idratazione e del cibo diventa essenziale per completare i tratti più impegnativi. Il silenzio della montagna a settembre regala scoperte interiori, una possibilità di osservare il respiro e di ascoltare l’ambiente circostante.

Col della croce, lago di Arpy, fondo di Arpy
In conclusione, pedalare in MTB in autunno nella Valle d'Aosta significa abbracciare una stagione di lentezza e profondità: pianificazione, autonomia, paesaggi mozzafiato e un rapporto diverso con la natura e con il proprio corpo.
