Moto y vida de Ernesto “Che” Guevara: un viaje que cambió la historia y la iconografía
Ernesto Guevara de la Serna -il “Che” per gli amici- fu un viaggiatore intrepido e instancabile. Esistono vari ‘Che’: l’eroe del Terzo Mundo e della Sierra Maestra, l’uomo più ricercato dalla CIA, l’affascinante e spesso incompresa icona popolare. La sua immagine è ancora visibile a Cuba (e non solo) su oggetti di ogni tipo, dai portachiavi ai tabelloni pubblicitari. Il Che si laureò in medicina all’Università di Buenos Aires nel 1953, e l’anno prima intraprese un viaggio transcontinentale in motocicletta con l’amico Alberto Granado. Le peregrinazioni dei due furono documentate in Latinoamericana, pubblicato nel 1996 dalla casa editrice angloamericana Verso con l’irriverente ma appropriato slogan ‘Il Capitale incontra Easy Rider’. Si trattò di un viaggio fondamentale, perché piantò il seme che avrebbe cambiato irrevocabilmente il corso della storia latinoamericana. Il Che e Alberto attraversarono Argentina, Cile, Perú, Ecuador, Colombia, Venezuela, Panamá e Miami prima di rientrare a Buenos Aires, e il viaggio fece conoscere al futuro rivoluzionario la drammatica povertà e le ingiustizie politiche dell’America Latina.
Nel 1954, quando si recò in Guatemala alla vigilia di un colpo di stato appoggiato dagli USA contro il governo progressista di Jacobo Arbenz, divorò entusiasticamente le opere di Marx e iniziò a nutrire un profondo odio verso gli Stati Uniti. Nel 1955 fu deportato in Messico a causa della sua militanza in favore di Arbenz, e incontrò un gruppo di cubani; tra questi figurava il veterano di Moncada Raúl Castro, membro di lungo corso del partito comunista, che rimase impressionato dall’acuta intelligenza e dalle salde convinzioni politiche del Che e gli presentò il suo carismatico fratello Fidel.
La narrazione si sposta poi su un viaggio simbolico e reale in Cile dall’Argentina attraverso il Parque Nacional Vicente Perez Rosales, una zona di laghi idilliaci e maestosi vulcani. Con la vostra motocicletta a noleggio giungerete a Petrohué, città dallo splendido paesaggio lacustre e dall’atmosfera serena, poi imboccherete la strada che costeggia il vasto Lago Llanquihue e supera il Volcán Osorno, meta ideale per scalatori e sciatori con il suo picco perfettamente conico che sovrasta laghi glaciali azzurri. Fate una pausa per ammirarne la forma incantevole, dovuta ai 40 crateri situati alla base, grazie ai quali le eruzioni non sono mai avvenute sulla sommità. Immaginate il Che perso nei suoi pensieri, che forse interpretava la peculiare struttura del vulcano come una metafora delle nazioni unite dell’America Latina, una sovrastruttura destinata a preservare l’insieme.
Da Osorno, il Che e Alberto raggiunsero il grazioso e vivace porto di Valdivia, la città più suggestiva della Regione dei Laghi cilena, caratterizzata da frequenti nebbie e piogge e meta di numerosi emigrati tedeschi. Dopo una sosta rilassante e rigenerante, partite per Temuco, dove i due amici resero omaggio al poeta Pablo Neruda e la loro vecchia motocicletta giunse al termine della sua vita. Il Che e Alberto, allora, si recarono in camion nella splendida città coloniale di Valparaíso, e voi potrete imitarli, fatta eccezione per il camion, prima di dirigervi ancora più a nord per ammirare la straordinaria miniera di ramedi Chuquicamata ed esplorare le città fantasma intorno a Iquique. Questi centri erano ancora in attività all’epoca della visita del Che, e il loro ricordo aleggia ovunque nell’aria, così come il suo. La località di Arica, sul mare, segna la fine della vostra avventura cilena.
Una visita a Cuba, pur non compresa nel tragitto originario del viaggio, è quasi irrinuncibile, considerando che vi trovate già in America Latina. Cuba è invasa dal culto delle immagini del Che e ospita il Monumento a Ernesto Che Guevara di Santa Clara, che comprende un mausoleo e un museo in una vasta piazza sorvegliata da una statua di bronzo del rivoluzionario. Il mausoleo racchiude 38 nicchie scolpite nella pietra e dedicate ai guerriglieri uccisi nel fallito tentativo di insurrezione in Bolivia che costò la vita al Che, oltre alle spoglie di 17 di essi, compreso Guevara.
Latinoamericana (Che Guevara) ispirò l’acclamato film I diari della motocicletta (2004) di Walter Salles. In viaggio con Che Guevara (2003) Il compagno di avventure del Che, Alberto Granado, e il regista Salles collaborano a questo interessante documentario di Gianni Minà rivivendo lo storico viaggio del 1952. Che - L’argentino e Che - Guerriglia (2008) Il film in due parti di Steven Soderbergh è un resoconto della vita del Che, dal primo incontro con Fidel alla morte in Bolivia. Questo arco di tempo era stato narrato anche nel film del 1969 Che! Oggi vi portiamo alla scoperta del Sud America attraverso le parole di Ernesto “Che” Guevara e del suo celebre libro “I diari della motocicletta”.
Al loro ritorno, sette mesi dopo, Ernesto “Che” Guevara mette nero su bianco gli appunti e le riflessioni raccolte durante questa grande esperienza. Il risultato è Latinoamericana. I diari della motocicletta, libro pubblicato solo nel 1992 a Cuba e in Italia nel 1993. Nel corso del loro itinerario i due ragazzi scoprono da vicino le mille anime del Sud America dell’epoca, le contraddizioni e le bellezze, la speranza e la disillusione, le straordinarie attrazioni naturali e le infinite culture e tradizioni del continente. Il viaggio inizia in Argentina e tocca il Cile, il Perù, la Colombia e il Venezuela. Dal libro è stato tratto nel 2004 l’omonimo film, che ha riscosso un notevole successo al botteghino.
Nel 1951 un giovane argentino di nome Ernesto Guevara de la Serna partì dalla città di Alta Gracia su una motocicletta insieme all’amico Alberto Granado. Con l’intento di attraversare l’America Latina, i due s’imbarcarono in un’avventura che avrebbero dovuto portare a termine in sella a quella che affettuosamente chiamavano “Poderosa II”, una Norton Model 18 500 cc del 1939. Ma ogni cosa ha la sua fine e Los Angeles ci dava l’ultimo saluto. Il Che Piccolo e il Che Grande (Alberto e io), con espressione molto seria stringevano le ultime mani amiche, mentre il camion iniziava la sua marcia verso Santiago, portando sul suo dorso poderoso il cadavere della Poderosa II. Fu certamente il destino e per quello che sappiamo, a colui che è passato alla storia come il “Che”, forse doveva andare proprio così. Ma com’era, che moto era questa Norton del ’39?
E’ stata la prima Norton a valvole in testa e nacque come modello sportivo da impiegare nelle competizioni dove raccolse numerosi successi tra cui la vittoria all’Ulster GP del 1922, il TT dell’Isola di Man del 1924 e nello stesso anno i gran premi di Belgio e Francia. La rivoluzione più importante arrivò verso la fine della carriera della Model 18, quando nel 1947 fu adottata la forcella teleidraulica all’anteriore, ultimo aggiornamento su questo modello prima del suo pensionamento nel 1954. Ai tempi del viaggio di Guevara e Granado, la Poderosa II, datata 1939 era un moto già pensata per viaggiare e non a caso aveva e avrebbe ancora sperimentato rivoluzioni tecniche importanti. Rivoluzioni diverse da quelle che avrebbe attraversato nella sua vita il Che, ma pur sempre figlie del ‘secolo breve’ e dei suoi continui cambiamenti. Nonostante abbiano due ruote e un motore a scoppio i ciclomotori con trasmissione a rullo, quelli comunemente chiamati mosquito, sono guardati con una certa perplessità dei motociclisti “veri”. Ricredetevi perché tra quelli che hanno legato avventure gloriose ad un mosquito Garelli c’è niente meno che Ernesto Guevara, il “Che” famoso guerrigliero ed eroe della rivoluzione di Cuba.
Si parte nel 1950. Avvenne prima del suo impegno politico, prima ancora del famoso viaggio in moto raccontato nel suo libro “Latinoamericana” e trasformato nel film “I diari della motocicletta” del 2004, diretto da Walter Salles. Ecco la bicicletta a motore del Che esposta nella sua casa-museo in Argentina. Dal viaggio la prima scintilla. Di quel viaggio non si sa molto di più, se non che fu estremamente avventuroso: il Che partì con pochi indumenti per cambiarsi, qualche attrezzo, quaderni e matite, cartine stradali, un copertone a tracolla e un paio di occhiali scuri per proteggersi dalle intemperie. Non è noto con precisione nemmeno il percorso, ma quel primo viaggio in cui incontrò le popolazioni più povere dell’Argentina fece scoccare la scintilla del secondo, quello con la Norton Model 18 di Granado, la “Poderosa II”. Il viaggio che dette il via al suo impegno politico.
Un fotogramma del celebre film "Il diario della motocicletta" che ripercorre il viaggio attraverso l'America Latina compiuto dal Che in sellaa una Norton Model 18. Dell’avventura con il mosquito rimangono poche memorie, la famosa fotografia con dedica (in alto) e una bicicletta esposta nel museo in cui è stata trasformata la sua casa d’infanzia ad Alta Gracia, Argentina. Facendo un confronto è facile vedere che non è la stessa, o quantomeno sono stati cambiati molti particolari, e sicuramente non è la stessa la Norton Model 18 esposta lì vicino, visto che quella vera andò distrutta nel corso del viaggio.
Ma cosa cambia? In occasione della commemorazione dei 500 anni del primo giro del mondo di Magellano ed Elcano (1519-1522), le biblioteche dell’Instituto Cervantes di Milano, Napoli e Roma hanno scelto il VIAGGIO come tema a cui ispirarsi per l’anno 2019. Il primo titolo del club di lettura Aire Nuestro sarà Diarios de motocicleta di Ernesto Che Guevara e Jean Claude Fonder sarà moderatore dell’incontro. L’origine di Notas de viaje è il diario che scrisse Ernesto Guevara quando nel dicembre del 1951, all’età di ventitrè anni, decise di intraprendere un lungo viaggio in moto per l’America Latina con il suo amico Alberto Granado. Insieme, partiranno da Córdoba per attraversare l’Argentina e continuare per Cile, Perú, Colombia e Venezuela.

