Marquez atterra Rossi incidente MotoGP: cronaca, contesto e riflessioni su una rivalità leggendaria
Aveva immaginato un’altra domenica Marc Marquez. Che a Termas de Rio Hondo torna a far parlare di sé per la sua guida irruenta e per certi colpi di testa che un fenomeno che ha vinto 6 titoli mondiali ad appena 25 anni dovrebbe fare attenzione a non commettere.
A farne le spese, due anni e mezzo dopo il fattaccio in Malesia, è Valentino Rossi. Succede tutto a quattro giri dalla fine: Marquez, 7° dopo una rimonta folle dopo un ride through e una partenza da dimenticare, nel tentativo di sopravanzare Rossi sceglie di attaccare Rossi in maniera sconsiderata: speronata violenta che costringe il Dottore ad andare sull’erba e a scivolare.
Valentino Rossi è finito al centro di una polemica social dopo la gara del GP della Catalogna della MotoGP 2026, segnata dai terribili incidenti di Alex Marquez e Johann Zarco. A far discutere non è stato solo ciò che ha detto a Sky, ma soprattutto il modo in cui lo ha detto: una risatina, la sua solita risata nervosa con cui spesso alleggerisce argomenti seri, è stata interpretata da alcuni come un tentativo di normalizzare il pericolo.
Il nove volte iridato nel Motomondiale non stava ridendo dell'incidente di Alex Marquez, né stava sminuendo la violenza dello schianto. Il Dottore si è prima interessato delle condizioni dei piloti rimasti coinvolti e finiti in ospedale (sia dello spagnolo del team Gresini che di Zarco), poi ha provato a spiegare cosa succede nella testa di un pilota quando, dopo uno spavento enorme, viene dichiarato idoneo e deve decidere se tornare in pista.
Il passaggio diventato virale è questo: "Non è che hai tanta scelta, non è che puoi rientrare ai box e dire: ‘Basta, ho preso paura, vado a casa'. Poi è la forza della disperazione, le sensazioni sono buone e vai…". È una frase dura, quasi brutale, ma non è una celebrazione del rischio. Perché quella risatina è stata travisata sui social
La polemica nasce proprio da qui: dalla confusione tra tono e contenuto. La risatina di Rossi è stata letta da qualcuno come leggerezza davanti a un incidente gravissimo. In realtà è più simile a un tic comunicativo, a una risata di scarico davanti a una verità scomoda del motociclismo. Il 47enne di Tavullia non dice che sia normale farsi male, né che i piloti debbano ignorare il pericolo.
Dice che quel mondo funziona così: quando hai paura, se puoi, continui. Attribuirgli una mancanza di sensibilità è una forzatura anche per la sua storia. Il "Dottore" è stato spesso in prima linea quando si è parlato di sicurezza dei piloti e conosce meglio di quasi chiunque altro il confine sottile tra spettacolo e tragedia. Nel 2020, in Austria, vide la moto di Franco Morbidelli passargli a pochi centimetri dalla testa dopo il contatto con Johann Zarco: un episodio che la leggenda della MotoGP definì tra i più spaventosi della sua carriera, con Rossi poi tornato in pista dopo la bandiera rossa.
E poi non si può non tenere conto del contesto in cui quell’intervista è stata rilasciata. Rossi ha parlato a Sky quasi due ore dopo l’incidente di Alex Marquez, non nell’immediatezza dello schianto, e mentre nel box VR46 si stava celebrando la vittoria di Fabio Di Giannantonio, pilota del suo team. Una vittoria arrivata in una gara folle, nella quale anche lo stesso Diggia era stato coinvolto indirettamente proprio nel maxi-incidente del rettilineo: il romano si era visto passare davanti parti della moto di Alex Marquez, era stato colpito da un detrito, era finito a terra e aveva accusato dolore al braccio, prima di riuscire a ripartire e andare poi a vincere il GP della Catalogna. Anche per questo il tono di Rossi non può essere letto come una risata sull’incidente: era dentro una situazione emotivamente già cambiata, con le prime informazioni sulle condizioni dei piloti e con il successo del suo team da commentare dopo una gara vissuta sul filo.
Mettendo tutto assieme dunque tutto si fa più chiaro. È tenendo a mente tutto ciò che va letta la risata di Valentino Rossi. Non come una risata sul dolore di Alex Marquez, che ha riportato la frattura marginale della settima vertebra cervicale e la frattura della clavicola destra, né un tentativo di sminuire e/o normalizzare la pericolosità del motociclismo ma come il racconto crudo di chi sa, perché lo ha vissuto sulla propria pelle, che un pilota convive con la paura anche quando non può mostrarla. La sua intervista è stata travisata perché un frammento è stato separato dal contesto. Il messaggio, in realtà, era l'opposto: in MotoGP il coraggio non cancella il pericolo, lo attraversa.
Dieci anni dopo da quello scontro, consegnato alla storia della MotoGp, escono fuori nuovi dialoghi dei piloti e di chi era ai box Yamaha e HondaCi sono momenti che proprio non si possono archiviare, nonostante una carriera in MotoGp leggendaria durata oltre 25 anni e costellata da 9 titoli mondiali con 115 vittorie e 235 podi. E per Valentino Rossi è quel fatidico scontro con Marc Marquez a Sepang nel 2015, che poi negò il decimo titolo iridato al Dottore e che venne vinto per soli 5 punti dal suo compagno in Yamaha Jorge Lorenzo.
Durante il settimo giro, in corrispondenza della curva 14 nella gara in Malesia, mentre stavano combattendo per il terzo posto, Vale e Marc si sono affiancati e hanno rallentato fino a scontrarsi in una dinamica che resta a tutt'oggi molto controversa, con il "finto calcio" del pilota italiano e la caduta dello spagnolo. La direzione gara alla fine ritenne Valentino il responsabile del contatto, infliggendogli 3 punti di penalità sulla patente e facendolo partire dall'ultima posizione nell'ultima gara della stagione a Valencia, innescando il ricorso (poi respinto, confermando la sanzione) al Tribunale Arbitrale dello Sport.
"Ugh, Sepang 2015... preferirei non parlarne" oppure "Sepang 2015, che schifo": queste sono alcune delle voci degli addetti ai lavori, raccolte ai box recentemente, che dimostrano quanto ancora ci sia una "fazione Rossi" e una "fazione Marquez" e che anche a distanza di così tanti anni non sia per nulla semplice ricostruire quello scontro tra due leggende del motorsport in maniera oggettiva. I momenti salienti però sono le conversazioni tra i due protagonisti e i rispettivi team durante la gara e anche dopo, che rivelano l'enorme tensione percepita.
"Bravo. Bella gara , eh?" esclamò Vale a Marc mentre entrava nel retro box. "Calma, resta calmo", inizia Max Montanari, l'assistente del Dottore, che è seduto con Uccio Salucci, il braccio destro di Rossi, e Matteo Flamigni, il suo telemetrista all'epoca. Dopo che il Cabroncito restituisce il sorpasso, Montanari dice: "Dai, questo è troppo", e Flamigni: "Non ho parole". E poi iniziano i guai: giro 7, curva 14. Poco prima dell'impatto, Flamigni urla: "Buttatelo fuori!" e l'impatto si conclude con la 93 a terra. "Figlio di p..." si sente gridare il padre del pilota HRC, che deve essere immobilizzato. Montanari 'giustifica' tutto: "Dopo quello che si è detto per tutto il weekend, cosa fai? " "Non volevo causare l'incidente", sbotta Uccio. "È un peccato perdere un Mondiale così", dice Flamigni, e Max lo ferma: "Non è perso". Rossi arriva terzo e dice a Galbusera, al suo capo tecnico, a Uccio e agli altri della Yamaha: "Ho perso la concentrazione, volevo solo ucciderlo". Flamigni gli dice: "Stai calmo". Forcada, il capo meccanico di Lorenzo, gli consiglia: "Anche quando lo vedi, non dire la tua opinione". Marc invece arriva ai box, si siede e guarda insieme al suo team le immagini del contatto. Fa il gesto di dare un calcio e Takeo Yokoyama, uno dei suoi responsabili tecnici impreca. Jorge, prima del podio, urta Vale, che sta guardando l'incidente in televisione. "Non così", dice al numero 46. "Dico sempre quello che penso. E ho dovuto sostenere la mia posizione", ha detto ora lo spagnolo che aggiunge: "Quando Valentino sente di poter vincere, diventa un 'killer'". Pedrosa, vincitore di quella famosa gara ricorda: "Poco prima del podio, ho incontrato Valentino e gli ho chiesto direttamente cosa fosse successo. Mia ha risposto solo 'È un figlio di p*****'.
Il 25 ottobre 2015 si corse a Sepang, in Malesia, una delle gare più discusse nella storia della MotoGP, la categoria più importante del Motomondiale. Era il penultimo Gran Premio di quella stagione e Valentino Rossi ci arrivava da primo in classifica, con 11 punti di vantaggio sullo spagnolo Jorge Lorenzo, suo compagno in Yamaha. Al settimo giro Rossi si allargò in curva costringendo lo spagnolo Marc Márquez, allora 22enne, verso l’esterno della pista: poi lo guardò e gli toccò la moto col piede sinistro, facendolo cadere. Dopo la gara Rossi fu sanzionato: nel successivo Gran Premio della stagione perse così la possibilità di vincere il decimo Motomondiale. Rossi accusò subito Márquez di essere caduto apposta per far vincere il Mondiale al connazionale Jorge Lorenzo (che quel Mondiale lo vinse davvero, alla fine) e che un calcio non era abbastanza per far cadere una moto di quella stazza.
Dai video dello scontro non si poteva stabilire definitivamente chi avesse ragione. L’unica cosa certa è che da allora la rivalità tra Rossi e Márquez si intensificò, diventando una delle più grandi nella storia della MotoGP. Ed è ancora molto sentita, soprattutto in Italia dove ci sono molti appassionati di MotoGP e molti tifosi di Valentino Rossi. Per questo, nonostante Márquez corra ora su una moto italiana (della Ducati), e nonostante sia oggettivamente uno dei migliori piloti di sempre, in Italia è raro trovare suoi tifosi. All’ultimo Gran Premio d’Italia, che si è corso all’Autodromo del Mugello, è stato anzi fischiato dal pubblico. È facile comprendere il risentimento di Rossi, che arrivava da anni piuttosto difficili.
Li ha sintetizzati Gianluca Losito su Ultimo Uomo: «dopo il nono Mondiale vinto nel 2009 [il settimo nella massima categoria, ndr], una serie di episodi sfortunati e scelte sbagliate aveva messo a dura prova Rossi, che aveva già superato i trent’anni: la frattura della tibia al Mugello 2010, il fallimentare biennio 2011/12 in Ducati, con la miseria di tre podi in due anni, e soprattutto la morte di Marco Simoncelli a Sepang, nel 2011». In quel contesto, racconta Losito, l’arrivo di Márquez era stato «rigenerante». Lo spagnolo debuttò in MotoGP con la Honda nel 2013 e vinse subito due titoli consecutivi, il secondo dei quali proprio davanti a Rossi, suo idolo d’infanzia. Nonostante Márquez fosse un pilota molto più “fastidioso” di adesso, cioè tanto aggressivo e impulsivo, la sua presenza stimolava Rossi - nel frattempo tornato in Yamaha - a migliorarsi e tornare “quello di un tempo”. Rossi racconta spesso che i problemi tra lui e Márquez iniziarono alla terza gara del Motomondiale del 2015, in Argentina. La gara era importante, perché avevano già vinto un Gran Premio a testa. Ma al penultimo giro, mentre si contendevano il primo posto, si toccarono e Márquez cadde. Secondo Rossi - che ne ha parlato un anno fa nel podcast Mig Babol - era stato Márquez a cercare di farlo cadere e a essere poi caduto di conseguenza.
Márquez, allora, non fu per niente polemico: «Succede, sono le gare. Con il passare delle gare Márquez non riuscì più a restare in corsa per il Mondiale. Secondo Rossi fu allora che iniziò a “giocare contro” di lui per favorire Lorenzo. A un mese dalla fine del Mondiale anche il giornale spagnolo El País scrisse che Márquez stava interferendo nella gara tra Rossi e Lorenzo. La questione, ovviamente, non è interferire cercando di vincere e arrivare davanti a ogni avversario; è interferire con l’obiettivo di avvantaggiare Lorenzo e svantaggiare Rossi.
In Australia Márquez si difese parlando di un problema tecnico alla moto, ma quattro giorni dopo, nella conferenza precedente al Gran Premio di Sepang, Rossi continuò con le stesse accuse. Alla fine Rossi arrivò terzo. La penalizzazione non era ancora arrivata, ma lui già sembrava molto nervoso. Subito dopo la gara, disse alla sua squadra: «Ho perso la concentrazione. Poco prima di essere premiati sul podio Dani Pedrosa - che aveva vinto la gara - gli chiese cosa fosse successo con Márquez. Rossi rispose: «È un figlio di puttana. Incredibile. […] Stava cercando deliberatamente di spingermi fuori pista mentre frenavamo. Poi si fermava nel mezzo delle curve.
Dopo le premiazioni l’organizzazione della MotoGP decise di ascoltare le testimonianze dei due piloti e rivedere le immagini. Di conseguenza Rossi partì ultimo al Gran Premio di Valencia, l’ultimo della stagione, con la necessità di difendere i pochi punti di vantaggio che aveva su Lorenzo. Fece un grande recupero e arrivò quarto (Lorenzo primo) e perse quindi il Motomondiale. Fu così che per Rossi iniziò una rivalità molto diversa dalle altre avute in carriera, come quella con Max Biaggi o con Lorenzo. Diversa perché, per la prima volta, era lui il più “debole” dei due: dal 2015 al 2021, ossia fino al ritiro di Rossi, Márquez vinse altri quattro titoli mondiali, mentre Rossi non ne conquistò nessuno.
Due anni fa disse al podcast The BSMT di Gianluca Gazzoli di provare le stesse sensazioni del 2015: non ha detto quali, ma sicuramente non sono piacevoli. Márquez, al contrario, ha sempre parlato di Rossi con rispetto. Proprio poche settimane fa Márquez ha eguagliato il numero di titoli mondiali (7) conquistati da Valentino Rossi nella massima categoria: ha definito questa cosa un «onore» e Valentino un «idolo».

