Juve e ricavi in impennata: analisi delle dinamiche finanziarie recenti
L’analisi delle ultime stagioni bianconere dal punto di vista finanziario mostra come l’aumento dei ricavi sia strettamente legato all’espansione delle plusvalenze nette da cessione dei calciatori e a una crescita complessiva dei costi operativi.
Fotografia storica: ricavi, costi operativi, utili e plusvalenze
Ecco una “fotografia” dell’andamento dei ricavi, dei costi operativi, del risultato operativo, del risultato d’esercizio, delle plusvalenze nette da cessione dei calciatori e della posizione finanziaria netta della Juventus nelle ultime 12 stagioni.
Risulta palese come l’aumento delle plusvalenze coincidа con quello dei costi operativi: ne è conseguenza, evidentemente.
«Il crescente contributo delle plusvalenze nette da cessione dei calciatori rispetto al totale dei ricavi - hanno rimarcato Malfatti e Rosso - emerge in maniera netta per gli esercizi compresi tra 2016-2017 ed il 2019-2020 e in particolare per il 2016-2017 e per il 2019-2020; nel primo caso a fronte di plusvalenze nette complessive di 139,8 milioni si evidenza la plusvalenza di 96,5 milioni generata dalla cessione di Paul Pogba (al Manchester United) mentre nella stagione 2019-20 a fronte di plusvalenze nette complessive di 166,6 milioni si evidenziano le plusvalenze generate dalle cessioni di Miralem Pjanic al Barcellona (43,7 milioni) e di Joao Cancelo al Manchester City (30,4).»
E ancora: « Appare evidente la tendenziale crescita delle plusvalenze a partire dall’esercizio 2016-2017 fino al 2019-2020: il valore medio delle plusvalenze nel periodo 2009/10-2015/16 è infatti pari a 20,4 milioni, mentre nel periodo 2016/17-2019/20 il valore medio delle plusvalenze è pari a 131,7 milioni».
La firma di Higuain e, in generale, l’attuale mercato segnano una svolta nella gestione della Juventus. Un salto in avanti, in termini di spesa, concepito dopo aver esaminato il contesto sportivo-economico italiano e internazionale, accettando una dose di rischio nella convinzione che l’alternativa - mi rafforzo in misura “ordinaria” per continuare a essere leader in A e nel giro della Champions - avrebbe portato prima o poi alla stagnazione.
Turning point: la gestione del turn around e i segnali di equilibrio
La Juve rinata sotto la presidenza di Andrea Agnelli ha perseguito l’autofinanziamento, dopo i 120 milioni di aumento di capitale del 2011. La “potenza di fuoco”, somma tra stipendi e ammortamenti dei cartellini, è stata tenuta sempre sotto controllo: tra il 2010 e il 2015 è cresciuta del 38% (da 186 a 256 milioni) ma il fatturato è raddoppiato (da 156 a 328 milioni senza le plusvalenze).
Ecco dunque il turnaround con attese di un esercizio ancora in equilibrio per il 2015-16. Il colpo Higuain genererà costi annui di 30-35 milioni (tra ingaggio e ammortamento) che si sommeranno ad altri 40 per le operazioni precedenti: 70-75 milioni in più di “potenza di fuoco”, solo parzialmente compensati da 20 milioni di spese annue in meno per gli affari in uscita già realizzati e dai 10 che verrebbero liberati da Pogba, considerando che Marotta ha in canna entro il 31 agosto altri acquisti e cessioni.
Occhio, qui non parliamo di cassa ma di gestione contabile: la plusvalenza di Pogba darebbe profitti nel 2016-17 e poi basta, negli anni seguenti la Juve rischia di ritrovarsi un livello di spesa troppo elevato. E qui arriviamo al punto. Se la Juve ha accettato il rischio lo ha fatto per una strategia precisa: costruire una rosa potenziale da top club europeo e agganciare ricavi che, altrimenti, sarebbero inaccessibili.
A livello commerciale - si pensi agli sponsor regionali e al merchandising, che inizia a produrre buoni margini - l’impennata potrebbe esserci solo se la Juve venisse percepita come un brand internazionale d’alto profilo. Servono a poco gli scudetti di fronte all’impetuosa crescita economica delle big d’Europa.
P.S. Il Barcellona ha appena licenziato il bilancio 2015-16 con un fatturato record di 679 milioni, che al netto delle plusvalenze fanno 630-635 milioni contro i 566 netti dell’anno precedente. Il fatturato della Juve, nella scorsa stagione, dovrebbe essere salito attorno a quota 350 milioni, dai 328 del 2014-15. Sfogliando tra le pagine del bilancio bianconero relativo alla stagione 2018/2019, saltano all’occhio i guadagni relativi alle voci merchandising, stadio e ramo commerciale. Quello che nell'estate del 2018 sembrava a molti un acquisto impossibile ed economicamente folle, si è invece rivelato nel giro di poco più di un anno un investimento azzeccato sotto tutti i punti di vista.
Nel giorno dell'assemblea dei soci della Juventus, spicca infatti il trend positivo del bilancio bianconero dopo l'arrivo di Cristiano Ronaldo. A beneficiare della presenza in campo del portoghese, non sono stati dunque soltanto Massimiliano Allegri e Maurizio Sarri, ma anche i conti della società piemontese che è riuscita ad aumentare gli introiti derivanti dal merchandising, dallo stadio e dal ramo commerciale: un fiume di denaro che in pratica ha coperto le spese dell'ingaggio dell'ex campione del Real Madrid.
I dettagli del bilancio e l'impennata dei social mostrano che i ricavi commerciali sono passati da 28 a 44 milioni di euro, con un incremento del 57%. Dall’Allianz Stadium sono inoltre arrivati 74 milioni con un +23% rispetto ai 60 mln dell'anno scorso, mentre gli introiti commerciali hanno segnato un +34% con un guadagno di 170 mln contro i 126 del 2018. Un altro dato interessante è legato alla visibilità e al prestigio del brand Juventus: grazie ai successi in serie e alla presenza di campioni universalmente riconosciuti, anche la voce 'social' ha avuto un’impennata, come ha dichiarato lo stesso Andrea Agnelli: "Siamo diventati la squadra con il maggior numero di seguaci digitali, con 90 milioni di follower e un engagement medio al mese di 1.2 miliardi di interazioni".
Alla luce dei dati, i bilanci 2020/21 hanno visto una perdita record per Juve e Inter, ma con trend differenti. I ricavi globali della Juventus hanno segnato un aumento, trainati dal ritorno in Champions League e dai mondiali per club FIFA, con 75,3 milioni e 27 milioni rispettivamente; i costi legati al personale hanno mostrato un incremento sostanziale che ha, in diversi periodi, inciso sull’utile.
Riferimenti chiave: contesto competitivo e valori di mercato
La Juventus è stata posizionata come primo club italiano per fatturato, ascendendo all’11esimo posto a livello globale secondo la Football Money League 2022/23, con ricavi totali di 432 milioni e un incremento rispetto all’anno precedente. Contestualmente, Milan, Inter e Napoli hanno registrato crescite significative, sancite dall’edizione 2024 della Money League di Deloitte.
Il confronto tra fasce europee evidenzia che la Juventus si colloca in una terza fascia di fatturato (400-500 milioni), rispetto a Real Madrid, Barcellona, Manchester United nella prima fascia (700-850 milioni) e a club come PSG, Bayern, Liverpool e City nella seconda fascia (600-700 milioni).
Dal punto di vista dei costi, l’incidenza dello stipendio sul budget è rimasta elevata: per ogni euro incassato, 74 centesimi vanno agli stipendi, e gli ammortamenti dei diritti calcistici continuano a pesare pesantemente sul bilancio, specialmente per giocatori costosi come Matthijs de Ligt acquistato per 86 milioni.
La cessione di Ronaldo ha fornito ossigeno finanziario, riducendo gli ammortamenti e portando plusvalenze significative, ma la base di costo resta alta a causa della struttura della rosa e degli ingaggi. Per sistemare il bilancio nel 2022, la Juventus potrebbe dover vendere giocatori per una cifra compresa tra 120 e 140 milioni di euro, secondo le stime interne.
Prospettive e narrazioni storiche
La gestione dei tempi moderni richiede una visione che bilanci crescita sportiva e sostenibilità economica. Il calcio moderno premia i campioni non solo sul campo ma anche in termini di visibilità, sponsorizzazioni e merchandising, rafforzando un circolo virtuoso quando i risultati sportivi accompagnano l’appeal commerciale.
La Juventus deve tornare a essere percepita come un brand internazionale d’alto profilo, capace di monetizzare sia con i successi sportivi sia con l’immaginario che gira intorno al club. In questo contesto, le plusvalenze restano una voce di bilancio cruciale, ma vanno gestite con trasparenza per evitare derivazioni negative sul patrimonio e sulla governance.

Juventus 2016 review: A year in black and white
In chiusura, la Juventus ha mostrato segnali di miglioramento nei ricavi e una gestione che punta al break-even nel medio termine, ma resta fondamentale una governance attenta ai costi e a una strategia di innesto tra squadra competitiva e modello di business sostenibile.
