Giancarlo Ferretti nel ciclismo: una vita al servizio della corsa
Nel suo paese la "colonnetta" del ciclismo svetta da sempre su tutte, per merito di promotori e organizzatori instancabili tanto da meritare il bel libro dedicato alla Ss San Bernardinese da Sergio Chiodini.
Quando poi i compaesani si vennero a trovare tra le mani un allievo promettente, l'entusiasmo salì di molto e Ferretti lo alimentò con due belle vittorie nei dintorni di casa sua: Coppa Città di Bagnacavallo e Gp d'Autunno a Fusignano.
Nella corsa di Bagnacavallo era in fuga con Semprini che superò in volata.
Più tardi il battuto ebbe modo di dire: "Ferretti un bravo direttore sportivo? Era il suo mestiere che aveva imparato già da allievo, infatti, per l'intera fuga non tirò neanche un metro poi mi sconfisse".
Nel 1960, per sua scelta pienamente condivisa dai suoi compaesani, iniziò l'attività da dilettante nella Rinascita, due anni di positiva maturazione, due anni di presenze in tutti gli ordini d'arrivo nelle gare dure, ma anche una bella vittoria nella Coppa Amati e, guarda un po', il non eccellente velocista Ferretti prevalse in volata su due compagni di fuga, proprio sul velodromo riminese prima che fosse abbattuto.
Passista competitivo, velocista così così, ma scalatore alla grande, a questa qualità deve le sue poche vittorie e i tanti piazzamenti, ma soprattutto le sue prove per rivelarsi corridore di fondo, di rapido recupero e di spiccato talento tattico.
Nella Rinascita militò negli anni '60 e '61, si fece un nome che gli valse un apprezzabile trattamento da parte della neonata "Vital" di Fusignano dove si trasferì trovandosi con Gregori, Ursi, Pretolani, Camanzi ecc.
La Vital, rimase in lizza per breve tempo e scomparve sia come club sportivo sia come industria alimentare.
Se per un ciclista il numero delle vittorie non rappresenta il parametro ideale per definirne le qualità, per Ferretti questo vale il doppio e la dice lunga il suo inserimento nella squadra azzurra al Tour de l'Avenir 1962 che, si badi bene, aveva praticamente vinto con l'attacco sull'Izoard, virtualmente maglia gialla, ma nonostante il suo talento, non seppe evitare una maledetta caduta nella discesa a seguito della quale si giocò tutto.
Quasi un decennio di professionismo al servizio dei più grandi campioni, il più a lungo con Gimondi, senza vincere mai, ma trovandosi sempre al posto giusto per fare il giusto al momento giusto.
Non solo col merito di sapere faticare per gli altri, ma, come i fatti dimostreranno ampiamente, con la virtù di "vedere" la corsa con maggiore lucidità dei suoi capitani.
Sceso di sella e in attesa di organizzare il suo futuro, sul finire del 1970 avvenne il secondo incontro con la Rinascita, questa volta nella veste di Direttore sportivo della squadra dilettanti.
Lavorò in piena libertà, mise al servizio della Rinascita la sua esperienza arricchendosi di nuove conoscenze, sperimentò la guida di una squadra, contribuì alla conquista di tanti successi, ma va detto chiaramente che disponeva di corridori di gran classe tra i quali: Tonoli, Landini, Zamagni che preparò e guidò alla vittoria della Coppa Italia nel 1971.
A stagione terminata e con i necessari meriti acquisiti, proprio sulla vecchia scrivania della Rinascita furono firmati i documenti, attestanti il ruolo di Direttore sportivo, per la richiesta di frequentare la scuola nazionale da cui ne uscì col titolo di Maestro dello sport.
Come giusto prese il volo sulla via della direzione sportiva e, da "secondo" di Adorni alla Bianchi nel 1973, non tardò ad andare in "fuga" e tutto quello che ha fatto vedere in questi 17 anni è ben noto.
Nato il 9 agosto 1941 inizia a correre come allievo con la "Baracca", prosegue da dilettante con la "Rinascita" (1960-61) e la "Vital" di Fusignano (1962) ottenendo buoni piazzamenti e cinque vittorie tra cui la Coppa Amati a Rimini nel 1961 e il G.P. Cervellati a Bologna nel 1962.
Nello stesso anno veste la maglia azzurra al campionato del mondo di Salò e al Tour de l'Avenir che per poco non vince: una caduta e una foratura lo attardano scendendo dall'Izoard quando è virtualmente maglia gialla.
E' professionista dal 1963 al 1970 con "Legnano", "Sanson" e "Salvarani" dove svolge un ruolo spesso determinante al fianco di Gimondi.
Corridore infaticabile e sapiente tattico si distingue soprattutto al Giro d'Italia ottenendo piazzamenti degni di nota in classifica finale: 20° (1963), 18° (1965), 26° (1966), 36° (1967), 49° (1968) e 50° (1969).
Federica Isoardi , oggi quattordicenne, rapita all'età di otto anni a Cuneo la mattina del 12 gennaio '84 e rilasciata la sera del 12 marzo , è appena rientrata da scuola, a casa di uno zio. Guarda il telegiornale.
E attraverso la tremenda esperienza di Patrizia, rivive il proprio sequestro.
Quando sul video appaiono le foto degli arrestati, la ragazza sussulta. Poi, con un filo di voce, esclama: Ma quei due, quello che assomiglia a papà e quell' altro, mi sembrano loro, proprio loro, i miei carcerieri...
Accusato a giugno 2010 dalla polizia del Minas Gerais di sequestro e omicidio dell’amante, la pornostar paranaense Eliza Samudio, incinta di un figlio indesiderato.
Dato in pasto ai cani il cadavere, con i complici va a bere una birra in piscina.
La presidente Patrícia Amorim lo licenzia, anzi no.
L’Orco Bruno. 99 - PASQUALE FOGGIA 3-6-1983 - CENTROCAMPISTA - SAMPDORIA Il 24 ottobre 2007, in allenamento al Cagliari, duro battibecco col compagno Davide Marchini.
Una settimana dopo, al ristorante, Marchini è aggredito da un amico di Foggia, presente al pestaggio.
L'allenatore, Marco Giampaolo, non convoca il presunto mandante, la società, visto il valore di mercato dell’ex azzurro, isola Marchini.
Giancarlo Ferretti nel ciclismo: profilo di un protagonista raro e decisivo
Nel suo paese la "colonnetta" del ciclismo svetta da sempre su tutte, per merito di promotori e organizzatori instancabili tanto da meritare il bel libro dedicato alla Ss San Bernardinese da Sergio Chiodini. Quando poi i compaesani si vennero a trovare tra le mani un allievo promettente, l'entusiasmo salì di molto e Ferretti lo alimentò con due belle vittorie nei dintorni di casa sua: Coppa Città di Bagnacavallo e Gp d'Autunno a Fusignano. Nella corsa di Bagnacavallo era in fuga con Semprini che superò in volata. Più tardi il battuto ebbe modo di dire: "Ferretti un bravo direttore sportivo? Era il suo mestiere che aveva imparato già da allievo, infatti, per l'intera fuga non tirò neanche un metro poi mi sconfisse".
Nel 1960, per sua scelta pienamente condivisa dai suoi compaesani, iniziò l'attività da dilettante nella Rinascita, due anni di positiva maturazione, due anni di presenze in tutti gli ordini d'arrivo nelle gare dure, ma anche una bella vittoria nella Coppa Amati e, guarda un po', il non eccellente velocista Ferretti prevalse in volata su due compagni di fuga, proprio sul velodromo riminese prima che fosse abbattuto. Passista competitivo, velocista così così, ma scalatore alla grande, a questa qualità deve le sue poche vittorie e i tanti piazzamenti, ma soprattutto le sue prove per rivelarsi corridore di fondo, di rapido recupero e di spiccato talento tattico. Nella Rinascita militò negli anni '60 e '61, si fece un nome che gli valse un apprezzabile trattamento da parte della neonata "Vital" di Fusignano dove si trasferì trovandosi con Gregori, Ursi, Pretolani, Camanzi ecc. La Vital, rimase in lizza per breve tempo e scomparve sia come club sportivo sia come industria alimentare.
Se per un ciclista il numero delle vittorie non rappresenta il parametro ideale per definirne le qualità, per Ferretti questo vale il doppio e la dice lunga il suo inserimento nella squadra azzurra al Tour de l'Avenir 1962 che, si badi bene, aveva praticamente vinto con l'attacco sull'Izoard, virtualmente maglia gialla, ma nonostante il suo talento, non seppe evitare una maledetta caduta nella discesa a seguito della quale si giocò tutto. Quasi un decennio di professionismo al servizio dei più grandi campioni, il più a lungo con Gimondi, senza vincere mai, ma trovandosi sempre al posto giusto per fare il giusto al momento giusto. Non solo col merito di sapere faticare per gli altri, ma, come i fatti dimostreranno ampiamente, con la virtù di "vedere" la corsa con maggiore lucidità dei suoi capitani.
Sceso di sella e in attesa di organizzare il suo futuro, sul finire del 1970 avvenne il secondo incontro con la Rinascita, questa volta nella veste di Direttore sportivo della squadra dilettanti. Lavorò in piena libertà, mise al servizio della Rinascita la sua esperienza arricchendosi di nuove conoscenze, sperimentò la guida di una squadra, contribuì alla conquista di tanti successi, ma va detto chiaramente che disponeva di corridori di gran classe tra i quali: Tonoli, Landini, Zamagni che preparò e guidò alla vittoria della Coppa Italia nel 1971. A stagione terminata e con i necessari meriti acquisiti, proprio sulla vecchia scrivania della Rinascita furono firmati i documenti, attestanti il ruolo di Direttore sportivo, per la richiesta di frequentare la scuola nazionale da cui ne uscì col titolo di Maestro dello sport. Come giusto prese il volo sulla via della direzione sportiva e, da "secondo" di Adorni alla Bianchi nel 1973, non tardò ad andare in "fuga" e tutto quello che ha fatto vedere in questi 17 anni è ben noto.
Nato il 9 agosto 1941 inizia a correre come allievo con la "Baracca", prosegue da dilettante con la "Rinascita" (1960-61) e la "Vital" di Fusignano (1962) ottenendo buoni piazzamenti e cinque vittorie tra cui la Coppa Amati a Rimini nel 1961 e il G.P. Cervellati a Bologna nel 1962. Nello stesso anno veste la maglia azzurra al campionato del mondo di Salò e al Tour de l'Avenir che per poco non vince: una caduta e una foratura lo attardano scendendo dall'Izoard quando è virtualmente maglia gialla. E' professionista dal 1963 al 1970 con "Legnano", "Sanson" e "Salvarani" dove svolge un ruolo spesso determinante al fianco di Gimondi. Corridore infaticabile e sapiente tattico si distingue soprattutto al Giro d'Italia ottenendo piazzamenti degni di nota in classifica finale: 20° (1963), 18° (1965), 26° (1966), 36° (1967), 49° (1968) e 50° (1969).
È una persona la cui figura si intreccia con momenti umani forti, come mostrano i ricordi di chi lo ha conosciuto. Le immagini della prigione della bambina, i volti dei rapitori, scorrono sul teleschermo. Federica Isoardi, oggi quattordicenne, rapita all'età di otto anni a Cuneo la mattina del 12 gennaio '84 e rilasciata la sera del 12 marzo, è appena rientrata da scuola, a casa di uno zio. Guarda il telegiornale. E attraverso la tremenda esperienza di Patrizia, rivive il proprio sequestro. Quando sul video appaiono le foto degli arrestati, la ragazza sussulta. Poi, con un filo di voce, esclama: Ma quei due, quello che assomiglia a papà e quell' altro, mi sembrano loro, proprio loro, i miei carcerieri...
Accusato a giugno 2010 dalla polizia del Minas Gerais di sequestro e omicidio dell’amante, la pornostar paranaense Eliza Samudio, incinta di un figlio indesiderato. Dato in pasto ai cani il cadavere, con i complici va a bere una birra in piscina. La presidente Patrícia Amorim lo licenzia, anzi no. L’Orco Bruno. 99 - PASQUALE FOGGIA 3-6-1983 - CENTROCAMPISTA - SAMPDORIA Il 24 ottobre 2007, in allenamento al Cagliari, duro battibecco col compagno Davide Marchini. Una settimana dopo, al ristorante, Marchini è aggredito da un amico di Foggia, presente al pestaggio. L'allenatore, Marco Giampaolo, non convoca il presunto mandante, la società, visto il valore di mercato dell’ex azzurro, isola Marchini. Coraggio, fallo ammazzare. The team won the gold medal at the 2004 Olympic Games in Athens, beating Italy 84-69 in the finals . Men’s basketball team when they beat the Americans in the 2002 FIBA World Championships held in Indianapolis. The win at the 2004 Olympics paved the way for Argentinians to receive call ups from NBA teams. Most of the Argentinians who made it to the NBA were members of that fabled team. Here is the list of the players from Argentina who made it to the NBA: Manu Ginóbili Born in Bahia Blanca, Emmanuel Ginóbili made his professional debut for the Argentinian Basketball League in 1995, playing for La Rioja’s Andino Sport Club. È un po' come il Gronchi rosa o il Penny Black, il primo francobollo emesso al mondo. Insomma, a modo suo Giancarlo Ferretti è una rarità, un'eccellenza, un pezzo da collezione e di storia, un uomo che ha un passato pesante, vissuto ancora oggi con leggerezza nel suo presente pieno zeppo di ricordi, ma anche di progettualità. È un uomo che, ancora adesso, non sta con le mani in mano, non l'ha mai fatto e non ha in_tenzione di incominciare a farlo adesso. È in po' come il Gronchi rosa, dicevamo: una rarità. Per via di un errore di geografia. Ferretti non è un errore, tutt'alpiù un eroe, un condottiero, un capitano illustre e riconosciuto, un uomo esigente e vincente (nessuno come lui, con quasi 900 successi!), ma anche appassionato e passionale. L'errore, però, ce l'ha anche lui. Wikipedia riporta la sua data di nascita 16 ottobre del 1941, ma il suo genetliaco è oggi, quello degli 80 anni!. Un errore non ci ferma e così eccoci pronti a fargli gli auguri più sinceri di sempre. Un grande augurio meritato e proiettato in avanti, senza più errori. Per noi del ciclismo il 9 agosto dovrà essere per forza di cose festa nazionale. Per chi ama il nostro sport non può esitare dal farlo. Giancarlo Ferretti, ex corridore professionista, ex compagno fidato di Felice Gimondi, oggi festeggia una traguardo volante, via di slancio. È probabile che una lacrima gli possa anche scendere sulle sue gote, per i tanti amici che non ci sono più, per quel Felice Gimondi che è stato per lui come un fratello. Per una storia leggendaria scritta per davvero e oggi ricordata come qualcosa che è profondamente cambiato, mutato, che non c'è più. Qui di seguito vi proponiamo qualche pensiero di Giancarlo Ferretti. Appunti di viaggio di un grande navigatore di terra ferma. «Gianni Bugno forse il più forte corridore che ho avuto, parlo di forza, ma andava a corrente alternata. A volte in fondo al gruppo e lo richiamavo. Se la fuga non andava in porto allora a 10 km dall'arrivo si metteva in testa a tirare. Mi chiedevo cosa facesse... e poi chi vinceva? Gianni Bugno».

