Giallo taxi motorino 1993: l’ultima corsa dei taxi gialli di Milano
La notizia è che a Milano non circolano più taxi gialli. La celebre Fiat Tipo del 1992 è andata in pensione il 23 novembre 2015 dopo un piccolo tamponamento. È stata riparata e continua a solcare l'asfalto, ma non è più in servizio perché il tassista Ferdinando Porcu, mentre cercava pezzi di ricambio, vendette la licenza a un conoscente e poi - come si legge sul Corsera - imbarcò la macchina su un traghetto con destinazione Sardegna. Ma non era l'unico taxi giallo che viaggiava all'ombra della Madonnina, lavorava insieme a una "collega": un Mercedes 200d del 1978 che ora è in vendita su Kijiji a 15mila euro. L'automobile, alimentata a diesel, è iscritta al registro delle auto storiche, ha gli interni in pelle nera, la targa originale e secondo il venditore "è in perfette condizioni".
Il colore dei taxi italiani venne scelto nel 1927: verde e nero. E le vetture bicolore - si dice che la colorazione fu scelta per utilizzare le grosse quantità di vernice cedute dall'Austria all'Italia come risarcimento per i danni della guerra - circolarono fino agli anni Settanta quando ci fu la prima rivoluzione cromatica. Nel 1970 i taxi diventarono gialli per renderli più visibili. Il nuovo colore attraversò gli anni più cupi della storia della Repubblica e nel 1993 iniziò la sua dipartita. Il governo Amato, con una legge firmata dal ministro dei trasporti Giancarlo Tesini, impose il colore bianco per le vetture. E tutti i tassisti che cambiavano veicolo dovevano uniformarsi. I taxi gialli hanno tenuto duro, ma ora Milano è cambiata. Per sempre.
La storia degli ultimi taxi gialli di Milano
Martedì 17 Marzo 2026 - Aggiornato alle 08:59Milano33°
La storia è stata raccontata dal "Giornale di Vimercate". La proprietaria, oggi 69enne, ha rinunciato a riprendere il mezzodi Elena Tambini17 Mar 2026 - 08:5917 Mar 2026 - 08:59Segui
Rispetto ai contenuti e ai dati personali trasmessi è vietata ogni utilizzazione funzionale all’addestramento di sistemi di intelligenza artificiale generativa. La Mercedes gialla, che sembrava poter continuare a circolare, finì online: la Mercedes 200 del 1978 è finita su un sito di compravendita online dove era possibile acquistarla per 15.000 euro. Da allora se ne sono perse le tracce.
«Apparteneva a mio suocero - raccontava al Corriere della Sera il proprietario, Mauro - in servizio fino a qualche anno fa. Era anche collezionista». In tanti avevano già visionato il veicolo e presentato qualche offerta. E se la Mercedes gialla sembrava poter continuare a circolare, forse, a Milano, la Fiat è già arrivata in Sardegna, dove, nonostante gli oltre 500.000 km percorsi, il suo proprietario, Ferdinando Porcu, 80 anni allora, la usava per andare al mare. “Non è mai cambiata - spiegava l’uomo parlando della sua auto - anche se una mattina qualcuno si è svegliato e ha detto: facciamoli tutti bianchi”.
Memorabile fu l’ultimo giro in taxi, il 23 novembre 2015: “Stavo svoltando per il posteggio in via Leopardi - proseguiva - quando una signora mi tamponò. Ci ho messo del tempo prima di ritrovare i pezzi di ricambio. Intanto un conoscente cercava una licenza e gliel’ho ceduta”.
Nel corso della sua attività gli capitò di accogliere a bordo personaggi del mondo dello spettacolo. “Ho portato vip come Walter Chiari e Lando Buzzanca che mi chiese il mezzo per un film: smontarono il sedile per metterci la macchina da presa - ricordava l’uomo -. E poi Dario Fo. Quando salì, gli chiesi scherzosamente se era in incognita. La risposta? Pensi a fare il tassista.”
Secondo il tassista ora il tempo dei taxi gialli a Milano era finito: “Questo è un mestiere destinato a scomparire - aveva svelato Porcu -. Il fisco ti tartassa, le metropolitane arrivano dappertutto e c’è la concorrenza. E poi i rischi sono sempre dietro l’angolo.”
Una volta presi uno in Centrale, voleva andare in corso Italia. Avevo 30mila lire nel portaoggetti. In via Manzoni mi accorsi che erano sparite. Gliele chiesi indietro, per tutta riposta mi puntò una forbice al collo. L’idea di usare un’automobile per effettuare un servizio di mobilità pubblica nacque in Germania, alla fine dell’Ottocento. Negli anni successivi la pratica si diffuse in tutto il mondo e a New York si costituì la prima società, che decise di dipingere le proprie vetture di giallo per renderle più riconoscibili in strada.
Verso la fine degli anni ’40, la radio entrò a far parte del mondo dei taxi e si rivelò uno strumento fondamentale che permise un netto miglioramento del servizio. Per quanto riguarda i colori, in Italia una legge della fine degli anni ’20 stabilì che i taxi fossero verdi e neri. Tinte che erano separate da una striscia divisoria con le gradazioni della città di appartenenza. Gli anni Settanta furono negli anni ’70 che i taxi divennero gialli, quando il nuovo codice della strada liberalizzò la scelta del colore dei mezzi pubblici. La maggior parte optò per il giallo, ispirandosi ai cab americani, ma con l’andare del tempo la scelta si rivelò infelice. Quel colore rendeva le vetture troppo riconoscibili e ne diminuiva il valore al momento della vendita. In più, nessuna casa automobilistica le produceva di serie. Questo voleva dire che, ogni volta, i tassisti dovevano spendere soldi per far riverniciare l’auto. Così, dal primo gennaio 1993, una legge dello Stato impose a tutti i tassisti sul territorio nazionale di acquistare solo taxi bianchi al cambio d’auto.
Ma c’è ancora qualcuno che non ha venduto il suo vecchio mezzo: è per questo che a Milano gira ancora l’ultimo taxi giallo. Le rubarono il motorino - un Ciao - nel 1993 e dopo 30 anni lo hanno ritrovato funzionante. E' la storia incredibile di Pinuccia Carzaniga, operaia in pensione, cittadina del comune di Usmate Velate, provincia di Monza. «Lo lasciai sotto il mio balcone, lo legavo sempre - racconta - Quella volta, per una distrazione, non lo feci. E infatti me lo rubarono. All’epoca avevo già mia figlia piccola, e lavoravo in una vetreria qui vicino. Lo usavo per andare a lavorare, per le piccole commissioni. Feci denuncia ai carabinieri di Arcore, sperando ovviamente di ricevere una telefonata in cui mi dicevano che lo avevano ritrovato, anche se già allora non ci speravo molto. La chiamata è arrivata, ma dopo 33 anni».
Teoricamente avrebbe potuto riprendere il mezzo. «Ma avrei anche dovuto pagare il conto del deposito in cui era stato spostato. Il ciclomotore, secondo quanto ricostruito dagli atti dei carabinieri, è parte di varia merce finita sotto sequestro in una retata eseguita a fine 2024 in Calabria, provincia di Crotone.

