Filippo Colombo: la svolta della MTB italiana tra pro e strada
La voce di corridoio l'avevamo sentita, un top rider della Coppa del Mondo di mountain bike l'anno prossimo passerà tra i Pro è quello che alcuni rumors davano allo Scott SRAM Racing team. Filippo correrà con la nuova formazione Professional che il team manager sudafricano Douglas Ryder (ex Qhubeka) sta allestendo in Svizzera e che avrà come sponsor principale il marchio di abbigliamento italiano Q36.5 e biciclette fornite da Scott. Grazie a MVDP e Tom Pidcock la mountain bike viene vista sotto un'altra luce dal mondo dei professionisti che fino a poco tempo fa snobbavano il movimento offroad. Ora le cose sembrano essere cambiate, dopo Victor Koretzky e Milan Vader ora tocca a Filippo Colombo. Si attendono sue dichiarazioni per capire se alternerà le due discipline.
Filippo Colombo Sono cresciuto a Bironico, una piccola frazione del comune svizzero Monteceneri, nel Canton Ticino (distretto di Lugano). La mia passione per la bicicletta è nata grazie a mia mamma e a mio zio che mi hanno trasmesso il loro entusiasmo per questa disciplina. All’epoca, in Ticino non c’erano società di MTB. Se si voleva correre in bicicletta lo si poteva fare attraverso le squadre di ciclismo su strada. È così che sono approdato al mondo delle competizioni nella categoria Under 11, grazie al Velo Club Monte Tamaro. Fino agli Under 15 ho partecipato a gare miste, sia su strada che con la MTB. A 15 anni, passato alla categoria esordienti (15-16 anni), mi è stato chiaro che la mountain bike era decisamente la mia favorita e devo dire nuovamente grazie al Velo Club Monte Tamaro che, nel 2012, creò la prima squadra cantonale di MTB. Il primo anno fu un vero disastro: la nostra ‘neo-formazione’ non era assolutamente al livello delle altre che partecipavano al circuito di gare svizzere e prendemmo una sonora batosta. Così ci attrezzammo per allenarci in modo diverso: la prima gara della Swiss cup 2013, in cui misi a segno la mia prima vittoria, confermò che ero sulla strada giusta.
Il 2014, nella categoria Juniores (17-18 anni), mi regalò il titolo di campione svizzero e la convocazione in nazionale. Una delle soddisfazioni che ricordo con più piacere fu il podio conquistato ai mondiali di Nove Mesto (Repubblica Ceca), subito dopo gli esami di maturità. Provai un’emozione grandissima che mi colpì insieme alla certezza di voler di nuovo provare quel brivido, quella soddisfazione, insomma di voler vincere ancora. Nel 2017 il mio primo contratto da professionista mentre, nella stagione 2018/19, con il team BMC (categoria Under23), ho potuto migliorare le mie prestazioni, definire nuovi obiettivi e conquistare due risultati fantastici: la medaglia d’argento ai Campionati Europei e nella Coppa del Mondo. Sempre nel 2019 è arrivato il titolo di miglior sportivo ticinese, un onore di cui vado molto fiero e per cui ringrazio il mio Paese e il Cantone dove vivo.
Nel 2020 sono passato alla categoria Men Elite, correndo per il Team Absolute Absalon. Purtroppo l'epidemia di Covid19 ha portato all’annullamento di tante competizioni previste dal calendario sportivo e rimandato, per almeno un anno, il grande sogno olimpico. Il 2021 è iniziato con un brutto infortunio che mi ha costretto a stare fermo per quasi tre mesi. Fortunatamente sono riuscito a rimettermi in tempo per poter partecipare alle Olimpiadi di Tokyo, esperienza straordinaria anche se non ci sono arrivato nella forma fisica che avrei desiderato. La medaglia di bronzo conquistata agli Europei e la partecipazione alla Cape Epic sono stati altri due momenti davvero belli della stagione agonistica.
Nel 2022 tanti podi e tante soddisfazioni. A farla da padrone il secondo posto nella classifica generale di Coppa del Mondo nella specialità Short Track e il titolo di Campione Svizzero di Short Track. Grande gioia anche per la medaglia di bronzo ai Campionati Europei di Monaco. Il 2023 è stato un anno difficile da definire. Ho inaugurato la stagione dedicandomi alla strada con il Q36.5 Pro Cycling Team: un’esperienza importante che mi ha permesso di partecipare a gare storiche come le Strade Bianche, il Giro delle Fiandre e la mitica Paris-Roubaix. Proprio qui, però, una brutta caduta sul pavé con conseguente frattura scomposta del gomito ha interrotto non solo l’esperienza stradale, ma quasi l’intera stagione di gare in MTB. Sono riuscito a rientrare solo dopo 2 interventi e 5 mesi di riabilitazione, ma i podi conquistati a Basilea, Gstaad, Grecia e Giappone mi hanno restituito la voglia di vincere.
Per il 2024 ho deciso di sospendere la mia partecipazione alle gare su strada, rinunciando - almeno per un po’ - a far parte del Q36.5 Pro Cycling Team. La concentrazione è stata tutta per le gare di mountain bike che mi ha portato grandi soddisfazioni e due grandi successi: il titolo di campione svizzero con la vittoria del 14 luglio a Echallens nei campionati svizzeri e la medaglia di bronzo nella classifica generale di Coppa del Mondo. La stagione 2025 è iniziata nel migliore dei modi, con la splendida vittoria alla Cape Epic in Sudafrica in coppia con Nino Schurter, ed è proseguita con un prestigioso podio nella tappa di Coppa del Mondo a Nové Město, in Repubblica Ceca. A luglio è arrivata un'altra grande soddisfazione: indossare, per il secondo anno consecutivo, la maglia di Campione Svizzero. Filippo Colombo ha trascorso fino a 20 ore alla settimana sui rulli montati nel suo garage con una speciale protezione al gomito sinistro in seguito a una rovinosa caduta sul tratto di pavé della foresta di Arenberg, in una Parigi-Roubaix, che doveva consacrarlo fenomeno del ciclismo su strada, oltre che campione nella mountain bike.
Filippo Colombo, 25 anni, ha invece perso anche la possibilità di disputare i Mondiali dello scorso agosto in Scozia e la sua mente è già rivolta alle Olimpiadi di Parigi 2024, alle quali non vuole assolutamente mancare. «In questi momenti difficili, in cui la mia ragazza Carlotta e i miei genitori Andrea e Lorenza mi sono stati sempre vicini, ho imparato ad apprezzare l’imprevedibilità dello sport e della vita. Anche una giornata di brutto tempo riserva sempre un raggio di sole, il principale alleato di un ciclista».
Il mondo del ciclismo mondiale è stato in apprensione per la tua caduta alla Parigi-Roubaix 2023 e ancora oggi le immagini televisive di quella domenica 9 aprile rievocano un senso di sgomento. Come va il tuo gomito? «Decisamente meglio, la frattura multipla è stata complicata e dolorosa. Ho lavorato molto per tornare ad allenarmi, perché voglio qualificarmi per le Olimpiadi del prossimo anno a Parigi. «Ho percorso e ripercorso mentalmente l’incidente: non ho rimproveri per nessuno. Mi sono ritrovato per terra ad alta velocità senza che avessi il tempo di reagire. È la realtà di noi ciclisti in una disciplina a rischio, in cui siamo confrontati talvolta con situazione estreme, come è stato il caso di Gino Mäder nella discesa dell’Albula il 15 giugno scorso al Tour de Suisse, in cui ha perso la vita a 25 anni, alla mia stessa età. «Ho provato in tutti modi di farcela, ho trascorso ore e ore in garage a pedalare sui rulli anche quando ero condizionato nei movimenti dalla delicata operazione a cui mi sono sottoposto il giorno di Pasquetta. Sono stati mesi intensi non soltanto sul piano sportivo, in cui mi sono concesso quelle cose che solitamente non riesco a fare. Ho letto, ho guardato qualche film e soprattutto ho trascorso del tempo con i miei amici. Sapevo che la mountain bike avrebbe sollecitato maggiormente il mio gomito, soprattutto in discesa, e ho accettato serenamente la decisione di Swiss Cycling di puntare su compagni di Nazionale fisicamente più pronti. Anche in sella alla bici tradizionale, con la maglia della Q36.5, hai dimostrato di saperci fare, in particolare nelle classiche del nord.»
«Ne mancavano solo 35 al traguardo e a un certo punto ci abbiamo sperato. La squadra era molto contenta della mia prestazione, nel ciclismo la visibilità degli sponsor si ottiene proprio con questi tentativi. In Belgio c’è una bellissima cultura del nostro sport, le strade erano stracolme di appassionati che ci incitavano con grande entusiasmo. Da cosa nasce questa capacità di saper correre sia su strada, sia in mountain bike? »
«Dalla grande passione che ho per la due ruote. Per me è fondamentale per aprirmi a un mondo che mi ha sempre affascinato, anche se la mia vita sportiva la vedo saldamente legata alla MBT. Divertirmi, sia in allenamento e soprattutto in gara. In ogni sport c’è la componente divertimento, altrimenti che sport sarebbe? Faccio in modo di ottimizzare tutto ciò che è ottimizzabile, senza lasciarmi influenzare da ciò che non è influenzabile, come ad esempio le condizioni meteo. Credo che i risultati in gara siano soltanto la conseguenza dell’impegno nelle sedute di allenamento. »
«Ho terminato gli studi di economia all’Usi di Lugano, e non escludo di fare anche il Master. Adoro la montagna, le camminate nell’alto Ticino d’estate e le pelli di foca in inverno in Valle Bedretto. Tante persone a me care mi hanno aiutato in questa crescita e ogni risultato lo desidero dedicare anche a loro. In particolare a Daniele Zucconi, che mi portava alle corse quando ero ancora un ragazzo. Quando Museeuw scattò, praticamente tenuto coperto e lanciato da un’Italia «che non si amò», come la definì il grande battuto Gianni Bugno, solo l’idolo di casa Mauro Gianetti riuscì a stargli dietro. Fu il Mondiale del commovente abbraccio di Rocco Cattaneo al suo grande amico Mauro che sfiorò il titolo iridato nella storia del ciclismo per i colori rossocrociati, il quarto in assoluto dal 1927. Era una domenica di metà ottobre, il 13, e Filippo Colombo, fenomeno ticinese della mountain bike, nipote dell’immenso Rocco, fratello di sua madre Lorenza, sarebbe nato solo un anno dopo, sempre a Lugano, il 20 dicembre 1997. «Le imprese di Gianetti - sorride il biker di Bironico - sono state sicuramente fonte di ispirazione della mia passione per la due ruote, i racconti dei miei genitori mi affascinavano.

