La Nuova Mobilità Ciclabile Urbana: Sfide, Opportunità e Visioni Future
L'evoluzione delle città verso modelli di mobilità più sostenibili ha posto la bicicletta al centro di un dibattito acceso, che coinvolge amministrazioni, cittadini e operatori economici. Le recenti modifiche normative, come quelle introdotte dal Decreto Rilancio, hanno aperto nuove prospettive per la realizzazione di infrastrutture ciclabili, ma hanno anche sollevato interrogativi e critiche. Questo articolo esplora le questioni emergenti relative alla mobilità ciclabile urbana, analizzando le esperienze concrete e le visioni per il futuro.

La Corsia Ciclabile di Via Saragozza: Un Caso Studio
Il dibattito sulla mobilità ciclabile ha trovato un punto focale nella realizzazione della nuova corsia ciclabile in via Saragozza. L'assessore alle Politiche per la mobilità, Claudio Mazzanti, ha risposto alle interrogazioni dei consiglieri Andrea Colombo, Roberto Fattori e Paola Francesca Scarano, delineando la visione amministrativa e affrontando le critiche mosse.
La domanda del consigliere Colombo ha messo in luce la necessità di una valutazione politico-amministrativa sull'importanza strategica della corsia ciclabile di via Saragozza, in relazione alle nuove norme del Codice della Strada introdotte dal Decreto Rilancio e richieste dall'Anci. Si è posta la questione se la nuova infrastruttura sia pericolosa per i ciclisti, causi congestione del traffico e danneggi le attività commerciali, o se, al contrario, metta in sicurezza il flusso delle biciclette, induca un maggior rispetto dei limiti di velocità e ordini la circolazione dei veicoli. Ulteriori interrogativi hanno riguardato i controlli previsti per prevenire la sosta illegale sulla corsia ciclabile e il mancato rispetto dei limiti di velocità, nonché la pianificazione di altre corsie ciclabili emergenziali e doppi sensi ciclabili nel centro storico, con l'obiettivo di avere un'intera rete di mobilità d'emergenza operativa entro settembre.
Il consigliere Fattori ha chiesto una valutazione sull'efficacia della corsia ciclabile di via Saragozza e di altri provvedimenti analoghi per la viabilità post-emergenza Covid-19. La consigliera Scarano ha invece focalizzato l'attenzione sulla definizione normativa di "corsia ciclabile" introdotta dal Decreto Rilancio, definendola "contorta" e interrogandosi sulla durabilità di tali infrastrutture, citando come esempio negativo la pista ciclabile di via delle Lame. Ha inoltre chiesto se l'amministrazione avesse ricevuto segnalazioni positive da commercianti e residenti, oltre alle proteste riportate dalla stampa, e se fossero previste sanzioni anche per i ciclisti che non rispettano le corsie dedicate.
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La Risposta dell'Amministrazione: Vantaggi Normativi e Progettuali
L'assessore Mazzanti ha chiarito che l'intervento in via Saragozza e via Porrettana rientra in un pacchetto di misure per favorire la mobilità ciclabile, già previsto negli strumenti di pianificazione urbana come il Pums metropolitano, il Pgtu e il Biciplan. La decisione di anticipare questi interventi è stata resa possibile sfruttando i lavori di manutenzione delle pavimentazioni.
L'introduzione della "corsia ciclabile" nel Codice della Strada, grazie al Decreto Rilancio, è stata salutata con favore. Questa nuova tipologia di corsia, definita "valicabile" e "ad uso promiscuo", offre una maggiore flessibilità progettuale rispetto alle "piste ciclabili" tradizionali (definite dal DM 557/1999), che richiedono una separazione fisica più marcata e un maggiore impiego di spazio. La corsia ciclabile, invece, può essere ricavata all'interno della carreggiata con costi contenuti e minori impatti, permettendo di intervenire su intere direttrici stradali senza compromettere significativamente la sosta veicolare. L'esempio di via Saragozza/Porrettana, dove l'intervento ha comportato solo la perdita di due posti auto per oltre 2 km di collegamento ciclabile, è stato citato per dimostrare i vantaggi in termini di spazio e impatto.
Un altro progetto imminente riguarda la direttrice Malvasia/Casarini, con l'obiettivo di ampliare la rete ciclabile nel quadrante nord-ovest e ammodernare un tratto di pista ciclabile esistente, spostandola dalla piattaforma del marciapiede alla carreggiata stradale per ridurre la conflittualità bici-pedoni. Altri interventi, come quelli su via Stalingrado, sono in fase di progettazione.
Mazzanti ha inoltre affrontato la questione della presunta pericolosità delle nuove corsie, evidenziando come esperienze consolidate in altre città dimostrino che la compresenza su strada di auto e bici, all'interno della carreggiata, favorisce la visibilità reciproca e riduce la conflittualità rispetto alle piste ciclabili rigidamente separate, dove gli incroci possono diventare punti critici.
Riguardo alla presunta cancellazione della pista ciclabile di via delle Lame, l'assessore ha precisato che tale pista, realizzata secondo gli standard del DM 557/1999, è tuttora esistente. Ha infine sottolineato che la valutazione della validità di un progetto tecnico non può basarsi su opinioni "a caldo", ma deve considerare il contesto normativo e gli obiettivi degli strumenti di pianificazione partecipata.

La Necessità di un Quadro Normativo Chiaro e Applicato
La definizione di "corsia ciclabile" introdotta dal Decreto Rilancio rappresenta un passo avanti significativo, offrendo maggiore flessibilità ai progettisti. Tuttavia, la consigliera Scarano ha sollevato un punto cruciale: la durabilità di queste infrastrutture. La normativa, pur migliorando la flessibilità progettuale, deve essere accompagnata da un impegno concreto nell'applicazione e nella manutenzione.
L'esperienza di via delle Lame, seppur contestata dall'assessore, evidenzia la preoccupazione dei cittadini riguardo alla "vita utile" delle infrastrutture ciclabili. È fondamentale che le amministrazioni garantiscano non solo la realizzazione, ma anche la conservazione e l'aggiornamento di queste opere, per evitare che la segnaletica orizzontale, come lamentato, venga "definitivamente cancellata" in breve tempo.
Un altro aspetto cruciale riguarda il rispetto delle regole da parte di tutti gli utenti della strada. L'assessore Mazzanti ha ribadito che il rispetto delle norme stradali è dovuto da tutte le categorie, inclusi i ciclisti. La Polizia Locale è impegnata nel controllo del territorio per sanzionare comportamenti non conformi, sia da parte di automobilisti che di ciclisti. L'obbligo di utilizzo dei percorsi ciclabili riguarda le piste riservate all'uso esclusivo delle biciclette, ma è chiaro che la collaborazione e il rispetto reciproco sono essenziali per la sicurezza di tutti.
Oltre la Normativa: Esperienze e Prospettive Internazionali
Le discussioni in Italia riflettono un dibattito globale sulla mobilità ciclabile. In altre realtà, come Viareggio, si è cercato di promuovere la ciclabilità attraverso la creazione di un "Ufficio Biciclette" o "Ufficio Mobilità Dolce" per coordinare gli aspetti legati alla bicicletta. La problematica dei furti di biciclette è stata identificata come un forte deterrente all'uso della bici, portando alla ricerca di modelli di stallo più sicuri ed efficaci, come quello "ad u rovesciata" o "ad arco", che permettono di legare sia la ruota che il telaio.
La regione Toscana, attraverso il PRIIM (Piano Regionale Integrato Infrastrutture e Mobilità), ha inserito progetti per la ciclabilità in zone congestionate dal traffico. Le "zone 30" sono considerate uno strumento efficace per migliorare i centri urbani, con studi che ne dimostrano l'efficacia in termini di riduzione del traffico e miglioramento della qualità ambientale.
A livello europeo, si discute di rendere le zone 30 uno standard per tutti i centri urbani. La città di Bonn, ad esempio, utilizza le piste ciclabili come strumento per promuovere l'uso della bicicletta, integrando queste infrastrutture nella rete di trasporto urbano e definendo chiaramente i diritti e i doveri di ciclisti, automobilisti e pedoni. La domanda se le auto possano parcheggiare o fermarsi sulle piste ciclabili, o se biciclette e monopattini possano circolare sulla carreggiata in presenza di pista ciclabile, evidenzia la necessità di una normativa chiara e di una sua corretta applicazione. In Italia, il Codice della Strada stabilisce che, in presenza di una pista ciclabile ben segnalata, ciclisti e conducenti di monopattini sono tenuti a utilizzarla, salvo casi eccezionali.
Le Regioni italiane stanno sempre più integrando la mobilità ciclistica nelle loro politiche, con la produzione di leggi regionali, manualistica tecnica, realizzazione di piste ciclabili e politiche di marketing per la mobilità urbana e il cicloturismo.
Strumenti di Misurazione e Pianificazione
Per supportare le decisioni in materia di mobilità ciclistica, sono necessari dati oggettivi. Strumenti come il contatore "Verdilo" offrono la possibilità di misurare in modo affidabile e discreto la frequentazione delle infrastrutture ciclabili. Questi contatori, autonomi e facili da installare, sono in grado di distinguere tra pedoni, ciclisti e veicoli, fornendo dati anonimi e conformi al RGPD.
I dati raccolti permettono di:
- Comprendere i modelli di traffico: Analizzare variazioni orarie, giornaliere e stagionali, identificando periodi di forte domanda e corridoi sottoutilizzati.
- Sostenere decisioni di sicurezza e pianificazione: Oggettivare le esigenze di protezione, segnalazione e creazione di nuove infrastrutture.
- Giustificare progetti: Utilizzare indicatori di partecipazione per documentare piani di mobilità e supportare richieste di finanziamento.
Questi strumenti sono fondamentali per un investimento duraturo e per equipaggiare i siti nel tempo, fornendo una base solida per la pianificazione di azioni di mobilità dolce.

La Convivenza tra Diverse Modalità di Trasporto
La mobilità ciclabile urbana si inserisce in un ecosistema complesso, dove diverse modalità di trasporto devono coesistere. Biciclette, pedoni, auto e monopattini adottano ritmi e traiettorie differenti, rendendo la convivenza a volte complessa. La misurazione dei flussi e la distinzione tra le diverse mobilità, quando il contesto lo permette, diventano cruciali per una pianificazione efficace.
L'aumento delle bici utilitarie, delle e-bike e l'evoluzione delle abitudini di mobilità richiedono sistemi di misurazione che tengano conto delle trasformazioni del territorio. Le amministrazioni devono essere in grado di adattare le proprie strategie, basandosi su dati oggettivi piuttosto che su impressioni, per creare un sistema di mobilità funzionale e sicuro per tutti gli utenti della strada. La collaborazione tra enti pubblici, gestori e cittadini è essenziale per definire priorità, implementare soluzioni efficaci e promuovere un futuro di mobilità urbana più sostenibile e inclusiva.
