Età, altezza e ruolo di Giulio Ciccone: profilo completo di un ciclista scalatore
DENIA (Spagna) - Tocca a Giulio Ciccone aprire l’anno di bici PRO e speriamo che sia di buon auspicio per lui e per tutti i corridori italiani. L’abruzzese della Lidl-Trek ci è parso subito concentrato e determinato per quello che abbiamo potuto osservare. Per dire: prima di uscire in bici aveva chiesto all’espertissimo meccanico Giuseppe Archetti l’altezza della sella, ma poi ha voluto verificarla di persona e alla fine se l’è fatta abbassare di un millimetro e mezzo.
Con Giulio si parla del suo 2025 e soprattutto di quello che verrà. Perché, a quanto pare, il 2026 potrebbe essere un anno di svolta. Forse quello definitivo in cui Ciccone dirà basta alla classifica generale nei Grandi Giri. Nonostante tutto ne farà due. Come una stagione positiva. Ovviamente con qualche alto e basso, però diciamo che i bassi sono stati pochi.
Il maggiore è stata la caduta al Giro d’Italia e solo per questo non sono riuscito a chiudere il cerchio del risultato. C’è una tua frase che ci ha colpito: «Nei Grandi Giri arriva un giorno in cui il mio fisico non recupera più». Cosa vuol dire questa consapevolezza? Più o meno è così. Però prima voglio dire la verità sul Giro d’Italia. Quest’anno mi girano un po’ le scatole perché sono stato messo fuori da una caduta a Gorizia, tra l’altro stupida.
Ancora una volta la sfortuna, qualcosa che non posso controllare, mi ha fermato. Stavo attraversando da qualche settimana la mia miglior condizione di sempre. Arrivavo dal podio alla Liegi-Bastogne-Liegi, dalla vittoria al Tour of the Alps e anche al Giro stavo andando nella direzione giusta. Avevo superato l’ostacolo della crono. Quella frase l’ho detta durante la Vuelta, quando arrivavo da una condizione già alta da diverse settimane.
Era tutta l’estate che, tra Burgos e San Sebastian, avevo tirato troppo la corda. Durante la Vuelta è arrivato il momento in cui ho sentito il down. In un Grande Giro, a meno che non sia il primo appuntamento stagionale, il mio fisico non è fatto per tenere tre settimane a quei livelli. E’ una mia caratteristica. Ci sono corridori che nelle tre settimane si esaltano, io invece devo essere al mille per mille e fresco apposta per quell’evento.
Quest’anno la squadra è ancora più ricca di campioni, su tutti l’arrivo di Juan Ayuso. Ogni anno la struttura diventa sempre più grande. Ora siamo davvero una delle squadre più forti e complete, quindi è normale avere tanti corridori e tanti leader. Perché tirandomi fuori dal discorso della classifica generale, soprattutto nei Grandi Giri, rendo tutto più semplice. Darò il mio supporto e allo stesso tempo avrò le mie occasioni: tappe, corse di una settimana o gare di un giorno.
Nelle Ardenne, invece, partiremo con due opzioni di leadership. E’ già successo in passato e ormai quasi tutte le squadre partono con due capitani. Anche perché non devo più pensare alla classifica generale e posso viverla con più serenità. Il leader non è solo quello in gara, ma deve gestire tante dinamiche interne alla squadra. Senza contare che deve stare lì davanti a limare ogni giorno, anche quando invece magari si potrebbe staccare o mettersi dietro.
A proposito di gruppo: sei stato tra quelli che hanno accolto di più Ayuso, insieme a Pedersen. Sì, è vero. Con Juan ho sempre avuto un buon rapporto. Quando ho visto la notizia del suo arrivo sono stato contento da subito, non ho provato fastidio. Ho appoggiato immediatamente l’idea della squadra. Con il mio nuovo programma è ancora meglio. Penso che Ayuso abbia bisogno di compagni forti che lo supportino nel progetto di vincere un Grande Giro e io mi sono messo a disposizione.
Sicuramente qualcosa cambia, soprattutto nell’avvicinamento al Giro e nella prima parte di stagione. Prima il calendario era impostato in funzione della corsa rosa, passando dal Tour of the Alps. Quest’anno invece ho la possibilità di fare tutte le Ardenne. Cambierà l’avvicinamento e forse qualcosa negli allenamenti, ma in generale il mio modo di lavorare resterà lo stesso. Perché l’anno scorso al Giro d’Italia sono arrivato con la condizione che volevo. Come ho detto la mia migliore di sempre.
Albert Philipsen - dice Ciccone senza indugio - Quest’anno farà un bello step. Già a fine stagione scorsa ha dimostrato che c’era. Se lavora bene, senza pressione, farà un altro grande passo avanti. In questi giorni di ritiro ho notato anche la Devo. Ce n’è più di una. Sicuramente l’Abruzzo: per un abruzzese è sempre speciale. Poi si torna sul Blockhaus. A dire il vero non ho grandi ricordi lì, ogni volta che ci siamo arrivati ho sempre preso delle belle sberle, quindi è inutile fare piani.
Sto lavorando esattamente con la stessa posizione con cui ho finito la scorsa stagione. Quel millimetro che avete visto quella mattina era solo un controllo sulla bici nuova. Ricontrollo sempre le misure e voglio che sia perfetta come quella di casa. Mi sembrano un bel passo avanti. Professionista dal 2016, ha caratteristiche di scalatore: in carriera ha conquistato due volte la maglia azzurra al Giro d'Italia, nel 2019 e nel 2026, e la maglia a pois al Tour de France nel 2023. Ha inoltre vinto 3 tappe al Giro, di cui ha vestito per un giorno la maglia rosa nel 2026, e indossato per due giorni la maglia gialla al Tour nel 2019.
Dimostra buone potenzialità in salita già da dilettante: nel 2015, correndo per il Team Colpack, vince la classifica degli scalatori (con un secondo posto di tappa) al Giro della Valle d'Aosta, si impone nella Bassano-Monte Grappa, arriva sesto nella classifica finale del Tour de l'Avenir e secondo al Piccolo Giro di Lombardia. Nella seconda parte di stagione, con in mano un contratto già firmato per il team Professional Bardiani-CSF, vince anche la Milano-Rapallo e la Coppa Città di San Daniele battendo il favorito Gianni Moscon. Diventa così professionista nel 2016 con la Bardiani-CSF. Nella gara d'esordio, il Gran Premio Costa degli Etruschi, arriva con il gruppo di 11 corridori che si giocano la vittoria, piazzandosi quinto in volata.
Successivamente si piazza sesto in classifica alla Settimana Internazionale di Coppi e Bartali e quarto nella seconda tappa del Giro del Trentino, con arrivo su una salita breve ad Anras, vestendo anche la maglia bianca di miglior giovane prima che un virus intestinale lo costringa ad abbandonare la corsa. Pochi giorni dopo prende il via al suo primo Giro d'Italia. Nella decima tappa, di media montagna, con arrivo a Sestola, entra nella fuga buona. L'inizio della stagione 2017 è molto travagliato a causa di vari infortuni che lo penalizzano. Rientra in gara dopo due operazioni al cuore, e partecipa al Giro d'Italia senza ottenere risultati di rilievo: conclude la Corsa Rosa con il 95º posto in classifica generale. A luglio partecipa al Giro d'Austria, convocato in maglia azzurra della nazionale italiana dal commissario tecnico Davide Cassani, e nella quarta frazione con arrivo in salita a Kitzbühel ottiene un buon terzo posto dietro al vincitore Miguel Ángel López e a Stefan Denifl; conclude invece al quarto posto la successiva tappa di alta montagna, dopo aver distanziato anche il gruppo degli uomini di classifica. In luglio prende il via al Tour of Utah, concludendo sesto. Nella corsa statunitense dimostra subito una buona condizione: prima si mette in mostra nella terza frazione, la cronoscalata individuale, concludendo al quinto posto, e poi, nella quinta tappa, scollina in prima posizione sui due GPM di giornata. Inizia la stagione 2018 alla Colombia Oro y Paz, dove dopo un inverno meno travagliato del precedente, appare già in buona forma.
In Italia si mette in luce al Gran Premio di Larciano, e conclude quindi decimo alla Settimana Internazionale di Coppi e Bartali, con un terzo posto parziale, e nono al Tour of the Alps, dove è costantemente tra i migliori. A partire dalla stagione 2019 si trasferisce alla Trek-Segafredo, formazione World Tour. Inizia la stagione con un decimo posto al Challenge de Mallorca. Convocato in Nazionale per il Trofeo Laigueglia, si dimostra tra i migliori in salita e giunge in sesta posizione. Il 23 febbraio centra la vittoria nella seconda tappa del Tour du Haut Var. Successivamente, grazie agli ottimi risultati conseguiti al Giro, prende parte anche al Tour de France, in supporto al capitano Richie Porte. La prima parte della stagione 2023, vissuta in preparazione al Giro d'Italia, è molto promettente: oltre a due vittorie di tappa, una alla Volta a la Comunitat Valenciana (in cui si aggiudica anche la classifica a punti) e una alla Volta a Catalunya, conclude nei primi 10 tutte le brevi corse a tappe a cui prende parte. Partecipa inoltre alle classiche delle Ardenne, cogliendo un quinto posto alla Freccia Vallone e un tredicesimo alla Liegi-Bastogne-Liegi. Torna alle corse a inizio giugno, al Giro del Delfinato, aggiudicandosi l'ultima frazione e la maglia a pois riservata al miglior scalatore. Partecipa quindi al Tour de France con due obiettivi principali: una vittoria di tappa e la maglia a pois; giunge secondo, dopo essere entrato nella fuga di giornata, nella quinta frazione, e al termine della quindicesima, dopo aver fatto nuovamente parte dei battistrada, veste per la prima volta la maglia a pois. Negli ultimi mesi del 2023 Ciccone aveva espresso la volontà di partecipare al seguente Giro d'Italia, con l'obiettivo di un buon piazzamento in classifica generale; a tal proposito, la prima parte della stagione 2024 sarebbe stata programmata in funzione della Corsa Rosa. Di fatto, la sua stagione inizia solamente il 23 aprile, con il Giro di Romandia. Nel mese di giugno partecipa al Giro del Delfinato dimostrandosi molto competitivo in salita, ottenendo un secondo e un terzo posto parziali oltre all'ottavo in classifica generale. Dopo una Vuelta a España conclusa anzitempo con un ritiro ed un venticinquesimo posto alla prova in linea del campionato mondiale, in cui risulta il miglior italiano, conclude la stagione con un prestigioso terzo posto al Giro di Lombardia, primo podio in una classica monumento, ottenuto grazie ad un allungo nel finale grazie al quale riesce a distanziare di pochi secondi il gruppetto di inseguitori che si era formato a seguito dell'attacco di Pogačar ed Evenepoel (rispettivamente primo e secondo al traguardo).
La stagione 2025, nuovamente programmata in funzione del Giro d'Italia, inizia a febbraio con la partecipazione all'UAE Tour, in cui dimostra progressi a cronometro e buone performance nelle tappe più impegnative, con un secondo posto nella frazione conclusiva e soprattutto nella classifica generale, a 1'14" da Pogačar. Il 21 aprile ottiene la prima vittoria stagionale nella tappa inaugurale del Tour of the Alps, che conclude in quarta posizione, e pochi giorni dopo termina al secondo posto la Liegi-Bastogne-Liegi, preceduto nuovamente dallo sloveno della UAE. Al Giro d'Italia mostra un ottimo stato di forma, ottenendo tre top 5 nelle tappe più movimentate delle prime due settimane. Alla quattordicesima tappa, durante il passaggio nel centro di Nova Gorica, rimane vittima di una caduta avvenuta nelle prime posizioni del gruppo, causata dai sampietrini resi scivolosi dalla pioggia: giunge al traguardo con oltre 16 minuti di ritardo e gli esami effettuati successivamente rilevano un ematoma e una lesione al quadricipite destro, costringendolo al ritiro. Torna alle corse il 2 agosto alla Classica di San Sebastián.
La stagione 2026 inizia col sesto posto nella classifica generale della Tirreno-Adriatico.

