BMW Moto: Un Viaggio nella Storia delle Due Ruote Bavariane
L'avventura motociclistica di BMW è una saga affascinante, iniziata ben prima dell'era automobilistica del marchio, e che ha plasmato l'identità di un'azienda leader nel settore. Dagli albori del XX secolo, BMW ha dimostrato una capacità innata di innovare e adattarsi, creando modelli che sono diventati vere e proprie icone, capaci di attraversare decenni e conquistare generazioni di appassionati. Questo viaggio nella storia di BMW Moto esplorerà le tappe fondamentali, le innovazioni tecniche e i modelli che hanno definito il mito delle due ruote bavaresi.
Le Origini: Dai Motori d'Aeromobili alle Due Ruote
Come molte aziende nate all'inizio del XX secolo, BMW non venne alla luce col preciso intento di produrre moto. L'attuale BMW (Bayerische Motoren Werke) nasce dalla Rapp Motorenwerke GmbH, che costruiva motori per aerei dal 1913. Durante la Prima Guerra Mondiale, Rapp serviva l’aeronautica militare dell’allora Impero tedesco. La fine della Prima Guerra Mondiale, però, decreta anche lo stop della produzione dei motori aeronautici: il trattato di pace di Versailles proibisce alla Germania di costruire questi propulsori.
Nel 1920, la BMW, sotto il controllo dell'azienda di freni per ferrovie Knorr-Bremse, comincia a produrre anche motori da moto che vende alla Victoria, una casa motociclistica di Norimberga. Si trattava di motori di 500 cm³ di cilindrata, con architettura bicilindrica boxer longitudinale, cioè con i due cilindri disposti orizzontalmente e contrapposti lungo l'asse della moto, uno in avanti e l'altro all'indietro.
Contando sul fatto che l'azionista di maggioranza della BMW voleva puntare solo sulla produzione di freni e mal sopportava la linea di produzione motoristica, il direttore Franz-Joseph Popp, finanziato dall'azionista di maggioranza della BFW, il triestino Camillo Castiglioni, rileva tutta la produzione motociclistica della BMW ed il marchio stesso, oltre a portare con sé il capo-progettista Max Friz ed altre maestranze.
La Nascita della R32 e l'Inizio di un Mito
L'avventura motociclistica BMW comincia quindi nel 1923 (prima ancora di quella automobilistica che partirà dal 1929) con la produzione della prima motocicletta in serie denominata R32. Questa moto fu il risultato delle precedenti esperienze come costruttore di motori per l'azienda Victoria e come fornitore di piccoli motori aeronautici con architettura boxer che favorivano il raffreddamento dei cilindri. La R32 fu spinta da un propulsore bicilindrico boxer con i cilindri posti trasversalmente rispetto all'asse della moto.

La R32 è dotata di un motore di 500 cm³ a valvole laterali, con cambio a 3 marce a leva manuale, che sviluppa 8,5 CV e consente una velocità massima di 95 km/h. Il telaio è rigido posteriormente ed ha un sistema di molleggio anteriore a forcella oscillante su un pacco di semibalestre. Il freno è inizialmente solo posteriore a ceppo, poi viene introdotto anche il freno anteriore a ganasce. Il serbatoio è del tipo sottocanna, cioè agganciato al di sotto del tubo superiore del telaio. L'impianto luci è inizialmente un optional, mentre il tachimetro è di serie.
La moto ottiene un buon successo commerciale. Il 2 febbraio 1924, BMW fa il suo debutto nel mondo del motorsport: l'ingegnere e pilota Rudolf Schleicher ottiene il miglior tempo in sella a una BMW R 32 nella cronoscalata sulla ripida Mittenwalder Gsteig, e porta a casa la prima vittoria.
Evoluzione e Diversificazione: Dai Modelli Sportivi alle Cilindrate Maggiori
La produzione si allarga nel 1925 alla R37, una moto di 500 cm³ a valvole in testa concepita per una clientela sportiva e per le competizioni, che a quel tempo si svolgevano per lo più con moto regolarmente targate. Discende da un prototipo della R32 a valvole in testa realizzato dall'ingegnere-pilota Rudolf Schleicher. Rimarrà una moto esclusiva e assai ambita dai collezionisti, in quanto ne furono prodotti solamente 152 esemplari.
Nel 1928, insieme ai nuovi modelli da 500 cm³ R52 ed R57, esce sul mercato il primo motore di 750 cm³ della casa, anch'esso nella doppia configurazione di valvole, montato rispettivamente sulle R62 ed R63, con quest'ultima in grado di sviluppare 24 CV. Di fatto, le prestazioni della 750 a valvole laterali sono simili a quelle della 500 a valvole in testa, ma il prezzo è inferiore ed infatti vengono venduti molti più esemplari delle versioni a valvole laterali, così come succederà per quasi tutta la produzione fino allo scoppio della guerra.

Nel 1929 la crisi economica generale, sfociata in ottobre nel crollo di Wall Street, fa scendere le azioni anche della BMW al punto che Castiglioni è costretto a rinunciare al comando dell'azienda e, di fatto, entra pesantemente nella gestione dell'azienda la Deutsche Bank. Questa moto riprende una concezione estetica introdotta già nel 1929 con i modelli R11 ed R16 da 750 cm³. Questa impostazione prosegue con i successivi modelli R12 ed R17 (del 1935), che hanno destini ben diversi tra loro. Mentre il secondo viene prodotto in poco più di 400 esemplari e rimane in produzione solo due anni, la R12 viene ampiamente sfruttata dall'esercito e ne vengono prodotte oltre 36.000 esemplari, la maggior parte dei quali in versione militare, fino alla metà della II Guerra Mondiale. Hanno il cambio a 4 marce, già in precedenza introdotto in un modello monocilindrico e la forcella anteriore è telescopica ammortizzata ad olio, la prima al mondo di questo tipo.
Nel 1931 esce la R2 di 200 cm³: questa cilindrata era favorita dal fatto di non essere gravata di alcuna tassa e di non richiedere nemmeno la patente, così il modello ebbe un ottimo successo di vendita. Negli anni successivi furono immesse sul mercato anche moto di 300 e 400 cm³: la R3 e la R4, la cui seconda serie del 1933 è la prima BMW a montare di serie un cambio a 4 marce.
Nel 1936 con il modello R5 da 500 cm³ la BMW torna a proporre un modello sportivo, con un'impostazione estetica più moderna, grazie soprattutto al ritorno al telaio tubolare e con il serbatoio fissato sopra il tubo superiore del telaio, il metodo più utilizzato nelle moto di tutto il mondo. Viene affiancata dalla R6 a valvole laterali, la prima BMW con motore da 600 cm³.
La Guerra e la Ricostruzione: Dalla R75 alla R24
Con l'avvio della Seconda Guerra Mondiale, la produzione di moto viene limitata e cessa nel 1941 tranne per il modello R12 in versione militare con sidecar. La scarsa potenza, dovuta alla vetustà del progetto ed alla tecnica a valvole laterali si rivela inadeguata alle necessità imposte dal carico che equipaggia queste moto (sidecar, 2 persone, equipaggiamento ed armamento, uso in fuoristrada) e così viene progettata e realizzata la R75, un modello di 750 cm³ a valvole in testa: prodotta solo per l'esercito, è dotata, tra le altre cose, di retromarcia e quasi sempre di sidecar, con la trazione anche sulla ruota dello stesso.

Come per la R12, la moto veniva allestita in modi diversi, a seconda dell'uso e della destinazione geografica di utilizzo: Russia, Africa ecc. In questo periodo, la produzione, compresa quella delle automobili, fu spostata nella cittadina di Eisenach, per essere meno esposta ai bombardamenti nemici, ma anche per lasciare più spazio alla costruzione di motori d'aereo e nel contempo poter utilizzare manodopera locale e prigionieri di guerra. Le moto di questo periodo presentano il sistema di molleggio posteriore cosiddetto “a ruota guidata”, introdotto negli ultimi modelli pre-bellici; con questo sistema il perno della ruota posteriore può scorrere verticalmente tra il braccio superiore ed inferiore del telaio.
Chiusa la tragica parentesi della Seconda Guerra Mondiale, BMW ricomincia a produrre veicoli a due ruote nel dicembre 1948: il primo modello a uscire dalle catene di montaggio di Monaco di Baviera fu una R 24 con motore monocilindrico.
Il Dopoguerra e il Rinnovamento: La Serie /5 e Oltre
Nel 1955 la BMW rinnova completamente la propria gamma. Cambia completamente il sistema di sospensioni: all'anteriore viene montata una forcella di tipo Earles, dal nome del suo ideatore, una sospensione a disegno triangolare che migliora il comfort di marcia; posteriormente viene introdotto il forcellone oscillante, dove il perno della ruota posteriore è fissato all'estremità del braccio inferiore del telaio e questo è agganciato al resto del telaio tramite un giunto snodato.
Nel 1960 questi modelli vengono aggiornati. Se la R50/2 ha poche modifiche tecniche rispetto alla R50, la R60 aumenta di potenza con la versione R60/2, la R69 viene sostituita dalla R69S (disponibile anche in colorazione bianca con filetti neri), più potente e veloce (42 CV e 175 km/h) e viene introdotta la R50S, versione sportiva di 500 cm³. Questi modelli rimangono in produzione sino alla metà del 1969, tranne la R50S che a causa dei problemi tecnici emersi, viene tolta dal mercato alla fine del 1962.
La produzione di questo periodo, ed in particolare quella della seconda metà degli anni sessanta, trova un buono sbocco commerciale negli Stati Uniti, dove dal 1967 le moto vengono vendute con la forcella anteriore di tipo telescopico. Anche se non a livello ufficiale, gli esemplari destinati al mercato USA vengono di solito identificati dal suffisso US dopo il nome. Fino al 1966, in parallelo a questi modelli la BMW mantiene in produzione le monocilindriche di 250 cm³. Dopo la R24 vengono presentate in successione la R25, prodotta in 3 versioni, la R26 e la R27.
Ciò ha varie cause, due sono le principali. Da un lato, nella seconda metà degli anni '50 tutto il mercato motociclistico ha subito una notevole flessione. La moto, ben lungi dall'essere mezzo di svago, era quasi sempre un mezzo di trasporto e venne via via soppiantata dalle auto, in particolare le utilitarie che, seppur più costose (ma non sempre), davano maggior comfort e capacità di trasporto a un pubblico che cominciava a intravedere una nuova nascente agiatezza. Nel contempo, la BMW aveva compiuto ingenti investimenti in auto di prestigio che non avevano avuto il successo sperato e avevano anche rischiato di affossare definitivamente l'azienda. Non c'erano state quindi possibilità di investimento ed innovazioni nella produzione motociclistica.
Così nell'agosto del 1969 venne presentata la nuova gamma di moto, denominata serie /5. Infatti i 3 modelli prodotti erano identificati dal nome R50/5, R60/5 e R75/5, rispettivamente di 500, 600 e 750 cm³. La potenza era di 32-40-50 CV rispettivamente. Il motore, pur mantenendo l'architettura bicilindrica boxer, era profondamente rinnovato al suo interno, il telaio era completamente nuovo, anche se richiamava in parte il celebre telaio Featherbed della Norton degli anni '50. Una caratteristica tecnica di questi modelli è che la corsa del cilindro, fissata in 70,6 mm, rimarrà uguale per tutti i boxer a due valvole da lì in poi, fino al termine della loro produzione, con l'eccezione di due soli modelli. Con un assetto più alto dei modelli precedenti, questa gamma di moto presentava anche altre caratteristiche aggiornate, come un serbatoio più capiente, disponibilità cromatica un po' più ampia (e che aumenterà con gli anni), l'avviamento elettrico, una linea sicuramente più moderna. Con questa serie di modelli, la BMW consolida la propria fama di moto turistiche, comode ed affidabili, con la R75/5 che puntava anche a un pubblico più sportivo, anche se con prestazioni inferiori alle moto giapponesi che stavano irrompendo prepotentemente sul palcoscenico motociclistico mondiale.
I grandi flop della storia dell'auto : BMW serie 5 GT
Con l'avvio della produzione di questi modelli, la produzione delle moto viene spostata da Monaco agli stabilimenti di Berlino-Spandau. Ciò fu dovuto non solo alle facilitazioni fiscali che venivano concesse alle aziende operanti a Berlino Ovest (a quel tempo la Germania era ancora divisa in due nazioni), ma anche dal fatto che già dal 1939 la BMW possedeva uno stabilimento a Spandau, dove aveva dato avvio alla nuova produzione di motori d'aereo rilevando l'azienda Bramo che vi operava dal 1928. Dal 1958 la BMW vi produceva parti di ricambio per auto e per moto. Questa serie rilancia la BMW nel mondo delle due ruote, facendo anche da apripista alla più moderna serie successiva, denominata /6.
La Serie /6 e /7: L'Era delle Prestazioni e dell'Innovazione
In questa serie sparisce la 500 cm³, rimangono in produzione la 600 e la 750, col nome di R60/6 e R75/6 e viene introdotto il motore di 900 cm³, il più grosso e potente fino ad allora costruito dalla BMW, che equipaggia una versione turistica, la R90/6 e una sportiva, la R90S. Quest'ultima è la prima moto di grande serie che monta un cupolino aerodinamico e che sia stata progettata da uno studio di design. Lo studio è quello di Hans Muth, che dopo di questo disegnerà altri modelli di BMW e di altre case motociclistiche. Al momento della presentazione questa moto, la prima BMW di serie a toccare i 200 km/h (dichiarati) grazie ai 67 CV e alla studiata aerodinamica, non venne apprezzata da diversi “puristi” appassionati della casa, ma comunque si impose subito all'attenzione e ottenne un gran successo commerciale. Rispetto ai precedenti modelli, la serie /6 si differenzia tecnicamente soprattutto dalla presenza del freno a disco alla ruota anteriore (doppio sulla R90S) e dal cambio a 5 marce.
La produzione della serie /6 prosegue sino al 1976, lasciando il campo alla serie /7. Sono presenti ancora le cilindrate di 600 e 750 cm³, quest'ultima però sostituita dopo un anno dalla 800 cm³ (la R80/7), mentre sparisce il motore di 900 cm³ sostituito da quello di 1000 cm³, montato su diversi modelli: la R100/7 turistica da 60 CV, la R100S di carattere sportivo e la R100RS, la prima moto di serie dotata di una carenatura completa e studiata alla galleria del vento. La sua vocazione è a metà tra quella turistica e quella sportiva e, di fatto, sarà la progenitrice delle cosiddette sport-tourer che rappresenteranno una larga fascia del mercato a partire dai primi anni '90. La potenza sale a 70 CV nella RS e nella seconda serie della S. Nel 1978 viene introdotta anche la R100RT, una moto con carenatura integrale più alta rispetto alla RS, perché destinata al gran turismo.

Nel frattempo un evento importante era accaduto all'inizio del 1976: infatti a far data dal 1º gennaio di quell'anno la parte motociclistica della BMW viene scorporata dall'azienda madre e viene creata la BMW Motorrad GmbH. Se ciò dava indipendenza operativa e finanziaria alla sezione motociclistica, d'altra parte creò una crisi, perché pochi anni dopo le vendite sul mercato americano, che assorbiva da solo quasi un quarto della produzione BMW, diminuirono sensibilmente. La BMW non riusciva a contrastare validamente la sempre maggiore avanzata delle case giapponesi, così all'inizio del 1979 il management aziendale viene completamente rivoluzionato e la direzione viene affidata a Eberhard Sarfert.
Così vengono introdotte due cilindrate mai sperimentate in precedenza dalla BMW: 650 cm³ (R65) e 450 cm³ (R45). I modelli preesistenti rimangono in produzione sino al 1984, a parte la R100S che viene sostituita dalla R100CS nel 1980: quest'ultima, con i suoi 70 CV, come i modelli RS e RT ma più leggera, tocca i 205 km/h e sarà la bicilindrica boxer a 2 valvole più veloce mai prodotta dalla BMW.
La Rivoluzione Enduro: La Nascita della GS
Nei primi anni '80 le BMW, nonostante l'indubbia fama di moto di qualità e affidabili, risentono di una certa anzianità del progetto, soprattutto se paragonate alle moto giapponesi, più performanti e più moderne dal punto di vista estetico. La prima prende spunto dalla partecipazione, avviata nel 1979, a competizioni fuoristradistiche e a seguito dei prototipi appositamente costruiti, l'anno successivo viene proposta al mercato la R80G/S, una moto che si presta sia all'uso stradale, sia a quello off-road, seppur non troppo impegnativo. Questo tipo di moto viene chiamata di solito enduro.
L'operazione sembra azzardata, anche perché la nuova moto stride con i canoni molto classici riconosciuti alla BMW. Inoltre la moto può sembrare una via di mezzo che non accontenta nessuno. La R80 G/S apre così un filone estremamente fruttuoso per la BMW, tant'è che a distanza di trent'anni questo tipo di moto, passato attraverso molteplici evoluzioni, non solo è ancora in produzione, ma è il modello di punta della casa. Una innovazione tecnica particolare caratterizza inoltre questa moto: il forcellone oscillante della sospensione posteriore è monobraccio con una sola molla, molto inclinata.

Nel 1980, BMW Motorrad rivoluziona il mondo del motociclismo fuoristrada con la creazione della BMW R80 G/S. Questo modello iconico, il cui nome significa Gelände/Strasse (fuoristrada/strada), segna l’inizio di una nuova era per le moto trail bicilindriche boxer. All’epoca, questa moto propone un concetto inedito: un motore boxer raffreddato ad aria da 797,5 cm3 abbinato a una trasmissione ad albero. Il suo design innovativo e la sua robustezza la rendono rapidamente un punto di riferimento nella sua categoria, ponendo le basi di una stirpe destinata a diventare un vero mito nel mondo delle moto adventure.
Solo un anno dopo la sua creazione, nel 1981, la BMW R80 G/S si impone in modo spettacolare al celebre rally Parigi-Dakar, una gara leggendaria ed estremamente impegnativa. È il pilota francese Hubert Auriol a condurre questa macchina rivoluzionaria alla vittoria, segnando una svolta fondamentale nella storia del motociclismo fuoristrada. Grazie a una combinazione perfetta tra la potenza del motore boxer, l’innovativa sospensione Monolever e la resistenza del pilota, la R80 G/S si impone di fronte a una concorrenza agguerrita.
Il grande successo arriso alla R80G/S spinge la BMW a far evolvere tecnicamente questo modello, sia ad ampliare l’offerta. Ecco quindi che nel 1987 esce la nuova serie dell’enduro stradale BMW, la R80GS. L’anno successivo la gamma si arricchisce di due nuove cilindrate. La R65GS di 650 cm³ è un modello entry-level, con una potenza limitata per consentirne l’utilizzo anche ai neopatentati tedeschi: in Italia avrà uno scarso successo. Molto diverso invece il destino della R100GS, una 1.000 cm³ da 60 CV che presenta anche alcune diversità estetiche rispetto alla R80GS, tra cui un piccolo parabrezza. Nel 1989 ne viene proposta la versione Parigi-Dakar, che ricorda le m…
La GS e i motociclisti condividono una storia che dura nel tempo! Fin dalla sua creazione, la BMW GS si è affermata come un riferimento imprescindibile nel mondo delle moto fuoristrada e stradali. Vera icona di BMW Motorrad, questo modello ha saputo attraversare i decenni coniugando tradizione e innovazione, conquistando una clientela fedele e appassionata. Attraverso questa storia della GS, vi invitiamo a scoprire le date chiave, le principali evoluzioni tecniche e i momenti più significativi delle competizioni che hanno forgiato la sua leggenda. Dalla nascita del concetto con la R80 G/S fino all’arrivo dell’ultima generazione R 1300 GS, ogni modello ha contribuito a scrivere una pagina fondamentale nella storia delle moto trail. Che siate appassionati di moto, amanti della storia o semplicemente curiosi, immergetevi nell’affascinante universo della BMW GS, un modello premium che continua a far vibrare la stampa, i piloti e i motociclisti di tutto il mondo. Ogni esemplare va a ruba!
Nel 1987, la BMW GS compie un nuovo passo importante con l’arrivo della R100 GS. Questo modello segna un aumento significativo della cilindrata, che sale a 980 cm3, traducendosi in una maggiore potenza e coppia, offrendo così migliori prestazioni sia su strada sia in fuoristrada. La vera rivoluzione tecnica di questa generazione è l’introduzione del sistema Paralever nella sospensione posteriore. Questo dispositivo innovativo riduce gli effetti della coppia del cardano, migliorando notevolmente la stabilità e la tenuta di strada, soprattutto in accelerazione. Con la R100 GS, BMW Motorrad afferma chiaramente la propria ambizione: trasformare la GS in una vera moto da viaggio a lunga percorrenza, che unisce robustezza, comfort e prestazioni.
L'Era Moderna: Innovazione Tecnologica e Nuove Frontiere
Nel 1994, BMW Motorrad introduce la GS in una nuova era con il lancio della R1100 GS, una vera rivoluzione tecnologica per la gamma. Questo modello segna l’arrivo di un motore boxer modernizzato, dotato di 4 valvole per cilindro, offrendo maggiore potenza ed efficienza. La R1100 GS innova anche a livello ciclistico con l’adozione del sistema Telelever all’anteriore, una sospensione anteriore rivoluzionaria che separa le funzioni di sterzo e ammortizzazione, migliorando così la stabilità e il comfort di guida. Un’altra importante novità, l’ABS viene proposto come optional sulla R1100 GS, offrendo una maggiore sicurezza in frenata, un vantaggio importante per una moto adventure versatile.

Nel 1999, BMW Motorrad presenta la R1150 GS, un’evoluzione importante che segna una svolta nella storia della GS. Questo nuovo modello si distingue per una motorizzazione più potente grazie al suo motore boxer da 1.130 cm3, che offre una coppia maggiore e migliora sensibilmente le prestazioni, sia su strada sia in fuoristrada. La R1150 GS punta inoltre sul comfort stradale con un’ergonomia rivisitata e sospensioni migliorate, offrendo una maggiore stabilità e una migliore assorbimento delle irregolarità del terreno.
Nel 2004, BMW Motorrad lancia la R1200 GS, un’evoluzione di grande rilievo che segna una svolta decisiva nella storia della GS. Questo modello beneficia di una riduzione di peso significativa rispetto alle generazioni precedenti, migliorando notevolmente la maneggevolezza e il dinamismo della moto. Con questa nuova generazione, la R1200 GS diventa rapidamente il punto di riferimento indiscusso del segmento delle trail bicilindriche boxer, conquistando una clientela sempre più ampia. Questo successo commerciale a livello mondiale proietta la GS oltre la sua nicchia iniziale, trasformandola in un vero best-seller, simbolo di versatilità, robustezza e innovazione tecnica.
Nel 2010, BMW Motorrad amplia la propria gamma con l’arrivo della R1200 GS Adventure, un modello progettato appositamente per gli avventurieri e gli appassionati dei viaggi a lunghissimo raggio. La R1200 GSA si distingue in particolare per il suo serbatoio XXL, che offre una capacità notevolmente aumentata per percorrere centinaia di chilometri senza soste per il rifornimento. Le sospensioni a lunga escursione garantiscono un’eccellente assorbimento delle irregolarità del terreno, offrendo un comfort ottimale anche sui percorsi più accidentati.
Nel 2013, BMW Motorrad osa un’evoluzione importante con l’introduzione del raffreddamento a liquido sul suo iconico motore boxer. Questo progresso tecnico segna una svolta significativa nella storia della GS, coniugando modernità e rispetto dell’identità della gamma. Questa innovazione risponde inoltre alle crescenti esigenze delle normative ambientali, in particolare per quanto riguarda le emissioni inquinanti, senza compromettere il carattere e lo spirito d’avventura che rendono celebre la GS.
Nel 2019, BMW Motorrad segna una nuova tappa nell’evoluzione della GS con un’apparizione di grande rilievo: la rivoluzionaria tecnologia BMW ShiftCam. Grazie allo ShiftCam, la GS beneficia di una coppia più elevata ai bassi regimi, migliorando sensibilmente la reattività e la fluidità di guida, particolarmente apprezzate in ambito urbano o nelle fasi di partenza.
Nel 2023, BMW Motorrad compie un ulteriore passo decisivo con il lancio della R 1300 GS, segnando un’importante svolta tecnologica nella storia della GS. Questa generazione si distingue per un telaio completamente riprogettato, più leggero e più compatto, con un peso a secco di 237 kg, che migliora in modo significativo la maneggevolezza e la dinamica di guida. La R 1300 GS integra inoltre sistemi elettronici di assistenza all’avanguardia, offrendo un livello di sicurezza e comfort senza precedenti.
La storia della GS si scrive da oltre 45 anni e una cosa è certa: questa gamma iconica continuerà a sorprenderci!
L'eredità e il Futuro
Dagli albori del XX secolo, BMW Moto ha percorso un cammino straordinario, caratterizzato da innovazione, audacia e una profonda passione per le due ruote. La storia di BMW Moto non è solo una cronistoria di modelli, ma un racconto di ingegneria, design e spirito avventuroso che continua a ispirare motociclisti in tutto il mondo. La capacità di reinventarsi, mantenendo al contempo salde le proprie radici, è la chiave del successo duraturo di BMW nel panorama motociclistico globale.
