Arbolino, Valentino Rossi e la passione italiana per la velocità
La passione che ogni giorno ci spinge nel cercare di migliorarci, è simile all’energia che i piloti e tutto il mondo che circonda i motori impiega per raggiungere gli obiettivi. Abbiamo così il piacere di essere al fianco di Tony Arbolino #14 campione Italiano 🇮🇹.
La velocità è definita come movimento, riflesso, pensiero, attenzione e gesto, e genera vantaggi, una certa libidino e un pizzico di rischio. Il piacere di guadagnare qualcosa per raggiungere qualcosa, un traguardo, un compimento. Velocità come eliminazione dei tempi morti, della noia, talvolta come sistema di vivere, di vincere, di stare al mondo, essendo il mondo in piena accelerazione. È una aspirazione e, spesso, una scelta, oppure un’attitudine che amplifica sensazioni, reazioni, gusto. La velocità costringe a una cura adatta, a una capacità specifica, altrimenti comporta un errore, una caduta, un rimpianto. Ci vuole testa e fisico, per la velocità. Quella padronanza che permette di apprezzare la lentezza, quando essere veloci non serve affatto.
Il GIRO D’ORO: Tony Arbolino in Francia e le sue radici
È il giovedì del GP di Francia, l’appuntamento con Tony Arbolino è fissato all’hospitality del Team Marc VDS per le 16.40. Lui arriva sullo scooter con un cappello di lana calcato in testa e uno scaldacollo su fino al naso, si vedono appena gli occhi. Per qualche motivo si era convinto di dover rilasciare un’intervista per un sito indonesiano, così saluta in inglese. Gli spieghiamo cos’è MOW, ci sediamo, risate. Lui porta una bottiglia d’acqua sul tavolo con cui giocherà per tutta la chiacchierata e sfoggia un paio di Nike Airforce 1 metà nere e metà bianche: “Bro, ci sono due correnti di pensiero sulle Air Force, o bianche o nere. Io…così”.
Hai l’aria di uno che ha fatto un sacco di strada per arrivare nel motomondiale. “Devo dire che non è stato facile, tosta non lo so. Ma il percorso è stato complicato, perché vengo da un paese che non tutti conoscono che è una periferia della Lombardia (Garbagnate Milanese, ndr) in cui non è troppo facile approcciarsi alla moto. Magari è facile per il calcio, ci sono duemila campi, ma le moto sono un altro discorso. Io uscivo da scuola e il venerdì andavo in Emilia Romagna ad allenarmi per tutto il weekend, poi tornavo a casa facendo tre ore e mezza di macchina. ”
“Proprio quelli. Bastonare i romagnoli che su quei circuiti ci lasciavano i solchi ti ripagava di tutto, vero? Esatto, questa è stata proprio la mia mentalità dai sei anni ai tredici. Io andavo lì, giravo due giorni, tornavo e non mi preparavo come loro, un bambino capisce in fretta ma deve anche continuare a fare le cose per sviluppare un talento. Come un pugliese che vince le gare di sci.”
“Siamo arrivati allo stesso livello: tutti dovevano girare al Mugello, in piste più grandi insomma, e non era così semplice nemmeno per loro farlo tutti i giorni. E lì mi sono sentito ancora più forte, perché la differenza con gli altri era ancora più grande. Ho fame. Ho sempre avuto la fame. Non solo adesso, anche se la sento ancora tanto, ma soprattutto agli inizi, quando cambiavo categoria. Ho sempre voluto fare meglio e non ho mai sopportato l’idea di arrivare secondo.”
Confronto con Acosta e filosofia di gara
“Quando Pedro Acosta ti ha fregato all’ultimo giro ad Austin... Quando succede ci penso tanto, specialmente le notti dopo. Pensavo ad ogni singolo movimento che avrei potuto fare per evitare quel sorpasso, ma era una cosa che mi entrava in testa senza che potessi farci nulla, capito? Pedro Acosta ha una grande consistenza, va abbastanza forte un po’ ovunque. Però siete a pari punti e tu magari, che sei un po’ meno consistente, qualcosa in più di lui ce l’hai.”
“Lui ha tanta consistenza ma in piste più o meno simili, se c’è una pista in cui va forte ci andrà sempre, non avrà mai problemi. Io mi sento molto forte fuori Europa, in alcune piste qui e nelle ultime gare, quando si torna fuori Europa. Tu dai l’idea di essere un po’ più creativo di lui. Anzi, addirittura guardandoti guidare in pista e sentendoti parlare durante le interviste sembra di vedere un uomo nudo in mezzo alla gente vestita: tutti guardano! Ti senti un po’ diverso rispetto agli altri piloti?”
“Bro, questa è una roba che mi dicono in tanti. Io però non riesco a sentirla parecchio, evidentemente sono cresciuto così e anche con persone così, molto alla mano, arrivo da posti umili di periferia e ho visto tanta gente così. Quindi per me essere così è veramente normale, io ho anche una filosofia un po’ diversa della vita e dello sport rispetto ad altri. Per me lo sport è una passione, farei di tutto per continuare a raggiungere i miei risultati.”
La dedizione al mestiere e l’apprendistato
Correre in moto non è mai stato un giorno difficile per me. È stata un po’ dura agli inizi appunto, quando dovevo prendere il camper e fare trecento chilometri con mio padre. Ma ora se potessi stare fuori tutto l’anno a fare le gare godrei. Sento piloti che si lamentano di ventuno, ventidue GP. Ho come l’idea che qualcuno proverà ad accontentarti l’anno prossimo. Ovviamente.
“Ehhh… Mmmh siii, non tanto… non so cosa rispondere.”
“Ah, Fabio a me piace anche perché non la vive come la MotoGP, la vive come un campionato italiano. Voglio dire, l’impegno che ci mette è totale, enorme, ma in generale come la vive è come dovrebbe essere e come faccio anche io: dare tutto, ma stare bene.”
“A Valentino Rossi ruberei la furbizia.”
Hai presente quando i rapper dicono uno per i soldi, due per lo show e mettono in fila i motivi per cui fanno quel mestiere lì? “Competizione, poi passione e per terza… prima dei soldi ci sono una marea di cose, man. Molte, tante. Poi i soldi… no, dai. Dico passione, competizione e gloria.”
La retorica del successo e i sogni di business
“Sì, ce l’ho. La gente non lo sa, nessuno lo sa. Neanche amici… però c’era tutto per farlo. Allora. Prima cosa una Rolls-Royce per andare in giro, lì siamo già a quattrocento mila. Anzi, jet privato a Miami e da lì mi faccio portare una Rolls-Royce. A quel punto hit the club.”
“Senti, ti piace la Ducati del team Gresini? Belli, molto belli! Non c’entrano molto con questi (quelli del Team Elf Marc VDS, ndr) ma sono molto belli.”
“Ah, lo vedo molto sicuro di sé. Ho sempre un bellissimo rapporto con lui e sono sempre nelle sue mani.”
Ricordi ed omaggi sul podio
Nella domenica dei successi di Bagnaia, Arbolino e McPhee ricorre l’undicesimo anniversario della scomparsa di Marco Simoncelli, venuto a mancare proprio a Sepang nel corso dell’edizione 2011 del GP malese. La festa italiana in Moto2 e in MotoGP ha enfatizzato il ricordo del SIC, citato in vari modi da piloti, squadre e addetti ai lavori. Paolo Simoncelli, nella lettera a Repubblica, chiude con: “manchi come l’aria Marco, anzi no di più!”.
Il team SIC58 Squadra Corse ha dedicato al SIC un passaggio del libro "Fausto Gresini: storia di un sognatore", rendendo l’idea della potenza emotiva che quel giovane emanava nel paddock. Tony Arbolino, vincitore in Moto2 al termine di un intenso duello con Ai Ogura, ha dichiarato di aver pensato a Simoncelli una volta transitato sotto la bandiera a scacchi: “Appena ho passato il traguardo ho subito pensato a Marco facendo il segno della croce”.

Immancabile la dedica di Valentino Rossi, che ha ricordato il SIC sui social. Pasini ha scritto su Instagram una riflessione legata al giorno di Sepang e al legame tra le imprese di Rossi e Simoncelli.
Transizioni di carriera e nuove sfide
Tony Arbolino debutta in Moto2 con il team Liqui Moly Intact GP: la stagione vedrà nuove sfide, avversari e una moto diversa. Un altro italiano, Izan Guevara, forma con lui una coppia in Pramac in Moto2. “Sarà una stagione cruciale per il mio futuro, firmare per questo team era ciò di cui avevo bisogno per uscire dalla mia comfort zone e crescere.”
“Accettare questa sfida con la Yamaha Pramac mi ha portato fuori dalla mia comfort zone. Nel mio vecchio team ero il leader indiscusso e avrei potuto rimanerci facilmente.”
“Sapere che Paolo Campinoti e la Yamaha mi volevano fortemente è qualcosa di speciale. E avere Alex De Angelis come team manager è un altro fattore di garanzia. Dal primo momento che abbiamo iniziato a parlare è subito nato un buon feeling.”
Moto2 - Tony Arbolino / BluCru Pramac Yamaha 2025
La telemetria e la gestione del gruppo di lavoro restano pilastri della crescita: “La telemetria è molto importante, così come il gruppo del team. Il feeling con il capo tecnico fa la differenza: dobbiamo formare una bella squadra per trovare il dettaglio che ti fa vincere.”
Prospettive e filosofia personale
“La mentalità fa la differenza: migliorare ogni giorno, ogni gara, ogni anno. Il talento arriva fino a un certo punto, poi serve dedizione e fame per proseguire.”
“Come persona, Tony è affamato, grintoso, diretto. Un ragazzo semplice, spontaneo, sincero che non dimentica le sue origini legate alla periferia milanese.”
