Analisi ad hoc pesate sugli incontri ciclisti: predizione della fatica, media e tecnologia nel ciclismo moderno
In questi giorni stiamo godendo dello spettacolo che i migliori ciclisti al mondo stanno offrendo alle classiche del Nord. Incuranti di maltempo, côte e pavè, i fuoriclasse del pedale ci stanno dando l’ennesima prova di resistenza alla fatica e un talento fuori dal comune.
Aldo Sassi, preparatore di quel magico team Mapei che per un decennio ha dominato monumenti del calibro di Fiandre e Roubaix, nel 2007 sviluppò un test per cercare di predire il tempo di esaurimento nei ciclisti che pedalano ad alta intensità. Il professor Sassi, dal 2002 al 2010 direttore del Centro Ricerche Mapei Sport, e il suo staff hanno convalidato un nuovo metodo per prevedere il tempo teorico di esaurimento (TE) dalle variabili di lattato nel sangue misurate durante un test di valutazione sottomassimale a carico di lavoro costante e ad alta intensità in ciclisti professionisti.
Obiettivo dello studio era quello di ottenere una valutazione specifica che stimasse il tempo teorico, espresso in minuti, al quale un ciclista poteva pedalare ad una alta intensità che per i migliori poteva essere anche poco oltre i 6 W/Kg. Ulteriori obiettivi erano stabilire la validità e ripetibilità di questo tipo di valutazione. Missione compiuta grazie ad un’equazione matematica molto complessa per stimare il tempo di esaurimento dell’atleta dalla misura del lattato ematico al 5° e 10° minuto durante un test sotto soglia a carico costante.
Atleti professionisti e dilettanti che sono stati valutati in vari periodi e quindi in condizioni di forma diverse durante la stagione, hanno permesso poi di determinare l’affidabilità predittiva, ossia la variabilità della precisione, nella stima del TE. In questo modo era stato testato all’apice della carriera Fabian Cancellara, 2 titoli olimpici e 4 maglie iridate della cronometro, così come Cadel Evans, campione del mondo nel 2009 e vincitore del Tour de France 2011, allenato da Andrea Morelli, allievo di Sassi e attuale responsabile del settore ciclismo del laboratorio di Olgiate Olona (Varese).
I campioni della Trek-Segafredo che hanno dominato l’inizio della stagione 2021, vincendo tra l’altro la Milano-Sanremo con Jasper Stuyven, svolgono abitualmente una serie di test di derivazione di quello di endurance dello studio, non massimale, seguito dal test di VO2max. Tra le applicazioni più comuni della statistica al ciclismo, sicuramente un posto d’onore lo trova la media, ovvero il valore centrale di una serie di dati. La media è, in statistica, un valore di tendenza centrale, cioè un metodo di calcolo del valore centrale sul quale si attestano tutti le variabili prese in esame.
• Range: la differenza tra il valore massimo e minimo tra tutti quelli presenti nell’analisi statistica. Perché è utile la media nell’analisi della prestazione ciclistica? Prendiamo questo esempio: un preparatore analizza la stagione di un suo atleta, che aveva come obiettivo la partecipazione a sei importanti granfondo. Costruisce una tabella, nella quale inserisce i piazzamenti ottenuti a ogni evento.
Calcolando la media aritmetica, l’allenatore scopre che la media dei piazzamenti del suo atleta è 30,5. E’ un dato utile? No, per nulla, poiché non racconta niente dell’atleta. Infatti non tutte le gare avevano la stessa importanza per il ciclista, che desiderava fare bene in alcuni eventi mentre altri li usava solo come mantenimento della preparazione.
Così il preparatore conferisce un valore (cioè un peso) a ciascuna gara, in base all’importanza che l’atleta dava a ogni evento. Lo schema diventa così: Ora, per comprendere meglio l’andamento della stagione, l’allenatore deve calcolare la media ponderata, cioè moltiplicare ciascun piazzamento per il suo peso, sommare i risultati e così poi dividerli per la somma dei pesi. Lo stesso allenatore, per capire meglio, può mettere a confronto i dati dell’anno precedente con quelli attuali.
Bike computer, orologi smart, braccialetti, cardiofrequenzimetri, misuratori di potenza: pochi sport come il ciclismo sono stati rivoluzionati dalla diffusione dei dispositivi tecnologici per lo sport. “Ciclismo e tecnologia son sempre più intrecciati e i dispositivi che un tempo erano riservati solo agli atleti d’élite ora sono a portata di mano anche degli amatori, cosa che non accade in nessun altro sport con la stessa diffusione del ciclismo”: a parlare è Adam Foster, Group Executive Communications di Dimension Data, la società hi-tech sudafricana che ha firmato un accordo con Amaury Sport Organisation (A.S.O.), gli organizzatori del Tour de France e di altre gare ciclistiche come Paris-Roubaix, Liège-Bastogne-Liège e la Vuelta a España. “Anche gli amatori oggi hanno a disposizione la migliore tecnologia e un sacco di informazioni sulle loro performance: basta pensare al successo di applicazioni come Strava.com grazie alle quali è possibile rispondere a domande sui km percorsi, il dislivello positivo superato o l’energia consumata. “Ci sono informazioni che dipendono troppo da fattori esterni: penso per esempio alla potenza e alla velocità su cui possono influire il vento, la pioggia o altre situazioni difficili da valutare.

