Valentino Rossi è bello: la carriera, le gare indimenticabili e le qualità del Dottore
“Welkom 2004 la gara più bella, mi ha reso un mito. E poi Laguna Seca 2008 e Barcellona 2009”. Valentino Rossi festeggia a Phillip Island un incredibile traguardo: dal suo esordio in 125, nel 1996, sul circuito di Shah Alam, in Malesia, al GP di domenica in Australia, per il pesarese saranno esattamente 400 GP, cifra tonta che consacra il suo record nel Motomondiale.
Il nove volte iridato è infatti il pilota con più partenze all’attivo della storia di questo sport, seguito da Loris Capirossi a quota 328 GP e Andrea Dovizioso che quest’anno al Mugello ha festeggiato le 300 gare. “È una lunga strada - dice in un’intervista a Gazzetta dello Sport con le sue 399 gare alle spalle, il 42,5% dei 939 GP fino ad oggi disputati - . Se me li ricordo tutti? Tutti no, solo quelli belli…” scherza Valentino che, dovendo scegliere le gare più rappresentative della carriera, ha svelato la sua personalissima top 10.
La Top 10 di Valentino Rossi
Non è una novità. Quando si chiede a Valentino Rossi quali siano le migliori gare della sua carriera, il pesarese ha pochi più dubbi: “Le prime tre le ho belle chiare in mente. Davanti a tutte c’è la prima vittoria con la Yamaha, Sud Africa 2004. Quello di Welkom è stato un momento importantissimo della mia carriera, il giorno dove il ‘mito’, che magari suona brutto da dire, ma il mito di Valentino Rossi è esploso. Ho lasciato la Honda che allora era la moto superiore a tutte, molto più di adesso, tanto che dicevano che se non avevi la Honda non potevi vincere, e sono andato alla Yamaha che in quel periodo era veramente in difficoltà. A ripensarci adesso, sono stato veramente matto, uno scemo (ride, n.d.r.). Non è stata una cosa molto intelligente. Lo rifarei di brutto, perché è stata la cosa più importante della mia carriera.
Un conto era continuare a vincere con la Honda, e a volte sinceramente ho dei ‘rimpianti’, perché mi dico […] Magari avrei anche battuto Agostini. In Yamaha magari ne ho anche vinte di meno, però sono state le più belle. Quindi ho fatto bene.
Per Valentino Rossi “il momento più bello” è finito con il 2005. “Il periodo in cui ho dominato, 10-12 vittorie l’anno, 100 punti di vantaggio… Poi c’è stata una flessione. Nel 2006 e 2007 non ho più vinto e solitamente quando non si vince più dopo che hai vinto già cinque Mondiali MotoGP, vuol dire che è fatta. Dicevano: ‘Basta, Valentino è finito. Ha fatto la sua carriera, ha vinto sette Mondiali in totale, ha eguagliato Mick Doohan… Ormai è andato’. E invece nel 2008 e 2009 ci sono state le altre due gare da me preferite. Come seconda metterei Laguna Seca 2008, perché nel 2007 è arrivato quello che mi doveva rimpiazzare, ovvero Casey Stoner, il nuovo Valentino Rossi, che mi ha battuto con la Ducati. Ma a quel punto ho fatto un’altra scommessa, dopo quella Yamaha: ‘Se date le Bridgestone anche a me lo frego, anche se è più giovane’.
Terza gara del cuore, l’epica battaglia con Jorge Lorenzo al Montmelò: “Barcellona 2009, Lorenzo tosto, fortissimo, grande talento, molto convinto e concentrato. Dopo Barcellona eravamo a pari punti, lui, Stoner e io, tutti a 106. Ma lì è stata un’altra resa dei conti, lotta tutto il weekend all’ultimo sangue con Lorenzo, con sorpasso all’ultima curva.
Nelle dieci altre gare importantissime, come quella in cui vinse il titolo in 125. “Brno 1997, la prima volta che diventi campione. Ma io metterei anche Brno 1996, che è la prima vittoria. E la prima non si scorda mai […] . E la mia prima vittoria in 500, Donington 2000, la metto come quarta. Sul bagnato, dove non andavo tanto. E poi il 2001, il primo Mondiale vinto proprio qui, la grande lotta con Biaggi. Al quinto posto metterei Brno 2001, lì è stata un’altra resa dei conti. Biaggi arrivava lanciatissimo, aveva vinto al Sachsenring, e Brno era il suo posto. Però sono riuscito a batterlo”.
New entry tra le gare preferite del Dottore la vittoria di Assen 2013, la prima dal suo ritorno in Yamaha dopo il biennio in Ducati. “È uno di quei momenti che possiamo mettere in queste dieci. Anche perché la vittoria precedente risaliva a Sepang 2010, il giorno in cui Lorenzo aveva conquistato il titolo.
| Le dieci gare scelte dal Dottore |
|---|
| 1. Welkom 2004 |
| 2. Laguna Seca 2008 |
| 3. Montmelò 2009 |
| 4. Donington 2000 |
| 5. Brno 2001 |
| 6. Brno 1996 |
| 7. Shanghai 2008 |
| 8. Brno 1997 |
| 9. Donington 2001 |
| 10. Assen 2013 |
La passerella finale e la vita dopo le moto
Il pesarese al passo d'addio: "Dopo il GP di Valencia spero di non piangere, ma non posso avere rimpianti, anche se 10 titoli o 200 podi sarebbero stati belli. La passerella finale. L'ultimo GP di Valentino Rossi appare con un enorme tappeto rosso srotolato sul circuito Ricardo Tormo di Valencia, tappa conclusiva della stagione 2021. Con i mondiali, piloti e costruttori, assegnati, la star non può che essere lui, al centro di flash e microfoni per una conferenza apposita, con l'esposizione di tutte le nove moto con cui ha vinto i suoi mondiali in carriera (sotto), fra cui la prima Yamaha M1 del 2004, quella della storica vittoria di Welkom.
"Io molte di queste moto ce le ho a casa, ma vederle tutte insieme fa un certo effetto - dice Rossi, che si presta a una serie infinita di foto ricordo -, mi fa pensare a tutta la strada fatta fin qui e quanto ho ottenuto da questo sport. L'ultima gara vorrei poter dire che è normale ma non è così: è un momento speciale e un'emozione particolare. È una sensazione strana: dopo Valencia di solito inizia una lunga vacanza, ma per me scatterà una vita diversa, in cui continuerò a correre in auto, ma che sarà ovviamente differente.
In questi mesi, dopo l'annuncio del ritiro in Austria, ho realizzato meglio quello che ho fatto: fino a quel punto ero solo un pilota, quindi concentrato su assetti, curve e quello che sto ancora facendo, poi ti soffermi meglio e realizzi di essere orgoglioso di quanto realizzato. Il momento peggiore però già l'ho passato: è stato quando ho deciso di smettere.
Le Honda mancano nelle sua collezione privata di moto, ma Valentino si aspetta un regalo da Tokyo: "La Honda l'ho chiesta ad Albert (Puig): quella 500 me la dovevano dare anni fa, avevo già fatto posto a casa e poi è saltato tutto, ma sarei felice se me la potessero regalare. La tratterei bene, curandola con attenzione, prometto", dice sorridendo.
La somma della data del suo ultimo GP, 14-11-21, fa 46 e la cosa appare molto più che simbolica: "Ci siamo detti che non era facile convincere Dio a far coincidere la cosa, magari è un segno o è accaduto per caso - dice Vale -. Dopo la gara di domenica non so se verserò delle lacrime o meno: di solito preferisco ridere, è il mio carattere.
Ricordi, emozioni, rimpianti e rivalità
Tante vittorie, ricordi ed emozioni per un campionissimo, ma Valentino ha un orgoglio speciale. "Ho visto che negli anni sono diventato un'icona per il motomondiale: in tanti hanno iniziato a seguire le moto per seguire la mia attività e questa è stata la cosa migliore della mia carriera - dice Rossi - perché ho aiutato a migliorare il mio sport facendo avvicinare i giovani e anche molti anziani.
Rimpianti e sogni fanno parte della vita di tutti, ma per un fuoriclasse come Valentino Rossi vanno declinati in modo particolare: "Ho vinto tanto, non posso che essere soddisfatto - dice Vale -. Ho lottato tanto per centrare il 10° titolo, il mio ultimo è stato del 2009, e mi sarebbe piaciuto conquistare quello del 2015, sarebbe stato importante. Il 10 sarebbe stato come chiudere un cerchio, ma è andata bene così. Anche i 200 podi sarebbero stati belli, ma non posso certo lamentarmi. Avevo il sogno di diventare un campione di MotoGP, ce l'ho fatta ed è andata bene così: adesso diventerò papà e mi aspettano altre cose belle.
In carriera Rossi ha incrociato le armi con moltissimi rivali e analizza così le sue innumerevoli battaglie con i nemici del momento: "La rivalità lì per lì non l'apprezzi, ma in realtà è fantastica perché ti fa scoprire la capacità di andare oltri i tuoi limiti - dice Rossi -. È una cosa che ho apprezzato soprattutto a inizio carriera, e quindi come rivali mi vengono in mente Max Biaggi, eravamo anche due italiani e fu una grande lotta, ma poi anche Casey Stoner, Jorge Lorenzo, Marc Marquez: mi sono sempre divertito contro di loro, è un qualcosa che a posteriori apprezzi molto".
Alla fine, l'abbraccio sincero dei suoi attuali rivali, in fila per salutarlo, è la cosa che maggiormente suggella la grandezza incastonata da Valentino nella sua ineguagliabile carriera.
Le 5 qualità che rendono unico Valentino Rossi (e un suo difetto)
Andiamo a vedere le 5 qualità che rendono unico il Dottore, ma anche un suo punto debole, che ogni grande campione cela.
- Fantasia - Forse è stata la prima dote che è emersa nella carriera di Rossi: dalle gag con la bambola gonfiabile in poi, Valentino ha riscritto le regole della comunicazione in pista e con i media. Ha portato nell'ambiente delle corse una leggerezza che non lo ha mai abbandonato, e che lo ha aiutato a superare anche i momenti più difficili. Anche sul finale di una carriera lunghissima, non si è lasciato influenzare dal peso del proprio personaggio, scegliendo di continuare a divertirsi, piuttosto che curare le statistiche e l'immagine di un campione sportivamente in fase calante.
- Estro - Se abbiamo inteso la fantasia come capacità di riscrivere le realtà data nel mondo delle corse, da un punto di vista più strettamente sportivo Valentino è stato in grado di inventarsi manovre oltre ogni immaginazione. Il sorpasso di Laguna Seca su Stoner nel 2008 o quello di Barcellona dell'anno successivo su Jorge Lorenzo sono pezzi non solo di bravura motociclistica, ma di vera e propria inventiva. Passare sulla via di fuga al Cavatappi o scegliere l'interno dell'ultima curva del Montmelò sono opzioni che semplicemente non esistevano prima che Vale le inventasse.
- La staccata - Valentino Rossi è sempre stato uno staccatore molto potente e fino a quando si è corso con le Bridgestone, che esaltavano l'anteriore delle MotoGP, ha davvero dato del filo da torcere a tutti. Senza scomodare entrate un po' al limite come quella su Sete Gibernau a Jerez de la Frontera nel 2005, andate a rivedere la gara di Barcellona 2016, quando in duello con Marc Marquez si impone grazie a delle staccate davvero oltre il limite. La sua capacità di frenare forte lo ha reso un pilota non solo bravo in attacco, ma eccellente anche in difesa.
- Il bagnato - Quante gare ha vinto Valentino sul bagnato, quando pioveva davvero forte? Molte. Limitandoci alla classe regina, meritano un ricordo Donington 2000 (la prima in top class), ma anche cinque anni dopo, sulla stessa pista, quando sul traguardo si mette a suonare un immaginario violino. E poi ci sono Silverstone 2015, Assen 2017 e volendo si potrebbe andare avanti. Aveva il tocco, poco da aggiungere.
- I giochi mentali - Max Biaggi prima e Casey Stoner dopo sono caduti nella sua “trappola” a più riprese. In un sottile gioco di provocazioni e ironia, probabilmente aiutato da una certa aria di Romagna che ha soffiato sempre nel suo ambiente, Valentino è stato capace di fare innervosire tanti dei suoi avversari, alcuni anche fortissimi sul piano strettamente sportivo. Stoner ne fece una questione pubblica, Lorenzo pure, senza però farsi inghiottire dal meccanismo come l'australiano. Lasciando perdere il capitolo Marquez, Valentino è sempre riuscito a gestire i suoi avversari, trovando i rispettivi punti deboli.
Un difetto - La costanza. Se vogliamo trovare un difetto a Rossi, bisogna andare a vedere la sua capacità di rimanere concentrato al top della performance per un tempo lungo. Negli anni giovanili, per sua stessa ammissione, ha perso qualche titolo per strada, anche per non essersi “impegnato” come certi suoi avversari a livello di allenamenti e rigore. Si tratta di un difetto che negli anni ha smussato, lavorando duramente per allungarsi la carriera. Qualche calo di concentrazione o errore da foga lo ha avuto anche negli ultimi anni e gli è costato qualche bella vittoria, come a Le Mans nel 2017, in Malesia nel 2018 o ad Austin nel 2019.

