Triciclo con le ali: tra curiosità, viaggi in bicicletta e istruzioni pratiche
Quelli della Cavazzoni non sono freni, sono soltanto deceleratori. Gli è perfino venuta l’idea di ordinare una bici online, farsela spedire in Italia e tenerla qua per giri, giretti e cicloviaggi. Non mi sembra un’idea furbissima: partire per un cicloviaggio impegnativo su una bici mai provata prima. Meglio fidarsi della vecchia Atala con i suoi bravi v-brake, che frenano benissimo.
Ma la vecchia Atala reagisce bene e convince; inoltre, si presta meglio ad essere sballottata su e giù per i treni. Per tre quarti la giornata è dedicata ai trasferimenti sui treni regionali: partenza da Reggio Emilia alle 7 del mattino, cambio con sosta di due ore a Falconara Marittima, arrivo a Terni previsto per le 16.24. Arriviamo a Terni sotto un cielo or piovorno ora acceso, ma appena usciti dalla stazione nettamente piovorno…
L’uscita dalla città, orrenda col brutto tempo, è complicata dall’avere io scaricato sul Garmin le tracce automatiche create dal sito Naviki, che si diverte a creare il percorso più tortuoso possibile. Guido, animale razionale, si regola guardando il sole, quando c’è, e i cartelli stradali; alla peggio tira fuori la cartina di carta e cerca di orientarsi così, perché la carta non si scarica mai. Fatto sta che dopo un’ora ci troviamo ad una rotonda dove un cartello indica: TERNI 6. Usciti finalmente dal dedalo di vie che vorrebbe ancora risucchiarci in città, prendiamo per Marmore.
Riconosco i luoghi dove sono passato l’anno scorso, soprattutto il bar-negozio di Papigno dove mangiai un panino con una fantastica porchetta. Appena ripartiti, Guido si ritrova con la ruota posteriore a terra (la più scomoda, ovviamente). Fortunatamente ha smesso di piovere. In pochi minuti la camera d’aria è sostituita: una gonfiata e via!
Inizio a gonfiare, ma la valvola sembra bloccata; faccio forza, la valvola cede. Cede proprio, nel senso che si è rotta, e di conseguenza la camera è da buttare. Pace, ne abbiamo un’altra. La scena ha dell’incredibile: fermi per una foratura. Guido non si perde d’animo: tu raggiungi in bici il prossimo paese, a cercare una pompa o una camera d’aria, o entrambe, io mi incammino a piedi. La razionalità teutonica mi ha sempre commosso. Vado. Solo un paio di chilometri e mi trovo in centro a Marmore, mi metto alla questua e dopo una decina di richieste ottengo una pompa in prestito.
Avvisiamo i frati del convento di Poggio Bustone che arriveremo tardi: mancano ancora 25 chilometri e la foresteria chiude tra mezz’ora. Al telefono annuncio un ottimistico arrivo entro un’ora e mezza, senza tener conto del percorso non propriamente pianeggiante. Il sole è tramontato da mo’, quando iniziamo a passo d’uomo gli ultimi 4 chilometri fino al convento. Arriviamo alle nove passate: il frate che ci sta aspettando è più in vena di seccatura che di perfetta letizia. D’altronde, vive con due soli confratelli, uno molto anziano e uno molto malato, e tocca fare tutto a lui; tutta estate apri e chiudi il cancello… Lascia intendere che ospita volentieri i pellegrini ma detesta i turisti.
- Mercurio?! - Appunto. Visitia veloce al santuario. Finché segue a ruota, Guido sorride; non sa ancora quale tortura l’aspetta quando mi si mette davanti. Ho sempre avuto il vizio di cantare o canticchiare a voce alta; lo faccio in continuazione, anche a scuola. Una volta fui richiamato dal preside come disturbatore della quiete pubblica: cantavo madrigali nei corridoi, incurante del fatto che molte classi facessero lezione a porta spalancata. Sarà il povero Guido a farne le spese.
Il problema è che non canto una canzone intera, accenno soltanto un motivetto, sempre lo stesso, e sono capace di andare avanti così per ore. I tedeschi lo chiamano Ohrwurm, verme dell’orecchio. Se non fosse per l’inveterato verme, la tappa regalerebbe uno splendido scenario montano. Stiamo salendo verso l’Altopiano di Castiglione e ci fermeremo appena varcato il confine con l’Abruzzo in uno sperduto casale dell’800, il Rifugio Casale Calabrese (perchè “Calabrese”? Lo gestiscono Avio, la moglie Gabriella e il cognato Maurizio, collaboratore factotum. Con una bella dormita sono guarito dall’Ohrwurm.
La discesa è divertentissima: il fondo è ben tenuto, non ci sono tornanti, il Cancellone sfreccia ai 70 all’ora (che nel racconto in famiglia dovranno scendere a 50). Arriviamo a L’Aquila, la “Signora ferita”. Era il 2009. Dovremo salire fino al passo di Rocca di Cambio, oltre i 1300 m slm. Il tratto per uscire da L’Aquila non è esaltante; per giunta, Guido fora una seconda volta. In origine la piana era un grande lago, il terzo d’Italia per estensione: già i Romani tentarono di prosciugarlo, ma l’opera definitiva fu realizzata soltanto nell’Ottocento dal duca Torlonia. Per cena siamo serviti egregiamente di pasta e verdure dell’orto, agnello arrosto e una buona bottiglia di Montepulciano d’Abruzzo. Biancheria da bagno e da letto. Prima di disturbarlo, guardiamo in giro se passa qualcuno. A destra! Scendiamo a Gagliano Aterno.
Dice di essere originario di qui, di possedere un po’ di terra fuori paese, dove da anni ritorna ormai soltanto in vacanza, per incontrare gli altri otto fratelli, tutti proprietari e coltivatori di un lotto di terreno. Lui però non ha l’aria di un coltivatore diretto e da come parla si capisce che ha studiato. Da fedele, ho sempre avuto un rapporto di imbarazzo, misto a disgusto, nei confronti delle reliquie. Non ho argomenti per ribattere alla ragionevolezza del buonsenso. Guido mi cita Baudolino di Umberto Eco, dove la domanda sulla veridicità della reliquia viene ribaltata nella conclusione: è la fede che fa vera la reliquia, non il contrario. Scendiamo rapidamente a Raiano, per vedere a tutti i costi il particolarissimo ex convento, oggi sede municipale.
Un’antica tradizione devozionale riconosce in alcuni segni impressi nelle rocce dei sotterranei della chiesa l’impronta del corpo di Venanzio, giovanissimo martire del III secolo. Fin qui ci siamo. Ora non resta che riprendere il cammino, direzione Sulmona. Sulmona ha l’aria di una cittadina vivace, con una vita serale piuttosto animata: le vie del centro si riempiono di persone, di tanti bambini, di gruppi di giovani, mentre gli anziani sostano ai bar. Oggi entreremo nel Parco nazionale della Majella, ma per un errore di tragitto perderemo la visita del pittoresco borgo di Pescocostanzo.
Salendo verso il passo S. Prima del passo, svoltiamo a destra per raggiungere Campo di Giove, località turistica con impianti sciistici e chalet in puro stile tirolese. Non mi piace, in Abruzzo preferisco l’Abruzzo. Attraversiamo l’Altopiano delle Cinque miglia per portarci a Roccaraso, altra chiassosa località turistica; d’altronde, oggi è domenica, antivigilia di Ferragosto. Ora, per sconfinare in Molise e raggiungere Ateleta, dove abbiamo deciso di pernottare, mancherebbero solo 14 chilometri di una tranquilla stradina provinciale che piega verso est. Prendiamo atto della cavolata, e ci rimettiamo su un’altra statale, fortunatamente meno trafficata, in direzione nord.
- Sì. Mia nonna si chiamava Vincenzina. Prima di Castel del giudice incrociamo la statale 652, quasi completamente vuota, e decidiamo di percorrerla. La strada corre regolare in leggera discesa, con ponti e viadotti lunghissimi: sono chilometri divertenti, ma la pacchia finirà molto presto, visto che a breve sono previste lunghe gallerie. L’unico che degniamo di una visita, per motivi logistici (acqua e cibo) è Bomba, con vista sull’omonimo lago. Ripartiamo. Si corre verso il mare, che raggiungiamo in località Fossacesia Marina. Ora dobbiamo costeggiare il mare per una ventina di chilometri; il nostro treno parte ora da Termoli, abbiamo un’ora e mezza per acciuffarlo ad Ortona.
Pedalando alacremente raggiungiamo la stazione di Ortona con largo anticipo. La stazione, posta a ridosso del porto, è completamente disabitata; polverosa e fatiscente, ha qualcosa di spettrale. Una caduta dalla bici diventa occasione d'incontro tra un anziano e un ragazzo. Dario, in passato un suiveur, apre al giovane e al suo gruppo di amici le porte del suo mondo, fatto di biciclette che sono specchio di un passato di gloria e di tecnologia. Come promesso racconta le avventure dei protagonisti del ciclismo, i sogni e i sacrifici che li hanno aiutati a diventare grandi campioni, le loro vittorie e le sconfitte. Tour de France e Giro d'Italia si susseguono assieme alle indomabili montagne con terribili salite e velocissime discese. Con uno stile originale e ritratti fedeli di coloro che hanno reso leggendario questo sport, "Bici con le ali" è un romanzo di formazione, ma diventa anche lettura necessaria per tutti gli amanti del ciclismo.
Sin dai primi anni di vita i bimbi vogliono scoprire il mondo intorno a loro e iniziare ad essere indipendenti da mamma e papà: con l’ampia selezione di tricicli per bambini dello store regalerai al tuo bebè piacevoli momenti all’aria aperta all’insegna del divertimento. I prodotti del catalogo sono progettati per promuovere lo sviluppo psicomotorio dei più piccoli attraverso il gioco e costituiscono un valido alleato per il miglioramento della coordinazione occhio-mano. Dopo aver sperimentato le prime passeggiate con il suo girello, il piccolo vorrà emulare i suoi genitori e iniziare a muoversi con maggiore libertà.
All’interno dello store è disponibile un’ampia selezione di modelli tra cui scegliere: dal triciclo per bambini pieghevole con sedile girevole e regolabile, dotato di un pulsante che dà il controllo della guida ai genitori, ai modelli con poggiapiedi posteriori per trasportare un altro bimbo, fino agli articoli dotati di ammortizzatori, per garantire una guida confortevole su ogni tipo di terreno. Perfetti per i momenti di svago fuori di casa e per divertirsi al parco, i monopattini per bambini dello store sono l’ideale per sfrecciare veloce sotto il controllo di mamma e papà.
Grazie all’ampia selezione disponibile è possibile acquistare un monopattino a due o tre ruote adatto alle prime corse del piccolo: il regalo perfetto non appena il bimbo avrà sviluppato il senso dell’equilibrio con il suo giocattolo per i primi passi. I modelli inclusi nel catalogo di Prénatal possono essere utilizzati anche all’interno della casa, dispongono infatti di ruote silenziose, realizzate con materiali di alta qualità, che non rigano il pavimento. Nello store è presente un ampio assortimento di forme e colori tra cui scegliere: dai monopattini per bambini a 3 ruote, dotati di una barra regolabile e di gomme luminose, ai modelli più leggeri e compatti a due ruote, semplici da piegare e da trasportare, fino agli articoli con freno posteriore e bloccasterzo incorporato.
Notevole anche la disponibilità di biciclette per bambini, impreziosite con dettagli colorati unici, originali e dotate di rotelle stabilizzatrici facili da smontare. Prénatal ha selezionato tricicli, biciclette e monopattini per bambini dei migliori brand, che garantiscono l’acquisto di un prodotto di alta qualità, realizzato nel rispetto delle recenti normative europee in tema di sicurezza. Sono un esempio i tricicli per neonati dotati di tettuchio parasole, che consente di riparare il piccolo durante la stagione estiva, i modelli con cinture di sicurezza, che proteggono il bimbo durante il tempo trascorso a divertirsi e gli articoli con sistema di blocco e sblocco dei pedali. I prodotti del catalogo fanno parte della più ampia sezione che Prénatal ha riservato ai giochi all’aria aperta, in cui si distinguono per l’ampia scelta di modelli, tra cui potrai acquistare quello più adatto alle esigenze del tuo bebè. Potrai trascorrere momenti all’insegna del relax insieme al tuo bimbo o acquistare un accessorio da portare con te durante un viaggio in famiglia: nello store sono disponibili valigie cavalcabili, omologate dalle principali compagnie aeree.

