RG 125 Gamma e RG 125 F: velocità massima, tecnica e contesto sportivo
In the early 1990s i marchi giapponesi risposero all’assalto italiano nel segmento delle sportive 125cc. Yamaha aveva già sostituito la TZR ormai timida con una TZR-R molto più appetibile nel 1991, mentre Suzuki rinnovò la RG nel 1992. Questo nuovo modello aveva il compito di confrontarsi con le orde italiane, tra cui spiccavano la Honda NSR-R e la Yamaha TZR-R. Per la RG 125 F è l'unico rappresentante 100% giapponese in questa categoria, dato che Yamaha e Honda preferiscono affidare parte del design e della produzione delle loro sportive di piccola cilindrata alle controllate italiane.
Rafforzando la politica di marketing dell’epoca, Suzuki, con sede a Hamamatsu, è determinata a offrire quanto i concorrenti a un prezzo inferiore. Così ha saputo combinare tecnologie all’avanguardia capaci di portare la RG sullo stesso piano degli italiani, ma anche richiamare la sorella RGV 250 con tecnologie più convenzionali e quindi meno costose. Per esempio, il telaio è di tipo perimetrale e resta in acciaio (come la Gilera SP) a differenza della Aprilia AF1 Futura e della Cagiva Mito che usano l’alluminio. Suzuki non cede al forcellone single-sided della Futura, ma propone comunque un forcellone a banana per attrarre i giovani sportivi. La forcella upside-down è stata democratizzata, così la RG può beneficiarne.
Il resto della ciclistica non stupisce troppo: un grande disco anteriore, un disco posteriore, ruote in lega a 3 razze, ma pneumatici posteriori leggermente più stretti rispetto alla concorrenza (120/80-17).Il motivo di questa scelta di formato è senza dubbio la volontà di conservare una buona maneggevolezza mantenendo i costi contenuti. Così equipaggiata, la piccola RG sorprende per il buon equilibrio tra stabilità, maneuverabilità e comfort.
Quanto al motore, Suzuki è pragmatico, offrendo non una tecnologia rivoluzionaria ma un singolo cilindro moderno ed efficiente, senza fronzoli. Vale la pena notare che questo motore alimenta anche le TSR trail bike in versione riveduta. Come la maggior parte dei concorrenti (eccetto Honda e Aprilia), Suzuki ha optato per dimensioni molto convenzionali (56 mm x 50,6 mm). Il raffreddamento a liquido, una valvola di scarico e avviamento elettrico sono inclusi (la RG precedente aveva solo avviamento a pedale). Tutte queste caratteristiche si sommano a una potenza di circa 30 cavalli e a una velocità di poco superiore ai 160 km/h indicati dall’odometro. La versione francese non può vantare le stesse cifre, ma con soli 13 hp la RG 125 F è piacevolmente reattiva a medio regime, sebbene manchi della spinta originale. Nulla di ciò che riguarda la parte tecnica toglie valore a questa macchina, che non supera la concorrenza ma si mantiene competitiva.
Tuttavia, l’aspetto plastico è molto dibattuto. La linea della carena è di tendenza, anche se la coda non è particolarmente dinamica. Le prime versioni sfoggiano colori vistosi, con carene bianche o nere decorate in giallo, blu o fucsia. E sebbene questa peculiarità estetica non penalizzasse particolarmente la RG 250 e la GSX-R 750 dello stesso periodo, la RG 125 F ne ha sofferto un po’ in termini di volume di vendita. A prezzo di lancio intorno ai 28.000 FF (circa 4.300 €), offriva prestazioni vicine a quelle dei concorrenti, pur con una finitura leggermente inferiore agli italiani, ma a un prezzo inferiore di circa 6.000-7.000 FF (circa 1.000 €). La logica avrebbe portato a considerarla la vincitrice, ma occorreva tenere conto della politica estrema dei marchi italiani, che offrivano modelli invitanti e molto più potenti e ambiti ai giovani piloti.
Questo modello base fu inizialmente proposto in una versione spogliata chiamata Wolf. In alcune mercati fu offerta anche una versione da 200cc (sia in versione carenata che nuda). Con questa cubatura la moto diventava molto più dinamica in mid-range, grazie al boost di 75cc sull’intero campo di funzionamento. La RG Gamma, introdotta nel 1984 al Cologne Motor Show, chiudeva la gamma Suzuki delle sportive due tempi da 250 e 500 gamma. La concorrenza a quel tempo era poco aggressiva e i marchi italiani non avevano ancora lanciato i mini-missili (Aprilia AF1, Cagiva Freccia C9, Gilera KK) che avrebbero rivoluzionato il mercato. La NSR 125 di Honda, raffinata nel 1987 insieme alla terna italiana, completava lo scenario.
Da un punto di vista commerciale, la strategia giapponese fu quella di offrire un modello con attributi sportivi molto evidenti rispetto alle concorrenti. A quel tempo l’estetica richiamava molto quelle della gamma 250, con un telaio ispirato e differenze minime rispetto al grande fratello 250. Questa carena quasi integrale fu una novità per una 125 di serie. La RG Gamma offriva una carrozzeria molto stabile e una sella bassa con un poggiapiedi avanzato, ma con una maneggevolezza eccezionale grazie a una ciclistica leggera e a una geometria studiata per agevolare i principianti.
Con il passare degli anni, la Gamma fu affiancata da versioni sempre più grandi e potenti che hanno rapidamente oscurato la RG, contribuendo al declino della gamma 125 di Suzuki. Nonostante ciò, la RG 125 Gamma rimane un modello emblematico per l’approccio di Suzuki agli 125 sportivi, offrendo una base capace di regalare piacere di guida ed esaltare le doti di handling, anche se con un limite di potenza e prestazioni rispetto agli italiani ad inizio decennio.
- RG 125 F: motore moderno 125cc monocilindrico raffreddato a liquido, avviamento elettrico, EPC e potenza attorno ai 30 hp.
- Telaio perimetrale in acciaio, forcella upside-down, freni con dischi, ruote leggere, attenzione al costo di produzione.
- Versioni Wolf e 200cc: espansione della gamma per offrire dinamismo e aderenza al mercato europeo.
In sintesi, la RG 125 Gamma rappresenta la punta di diamante della tradizione Suzuki nelle sportive 125cc della metà degli anni ’80, con una linea audace, un peso contenuto e una dinamica di guida efficace per l’epoca, mentre la RG 125 F della prima metà degli anni ’90 tenta di restare competitiva in un mercato dominato dall’italiana potenza e dall’offerta giapponese modulata.

