Piaggio Ciao Prima Serie 1967: nascita, caratteristiche e curiosità
Superato un periodo critico per la forte contrazione delle vendite della Vespa nel 1965 e la fase drammatica dell'alluvione (lo straripamento del fiume Era è del 4 novembre 1966), la Piaggio, guidata dal nuovo presidente Umberto Agnelli, si presenta sul mercato con un prodotto del tutto nuovo: il ciclomotore Ciao.
Se nella forma è ben evidente l’ascendenza della bicicletta, il nuovo ciclomotore è però dotato di un generoso motore da 49 cc e di un innovativo cambio automatico a regolazione continua, capace di adeguare istantaneamente il rapporto di trasmissione alle condizioni di carico, pendenza, velocità.
Il Ciao è un ciclomotore molto semplice ma non per questo privo di sfumature.
Sicuramente la passione mi ha portato a studiare i dettagli di questo piccolo ciclomotore che dal 1967 al 2006 ha subito tante migliorie, sia a livello motoristico che a livello telaistico.
A mio avviso, con il Ciao la Piaggio ha indovinato quello che il mercato cercava, ovvero un ciclomotore semplice, leggero, facile da usare e da ricordare grazie ad un nome così comune.
Quando parliamo di “preserie” intendiamo un modello precedente a quello poi prodotto in massa, con caratteristiche sperimentali.
Esiste qualcosa di analogo “prima del primo” Ciao e da quali carratteristiche li possiamo distinguere dal Ciao che poi fu effettivamente posto nella produzione di serie?
Nel Settembre del 1967 il Ciao era già pronto negli stabilimenti Piaggio ma l’omologazione tardava ad arrivare, quindi ad ottobre decisero comunque di presentarlo.
Si parla di preserie riferendosi ad un numero limitato di modelli che partono dal telaio numerato 101 fino a quello numero 700 circa, uguali nella forma e nei dettagli ai successivi “prima serie”.
Quale viene chiamato il primo Ciao omologato di serie?
Quali caratteristiche lo rendono maggiormente distinguibile dai successivi?
Dopo il “preserie”, i Ciao prodotti prendono il nome di Ciao “A”.
Mantengono un faro tondo anteriore con il devio luci incorporato nel faro stesso, i cerchi con canale centrale rialzato, la sella fissa al telaio e ammortizzata da una molla alloggiata nel corpo della sella e un cassettino porta oggetti grigio.
Il primo modello Ciao viene evoluto oppure resta invariato per tutto il biennio di produzione?
In quali colorazioni veniva commercializzato?
Nel 1967 furono prodotti solo quattro modelli, due modelli con ruote da 19 pollici e due modelli con ruote da 17 pollici.
L’unica variante era la forcella che poteva essere molleggiata con freno a tamburo oppure rigida con freni a pinza, ma comunque tutti con trazione a puleggia.
Il Ciao veniva commercializzato nel ‘67 e ‘68 al costo di circa 54000 lire nella versione con ruote da 17” e 19” e forcella rigida, oppure a 59000 lire nelle versioni con ruote da 17” e 19” con forcella molleggiata.
La versione a variatore che come dicevo era disponibile solo dal gennaio ’68, aveva un costo di 61000 lire.
La scelta della forcella rigida e dei freni a tampone fu prettamente economica?
Effettivamente la versione con forcella rigida era decisamente la più economica e sicuramente la meno confortevole, praticamente paragonabile ad una bicicletta dal peso abbondante.
Sappiamo che ti diletti nel restauro.
I ricambi specifici per il restauro di questo primo modello sono tutti facilmente reperibili per l’acquisto oppure devi fare bricolage?
Esistono più ricambi nuovi o rimanenze di magazzino, tanto meno le repliche (come ad esempio nel mondo Vespa).
Tutto quello che viene installato su uno di questi mezzi qual ora fosse mancante o danneggiato, deriva da una lunga ricerca nei vari mercatini o, anche se spiacevole, dallo smembramento di altri Ciao troppo compromessi e non più idonei al restauro.
Per quanto riguarda il nostro ciclomotore, non parlerei di “Santo Graal” del ricambio, in quanto tutto ormai può ritenersi ormai molto raro da trovare.
Di sicuro le famose marmitte con saldatura in ottone sono però uno di quei ricambi che scarseggiano maggiormente.
Decisamente sì, ma recarsi in questi luoghi diventa sempre più simile ad una caccia al tesoro e bisogna chinarsi e sporcarsi le mani per trovare il pezzo giusto, ad un prezzo abbordabile, nelle cassette di plastica degli ambulanti.
Il Ciao ha segnato un’epoca nel panorama della mobilità urbana italiana, con una diffusione capillare, soprattutto nella versione Prima Serie.
Il percorso evolutivo del Ciao inizia con la Prima Serie (M7E1T), seguita dalla Seconda Serie (M7E2T) e dalla Terza Serie (M7E3T).
Con ogni nuova generazione, Piaggio ha introdotto aggiornamenti stilistici e tecnici, mantenendo però la struttura essenziale originaria.
Il Ciao non ha avuto veri e propri predecessori, posizionandosi come pioniere nel segmento dei ciclomotori leggeri.
Il vero punto forte del Ciao risiede nella sua meccanica spartana e robusta: un motore 49cc a due tempi disposto orizzontalmente, semplice da mantenere e progettato per il funzionamento con miscela olio-benzina al 2%.
L'avviamento avviene tramite pedali, inizialmente in metallo e poi aggiornati con rivestimento in plastica nera.
Il sistema di trasmissione si distingue per la doppia frizione automatica integrata in un'unica unità rotante, che gestisce separatamente l'avvio e la marcia.
Il collegamento tra il motore e il mozzo posteriore è assicurato da una catena e una cinghia.
Il motore a due tempi da 49cc offre prestazioni adeguate per la categoria dei ciclomotori: una velocità utile in ambito urbano e costi di gestione contenuti.
La presenza della doppia frizione automatica rende la guida particolarmente agevole, ideale per l’uso cittadino e per chi cerca un approccio intuitivo al mezzo a due ruote.
Il telaio leggero e la ciclistica da bicicletta favoriscono la maneggevolezza anche nel traffico intenso.
Il design minimalista e funzionale del Ciao richiama il mondo della bicicletta, con linee essenziali e struttura snella.
I materiali impiegati sono stati selezionati per durabilità e semplicità di manutenzione.
Alcune versioni offrono colorazioni speciali e dettagli come parafanghi cromati o accessori specifici per il trasporto.
Il Piaggio Ciao si distingue come simbolo della mobilità accessibile italiana, grazie a una meccanica affidabile, una manutenzione ridotta e una diffusione capillare, soprattutto nella versione Prima Serie.

Piaggio Ciao: il ciclomotore che ha motorizzato l’Italia | Storia, versioni e leggenda.
Uso storico e curiosità sulla prima serie
Il Ciao è stato lanciato nel 1967 dalla Piaggio e progettato dall'ingegnere Bruno Gaddi, segnando un'epoca nel panorama della mobilità urbana italiana.
Il design si ispira alla bicicletta, con un telaio snello e leggero che ha permesso a molti giovani dell'epoca di muoversi in totale autonomia.
- Prima Serie M7E1T: telaio, carrozzeria e dettagli della preserie, prodotta in numero limitato.
- Seconda Serie M7E2T: aggiornamenti minimi mantenendo la struttura originaria.
- Terza Serie M7E3T: ulteriori rifiniture e miglioramenti tecnici.
La versione con variatore, disponibile dal gennaio ’68, rappresenta l’evoluzione tecnica chiave rispetto alle versioni iniziali.
La scelta della forcella rigida e dei freni a tampone fu prettamente economica, con conseguenze sulla comodità di guida.
La gamma di modelli prodotti nel 1967-1968 comprende varianti con ruote da 17” e 19”, entrambe disponibili con forcella rigida o molleggiata.
