Pedivella tubolare cervus: effetti, vantaggi e considerazioni biomeccaniche
BB drop più accentuato (cioè il dislivello fra mozzi e movimento centrale): l’uso di pedivelle più corte consente di abbassare il movimento centrale senza aumentare il rischio di contatto con il terreno, grazie alla minore escursione verticale della pedivella stessa. La tendenza a utilizzare pedivelle più corte, anche da 155 o 160 mm, va di pari passo con l’evoluzione delle geometrie moderne. Un tempo riservate a rider di bassa statura, oggi le pedivelle corte si trovano sempre più spesso su bici da trail, enduro e soprattutto su e-Mtb, indipendentemente dalla taglia del telaio.
Il primo vantaggio, già accennato, riguarda la luce a terra: una pedivella più corta riduce il rischio di urtare rocce o radici durante la pedalata in tratti tecnici, abbassando anche il movimento centrale. Inoltre, accorciando il raggio di rotazione della gamba, la pedalata diventa più compatta e rotonda, con minori escursioni verticali. In combinazione con un tubo piantone verticale, le pedivelle corte permettono al rider di restare più centrato sopra la bici, evitando di scivolare troppo all’indietro quando la pendenza aumenta.
Un aspetto spesso trascurato riguarda la dimensione della corona: alcuni produttori, nell’intento di compensare la leva ridotta offerta dalle pedivelle corte, adottano corone da 34-36 denti al posto delle più comuni da 32-34. In teoria, questa scelta aiuta a mantenere velocità e spinta nei tratti veloci, ma aumenta anche il carico muscolare necessario per far girare le gambe, specialmente su salite lunghe e a bassa cadenza. Infine, nel caso delle e-MTB, la riduzione della leva meccanica offerta dalle pedivelle corte non è un limite significativo, grazie all’assistenza del motore.
Le pedivelle corte influenzano la pedalata in diversi modi. Riducendo l’escursione del piede in ogni rotazione (fra PMS e PMI), si ottiene una pedalata più rotonda e fluida, che può portare vantaggi in termini di cadenza e affaticamento, soprattutto su lunghe salite. Tuttavia, dal punto di vista biomeccanico, la leva più corta riduce il braccio di forza a disposizione, il che può risultare meno efficiente nella generazione di coppia, in particolare a basse cadenze o su rapporti lunghi. Un altro effetto importante è la distanza tra il punto morto superiore e quello inferiore della pedalata: con pedivelle corte, questo range si riduce e porta a una minore escursione articolare.
Dal punto di vista della guida in discesa, le pedivelle corte offrono vantaggi spesso poco discussi ma significativi. Quando il biker si trova in piedi sui pedali con le pedivelle parallele al terreno, una pedivella più corta riduce la distanza orizzontale tra i due punti d’appoggio (i piedi), portando a una posizione più compatta e centrale. In situazioni veloci, sconnesse o in presenza di drop e salti, questa posizione raccolta consente reazioni più rapide del corpo, una maggiore fluidità nella gestione dei movimenti e una minore esposizione a torsioni articolari.
Se dal punto di vista della guida e della dinamica del mezzo le pedivelle corte portano diversi vantaggi, sotto il profilo biomeccanico la questione è più delicata. Inoltre, una pedivella più corta limita l’escursione articolare dell’anca e del ginocchio, costringendo il ciclista a lavorare in un arco di movimento più ridotto. Cambia anche il pattern di attivazione muscolare: con pedivelle corte, i glutei - principali generatori di forza nella fase di spinta - vengono coinvolti in misura leggermente inferiore, mentre aumentano le richieste su quadricipite e muscoli anteriori della coscia.
L’accoppiata tra pedivelle corte e tubo piantone molto verticale comporta un avanzamento naturale della posizione del ginocchio rispetto al pedale. Per compensare e riportare il corpo in un assetto più neutro, può essere utile arretrare leggermente la sella rispetto a quanto si farebbe con geometrie tradizionali. La sella SMP VT30C permette un ampia regolazione dell'arretramento della sella, fra le più ampie in ambito MTB. Tuttavia, l’arretramento non va spinto troppo oltre: uno spostamento eccessivo potrebbe annullare i benefici ottenuti dall’angolo piantone verticale in salita, peggiorando la trazione e la stabilità. Altro fattore cruciale è l’altezza della sella, che va aumentata: accorciando la pedivella, si riduce la distanza verticale massima tra bacino e asse del pedale quando si trova nel PMI.
Per mantenere la stessa estensione della gamba, è necessario sollevare la sella di un valore pari alla differenza di lunghezza tra le vecchie e le nuove pedivelle (es. circa 20 mm se si passa da 175 a 155 mm). Chi pedala molto in salita o su percorsi lunghi dovrebbe anche considerare l’adattamento muscolare. I glutei, coinvolti in modo differente, possono richiedere esercizi mirati di attivazione per rimanere efficaci nel gesto atletico. Un altro punto chiave è l’abitudine all'alta cadenza di pedalata. Con pedivelle corte, una pedalata più agile è spesso la strategia migliore per mantenere efficienza e fluidità. Tuttavia, molti biker sono abituati ad usare rapporti lunghi a bassa cadenza, specialmente su e-MTB, sulle quali il supporto del motore rende tutto più facile. L’abbinamento pedivelle corte-cadenza bassa-corona grande può creare una combinazione biomeccanicamente svantaggiosa.
Parlando di MTB tradizionali, l’adozione di pedivelle corte e piantone verticale non è più una tendenza marginale, ma una vera e propria evoluzione progettuale. Guardando al futuro, possiamo aspettarci che le MTB continuino a evolversi verso telai progettati intorno a pedivelle corte, con quote geometriche sempre più affinate.
Ho riprovato le pedivelle da 165 mm. E mi sono piaciute, perché... Ho riprovato le pedivelle da 165 mm sulla MTB. Rispetto alla prima esperienza del 2020, stavolta è andata decisamente meglio. Simone Lanciotti
Sono il direttore e fondatore di MtbCult (nonché di eBikeCult.it e BiciDaStrada.it) e sono giornalista da oltre 20 anni nel settore delle ruote grasse e del ciclismo in generale. E di conseguenza MtbCult (oltre a video test, e-Mtb, approfondimenti e tutorial) parla anche di questo rapporto privilegiato uomo-Natura-macchina. Senza dimenticare il canale YouTube, che è un riferimento soprattutto per i test e gli approfondimenti.

Implicazioni pratiche per la configurazione
Una pedalata più corta richiede spesso una revisione della postura: arretrare leggermente la sella e/o alzarela per mantenere una estensione della gamba efficiente in salita. L’uso di corone più grandi va valutato caso per caso, bilanciando velocità, resistenza muscolare e tipo di terreno. Per le MTB tradizionali, l’evoluzione verso pedivelle corte implica una maggiore attenzione al settaggio della cassetta e all’adattamento muscolare: i quadricipiti lavoreranno di più in certe condizioni, mentre i glutei potrebbero necessitare di specifici esercizi di attivazione.
In ambito e-MTB, l’assistenza del motore attenua l’impatto della leva meccanica ridotta, ma è comunque consigliabile testare diverse configurazioni per individuare l’equilibrio ottimale tra cadenza, potenza e comfort. Per chi percorre lunghe salite o gare endurance, è utile allenarsi con cadenze elevate e con pedivelle da 155-160 mm per abituare la muscolatura a lavorare in arcate di movimento diverse rispetto al passato.
Pedivelle da Mtb: lunghe o corte? 🤔
Note sull’ergonomia e la tecnica di pedalata
- La ridotta escursione del PMI-PMS porta a una pedalata più rotonda e costante, utile in salita prolungata.
- La biomeccanica cambia: glutei meno attivi in fase di spinta, quadricipiti e muscoli anteriori lavorano di più.
- Un avanzo di ginocchio rispetto al pedale può richiedere una lieve retrocessione della sella per mantenere l’allineamento neutro.
- L’aumento dell’altezza della sella è consigliato quando si passa a pedivelle più corte per conservare la lunghezza della gamba.
