RDR Ares 1.2: telaio XC di ispirazione artigianale e soluzioni tecnologiche avanzate
Il telaio è disponibile in due versioni: WC (World Cup) o SL (Super Light). Il primo è nato per le esigenze dei riders più pesanti o per gli atleti che utilizzano la bici in condizioni molto gravose, ad esempio sui tracciati di Coppa del Mondo. Esternamente, su tutti i telai viene effettuato un trattamento in resina “nanotecnologica”, che permette di non utilizzare vernici, lasciando la trama di carbonio a vista ed aumentando di molto la resistenza del telaio allo sporco e agli impatti. Lo sterzo è molto compatto, per lavorare meglio con le forcelle da 120 mm, inoltre la zona dell'ammortizzatore (anch'esso da 120 mm) è stata snellita per avere più spazio possibile all'interno del triangolo principale.
Prima di chiudere il discorso sulle geometrie bisogna chiarire un dettaglio: inizialmente, sul telaio della ARES 1.2 era presente un link munito di asola ed inserto eccentrico, che permetteva di modificare gli angoli di sterzo e piantone. Il telaio RDR Ares 1.2 ospita di serie un ammortizzatore con travel di 120 mm e fissaggio di tipo Trunnion. Gallo Moto si occupa anche del tuning dell'ammortizzatore, che richiede delle accortezze specifiche per rendere al meglio sul telaio della nuova Ares.
Il gruppo è uno Sram XX Eagle Transmission completo (in questo caso senza powermeter), abbinato a dei freni Formula Cura X. Le ruote sono molto particolari e allestite in Germania da Pi Rope, utilizzano dei cerchi RDR Fibra Race con canale interno di 30,5 mm e dei raggi tessili (in poliestere Vectran), prodotti da Pi Rope insieme ai mozzi. Chiudiamo con il manubrio integrato, che è l'ultima novità di casa RDR. Dopo circa un anno di studio e test dei vari prototipi, l'azienda valdostana è riuscita a realizzare un cockpit molto particolare, che permette sia il passaggio interno dei cavi (forando le asole anteriori), sia quello esterno. Sulla bici test troviamo uno stem lungo 67 mm e con una inclinazione di -22 gradi. Attualmente, il cockpit integrato RDR è disponibile in una sola versione, con attacco da 67 mm con inclinazione di -22°. In futuro arriverà anche una versione con attacco da 77 mm e inclinazione di -19°.
Il telaio in versione SL (quella utilizzata sulla bici test) pesa 1490 grammi (taglia M e senza ammortizzatore), nella versione WC pesa 1580 grammi. La bici fornita per il test pesa 9,95 kg con pedali Look X-Track Race Carbon e lattice nelle gomme. In occasione del Campionato Italiano Xc ho montato una sella più imbottita della Alpitude di serie (Prologo Scratch M5 Nack) e delle gomme Pirelli Scorpion XC RC 2.4” ProWall con inserti Andreani Supermousse Pac EvoLite. La RDR Ares 1.2 in questione, con le modifiche fatte per correre l'italiano Xc, pesa 10,2 kg completa. Il kit telaio, senza ammortizzatore, costa 5290€ nella versione WC e 5550€ nella versione SL.
Già dalle prime pedalate, però, ho avvertito delle buone sensazioni ed ho capito che probabilmente la taglia S sarebbe stata troppo piccola. Ero molto scettico sui raggi tessili, ma dopo averli provati posso dire di aver apprezzato molto le qualità di questa tecnologia. A mio avviso, le ruote montate con questi raggi raggiungono il giusto mix tra leggerezza, reattività e comfort. Ne consegue una sensazione di grande sicurezza e divertimento, che invita a superare i propri limiti. Ma c'è un però: bisogna capire bene il funzionamento dell'ammortizzatore posteriore ed impostare la giusta pressione d'aria al suo interno. Mi spiego meglio, inizialmente avevo impostato una pressione di 150-160 psi (peso 63 kg), quella che utilizzo spesso sugli ammortizzatori da Xc. Con questo setup, a sospensioni tutte aperte la bici si comportava bene tra inizio e metà corsa, ma negli impatti più importanti (vedi atterraggi dai salti), l'ammortizzatore andava “a pacco” troppo facilmente. Dopo essermi consultato con RDR e anche con Gallo Moto ho gonfiato di più l'ammortizzatore, passando prima a 210 psi e poi a 230 psi, avvertendo da subito dei benefici.
Volete saperne di più sulle origini e la storia di RDR Italia? RDR Italia: ecco come nascono questi "gioielli" su misura RDR Italia: un piccolo marchio, che produce Mtb esclusive e originali. Daniele Concordia Mi piacciono il cross country e le marathon, specialità per le quali ho un'esperienza decennale. Ho avuto un passato agonistico sin da giovanissimo, ho una laurea in scienze motorie e altri trascorsi professionali nell’ambito editoriale della bici. Per commentare devi essere registrato al sito.
Origini, filosofia e produzione artigianale
Ciao Vincenzo, partiamo dalle origini: come, dove e quando nasce RDR Italia?- RDR nasce nei primi anni 2000 come “filiale” italiana del marchio fondato da Ralph Denk, ex professionista su strada tedesco (RDR è l'acronimo di Ralph Denk Ramen, dove “ramen” sta a significare “telaio” in italiano). Col passare degli anni abbiamo rilevato il marchio, spostando tutta la produzione ed è nato RDR Italia. Diciamo, però, che non parto da zero: nasco sugli sci, dove il carbonio si utilizzava da prima e ho cercato di utilizzare l'esperienza per trasferirla sulle Mtb. Nicolas Jeantet è stato tra gli azzurri più rappresentativi della nazionale azzurra. Tra i suoi risultati troviamo anche un campionato italiano junior e tanti altri piazzamenti di spicco tra gli open. Siamo stati tra i primi a credere nelle 29” e dovendo fornire i telai ad atleti molto piccoli di statura ho optato per delle soluzioni artigianali, cercando delle aziende italiane che fossero realmente preparate. Ma non è stato difficile, perché in quel momento tutti i grandi avevano spostato la produzione in Oriente.
In un mondo globalizzato, da dove viene la “vocazione” delle Mtb artigianali e su misura? Perché non scegliere dei prodotti standard come fanno in molti?- Quando RDR Italia iniziava ad essere conosciuto, abbiamo ricevuto delle proposte da altri marchi, anche italiani. Qualcuno ci ha chiesto di fare una fusione, comprare dei telai in Oriente, facendo magari solo un modello alta gamma made in Italy e puntare sulla quantità. Alcune offerte erano anche allettanti, ma a mio avviso in questo modo il cliente non sa più cosa gli stai vendendo, l'azienda perde la propria identità.
Nei vostri progetti, da dove parte la scelta dei materiali, delle tecnologie e delle geometrie?- Il nostro obiettivo è creare sempre qualcosa di nuovo, senza sosta, sia per quanto riguarda i materiali, sia sulle geometrie e le soluzioni tecniche. Siamo in contatto con tutti i migliori fornitori di carbonio in Italia, che lavorano anche in altri settori come quello auto e ultraleggeri, proprio per stare al passo coi tempi. Osserviamo le tendenze dei vari marchi, prendiamo quello che ci piace, escludiamo quello che non ci convince e realizziamo un progetto nostro. Prima di commercializzare, però, il prodotto viene testato a dovere, da noi e dai nostri collaboratori, cercando di stressarlo il più possibile.
Perché, nel 2020, un biker dovrebbe scegliere un telaio artigianale e su misura?- Perché la qualità è superiore, la cura del cliente è massima, così come la personalizzazione. Rivendibilità: quante volte questo è stato un limite nella vendita dei telai? E quando vi parlano di questo argomento, come rispondete?- Qualche anno fa era uno dei nostri punti deboli, negli ultimi anni è diventato un punto di forza. Il prodotto mantiene il prezzo sul mercato, anche perché la rete dell'usato la gestiamo noi. Ad esempio, se un cliente che ha un budget inferiore, possiamo proporgli un telaio usato, che viene controllato e revisionato, al quale viene riattivata anche la garanzia a vita, che in realtà sarebbe sul primo proprietario. Questo è un servizio importante, che non tutti fanno.
Prezzi: più alti della media, ma paragonabili a quelli dei brand blasonati, con la differenza che?- Essendo un'azienda familiare, siamo molto più flessibili. Dobbiamo avere dei prezzi di listino, soprattutto perché vendiamo anche all'estero e un riferimento serve. Molto spesso, però, se vendiamo in Italia in modo diretto, uno sconto si fa sempre. RDR Italia produce anche manubri, reggisella, ruote ed altri componenti, rigorosamente in fibra di carbonio.
Personalizzazione: uno dei vostri punti di forza. Ma fino a che punto potete spingervi?- La personalizzazione è illimitata o quasi, sia per quanto riguarda le misure del telaio, sia sui componenti e le grafiche. Conosciamo quasi tutti i nostri clienti e cerchiamo di cucire addosso a loro la bici che vendiamo. Sulle vendite all'estero, a volte non è così, ma la gestione è la stessa: il cliente compila il modulo e noi operiamo. Le grafiche sono totalmente personalizzabili, di solito sono realizzate da Speedy Decal.
Pesi: avete una full (Ares) ultraleggera, come avete fatto a raggiungere un risultato simile sul telaio?- Abbiamo worked sui materiali, partiti circa 4 anni fa da una struttura in carbonio T800 con finitura 3K a spessori uniformi che pesava circa 1800 grammi, pian piano siamo passati al T1000 e poi al T1100, utilizzando degli spessori differenziati e una finitura nanotecnologica che ci ha permesso di ridurre la quantità di materiale, pur ottenendo una superficie durissima e indistruttibile. Il telaio attuale pesa poco più di 1400 grammi. La Ares, full di punta di RDR, ha un telaio che pesa poco più di 1400 grammi senza ammortizzatore, tra i più bassi sul mercato.
Il telaio Deus 2.0, invece è più pesante, ma in un certo senso ha “rivoluzionato” il concetto di hardtail da XC: puoi spiegarci in breve perché e com'è fatto?- Il progetto Deus 2.0 (che vi avevamo descritto QUI, ndr) è partito 4 anni fa, ascoltando anche i feedback di atleti importanti che corrono in Coppa, dei quali non posso fare i nomi. Le front del passato erano troppo rigide, non adatte ai percorsi e alle velocità che si raggiungono attualmente. La RDR Deus 2.0 non è una front classica, ma ha un design particolare che conferisce al telaio rigidità solo dove serve, permettendo al carro di flettere ed assorbire le vibrazioni. Il lavoro è stato lungo e impegnativo, stavamo mollando, ma poi mi sono imposto pensando: perché lo sci riesce a flettere e non può farlo un telaio? Quindi ci abbiamo ragionato insieme agli ingegneri, abbiamo sezionato uno sci osservando come lavora e siamo arrivati al risultato finale. Il carro della Deus 2.0 è realizzato con tanti strati di lamelle in carbonio incrociate, che permettono ad esso di muoversi assecondando le asperità del terreno. Il piantone, invece, ha una struttura più robusta che offre rigidità e sostegno in pedalata. Il carbonio utilizzato, al momento è un mix tra T1000 e T1100, stiamo lavorando per alleggerirlo, impiegando per intero il T1100. Ma non è facile mantenere le stesse qualità e la stessa resistenza scendendo di peso. Non sono molti, comunque, i clienti che ci chiedono pesi più contenuti, perché il telaio va bene ed apprezzano le sue qualità. Per ora siamo sui 1100 grammi, in media 200 grammi in più dei top di gamma 2020 delle aziende più famose.
Approccio tecnico e testimonianze
Qual è il dettaglio tecnico/soluzione tecnica più importante su una Mtb da XC e Marathon, secondo RDR?- Il “galleggiamento”, a mio avviso è la dote che si apprezza di più in fuoristrada, ovvero la possibilità di restare incollato al terreno senza subire troppo, mantenendo sempre il giusto grip. Questa qualità è offerta da diverse soluzioni tecniche, ad esempio dal movimento centrale abbassato, dal carro flessibile, ma non troppo, dalle geometrie giuste e personalizzate. Non esiste un singolo dettaglio che fa la differenza.
Qual è la richiesta più frequente che vi fanno i clienti?- In passato era sicuramente il peso, quindi la bici leggera a tutti i costi. Tutt'ora, quando parlo con il cliente la prima volta gli chiedo espressamente: sei “grammo-malato”? Proprio per capire che intenzioni ha... Ultimamente, soprattutto gli atleti più evoluti, capiscono che con quel mezzo chilo in più la bici potrebbe essere più affidabile e magari anche più veloce.
E qual è stata la più “stravagante”?- Più di qualcuno mi ha chiamato chiedendo se fosse possibile inserire nel telaio un piccolo motorino invisibile e silenzioso, benché da 50-100 watt! Alcuni pagherebbero anche cifre folli...
Il punto di forza più importante di RDR Italia?- Oltre a peso, qualità e personalizzazione che ho già citato, credo che la nostra qualità più importante sia il “saper ascoltare”. Io ascolto tutti i consigli ed i punti di vista, poi me li segno. Da poco tempo è nata una collaborazione con Gallo Moto per il setup delle sospensioni.
Dove pensi, invece, di poter ancora migliorare?- Sicuramente dobbiamo lavorare sul marketing, sull'immagine. Non abbiamo un vero e proprio ufficio marketing, stiamo lavorando sul sito, ma non è facile trovare tempo per fare tutto. Le nostre risorse, al momento preferiamo dirottarle sulla ricerca e sui materiali.
Competizioni: avete un team femminile di Coppa del mondo, ma anche degli atleti che fanno marathon. Quanto e perché è importante per un piccolo marchio essere presenti sui campi gara?- E' fondamentale, nonostante a volte le spese siano molto elevate. Sia per lo sviluppo dei prodotti, sia come immagine: non servono per forza atleti ultra-vincenti, ma atleti umili, che sappiano comunicare e abbiano la volontà di crescere insieme. - E sui social? Quanto conta essere presenti? C'è gente che non ha niente da perdere e se può ti distrugge. A volte manca il rispetto. Quindi bisogna esserci, ma in modo attento, coerente ed onesto, senza raccontare favole.
Qual è il sogno più grande di Vincenzo e dello staff RDR Italia?- Sicuramente non è quello di diventare ricchi, non ci interessa, altrimenti non lavoreremmo in questo modo. Il mio sogno è continuare a crescere in questo modo e accontentare sempre i clienti. Poi mi piacerebbe che il marchio restasse in piedi quando io non potrò più occuparmene, magari grazie ai miei figli. Infine, mi piacerebbe avere i fondi per mettere in piedi un team di altissimo livello e vedere le mie bici vincere una gara di Coppa, oppure qualche titolo nelle Marathon.

La Ares 1.2 non è una bici da listino, ma da menù "a la carte", è una scelta di stile e di identità.
