Michele Rinaldi enduro 1985: dai podi mondiali alla leadership italiana nel motocross
Per confermare le voci che circolavano insistentemente nel paddock, Yamaha dalla prossima stagione non si avvarrà più della struttura che fa capo a Michele Rinaldi per quanto riguarda le gare in pista. Lo storico team parmense, diretta emanazione della casa dei tre diapason, non farà più parte del paddock del Mondiale MXGP, la sua eredità verrà presa dalla squadra Wilvo Yamaha MXGP.
Questa è la novità principale emersa dalla conferenza stampa appena terminata all’autodromo di Imola, alla vigilia dell’MXGP d’Italia 2019. Michele Rinaldi nei Cavalieri del cross. Idolo dei tifosi fin dagli esordi in gara negli anni ’70, Rinaldi è una delle figure più influenti del Motocross mondiale. Come pilota, Rinaldi è stato uno dei nomi forti della scena internazionale lungo tutti gli anni ’80. Ha vinto il titolo mondiale della 125 nel 1984, due Coppe delle Nazioni 125, 13 gran premi e 4 campionati italiani Senior, oltre a finire altre 5 volte sul podio della classifica finale di un campionato del mondo.
Rinaldi ha conquistato il titolo mondiale del 1984 gestendo in autonomia un suo team, costruito apposta l’inverno precedente. Michele Rinaldi sarà premiato nel pomeriggio del 19 giugno dalla Federazione Motociclistica Italiana e FXAction Group. Michele Rinaldi è stato il primo pilota italiano a fregiarsi del titolo di campione del mondo, ma è stato, e continua ad essere ancora oggi, un team manager di grande successo. Nato a Parma, il 9 Marzo 1959, fin dagli inizi decise di intraprendere una via differente rispetto ai suoi connazionali, andando ad allenarsi in Olanda e Belgio nel periodo invernale.
Mentre la maggior parte dei piloti sceglieva di correre le gare nazionali come preparazione al mondiale, lui invece scelse di affinare la tecnica di guida sugli ostici tracciati sabbiosi. All’esordio nel mondiale classe 125, nel 1978, in sella alla Tgm, concluse dodicesimo nella graduatoria finale, mettendosi in luce a San Severino Marche, dove ottenne il terzo posto nella seconda manche. L’anno successivo progredi, con un ottavo posto, conquistando il primo trofeo internazionale, ovvero la “Coupe de l’Avenire”.
Nel 1980 fu addirittura vice campione del mondo, preceduto per un’inezia da Harry Everts (Suzuki). Il parmense avrebbe potuto anche recriminare su quell’epilogo: infatti nel gp d’Austria, dopo la gara, vennero pesate le moto e quella del rivale belga risultò sottopeso. Avrebbe dovuto quindi scattare la squalifica, ma la giuria internazionale non prese provvedimenti. Everts guadagnò quindi 30 punti, che a fine stagione gli permisero uno scarto su Michele di appena 20 punti. Di quella stagione, oltre all’impresa del titolo sfiorato, rimane comunque la splendida doppietta ottenuta il 15 Giugno nel gp d’Italia, a Montevarchi, davanti a trentamila tifosi.
Rinaldi non si perse d’animo e per la stagione successiva decise di accasarsi con Gilera. Fin da subito fu evidente la scarsa affidabilità della moto italiana. Sul tracciato francese di Pernes les Fontaines, durante i test invernali, gli esplose il motore mentre era in pieno rettilineo. I vari guai tecnici e le molte forature gli impedirono di lottare ad armi pari contro la coppia Everts-Geboers. Proprio con quest’ultimo fu protagonista di un episodio controverso durante la seconda manche del gp di Germania. Nel corso dell’ultimo giro della seconda manche, nel discesone finale a pochi metri dall’arrivo mentre si trovava in testa, venne centrato in pieno dal giovane Eric. Caddero entrambi e la vittoria, ormai certa, finì nelle mani di Andreani.
“The kid” a fine gara dichiarò di essere rimasto senza freni e quindi impossibilitato a fermarsi. Per sua sfortuna uno spettatore consegnò a fine gare alla giuria il freno svitato da Eric poco prima di tornare ai box. Michele non dette troppo peso all’accaduto e, nonostante i punti persi, riprese con veemenza la sua rincorsa al titolo cogliendo un secondo ed un primo posto nel Gp di Finlandia, presentandosi nel conclusivo gp di Cecoslovacchia con soli 2 punti di ritardo da Everts. I sogni iridati svanirono però ancora una volta. Un nuovo problema tecnico della Gilera lo obbligò al ritiro, facendolo scivolare in classifica finale al terzo posto. Il titolo fu ancora appannaggio di Everts.
Nel 1982 proseguirono una lunga serie di rotture e noie meccaniche. In quella stagione Geboers conquistò il titolo mentre Rinaldi terminò ancora una volta terzo preceduto dal nuovo compagno di team, il toscano Corrado Maddii. Michele intanto, durante il corso del mondiale, era già stato contattato sia da Honda che da Suzuki per correre il mondiale seguente sempre nella classe 125. Alla fine accettò la proposta di Sylvain Geboers, responsabile Suzuki. Nel 1983 diventò quindi compagno di squadra di Eric Geboers.
Nonostante la solita costanza di risultati ed una entusiasmante vittoria nel GP d’Italia ottenuta a Lombardore, il parmense non andò oltre al secondo posto al termine del mondiale dietro al compagno di squadra. Nel periodo della convalescenza arrivò una pessima notizia: la casa nipponica aveva deciso di ritirarsi dalle corse. Michele, nonostante lo sconforto iniziale, non si perse d’animo e decise di continuare con la stessa moto. La Suzuki del 1984 senza nessuno sviluppo pur senza sviluppo. Divento quindi il primo pilota team manager di sé stesso.
In questa avventura lo seguì, come sempre, il fido meccanico Iller Aldini. La nuova stagione non iniziò sotto i migliori auspici. In una gara indoor si infortunò alla spalla (lussazione). La settimana seguente a Maggiora fu vittima del medesimo problema, tutto a pochi giorni dal via del mondiale. A Vittorio Veneto, durante lo svolgimento del primo gp della stagione, dopo un secondo posto nella manche d’esordio, la spalla lo tradi ancora. Decise di operarsi subito a Bologna e saltò necessariamente tre gare.
Al rientro, nel GP di Germania, il campionato era al quinto appuntamento. Vinse 9 delle 16 manche ancora in programma. Il 12 Agosto 1984 si presentò al decisivo GP di Lussemburgo, con un ritardo di 30 punti rispetto al suo rivale per antonomasia, Corrado Maddii. Sembrava quasi tutto scontato, ma nelle prove successe l’imprevisto. Maddii, pilota da sempre più conservativo rispetto a Rinaldi, decise di scendere in pista all’ultimo momento per cercare di conquistare il miglior tempo. Entrando in pista non vide Michele Fanton che sopraggiungeva. Tentò di evitare l’impatto ma la collisione fu inevitabile. L’esito fu disatroso. Per Maddii una gamba fratturata, Michele Fanton in lacrime e addirittura Rinaldi che voleva partecipare alla gara.
Dopo le parole di Jobè, Sylvain ed Eric Geboers Michele decise di schierarsi al cancello, anche perchè per fregiarsi del titolo avrebbe dovuto conquistare almeno trenta punti. Con una vittoria nella manche d’apertura ed un quarto posto nella seconda Michele Rinaldi diventò il primo italiano a conquistare il titolo di campione del mondo. All’arrivo però non esultò. Non avrebbe voluto vincere così quel mondiale così tanto duramente inseguito e sognato. La vittoria del titolo della classe 125 gli permise di schierarsi al via del mondiale della 250 per il 1985. Alla sua prima stagione della quarto di litro terminò quarto in classifica generale.
L’anno seguente tenne banco il duello tra Jacky Vimond e l’azzurro. La spuntò il primo, mentre per Michele ci fu comunque la soddisfazione della vittoria nella seconda manche nel GP d’Italia, disputato al Ciglione della Malpensa. All’inizio del 1987 coronò il sogno di partecipare alla Parigi-Dakar. Durante quella nuova esperienza, così fortemente voluta, cadde due volte infortunandosi ancora alla spalla. L’ennesimo problema fisico condizionò tutto il campionato mondiale che concluse senza vittorie all’attivo, ma con un ottimo quarto posto finale risultando il miglior italiano impegnato nelle tre classi mondiali. Decise quindi che quella sarebbe stata l’ultima stagione iridata. Annunciò il ritiro dalle competizioni togliendosi un’ultima soddisfazione a Maggiora in una gara valida per i “Masters of Motocross”. Il resto è storia recente con l’esperienza da team manager che gli ha fruttato molti titoli.
Dopo aver fatto debuttare nel mondiale 1988 classe 250 l’americano Rodney Smith, ha portato Alex Puzar al primo titolo iridato nella 250 (1990) in sella ad una Suzuki ufficiale. Nel 1992 passa a Yamaha, e continua a trionfare con gli americani Donny Schmit (1992), Bob Moore (1994 nella 125), con l’imolese Andrea Bartolini (1999 nella 500) e soprattutto riporta a vincere, dopo due stagioni sfortunate e bersagliate da vari infortuni fisici, Stefan Everts. La volontà di scommettere sul pilota belga, che pochi davano ancora per vincente a fine del 2000, gli vale dal 2001 al 2006, ben sei titoli consecutivi. Nel 2008 vince il titolo in MX1 con David Philippaerts. Nel 2015, senza partire con i favori del pronostico, porta alla vittoria il giovane talento Romain Febvre. Michele Rinaldi non ha solo scritto un pezzo di storia del nostro motocross, ma è stato il primo italiano ad avvicinare così tante persone al motocross, soprattutto per quanto dava in pista, non risparmiandosi mai. Una persona sempre disponibile e molto professionale.
Dopo di lui, in ordine di tempo, sono venuti campioni del calibro di Alessandro Puzar (campione del mondo in classe 250 nel 1990 e in classe 125 nel 1995), Alessio Chiodi (autore di una tripletta d’autore in classe 125, dal 1997 al 1999), Andrea Bartolini (unico tricolore a salire in cima al mondo in classe 500, sempre nel 1999), David Philippaerts (di chiare origini belga e numero 1 in classe 250 nel 2008), e buon ultimo l’immenso Antonio Cairoli (che ai nove titoli iridati, due in classe 125 e ben sette in classe 250, può aggiungere ben 89 vittorie parziali, secondo solo al fenomenale Stefan Everts, che di campionati del mondo ne ha vinti dieci e di successi ne vanta 101).
Parmense classe 1959, Michele Rinaldi, che ha esordito nel 1974, con la TGM, nel campionato cadetti, per poi diventare campione italiano juniores nel 1977 in classe 125 aprendosi, così, per lui le porte del mondiale dei “grandi“, in verità, già da qualche anno va facendo la corte al grande risultato. Dopo il debutto, più che soddisfacente, nel 1978 quando è 12esimo in classifica generale, migliorandosi l’anno dopo quando è ottavo, ecco che poco più che 21enne, nel 1980, seppur montando una mezzo non proprio di prima fascia, Rinaldi contende il titolo iridato ad Harry Everts, chiudendo secondo a soli 5 punti dal campione belga, a cui non viene comminata una squalifica, come imporrebbe il regolamento, al Gran Premio d’Austria dove la sua Suzuki è fuori dai limiti di peso. Il risultato ottenuto con la TGM lancia Rinaldi nel firmamento dei piloti più corteggiati dalle grandi marche, e per le due stagioni successive il parmense si merita l’ingaggio della Gilera, che gli mette a disposizione una moto decisamente di caratura superiore, in grado di lottare per il titolo mondiale. Nel 1983 Rinaldi si accasa alla Suzuki, che gli mette a disposizione una moto perfettamente competitiva. E per Michele è l’ora di raccogliere i frutti di un lungo inseguimento, già terminando di nuovo secondo nel mondiale al primo anno, quando a vincere è ancora Geboerts.
E’ proprio il pilota aretino, nel frattempo passato alla Cagiva, nato a Bucine il 28 marzo 1957, a comandare a lungo la graduatoria, quando si trova a rivaleggiare anche con l’olandese Kees Van der Ven, che monta KTM. Michele va sotto i ferri, rimanendo inattivo per le successive tre gare, il che significherebbe rimandare a chissà quale data il sogno iridato. Ma quando torna, in Germania, Rinaldi è già capace di far sua una delle due manche. E’ il segnale del riscatto, ed operare la rimonta su chi guida la classifica, se pareva solo azzardato pensarlo, invece diventa un sogno non proprio irrealizzabile. Già, come al solito, lo sport che concentra gioia e dolore nei suoi racconti più epici. E di epico, in quel 1984 targato Italia del motocross, c’è il nome di Michele Rinaldi.

