Micenei scavi di Schliemann: nascita della civiltà egea e la sua eredità controversa
Per leggere questo articolo occorrono 6 minuti. La Civiltà micenea attrasse l’attenzione del grande pubblico quasi 160 anni fa, dopo la metà del XIX secolo, grazie soprattutto a Heinrich Schliemann, il cosiddetto «padre dell’archeologia micenea».
È un uomo verso il quale gli archeologi moderni non risparmiano il loro astio, in parte per i suoi metodi di scavo primitivi e in parte perché non è mai stata verificata fino in fondo l’attendibilità dei suoi resoconti. Quando Schliemann vi giunse, verso il 1870, per iniziare a scavare, gli abitanti del vicino villaggio di Mykenai lo condussero volentieri sul sito. Non aveva m permesso per gli scavi, ma questo non lo aveva mai fermato prima e non lo fermò neanche allora.
Ben presto fece riemergere un certo numero di tombe a circolo con scheletri, armi e oro, un bottino die andava ben al di là dei suoi sogni più audaci. Naturalmente Schliemann, che si sbagliava clamorosamente, anche quando aveva ragione, aveva dato una datazione sbagliata alle tombe e agli altri reperti. Sappiamo. Schliemann scavò a Micene, nel sito vicino di Tirinto e altrove per qualche tempo ancora, prima di ritornare a Troia per condurre altri scavi nel 1878 e negli anni ottanta di quel secolo. Tentò anche di portare avanti degli scavi a Cnosso, nell’Isola di Creta, ma senza successo.
La traduzione dei testi in Lineare B trovati nei siti di Pilo, Micene, Tirinto e Tebe, come pure a Cnosso, continua ancora oggi e ha aperto uno spiraglio sul mondo dei Micenei. Ai dettagli già noti in seguito agli scavi si è aggiunta l’evidenza testuale che ha permesso agli archeologi di ricostruire il mondo della Grecia dell’Età del Bronzo, proprio come ai loro colleghi che lavoravano nei siti in Egitto e in Medio Oriente era stato possibile studiare meglio le civiltà di questi paesi dopo la traduzione di testi scritti in lingua egizia, ittita e accadica.
Sappiamo che la Civiltà micenea iniziò nel XVII secolo a.C., più o meno nello stesso perìodo in cui a Creta i Minoici stavano riprendendosi dal tremendo terremoto che segna la transizione sull’isola dal primo al secondo Periodo palaziale. Wace e Blegen hanno battezzato la periodizzazione della civiltà micenea come Tardo elladico, suddiviso in Tardo elladico I e Tardo elladico II, che vanno dal XVII secolo al XV secolo a.C. Le ragioni dell’ascesa della Civiltà micenea sono ancora oggetto dì discussione.
Una prima ipotesi è che i Micenei aiutarono gli Egizi a spodestare gli Hyksos dall’Egitto, ma oggi questa non è più un’idea molto popolare. Se gli oggetti ritrovati nelle tombe di Micene sono un indizio affidabile, allora alcune delle prime influenze a Micene provennero da Creta: Evans pensava che i Minoici avessero invaso la terraferma greca, ma Wace a Blegen più tardi misero in discussione la sua ipotesi e tutti gli studiosi oggi accettano la loro posizione. Sembra che gli Egizi conoscessero i Micenei e li chiamassero Tanaja, mentre gli Ittiti li chiamavano Ahhiyawa e i Cananei, sulla base dei testi trovati a Ugarit, li chiamavano in modo simile, Hiyawa, se non altro perché questi toponimi non si adattano a nessuno se non ai Micenei.
Se tali riferimenti non si riferiscono ai Micenei, allora queste popolazioni sono rimaste ignote nei testi degli Egizi e delle altre grandi potenze del Medio Oriente della tarda Età del Bronzo. E. H. Cline, Assuwa and the Achaeans. E. H. E. H. Cline, 1177 a.C. H. C. Tsountas, J. I. C. W. Blegen, M. P. C. M. Liverani, Antico Oriente.
Duecento anni fa nasceva Heinrich Schliemann (Neubukow, 6 gennaio 1822 - Napoli, 26 dicembre 1890), autore dei primi scavi sistematici in siti archeologici di straordinaria importanza come Troia, Micene, Tirinto e Orchomenos. In queste imprese fondamentali, Schliemann, poliglotta e autodidatta, investì, a partire dagli anni ’70 dell’Ottocento, le ingenti ricchezze personali, guadagnate precedentemente come spregiudicato uomo d’affari internazionale. Figura affascinante e complessa, Schliemann è considerato da alcuni un ispirato precursore dell’archeologia moderna e da altri un personaggio fraudolento.
È comunque opinione diffusa che i suoi scavi, specialmente a Troia e Micene, abbiano cambiato per sempre la storia della ricerca archeologica in Grecia. Da una parte, le esplorazioni di Schliemann produssero una sorta di rivoluzione copernicana, riorientando il focus della disciplina dalla ricerca in biblioteca a quella sul campo. Dall’altra, la “riscoperta” dell’orizzonte eroico della civiltà greca contribuì a identificare nella preistoria e nella protostoria ellenica le origini della civiltà europea. Al di là delle controversie, Schliemann è oggi ritenuto, insieme ad altre figure emblematiche come Sir Arthur Evans e Wilhelm Dörpfeld, uno dei padri fondatori dell’archeologia egea.
Questa disciplina ha una lunga tradizione a Pisa, come risulta dalla storia delle ricerche sul campo, soprattutto nel Mediterraneo orientale, e dal patrimonio librario di settore della sua biblioteca, ma anche dalla presenza di una interessante collezione di materiali egei, custodita presso la Gipsoteca di Arte Antica e Antiquarium dell’Ateneo. Questi manufatti, seppure relativamente limitati per numero, sono di particolare rilievo, poiché includono oggetti di provenienza diversa, come ceramiche minoiche, micenee e cipriote.
Nell’immagine, Heinrich Schliemann e il collega archeologo Wilhelm Dörpfeld davanti alla Porta dei Leoni di Micene, fotografia scattata nel 1885.

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