Gino Bicicletta: Storie di Passione, Lavoro e Pedali
Il mondo del ciclismo, nel corso dei decenni, è stato popolato da figure leggendarie, atleti che hanno scritto pagine indelebili nella storia dello sport, ma anche da uomini che, dietro le quinte, hanno contribuito in maniera fondamentale alla sua diffusione e al suo fascino. Tra questi, emergono con forza le figure di Gino Montalto e Gino Cappelli, meccanici ciclisti la cui vita è stata indissolubilmente legata al mondo delle due ruote, incarnando un'epoca in cui la bicicletta non era solo uno strumento di svago, ma un pilastro della vita quotidiana e un simbolo di passione inossidabile.
Le Origini di una Dedizione: Gino Montalto e la Nascita di un'Officina
La storia di Gino Montalto è un esempio precoce di come la necessità e la passione possano intrecciarsi fin dalla giovane età. Per aiutare la madre e il fratello più piccolo, Ippolito, Gino ha iniziato a lavorare prestissimo, dimostrando fin da subito una forte dedizione. La sua inclinazione per il ciclismo lo ha portato a formare una squadra ciclistica, la "Gino Montalto", che ben presto si è distinta in numerose competizioni dell'epoca. Questo impegno nel mondo delle gare ciclistiche ha gettato le basi per quella che sarebbe diventata la sua vocazione principale.
Nel 1937, in un piccolo locale situato in piazza Nicola Misasi, Gino Montalto ha dato avvio alla sua attività commerciale, dedicata alla riparazione e al noleggio di biciclette. Questo piccolo negozio è diventato il fulcro della sua esistenza, un luogo dove la sua competenza tecnica si univa a un profondo amore per le biciclette.

L'Impegno Federale e il Contributo allo Sport: Gino Montalto e il CONI
Gli anni '50 e '60 hanno segnato un periodo di grande impegno per Gino Montalto nel panorama ciclistico. La sua partecipazione attiva alla federazione ciclistica è stata fondamentale per l'organizzazione di numerose gare e manifestazioni. La sua esperienza e la sua passione lo hanno reso una figura di riferimento, capace di contribuire in modo significativo alla crescita dello sport.
Il suo coinvolgimento si è esteso anche alla collaborazione con il CONI per l'organizzazione dei primi giochi della gioventù. Questo dimostra la sua volontà di promuovere il ciclismo tra le nuove generazioni, instillando in loro la stessa passione che animava la sua vita. Il resto della sua vita è stato interamente dedicato alla sua attività commerciale, che è cresciuta ed evoluta nel tempo, diventando un punto di riferimento per generazioni di ciclisti. Gino ha continuato a offrire ai suoi clienti il frutto della sua lunga e intensa passione ed esperienza, lavorando instancabilmente fino all'età di 90 anni.
Ascoli e l'Eredità di Gino Cappelli: Un Amore Lungo Sessant'anni
Parallelamente, ad Ascoli, emerge la figura di Gino Cappelli, un altro "biciclettaio" la cui vita è stata un inno alla bicicletta. La sua piccola officina in Via della Fortezza è stata per quasi mezzo secolo un punto di riferimento imprescindibile per tutti i ciclisti ascolani e dei dintorni. In un'epoca in cui la bicicletta era il mezzo di trasporto più diffuso ed economico - e, potremmo dire oggi, più "green" - l'officina di Gino Cappelli rappresentava un luogo di fiducia e competenza.
Gino Cappelli, oggi settantaseienne, ha vissuto un amore lungo sessant'anni con la bicicletta. Nonostante i problemi fisici che lo hanno portato a un meritato riposo, parla volentieri del suo passato, delle sue esperienze lavorative e dei campioni che ha ammirato. La bicicletta, per lui, non è stata solo un lavoro, ma l'amore più grande della sua vita.
Le Radici Familiari e l'Apprendistato: I Fratelli Cappelli
La storia di Gino Cappelli è profondamente legata a quella del fratello maggiore, Sirio. Nel 1949, anno di nascita della Costituzione Italiana, Sirio Cappelli iniziava ad aggiustare biciclette nella sua piccola officina in Corso Mazzini. Sirio era il primogenito di sette figli, nati da una famiglia di contadini che coltivava a mezzadria i terreni della famiglia Cavucci. Tuttavia, Sirio nutriva ambizioni diverse, orientate verso il mondo della meccanica ciclistica, nonostante la presenza di altri valenti meccanici in città come Megnitt’ e Italo Pieranunzi.

Gigi Ferretti: Il Campione Spezzato dalla Guerra
La narrazione del ciclismo di quel tempo non può prescindere dalla figura di Gigi Ferretti, un talento precoce la cui carriera fu tragicamente interrotta dalla Seconda Guerra Mondiale. Nel 1939, a soli diciannove anni, Gigi Ferretti conquistò il titolo italiano Dilettanti sul circuito romano di Rocca di Papa. La sua impresa fu accompagnata dal suo grande amico Achille Egidi, anch'egli valente meccanico ciclista e dirigente sportivo, che gli costruì una bicicletta eccezionale per l'occasione.
La corsa vide al via centottantasei corridori, ma solo novantuno riuscirono a concluderla sotto una pioggia battente. Tra questi, un certo Fausto Coppi si classificò trentaduesimo. Gigi Ferretti, grazie al premio in denaro, acquistò cappotti per i suoi genitori e parte del corredo nuziale per le sue sorelle. Le grandi squadre dell'epoca, come Viscontea e Frejus, erano interessate al suo ingaggio, riconoscendo in lui una delle promesse più luminose del ciclismo nazionale.
Tuttavia, nel febbraio del 1940, la chiamata alle armi pose fine ai suoi sogni sportivi. Catturato dagli inglesi, sopravvisse a una lunga e dura prigionia in Sudafrica, tornando a casa solo dopo sei anni. La guerra, con la sua tragica follia, gli aveva tolto lo smalto dei suoi anni migliori, cruciali per un ciclista, ma non la sua classe né la sua passione. Nonostante ciò, Gigi Ferretti continuò a correre e a vincere, portando con sé la sua leggenda.
Gino e Gigi: Un Legame Indissolubile e la Magia delle Corse
Gino Cappelli ricorda con affetto i tempi trascorsi al fianco di Gigi Ferretti. "Mio fratello - racconta Gino - mi portava con sé sulla canna della sua bicicletta verso le località dove si correva. All’andata e al ritorno, con, nel mezzo, la corsa. La bici ovviamente era la stessa con cui avrebbe dovuto gareggiare." Questi racconti evocano un'epoca in cui il ciclismo era uno sport popolare, vissuto con grande partecipazione.
C'era sempre una folla immensa assiepata ai bordi delle strade, spesso sterrate, durante le corse. Per le trasferte più lunghe, gli appassionati arrivavano persino ad affittare pullman. Erano gli anni della grande rivalità tra Fausto Coppi e Gino Bartali, che divideva l'Italia sportiva. Il ciclismo era, di gran lunga, lo sport più amato, prima di essere progressivamente soppiantato dal calcio nei decenni successivi. È un vero peccato che la guerra abbia impedito a Gigi Ferretti di confrontarsi con i due campioni più celebrati. Gigi, soprattutto in salita, era un corridore eccezionalmente forte.
L'Officina si Sposta e Gino Prende le Redini
Negli anni Cinquanta, la famiglia di Gino, soprannominata "d' Mrica", si trasferisce a coltivare terreni vicino a Fosso Riccione. Nel 1954, Sirio sposta l'officina al civico 3 di via della Fortezza, dove rimarrà per ben cinquantaquattro anni. Gino, ancora bambino, acquisisce sotto la guida del fratello una solida esperienza nella riparazione di biciclette.
Nel 1965, Gino rileva l'attività, mentre Sirio si dedica completamente alla guida dei camion. "I pezzi di ricambio allora - racconta Gino - ce li costruivamo da soli, in casa. Con forgia, martello e lima si riusciva a fare di tutto. Poi, con il progresso, arrivarono i pezzi di ricambio, e tutto divenne più facile." L'officina di Gino, inoltre, dimostrava una flessibilità eccezionale, rimanendo aperta anche fuori orario e nei giorni festivi per i clienti più affezionati, spesso accontentandosi di un semplice "grazie" o di una "sbicchierata" insieme come compenso.
IL GIRO E L'ITALIA - TG2 Dossier (20/05/2023)
La Bicicletta Come Amore e la Società Ciclistica Picena
Per Gino, scapolo per vocazione, la bicicletta rappresenta l'amore più grande della sua vita. Ogni giorno, svolge un rito quasi liturgico: tira fuori dalla sua officina le biciclette da riparare o in attesa di essere ritirate, le dispone appoggiate al muro, e la sera, o a mezzogiorno, le rientra. Un gesto che ripete da una vita intera. Nonostante qualche lamentela occasionale da parte degli automobilisti per lo spazio occupato in una via già stretta, Gino continua nella sua routine.
Nel 1968, Gino è tra i co-fondatori della Società Ciclistica Picena, un'associazione che si dedicherà a lungo all'attività agonistica giovanile e cicloamatoriale. La marca di biciclette che Gino ha sempre venduto ai suoi clienti è la prestigiosa Vicini, sinonimo di "roba buona" e "fabbricazione italiana". Un dolce e lontano ricordo nell'epoca dell'economia globalizzata, della "cineseria" dilagante e delle scelte imposte dai mercati. La sua officina diventerà un ritrovo abituale per appassionati di ogni età, con le pareti tappezzate di poster dei campioni e ritagli di giornale.
Gino confessa di aver tifato prima per Fausto Coppi, poi per Felice Gimondi, e infine per Marco Pantani. Tuttavia, le controversie sul doping e la tragica fine del "Pirata" hanno inevitabilmente intaccato l'immagine e il fascino di questo sport.
La Chiusura e la Sospensione di un'Epoca
A fine 2008, arriva la sofferta chiusura della storica officina di via della Fortezza. Gino si preoccupa di rintracciare, uno per uno, i proprietari delle numerose biciclette rimaste in giacenza, riparate ma mai ritirate. Nonostante il dispiacere per il disprezzo dimostrato dai legittimi proprietari verso le biciclette che lui ha sempre amato, Gino evita guai giudiziari vendendo o regalando beni non suoi.
Sposta l'officina sotto casa sua, lungo la Salaria, vicino alla confluenza del fosso Riccione nel Tronto, installando una bella insegna per segnalare la sua nuova ubicazione. "Casa e bottega" diventa la sua nuova realtà. Solo quando il progressivo deterioramento delle sue condizioni fisiche vince definitivamente sul suo amore per il lavoro, Gino è costretto a dire basta, all'addio definitivo alle sue amate bici.
"Con i problemi della mia zoppìa congenita - confessa Gino - ho dovuto convivere per tutta la vita, nonostante quattro interventi chirurgici, e relative convalescenze, in verità molto ridotte. Perché quando hai un’attività autonoma, se non lavori non mangi." Un destino comune a molte partite IVA. Ora vive insieme a Maria, una delle sue sorelle.
Riconoscimenti e Cimeli di una Vita: Gino Cappelli Campione Regionale
Nel 1993, i lettori di riviste specializzate hanno votato l'officina di Gino Cappelli "campione regionale dell'anno" per il suo rigore e la sua onestà. Gino conserva ancora quell'attestato incorniciato, insieme al gagliardetto della S.C. Picena, appeso alla parete del suo garage, accanto agli attrezzi e alle chiavi inglesi, sempre ben ordinate. Non ha voluto privarsene, perché potrebbero sempre servire e rappresentano più che semplici utensili, dei veri e propri cimeli.
Sotto questi oggetti, Gino ha posizionato il suo vecchio banco da lavoro, lo stesso su cui ha lavorato per una vita nelle officine di corso Mazzini e di via della Fortezza. Datato 1949, chissà quante migliaia di bici sono passate sopra quel bancone consunto, un pezzo da museo, un oggetto di antiquariato ormai, il cui legno consumato è nobilitato dalle fatiche e dalle soddisfazioni di un'intera vita lavorativa, onesta.
Gino Centogambe: La Leggenda di Gubbio
Un'altra figura indimenticabile nel panorama ciclistico è Gino Centogambe, nato a Monteleto di Gubbio il 19 ottobre 1914. Ginettaccio, come veniva affettuosamente chiamato, fu applaudito da Gino Bartali stesso alla fine del Giro del Casentino nel 1935. Con la ruota sulle spalle, saltava in bici e correva ad Arezzo, Firenze, ovunque. Era considerato un vero fenomeno.
"Quando è tornato a casa dopo la prigionia, il giorno dopo il Natale del 1945 - ricorda il fratello Lamberto - pesava appena 39 chili." Nonostante le avversità, si riprese e tornò a correre, vincendo ancora. Il grande Gino Bartali nel 1935 dovette applaudire Gino Centogambe sul podio d'oro del Giro del Casentino, una gara classica paragonabile oggi alla Milano-Sanremo. Nell'albo d'oro di questa competizione figurano nomi come Magni (vincitore nel 1937) e Fausto Coppi (vincitore nel 1939).
Nel 1937, Gino Centogambe era in prima posizione fino a pochi chilometri dall'arrivo, ma un tifoso, nel tentativo di porgergli dell'acqua o forse sostenendo un altro ciclista, lo urtò facendolo cadere. Gino si rialzò prontamente per riprendere la corsa, ma la sua bicicletta si era danneggiata in modo irreparabile. La vittoria andò, come detto, a Magni.

"Gli Scherzi del Destino" e la Gloria Mancata
Gino Centogambe ha vinto innumerevoli gare in tutta Italia. Gli è stato dedicato un piccolo componimento intitolato "Gli scherzi del destino", che iniziava: "Chiamarsi Centogambe di cognome - e diventare un grande ciclista. Come se a pedalare quella bicicletta fossero state davvero cento gambe." Il componimento proseguiva: "Per quanto era forte - ha ottenuto successi strepitosi tra cui il più importante è stato, prima della Seconda Guerra Mondiale, il Giro del Casentino battendo in volata il grande Gino Bartali".
Il ciclismo era una vera e propria "malattia" di famiglia. Anche suo fratello Ubaldo correva e andava forte, ma anche lui fu richiamato in guerra, si ammalò e subì un intervento per appendicite. Gino Centogambe è venuto a mancare il 5 marzo 2002, all'età di 88 anni. Ancora oggi, a oltre vent'anni dalla sua scomparsa, molti appassionati di ciclismo hanno sentito parlare di Gino Centogambe.
Il suo grande rimpianto fu non aver mai avuto la possibilità di partecipare al Giro d'Italia. La partenza della nona tappa del Giro d'Italia del 2023, proprio a Gubbio, verso Siena, avrebbe potuto essere un'occasione per ricordare la sua figura. Gino Centogambe avrebbe avuto le capacità per confrontarsi anche con i campioni di oggi, così come aveva battuto i grandissimi del suo tempo. D'altronde, "in vino veritas" e, in questo caso, "in nomine omen": Gino aveva davvero "centogambe", e per questo correva fortissimo, lasciando tutti gli avversari a inseguirlo.
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