Il dibattito sui pedalò e la presenza dei neri sul mare di Porto Cesareo
PORTO CESAREO - Amanti dei pedalò sul piede di guerra. Accade nella marina ionica, dove si è costituito un comitato per "il libero impiego dei piccoli natanti non a motore nella rada di Porto Cesareo".
Con quale motivazione: "Occupazioni e innovazioni abusive di spazio demaniale". Apriti cielo. "Ma allora - sbotta un residente che parla guardano il pedalò nel garage di casa - se si tratta di pagare l'occupazione del suolo pubblico perché non facciamo pagare anche chi pianta gli ombrelloni sulla spiaggia libera?".
Nella lettera, firmata da circa 120 residenti, è stato detto come invece sia consentito alle grosse barche a motore di ormeggiare tranquillamente e di navigare, spesso anche a forte velocità, nella zona in parola. "A Porto Cesareo pedalò e piccole barche non hanno più il diritto di navigare e nemmeno di stare ormeggiati - spiega il signor Rocco - e questi piccoli natanti, come sono definiti tecnicamente, caratterizzati per la loro modesta dimensione e dalla facilità di gestione e manutenzione, da tanti anni, ormai, hanno costituito la soluzione semplice e modesta di quanti preferiscono un approccio rispettoso del mare e dell'ambiente".
Estate sorprendentemente compromessa, dunque, per centinaia di piccoli diportisti e loro famiglie, che mai avrebbero immaginato una sorte così amara. Soluzioni, del resto, sembra non ce ne siano: nella marina ionica le darsene pubbliche non esistono, sono tutte private e popolate da imbarcazioni di ben altra mole e più remunerative per i gestori.
Ma la questione è forse un'altra. Il Comune di Porto Cesareo vorrebbe pagato il pedaggio dei pedalò e delle piccole imbarcazioni? Quanto, circa 150 euro l'anno per ogni pedalò? Quasi tutti gli amanti della "bicicletta galleggiante" sarebbero bendisposti di versare quella cifra pur di avere il pedalò sul mare sotto casa. Ma allora, perché il Comune non ha pensato per tempo ad una simile soluzione, perché, si chiedono in molti, non lo ha fatto questo inverno, piuttosto che rovinarci in parte le vacanze?
"Sono tantissimi anni che villeggio a Porto Cesareo - dice un anziano turista proveniente da Bari - con l'unico piacere di godermi il mare con il pedalò. Se la situazione paradossale permane, non credo che avrò ancora interesse a tornare a Porto Cesareo".
Intanto, spuntano sui pedalò trascinati sulla spiaggia i primi cartelli con su scritto "Vendesi". E il turismo da queste parti rischia di restare solo una sterile vocazione. Il turismo balneare si evolve, e con esso anche le mode. Ma talvolta ciò comporta la perdita di alcune icone della spiaggia. È il caso del pedalò, la tipica imbarcazione considerata fino a poco tempo fa un divertimento intramontabile per i turisti, e che invece sta definitivamente scomparendo in favore di altri passatempi come i giochi gonfiabili galleggianti e i sup.
«Un mezzo efficace per il salvataggio anche con mare mosso (impossibile con una comune barca) tanto amato dai nostri villeggianti e dagli stessi balneari per i vari usi che se ne poteva fare. Si usava per vedere la costa dal largo, per tuffarsi in acqua più profonda e pulita. Si usava per stendere le reti tradizionali da pesca, tramagli e sciabiche; all’epoca non proibite. La storia del patino è stata lunga e gloriosa: prima in legno di abete, larice o compensato marino, costruito da ottimi artigiani, poi in vetroresina per la minore manutenzione».
«I patini, quelli costruiti con gli appositi "prendisole" - prosegue Favilla - sono stati legati a un secolo di avventure amorose e molte coppie italiane e straniere ne conservano tuttora dolci ricordi. Una volta, a differenza di oggi, tutti sapevano remare. Uomini, donne ragazze e ragazzi sapevano destreggiarsi con i patini e tutti gli stabilimenti balneari ne avevano a sufficienza per darli a noleggio alla clientela».
Ed ecco il primo cambiamento: «Negli anni ’80 cominciò ad affacciarsi anche sulle nostre coste il pedalò», ricorda Favilla. «Meno fascino rispetto al patino ma più pratico, perché pedalare è più semplice di remare. Fu così che il patino cominciò a restare solo come mezzo di salvataggio e negli stabilimenti balneari si potevano affittare quasi esclusivamente i pedalò». «Oggi siamo arrivati alla frutta anche per i pedalò», conclude il balneare versiliese.
«Troppe complicazioni, per i gestori degli stabilimenti balneari, per darli in locazione. L’ordinanza dell’Autorità marittima prevede grosse responsabilità passibili da multe pesantissime per tutte le attenzioni legate alla sicurezza, che non sempre è facile far rispettare ai turisti che prendono il pedalò. L’anno scorso sono fioccate ai gestori decine di multe da oltre 1.000 euro, per la carenza di registri in cui annotare tutti i dati degli equipaggi che noleggiano pedalò, pur se tali registri hanno qualche difficoltà per la legge che tutela la privacy. Inoltre queste regole mancano di buonsenso, visto che i pedalò sono imbarcazioni che restano comunque a portata di vista e non prendono il largo per altri lidi, come avviene con le imbarcazioni a motore e vela.
Comunque, quando si paventano problemi di sicurezza, le contestazioni non si possono fare e se la norma è troppo gravosa di responsabilità a questo punto è preferibile togliere di mezzo patini, pedalò e altro.
È l’evoluzione recente ma che ha già riscosso molto successo. Prossimo video e notizie mostrano un’evoluzione nel turismo: non sempre in linea con la tradizione, ma con nuove opzioni per i bagnanti e per le località balneari.
- Stato attuale delle darsene pubbliche e gestione privata delle marine.
- Ordini e multe legate all’uso dei pedalò e alla sicurezza.
- Prospettive turistiche future e reazioni locali.
In questa vicenda si intrecciano identità locali, pratiche ricorrenti di noleggio e la tensione tra tutela ambientale e diritto al divertimento. La questione non è solo economica, ma anche culturale, legata al valore simbolico del pedalò e al modo in cui le comunità vivono il mare.

Logistica portuale - Lezione n°2 - Le INFRASTRUTTURE portuali
La cronaca locale continua a raccontare soluzioni possibili, come la definizione di zone dedicate o percorsi autorizzati per piccole imbarcazioni non a motore, che bilancino esigenze di sicurezza, ambiente e turismo balneare.
