Fernando il triciclo scaloja: una lettura integrata tra pittura, poesia e passage artistiche di Toti Scialoja
L’opera di Toti Scialoja si svolge lungo un percorso di trasformazione tra pittura astratto-concreta e expressions materiche, intrecciato strettamente con la sua curiosità per la parola poetica.
Sin da giovane, Scialoja frequenta i ambienti della Galleria della Cometa e segue la sua vocazione per la pittura e la poesia piuttosto che gli studi classici e giuridici.
Nel 1939 figura alla III Quadriennale romana, e in seguito espone ripetutamente: prima una mostra personale alla Genova, poi una nel 1941 alla Società Amici dell’Arte a Torino, e nel 1947 è invitato alla mostra dei “Quattro fuori strada” alla Galleria del Secolo.
Nel 1943 debutta come scenografo per L’opera dello straccione al Teatro Argentina e questa attività lo accompagnerà fino al 1956.
Dal 1948 Scialoja esplora nuove prospettive pittoriche legate sempre alla figurazione, e nel 1949 partecipa alla mostra Twentieth Century Italian Art al Museum of Modern Art di New York, con apparizioni subsequent alle Biennali veneziane (1950, 1952, 1954).
La maturità artistica emerge tra il 1955 e il 1956 quando abbandona il pennello a favore di uno straccio intriso di colore, rinsaldando legami con Afro, Burri ed Ettore Colla.
Il viaggio a New York nel 1956, per la prima mostra personale alla Catherine Viviano Gallery, permette l’incontro con Rothko, de Kooning e Motherwell; al suo ritorno in Italia nascono le Impronte, forme stampate sulla tela mediante rovesciamento e pressione di carta colorata, segno della sua piena maturità.
La mostra alla Galleria La Salita nel 1958 presenta gli esiti di questa fase. Dopo un soggiorno a New York nel 1960, Scialoja si trasferisce a Parigi tra 1961 e 1964, frequenta la Sorbona e incontra le lezioni di Maurice Merleau-Ponty, nascono allora le Impronte come nuova esigenza di racconto integrata con elementi materici.
Nel 1962, al Salon de Mai di Parigi, espone Murale bianco; rientrato in Italia, nel 1964 ha una sala personale alla Biennale di Venezia, e nel 1966 una ampia antologica a Roma; nel 1968 una mostra a Malmö.
Dalla metà degli anni ’70 Scialoja riduce progressivamente la gestualità delle impronte, puntando su una scansione ritmica geometrizzante e diafana.
Tra le rassegne significative del decennio: nel 1973 la personale Marlborough Gallery a New York e Roma, la presenza di Blue vertical alla mostra Harold and May Rosenberg Collection al Montclair Art Museum, e la mostra Ettore Colla, Toti Scialoja all’Art Museum of South Texas a Corpus Christi.
Nel 1977 una vasta antologia al Palazzo della Pilotta di Parma; nel 1979 esposizioni su carta a Palazzo Te a Mantova.
Nel 1982 Scialoja diventa direttore dell’Accademia di Belle Arti di Roma, istituto dove insegna da oltre vent’anni, e l’attività espositiva si intensifica con la Biennale di Venezia del 1984, Gibellina, la XI Quadriennale di Roma del 1986 e numerosi appuntamenti in gallerie internazionali.
La biografia continua con viaggi e contatti fondamentali con figure come Goya a Madrid e una ripresa della pittura di gesto; Scialoja muore a Roma nel 1998.
Nel 2024 esce il volume Toti Scialoja. Una gita a Collepardo, che racconta il percorso per raggiungere la sorgente del fiume; un testo che intreccia l’esperienza dell’autore con quella della compagna e della nipotina Alice Lua, offrendo una riflessione sul rapporto tra parola, pittura e movimento fisico, tra paesaggio e linguaggio artistico.
Nella linea di this progetto editoriale si intrecciano le parti della poesia di Scialoja, i suoi animali protagonisti e i suoi esperimenti linguistici, che vanno dal nonsense al limerick e al rapporto stretto tra la parola e la materia pittorica.
La poesia e la pittura: crossover tra parola e gesto
La poesia di Scialoja nasce dalla necessità di scavare la parola stessa, non solo di accompagnare la pittura ma di costituire una sua estensione.
«Nel nonsense la parola è alla prova del nulla», scriveva, e la sua poesia per l’infanzia e per gli adulti si collega strettamente alle sue forme artistiche.
Le poesie includono animali come merlo, topo, ippopotamo, zanzara di Zanzibar e altri, dove la musicalità del verso si fonde con la resa grafica delle immagini pittoriche.
Le prime poesie illustrate: Merlo, topo e ippopotamo, testimoniano la necessità di trasformare la parola in una realtà visiva e sonora, come parte integrante della creazione artistica.
In una delle opere più note, l’uso di suoni e ritmi si accosta al tempo presente del lettore e del bambino, offrendo una poesia che è insieme gioco e scoperta sensoriale.
La seconda metà della produzione poetica di Scialoja, a Parigi e in seguito, rafforza l’integrazione tra linguaggio poetico e pratica pittorica: le Impronte si allineano a una narrazione visiva che rende la parola un tessuto di superficie pittorica.
Dal 1957, i titoli Dentro il nero, Ostaggio e Senza respiro guidano la comprensione di una poetica che si lega profondamente all’atto creativo pittorico.
Questo percorso vissuto tra pittura e scrittura diventa una vera e propria filosofia di vita artistica, dove la parola non è semplice supporto ma componente costitutiva del dipinto.
Impronte, matericità e una nuova maturità
Le impronte rappresentano una innovazione formale, dove la pittura non è solo gesto ma traccia, impronta stampata tramite l’interazione tra carta colorata e tela.
Con la maturità, Scialoja esplora una pittura che conserva la memoria del gesto e della parola ma la rilegge in chiave poetica, testimoniando la difficoltà di definire rigidamente la natura dell’“astratto” quando in realtà essa contiene una forte carica narrativa.
La casa museo di Scialoja, conservando opere, schizzi, impronte e archivi, permette di comprendere l’evoluzione della sua pratica, dalla fase iniziale agli esperimenti finali, con particolare attenzione alle relazioni con amici artisti e con i luoghi dove ha operato.
La presentazione di una mostra o di un volume che raccoglie i dipinti e le sculture dal 1940 al 1998 aiuta a ricostruire la vita e l’opera di un artista poliedrico, che ha saputo offrire una sintesi tra pittura, poesia, critica d’arte e teatro.
Idee chiave per una lettura contestualizzata
- Intersezione tra pittura astratto-concreta e matericità della superficie pittorica.
- Ruolo decisivo della parola poetica come complemento della pittura.
- Riflessioni sull’infanzia, sul nonsense e sull’uso musicale del linguaggio.
- Importanza delle esperienze internazionali (New York, Parigi) e degli incontri con maestri come Rothko, de Kooning, Motherwell.
- Influenze del contesto romano, della Galleria della Cometa e della scena artistica italiana del dopoguerra.
Immagini e video di accompagnamento

Ai confini dell'arte e delle parole. Tintoretto: la furia e la pittura. Relatrice: Roberta Tosi
Questi elementi visivi possono aumentare l’informatività dell’articolo fornendo una traccia visiva della metamorfosi tra gesto pittorico e musica delle parole.
Riletture museali e percorsi della Fondazione
La Fondazione Toti Scialoja propone un percorso museale che documenta l’evoluzione dell’artista, con un archivio nazionale che raccoglie disegni, impronte, dipinti e memorie private, offrendo una visione completa della sua creatività.
La Casa Museo di Toti Scialoja a Roma, con la sua collezione e archivio, è pensata come luogo di dialogo e ricerca estetica, valorizzato anche da progetti radiofonici e da presentazioni di volumi essenziali.
