Ducati Scrambler 800 in strada: stile, praticità e concezione moderna
Ha un’estetica immediatamente recognoscibile, ma il suo pregio principale non sta solo nel richiamo rétro. Sta nel modo in cui unisce facilità di guida, peso contenuto, motore pieno ai medi e una dotazione elettronica che, su una moto di questo tipo, pesa molto nell’uso quotidiano.
Il bicilindrico Desmodue (già visto sulla Ducati Monster 600) raffreddato ad aria da 803 cc eroga 73 CV ed è disponibile anche in versione depotenziata da 35 kW per patente A2. Non ha il carattere appuntito di una naked sportiva, ma spinge bene dove serve, cioè tra bassi e medi, con una risposta pronta e un’erogazione sempre gestibile. A questo si aggiungono ride-by-wire, due Riding Mode, ABS Cornering e Ducati Traction Control regolabile su quattro livelli.
Come va su strada la Ducati Scrambler 800
La parte migliore della Scrambler resta la guida. La posizione in sella è naturale, con manubrio largo e sella a 795 mm da terra, mentre il dimagrimento rispetto alla prima generazione ha portato il peso senza carburante a 176 kg (182 kg la Nightshift). Il risultato è una moto intuitiva, rapida nei cambi di direzione e facile da manovrare anche in città.
Le sospensioni Kayaba sono tarate più per l’uso quotidiano che per una guida aggressiva: assorbono bene buche e pavé, ma se si forza il ritmo il retrotreno morbido si avverte. Con una velocità massima vicina ai 193 km/h e uno 0-100 in poco più di 4 secondi, abbiamo di fronte numeri che spiegano bene quanto il motore sappia essere brillante quando si apre il gas. Allo stesso tempo, i consumi di questa Ducati restano interessanti per la categoria, soprattutto nell’uso extraurbano e a velocità costante, con un’autonomia che permette gite e trasferimenti senza fermate troppo frequenti.
È proprio questo mix tra prestazioni piene, semplicità meccanica e facilità di gestione a rendere la Scrambler una moto convincente anche per chi non cerca un mezzo specialistico, ma una bicilindrica da vivere tutti i giorni.
Quale versione scegliere
Fra le versioni attuali, la più equilibrata resta ancora l’Icon. È quella che esprime meglio la filosofia Scrambler, perché offre la stessa base tecnica delle sorelle più ricche senza spingere troppo il prezzo. La Full Throttle è la proposta più dinamica della famiglia, con scarico Termignoni, quickshifter di serie, manubrio più basso e una presentazione più tracker. La Nightshift, invece, è la variante più elegante, con cerchi a raggi neri, specchi bar-end, sella dedicata e, dal MY2026, la nuova colorazione Emerald Green.
Benvenuto nello Speciale TUTTE LE PROVE MOTO DEL 2014, composto da 83 articoli. COM’E’ Meglio sgombrare in fretta il campo. In Ducati lo puntualizzano subito: non è una operazione nostalgia, non è una moto rétro, la Scrambler Ducati è la Scrambler di oggi pensata come se quella di ieri non avesse mai interrotto la produzione. Il suo stile lo definiscono post-heritage, una evoluzione della tradizione.
POST HERITAGE e design
Lo stile della Scrambler Ducati è moderno, nulla di rétro e di appiccicosamente legato al passato. È moderna, ha un bel faro con il trasparente in vetro e quattro originali settori LED per le luci di posizione, luce LED posteriore, il telaio traliccio come tutte le Ducati moderne e una tecnologica e sempre più indispensabile presa USB sotto la sella (insieme a un piccolo vano).
Guance staccabili e personalizzazione
Ma la nostalgia si ferma qui e anche le guancette sono in alluminio spazzolato, non sono più cromate sul serbatoio e sono staccabili e facilmente sostituibili (sono montate a pressione) con altre precotte, in carbonio, tartan, lucide, camo, oppure è altrettanto facile cucinarle come si preferisce, verniciandole, trattandole o applicando pellicole a piacere.
Una e quadrina
Per i più pigri Ducati mette a disposizione quattro anime differenti precotte della Scrambler.
Desmodue e performance di erogazione
Sotto il serbatoio c’è il Desmodue da 803cc, è il motore del Monster 796 rivisitato per migliorare la fluidità di marcia e trovare posto comodamente sotto al serbatoio compatto, con un singolo corpo farfallato da 50mm comandato dal gas a filo e con due iniettori sotto alla farfalla. Pistoni e albero motore sono i medesimi di Monster e Hypermotard 796 ma gli alberi a camme sono studiati ad hoc per rendere l’erogazione fluida. Ecco i numeri: 75 cavalli a 8.250 giri e 68Nm a 5.750 giri.
Traliccio, sospensioni e ruote
Nella logica post-heritage il telaio non poteva che essere a traliccio in acciaio a doppia trave superiore su cui poggia il serbatoio da 13,5 litri. Le sospensioni sono Kayaba con la forcella a steli rovesciati da 41 mm e una corsa, anteriore e posteriore, di 15 centimetri per garantire a Scrambler Ducati la sua vocazione multiuso. Vocazione sottolineata dagli pneumatici tassellati MT60 RS mesi a punto insieme a Pirelli in taglia 110/80 ZR 18 all’anteriore e 180/55 ZR17 al posteriore, montati su cerchi in alluminio a nove razze o su cerchi a raggi con canale in alluminio a seconda delle versioni. Grandi ruote tassellate che fanno parte integrante dello stile della Scrambler.
Sistemi frenanti e prezzo
I freni sono Brembo abbinati all’ABS Bosch 9.1 MP con sensore di pressione interno. Sulla ruota anteriore c’è un solo disco, generoso nelle dimensioni (330x5mm) e strizzato da una pinza radiale a quattro pistoncini (praticamente un mezzo impianto della Panigale), per coerenza con l’impostazione leggera e minimalista. PREZZO MODERNO: Parte da 8.240 euro per la Icon rossa, 100 euro in più per la Icon gialla e 9.640 euro per le altre tre versioni.
Esistono moto nude forse più equipaggiate vendute a prezzi inferiori ma stile, blasone del marchio e attenzione al dettaglio trovano il giusto prezzo nella Scrambler.
Quale sceglierei tra le quattro? A me piace la Classic, per il suo arancione perfetto e perfettamente abbinato alla sella marrone (la vorrei non trapuntata), per la semplicità del suo parafango anteriore in alluminio e per l’eleganza del suo parafango posteriore che offre anche una protezione migliore in caso di pioggia (il mini parafango della Icon protegge poco in caso di pioggia).
Accessori e equipaggiamento personale
Casco DAVIDA JET - Casco cool ma che non sacrifica lo stile alla comodità e alla protezione. E' leggero, le finiture sono ottime e veste bene anche se prendete la taglia non perfetta. Occhiali BARUFFALDI SFERICUM PAD - Con la montatura cromata, un riferimento così perfetto agli anni 70 non lo potevo trovare. Oltre allo stile inconfondibile hanno dalla loro anche l’efficienza e mi hanno protetto bene gli occhi pure sotto la pioggia anche senza utilizzare l’elastico sottocasco in dotazione. Il ponticello regolabile li rende adatti a tutti i nasi e le lenti tendono ad appannarsi da fermi ma si puliscono dopo pochi metri. Giacca REV’IT! REDHOOK - Lo avrei preferito un poco più scuro ma ogni giorno il colore diventa sempre più vissuto e più caldo. Un paio di giorni addosso e mi calza come un guanto, ha un grande stile con le cuciture sulle spalle e quelle sottolineano il disegno delle tasche. La pelle è ottima e, pur essendo un giubbotto leggero e con parti traforate sotto alle ascelle, ha retto bene anche la prova del freddo inatteso e quella della pioggia (moderata).

Per distribuire meglio gli ingombri sposterei la grande tasca interna a destra, ora è a sinistra sotto la "tasca del motociclista" zippata e sotto a quella in alto esterna. Le cuciture dei polsi sono un poco durette se, come ho fatto io, ho levato le imbottiture e l'ho utilizzato come giubbotto urbano (e fa la sua figura.
Guanti REV’IT! FLY - Disegno sobrio, buona ergonomia e una pelle grassa e morbida molto piacevole al tatto. Jeans REV’IT! CAMPO - Gran bel taglio, calzano bene e anche meglio di alcuni jeans non tecnici, perfetti in sella ma anche quando si scende dalla moto. Scarpe TCX X-BLEND WP WATERPROOF - Comodi anche nell’uso cittadino, non sono mai né caldi né freddi e hanno resistito perfettamente al battesimo della pioggia.
Un cambio a sei rapporti ben spaziati con una frizione idraulica morbida, cambio che può essere dotato di Ducati Quick Shift, come nel modello in prova. L’ossatura è un robusto telaio a traliccio in tubi d’acciaio su cui lavora una solida forcella Kayaba a steli rovesciati da 41 mm e un forcellone a doppio braccio con mono ammortizzatore Kayaba regolabile nel precarico molla. Le ruote in lega hanno misure stradali nel diametro da 18” davanti e 17” dietro con gommatura dal tassello leggero delle Pirelli MT60RS rispettivamente 110/80 e 180/55. Italianissima anche la frenata affidata a Brembo con una coppia di dischi, uno per ruota, da 330 mm con pinza radiale a 4 pistoncini all’anteriore e da 245 con pinza flottante a 1 pistino. Frenata naturalmente assistita da un evoluto ABS cornering Bosch. Sotto la capriata del forcellone sul lato destro spunta il corto terminale di scarico che conclude la corsa dei collettori, con quello del cilindro anteriore riempie l’estetica laterale destra del motore. Dietro il serbatoio da 13,5 Lt.
