La Linea Ferroviaria Benevento-Valle Caudina-Napoli: Un Percorso tra Ritardi, Promesse e Speranze di Rilancio
La riattivazione della linea ferroviaria Benevento-Valle Caudina-Cancello-Napoli è un tema di cruciale importanza per un vasto bacino di utenti che da anni attende un servizio efficiente e puntuale. Le istanze dei sindaci della Valle Caudina, preoccupati per i continui ritardi e disagi, hanno trovato un punto di convergenza nel tavolo istituzionale convocato dal sindaco di Benevento, Clemente Mastella. Questo incontro, tenutosi presso l'aula consiliare di Palazzo Mosti, ha rappresentato un momento fondamentale per confrontarsi con i vertici dell'Eav e ottenere maggiore chiarezza riguardo ai tempi di ripristino di un collegamento ferroviario vitale.

La questione non è nuova e si trascina da oltre cinque anni, un periodo costellato di lavori di ammodernamento e, purtroppo, di rinvii che hanno esasperato la pazienza dei pendolari, degli studenti e dei lavoratori della Valle Caudina. Il sindaco Mastella, nel suo ruolo di anfitrione, ha raccolto le preoccupazioni dei primi cittadini dell'Unione dei 13 Comuni del comprensorio (comprendente 4 comuni irpini e 9 sanniti), mettendo in luce come il continuo procrastinare la conclusione di un intervento di tale importanza strategica sia "semplicemente inaccettabile". Le sue parole riflettono un sentimento diffuso di frustrazione di fronte a una situazione che ha assunto "contorni grotteschi", con migliaia di pendolari costretti a vivere un'odissea quotidiana.
Il Nodo Tecnico e le Complessità Operative
Al centro del dibattito la necessità di una maggiore chiarezza e, auspicabilmente, di un cronoprogramma definitivo per la riattivazione della tratta. Il presidente dell'Eav, Umberto De Gregorio, pur confermando che il cronoprogramma dell'Eav procede secondo quanto previsto per la linea Benevento-Napoli, ha evidenziato la complessità legata all'interconnessione tra le reti gestite da due diversi operatori: Rete Ferroviaria Italiana (RFI) per la tratta Napoli-Cancello e Eav per la tratta Cancello-Benevento. Questo "nodo tecnico" rischia di tradursi nell'ennesimo slittamento per la riattivazione dei treni regionali.
L'assenza del servizio ferroviario impone ai viaggiatori di ricorrere a mezzi propri o al servizio sostitutivo su gomma, soluzioni che allungano notevolmente i tempi di percorrenza, specialmente durante le ore di punta. La preoccupazione è condivisa dai sindaci del territorio, come Carmelo Sandomenico, primo cittadino di Montesarchio, che sottolinea l'importanza storica di questa tratta nel permettere gli spostamenti verso Napoli e nell'attenuare l'isolamento dell'area caudina. Le stazioni, deserte da sei anni, rappresentano un simbolo tangibile dei disagi per migliaia di pendolari e dei danni inflitti ai flussi commerciali e turistici.

Le Richieste dei Sindaci e la Storia delle Ferrovie del Sud Est
Le fasce tricolori chiedono di essere informate tempestivamente sugli step riguardanti i lavori, auspicando che venga individuato un responsabile per i continui ritardi. Giampiero Roviezzo, sindaco di Bonea, esprime chiaramente questo desiderio: "Dovrà pur esserci un responsabile se da oltre cinque anni i nostri cittadini non possono raggiungere Napoli in treno". Vincenzo Falzarano, sindaco di Airola, fa eco a queste parole, evidenziando come studenti e lavoratori dipendano ormai esclusivamente dal trasporto su gomma, con tempi di percorrenza che possono raggiungere le tre ore in caso di traffico, e manifestando profonda delusione per la continua serie di rinvii.
Per comprendere appieno il contesto e le sfide che le infrastrutture ferroviarie affrontano, è utile fare un excursus storico sulle Ferrovie del Sud Est (FSE). Nata nel 1931, la Società Anonima Italiana per le Ferrovie del Sud Est ha incorporato diverse altre società ferroviarie, ampliando progressivamente la propria rete nel Salento. La rete FSE si estende su un territorio di circa 5.100 chilometri quadrati, collegando direttamente tre capoluoghi provinciali (Bari, Taranto e Lecce) e servendo altri 73 comuni.
Ferrovie Sud Sardegna
I primi anni della FSE furono caratterizzati dall'assestamento della gestione e dallo studio dei problemi nati dall'unificazione delle reti, con l'avvio dei primi servizi automobilistici di linea. La fase successiva vide il completamento della rete e la realizzazione di opere di miglioramento e potenziamento, indispensabili per adeguare la rete alle nuove esigenze. Durante il periodo bellico, le FSE dovettero fronteggiare difficoltà legate al trasporto militare e allo spostamento di migliaia di sfollati, ricorrendo al noleggio di locomotive a vapore FS per sopperire all'insufficiente potenzialità delle linee e del materiale di trazione.
Nel dopoguerra, nonostante il grave deperimento del materiale e degli impianti, le FSE ripresero l'opera di miglioramento dei servizi. Il notevole sviluppo edilizio e l'incremento dei movimenti della popolazione portarono a un aumento esponenziale del traffico viaggiatori. Per rispondere a queste crescenti esigenze, la FSE si rivolse all'industria nazionale per nuovi ordini di materiale rotabile, tra cui automotrici Diesel e carrozze a carrelli.
Ammodernamento e Sfide Finanziarie
Gli anni Sessanta videro un nuovo incremento delle esigenze, rendendo opportuna la richiesta di un piano di ammodernamento del materiale rotabile e degli impianti fissi. Grazie a nuovi finanziamenti, fu possibile ordinare automotrici Fiat e rimorchi pilota, oltre a finanziare lavori urgenti sugli impianti fissi. Tuttavia, l'adeguamento del parco locomotive e carrozze alle sempre più crescenti esigenze di viaggiatori e merci rimase una sfida, con le FSE costrette ancora una volta a ricorrere al noleggio di carrozze FS.
La situazione dell'armamento migliorò progressivamente, ma il problema dei passaggi a livello rimase spinoso, con un elevato numero di passaggi a livello pubblici e privati lungo la rete. I programmi di sviluppo successivi prevedevano la fornitura di nuove locomotive e carrozze, con un significativo investimento per il potenziamento del servizio di trasporto.

Vicende Recenti e il Futuro delle FSE
Le vicende più recenti delle Ferrovie del Sud Est sono state segnate da difficoltà finanziarie, con un debito accumulato di circa 300 milioni di euro e un dissesto dichiarato. Nel 2016, l'azienda è stata acquisita dal gruppo Ferrovie dello Stato Italiane (FS), diventando una società controllata dal gruppo. Tuttavia, questa acquisizione e il relativo finanziamento di 70 milioni di euro erogato nel 2016 dal Ministero delle Infrastrutture sono stati oggetto di contenzioso legale.
Nel 2018, si è aperto a Bari il processo contro Luigi Fiorillo, ex commissario governativo, e altri soggetti, per bancarotta fraudolenta documentale, societaria e patrimoniale, relativa alla gestione dal 2001 al 2016. Fiorillo è stato successivamente condannato a 10 anni di reclusione.

Nel 2024, il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimo il trasferimento delle FSE a Ferrovie dello Stato e il finanziamento di 70 milioni di euro, stabilendo che si trattava di un aiuto di Stato non autorizzato e che il trasferimento era avvenuto senza una gara pubblica. Questa sentenza ha portato a nuove dinamiche, con la cancellazione dai registri di bilancio dei 70 milioni ricevuti in prestito e l'obbligo di ricostituire il capitale dell'azienda, pena la messa in liquidazione.
Attualmente, la società ha depositato in tribunale un piano per la costituzione di una newco da 130 milioni di euro, una società controllata al 100% dal gruppo FS, che nascerà sulle ceneri delle Ferrovie del Sud Est. La vecchia società sarà trasformata in una "bad company" in cui rimarranno debiti e contenzioso, con l'operazione prevista a partire dal 1° gennaio 2026, salvo i tempi dell'omologa del piano. Questo scenario mira a mantenere inalterati i servizi e i livelli occupazionali, con l'unica incognita rappresentata dai tempi delle gare per i servizi su gomma oggi affidati a FSE.
La situazione della linea Benevento-Valle Caudina-Napoli si inserisce in questo quadro più ampio di trasformazioni e sfide per il trasporto ferroviario regionale. La speranza dei sindaci, dei pendolari e dell'intera comunità è che il tavolo istituzionale possa portare a una soluzione concreta e a un cronoprogramma credibile, restituendo alla Valle Caudina un collegamento ferroviario efficiente e moderno, essenziale per il suo sviluppo economico e sociale.
