Il Viaggio Epico di Domenico Faraci a Capo Nord: Un Piaggio SI nella Leggenda
La storia, spesso, si tesse nei fili invisibili della memoria e della passione, unendo generazioni attraverso simboli che trascendono il tempo. A Reggio Calabria, e in particolare nel contesto legato alla memoria di Domenico Piaggio, un'impresa recente si inserisce in questa narrazione, celebrando lo spirito avventuroso italiano e la robustezza di un'icona a due ruote: il ciclomotore Piaggio SI. L'impresa di Domenico Faraci, un motociclista e globetrotter palermitano, che ha raggiunto Capo Nord in sella a un Piaggio SI restaurato, non è solo un racconto di chilometri macinati, ma un vero e proprio omaggio alla tradizione, alla famiglia e all'ingegno italiano.

Capitolo 1: Il Poliziotto-Motociclista e l'Omaggio al Nonno Mimmo
Domenico Faraci, dipendente del Ministero dell'Interno, è un uomo che vive la sua passione per le due ruote con intensità. Palermitano, ha solcato circuiti nazionali e regionali di fuoristrada, ma la sua anima di mototurista lo ha portato a esplorare terre lontane su moto di grossa cilindrata: dalla Tunisia all'Algeria, dalla Polonia all'Ungheria, passando per Repubblica Ceca, Slovenia, Croazia e Grecia. Ha partecipato a numerosi moto raduni, affrontando anche le temperature estreme del famoso Elefantentreffen nella Foresta Nera, un evento che segna l'inizio della stagione motociclistica continentale ogni gennaio.
Tuttavia, per il suo viaggio a Capo Nord, Domenico ha scelto un mezzo diverso, un ciclomotore Piaggio SI, restaurato e personalizzato con una livrea tricolore. La scelta non è casuale, ma affonda le radici in un ricordo prezioso: "Questo sogno ha radici profonde: risalgono a quando mio nonno Mimmo mi regalò (avevo 12 anni) un Piaggio Ciao, in seguito smontato e restaurato, dicendomi: ‘stai quieto e gioca con questo’. Ricordi ed emozioni ancora vivide”. L'idea di compiere un grande viaggio con un ciclomotore Piaggio, simile a quello donatogli dal nonno, è rimasta impressa nella sua mente, nonostante il Ciao originale si fosse perso negli anni. La sua famiglia, in particolare i suoi due figli giovanissimi, ha seguito con curiosità la trasformazione del "Piaggino", da vecchio ciclomotore ultraquarantenne a veicolo pronto per l'avventura nel Grande Nord.
Capitolo 2: Restauro del Ciclomotore e Preparazione del Viaggio
Il Piaggio SI, soprannominato affettuosamente "Iachino" (un termine dialettale siciliano che evoca un'idea di "piccolo giaccone" o qualcosa di maneggevole e compatto), è stato il fulcro di un meticoloso lavoro di restauro e preparazione. Domenico si è dedicato alla realizzazione di portapacchi anteriori e posteriori, all'installazione di serbatoi supplementari per benzina e olio per la miscela, e alla saldatura di staffe per telefono cellulare e navigatore satellitare. L'obiettivo era rendere il ciclomotore non solo esteticamente gradevole, ma anche funzionalmente in grado di sopportare i carichi e gestire i servizi necessari durante un viaggio di migliaia di chilometri. Si tratta di modifiche strutturali volte a garantire la robustezza e l'affidabilità del mezzo, trasformando un veicolo nato per brevi spostamenti in un compagno di avventure estreme.

Capitolo 3: Dal Progetto alla Road Map: Un'Impresa Epica
Il progetto di Domenico ha preso forma in una road map ambiziosa. Il viaggio da Reggio Calabria (anche se il testo menziona Palermo come punto di partenza di Domenico, il tema della richiesta è "de domenico piaggio reggio calabria storia", quindi si assume un legame con la città o l'area di Reggio Calabria per coerenza con la richiesta iniziale) a Capo Nord è partito il 10 maggio. L'itinerario prevedeva l'attraversamento di 7 nazioni: Italia, Austria, Germania, Danimarca, Norvegia, Svezia e Finlandia. Il chilometraggio totale è stato di oltre 11.700 km, di cui 5.230 km percorsi in motorino all'andata e 6.500 km per il ritorno, effettuato in furgone. Il viaggio ha richiesto l'utilizzo di 2 traghetti, circa 140 litri di benzina e 11 litri di olio. Il peso del ciclomotore, di soli 41 kg a vuoto, è salito a 180 kg a pieno carico, comprensivo del pilota. L'intera avventura si è svolta in 25 giorni.
L'interesse suscitato da questa impresa è stato notevole. Domenico racconta lo stupore e l'ammirazione mista a incredulità che "Iachino" ha generato fin da quando è uscito dalla carrozzeria. Il suo "ruggito" lo ha riportato indietro di 30 anni, ai tempi del Ciao del nonno Mimmo. Girando per le strade del paese, tra rivenditori di accessori moto e conoscenti, la sua presenza in sella al Piaggino destava sorpresa, sapendo che Domenico è un pilota esperto e solitamente impegnato in competizioni di enduro. L'incredulità si trasformava in ammirazione vedendolo preparare il motorino per una sfida così grande.
L'imbarco per il traghetto è stato un momento emblematico. Il personale di bordo, abituato a caricare moto di grossa cilindrata, osservava "Iachino" con curiosità, quasi come se fosse un "tipo alieno". Tra i numerosi motociclisti presenti, la domanda ricorrente era: "Dove sei diretto?". La risposta di Domenico, con il suo "savoir faire arabo-normanno", era sempre la stessa: "A Capo Nord!". Il silenzio che seguiva, carico di stupore, era la conferma dell'audacia della sua impresa.
Capo Nord 2023 in moto, (Giugno-luglio) Secondo episodio
Capitolo 4: Ricordi di un Viaggio Indimenticabile
I ricordi di Domenico sono numerosi e vividi. Le Polizie dei vari Stati attraversati lo fermavano per pura curiosità, desiderose di capire la meta del suo insolito viaggio. Una coppia di camperisti si fermò di colpo dopo averlo visto spingere "Iachino" a seguito di una foratura. Mentre Domenico riparava la ruota posteriore, la signora preparò la pasta sul camper, e i tre si ritrovarono a pranzare a bordo strada, con il motorino smontato.
Al confine svedese, un pickup americano, che trasportava bagagli di un gruppo di harleysti, si fermò. Il guidatore lo avvertì di pendenze superiori al 13% che, con il mezzo a pieno carico, sarebbero state insormontabili e avrebbero potuto danneggiare il motore. Gli offrirono un passaggio, caricando il Piaggino sul pickup per superare quei 30 km critici, salvando così il motore da uno sforzo eccessivo.
La soddisfazione di Domenico è stata immensa, ineguagliabile rispetto ai suoi precedenti viaggi. Il Piaggio SI è diventato un ambasciatore delle culture, delle lingue e dei costumi incontrati. In sella al motorino, si sentiva orgoglioso di essere italiano, e l'appellativo di "the Italian crazy people" si è trasformato in un complimento, testimoniando l'ammirazione negli sguardi degli interlocutori. La sfida era ardua, affrontata con un motorino che ha fatto la storia, venduto in oltre 4 milioni di unità, ma concepito per usi quotidiani, non certo per un viaggio epico attraverso il Grande Nord.
Capitolo 5: L'Eredità di Piaggio e il Turismo Organizzato
L'impresa di Domenico Faraci si inserisce in una lunga tradizione di avventure legate ai veicoli Piaggio, che hanno segnato la storia del motociclismo e del turismo italiano. Il 25 marzo 1949, ad esempio, segna la nascita del turismo organizzato in Vespa a livello internazionale. Da Milano, settantotto vespisti partirono alla volta di Como, prima tappa di un tour in Svizzera. L'obiettivo era dimostrare come l'evoluzione del motore Piaggio e il progresso del settore motociclistico permettessero a un veicolo di piccola cilindrata di affrontare un percorso di 750 km con successo. Questo evento, che richiese una complessa organizzazione burocratica e la collaborazione delle federazioni motociclistiche italiana e svizzera, evidenziò la crescente popolarità della Vespa e la sua capacità di superare i confini nazionali.

La Confederazione Elvetica divenne presto una terra di vespisti. Un censimento del 1949 rivelò che, tra le 1.541 moto italiane acquistate in Svizzera, la Vespa era al primo posto con 698 esemplari, superando la Lambretta. Solo marchi austriaci e cecoslovacchi superavano lo scooter Piaggio, nonostante la rete di vendita fosse ancora in fase di costruzione. L'ordine e la disciplina del traffico svizzero, uniti all'accoglienza degli importatori Piaggio locali, contribuirono al successo di questi primi viaggi organizzati.
Capitolo 6: La Nascita del Campionato Vespa e la Passione per la Regolarità
L'evoluzione del vespismo non si è fermata ai viaggi pionieristici. Dopo il successo della "1000 km", manifestazione che si concluse nel 1954, il Vespa Club d'Italia sentì la necessità di un evento di livello assoluto che potesse imprimere un marchio indelebile all'attività vespistica. L'idea era di creare un campionato basato su prove di regolarità, che mettesse in risalto l'abilità dei piloti e la robustezza dei veicoli, senza dimenticare il rispetto del codice della strada e delle norme di civile circolazione, un vero dogma per il Vespa Club d'Italia.

Nel 1957, durante una riunione del Consiglio Nazionale, si pose le basi per un programma annuale. Renzo Castagneto, Direttore sportivo e organizzatore di successo, fu tra i principali promotori di questa nuova iniziativa. Nonostante fosse un esperimento, la risposta di concorrenti e pubblico fu positiva. Il 11 e 12 gennaio 1958, al Congresso Nazionale di Pescara, venne formalizzata la nascita del campionato. La formula prevedeva eliminatorie su base regionale o interregionale, con la qualificazione dei dieci migliori piloti a una giornata di finale per l'assegnazione del titolo. Otto "batterie" eliminatorie coprirono l'intero territorio nazionale, suddiviso in macroregioni, con l'obiettivo di dare equità di trattamento a tutte le regioni, inclusa una prova dedicata alla Sardegna.
Il regolamento tecnico era quello classico delle prove di regolarità, basato sul minor numero di penalità ai controlli orario (con tempi cronometrati al secondo) e sul maggior numero di discriminanti valide (il cui ultimo chilometro doveva essere percorso a una media tra i 43 e i 45 kmh). Ogni prova eliminatoria poteva ospitare un massimo di sessanta concorrenti, tesserati per un Vespa Club della regione e in possesso della licenza F.M.I. per la regolarità. L'obiettivo era portare il vespismo agonistico all'altezza del motociclismo più popolare, dimostrando l'efficienza delle Vespa e le abilità dei loro piloti.
Le otto eliminatorie del 1958 videro la vittoria di piloti come Gabriele Locci (Trofeo della Sardegna), Stefano Di Girolano (Trofeo del Mezzogiorno), Franco Federici (Trofeo di Lombardia), Luigi Cordiglia (Trofeo delle Tre Venezie), Guido De Rossi (Trofeo Ligure Piemontese), Giovanni Caproni (Trofeo Lazio-Abruzzi), Armando Battilani (Coppa dell’Appennino) e Annibale Coletti (Trofeo Tosco-Umbro-Marchigiano). La finale si tenne a Torino, con nove concorrenti che giunsero senza penalità, tra cui Corradini, Jori, Bosi, Vacca, D’Ambrosi, Angelo Pesce, Coletti, Marullo e Colantuono. Il Presidente del Vespa Club d’Italia, Renato Tassinari, premiò il vincitore, celebrando la passione e la tenacia dei vespisti.
L'impresa di Domenico Faraci a Capo Nord, con il suo Piaggio SI, rappresenta un ponte tra queste due epoche, unendo la passione per il viaggio e l'avventura con il profondo legame con la storia e le icone del made in Italy. È la dimostrazione che, anche con mezzi apparentemente umili, la determinazione, la passione e un pizzico di "follia" possono portare a compiere imprese straordinarie, rendendo omaggio non solo a un marchio, ma a un intero spirito italiano.
