Il Cupolino della Cappella della Sindone: Luce, Arte e Rinascita dalle Ceneri
La Cappella della Sindone, gioiello architettonico barocco a Torino, è un luogo intriso di storia, arte e spiritualità. La sua struttura, concepita dal genio di Guarino Guarini nel XVII secolo, è stata concepita come una vera e propria "camera di luce", un percorso ascensionale che culminava nel cupolino, un elemento di straordinaria complessità e suggestione visiva. Questo spazio sacro, progettato per custodire la preziosa reliquia della Sindone, ha attraversato secoli di storia, subendo trasformazioni, danni e, infine, un imponente restauro che ne ha sancito la rinascita.

La Visione di Guarini: Una "Camera di Luce"
Il progetto originale di Guarino Guarini per la Cappella della Sindone prevedeva una struttura audace e innovativa, un capolavoro di geometria e ingegneria. La parte sommitale della struttura seicentesca, il cupolino, era stata ideata come il culmine di questo percorso ascensionale. Guarini la concepì come una sorta di "camera di luce", un luogo verso cui lo sguardo doveva essere naturalmente attratto. Al centro di questa camera, una sontuosa raggiera lignea doveva aprirsi verso l'alto, al cui centro si librava la colomba dello Spirito Santo, simbolo della Trinità e della presenza divina.
L'architetto utilizzò una sapiente combinazione di materiali e tecniche costruttive per creare un effetto di luce e slancio verso l'alto. La struttura interna in pietra, in particolare, fu progettata con una complessità tale da richiedere soluzioni ingegneristiche inedite per l'epoca. La cupola esagonale, composta da un cestello di sei livelli di archi ribassati e sovrapposti, creava un gioco di pieni e vuoti che permetteva alla luce di filtrare, definendo un'atmosfera mistica e suggestiva. Il marmo nero e quello bigio di Frabosa, scelti per evocare un sepolcro e il dramma della Passione, contribuivano a creare un interno sofisticato, dove gli emblemi della Passione si rincorrevano, esplicitamente rappresentati o evocati.
L'Incendio del 1997: La "Bocca di Fuoco"
La notte tra l'11 e il 12 aprile 1997, un devastante incendio avvolse la Cappella della Sindone, trasformando il cupolino in una "bocca di fuoco" e l'intera cappella in un enorme camino. Le fiamme, alimentate dalle tavole in legno dell'impalcatura in corso di smontaggio, causarono danni ingentissimi alla struttura guariniana e all'attiguo Palazzo Reale. La raggiera lignea fu distrutta, le decorazioni sui muri, opera del pittore Carlo Giuseppe Cortella, rovinate, e le strutture portanti compromesse. La cupola stessa subì una grave deformazione, con l'esplosione di tutte le vetrate e il distacco di pezzi di muratura, decorazioni e colonne di marmo. La calcinazione delle pietre del rivestimento interno e la rottura delle catene portanti originali aggravarono ulteriormente la situazione, rendendo la struttura sull'orlo del crollo.

Il Restauro: Un Complesso Percorso di Recupero
Di fronte a tanta distruzione, si aprì un lungo e complesso dibattito su come restaurare e recuperare il complesso danneggiato. La decisione fu quella di procedere con un restauro integrale, puntando alla conservazione fisica di tutta la materia esistente mediante metodi conservativi non invasivi e assicurando una adeguata conservazione nel tempo.
Le operazioni più complesse riguardarono il recupero delle cromie originali attraverso un sistema di puliture selettive e diversificate. Mediante rimozione meccanica a bisturi e impacchi, furono eliminati gli strati sovrammessi e lo sporco penetrato nelle porosità dell'intonaco. Furono quindi sigillate le fessurazioni, consolidati gli strati dell'affresco, rimosse le stuccature incongrue e risarcite le cavillature e le lacune. L'intervento ha eliminato a bisturi la carbonatazione del fuoco e lo scialbo ottocentesco per ritrovare i colori originali: sono riemerse le gamme del grigio e del bruno, e i colpi di luce del bianco, cromie coerenti con l'architettura sottostante, in pietra e marmo.
La struttura lapidea, gravemente e irreparabilmente danneggiata dall'incendio, richiese interventi estesi. Furono necessarie sostituzioni consistenti di conci e l'ideazione di un nuovo sistema di staffe, grappe e catene per fissare le pietre tra loro e alle masse murarie retrostanti. Con tecniche diverse di "cuci e scuci" e procedure di smontaggio e rimontaggio integrale, si riuscì a ridare alla pietra la sua funzione portante.
Dove non fu possibile sostituire il marmo con materiale originale, si ricorse all'integrazione con materiali simili, compatibili ed esteticamente coerenti. Per reintegrare i danni alla "pelle" della struttura in pietra, furono impiegate colature in stampi di malte speciali, seguite da trattamenti superficiali volti a ricomporre immagine e colore del paramento originario. Un'operazione di chirurgia plastica di rara complessità ed estensione.
La raggiera lignea, completamente distrutta dalle fiamme, è stata ricostruita, riproponendo la sensazione della tridimensionalità, una sorta di effetto "pop-up" creato dalle differenti inclinazioni delle tre raggiere di cui è composta. Ultima ad essere collocata è stata la colomba dello Spirito Santo, ricostruita in legno, gessata, verniciata e infine argentata a foglia secondo la tecnica tradizionale.

La Luce Ritrovata: Un Simbolismo Rinnovato
L'intervento di restauro ha restituito alla Cappella della Sindone la sua originaria luminosità, enfatizzata dai materiali appena posati: la lucidatura dei marmi neri, la texture chiara dei marmi grigi e le dorature dei grandi telai dei serramenti risaltano in tutta la loro diversità. La luce naturale, per Guarini un fluido vivo dai molteplici significati, torna a inondare lo spazio, rinnovando la sua funzione simbolica.
La raggiera, come in tutta la Cappella, rappresenta un coerente pensiero simbolico, legato al tema della Trinità e al ricorrere del numero tre. Questo dimostra, come riportato dalle fonti documentarie, un progetto unitario realizzato in un'unica fase o in fasi strettamente successive, quando ancora Guarini era presente in cantiere. Il mandato di pagamento del 1682 a favore del pittore Carlo Giuseppe Cortella specifica che lo stesso "d’ordine del" molto reverendo "Padre Guerino Ingegniere di S.A.R.“ha dipinto la volta o sia Lanternino souvra la gran cupola del Santissimo Sudario”.
Il restauro ha permesso di recuperare la lettura dei dipinti murali, precedentemente compromessa dalla forte dominante rossa dovuta alla trasformazione degli ossidi di ferro costitutivi dei pigmenti utilizzati nel restauro novecentesco. Le cromie originali, coerenti con l'architettura sottostante, sono riemerse, restituendo all'opera la sua integrità visiva.
Un Percorso di Accesso da Riscoprire
La Cappella della Sindone si differenziava da altri spazi principeschi proprio perché era un luogo condiviso con la Cattedrale; custodita dai Savoia, la Sindone era resa accessibile all'intera comunità. Per questo la cappella è concepita come un percorso, annunciato dai giganteschi portali neri nel Duomo e articolato nei due ripidi scaloni e nei vestiboli da cui si accede, infine, allo spazio della cupola.
L'importanza storica di questa modalità di accesso, e del ruolo della scala, dispositivo-cardine per l'architettura barocca del Seicento, merita di essere sottolineata. Sebbene la chiusura di questo percorso naturale, originario e aperto a tutti, abbia suscitato rammarico, la riapertura della Cappella segna un momento fondamentale per la città e per il patrimonio mondiale.
Cappella della Sindone. Rinasce il capolavoro di Guarini
La Cappella Oggi: Memoria, Cultura e Arte
Dopo un restauro indispensabile, la cupola del Guarini riapre incorporando materiali, tecniche e significati del ventunesimo secolo. È ancora una "meraviglia barocca", dove però l'uso religioso è memoria e cultura, non struttura. La Cappella della Sindone, integrata nel percorso dei Musei Reali, torna ad essere, per la città intera, quel grande simbolo di arte e storia che dobbiamo alla mente di un architetto non convenzionale come Guarino Guarini, che ha esplorato il tema della luce e della cupola diafana come nessuno mai prima. La sua riapertura, dopo venti anni dal tragico incendio, rappresenta una vittoria della tenacia dei tanti che non hanno mai ceduto di fronte alle enormi difficoltà, un inno alla capacità dell'uomo di ricostruire e preservare la bellezza anche dalle ceneri della distruzione.
