Cyrille Van Hauwaert: Il Leone delle Fiandre che ha Scritto la Storia del Ciclismo
Cyrille Van Hauwaert emerge come una figura pionieristica nel panorama ciclistico belga, distinguendosi come il primo atleta del suo paese a raggiungere un riconoscimento internazionale nei primi decenni del XX secolo. La sua carriera è costellata di vittorie in alcune delle più prestigiose classiche europee, consolidando la sua leggenda e ispirando generazioni future di ciclisti. La sua abilità e determinazione gli valsero l'appellativo di "Leone delle Fiandre", un titolo che risuona ancora oggi nel folklore del ciclismo.
Le Prime Glorie e l'Ascesa di un Campione
Nato il 16 dicembre 1883 a Moorslede, in Belgio, Van Hauwaert fu l'unico fiammingo a inserirsi nella ristretta cerchia degli assi internazionali del ciclismo durante i primi quindici anni del Novecento, un'epoca che vide l'emergere di altre figure iconiche come Odile Defraye e Philippe Thijs. La sua ascesa fu alimentata da risultati eccezionali e da una condotta sempre protagonista nelle competizioni. Il suo terreno di elezione, quello che gli permetteva di esibire appieno le sue straordinarie qualità, furono le grandi classiche di un giorno, in particolare quelle primaverili.

Nel 1907, dopo aver ottenuto un brillante secondo posto nella prestigiosa Parigi-Roubaix, Van Hauwaert conquistò una vittoria schiacciante nella Bordeaux-Parigi. All'epoca, questa gara era considerata una delle più importanti e affascinanti del calendario, un evento dal fascino che, secondo alcuni, potrebbe ancora giovare al ciclismo moderno. La primavera dell'anno successivo, il 1908, segnò un momento epocale nella sua carriera e nella storia del ciclismo. Van Hauwaert riuscì nell'impresa di vincere sia la Milano-Sanremo che la Parigi-Roubaix nella stessa stagione, un'impresa che, all'epoca, era inedita e che solo successivamente sarebbe stata eguagliata dall'irlandese Sean Kelly nel 1986 e da John Degenkolb nel 2015.
Van Hauwaert sfiorò un magnifico tris, mancando di poco la vittoria nella Parigi-Bruxelles, dove fu costretto ad arrendersi solo al "Petit Breton". Il suo dominio si estese anche alla Bordeaux-Parigi, dove giunse nuovamente secondo, questa volta dietro al francese Trousselier, dimostrando una costanza e una forza ineguagliabili.
Il Tour de France e la Versatilità del Campione
Nonostante la sua predilezione per le classiche, Cyrille Van Hauwaert non disdegnò il Tour de France. Sebbene non fosse in grado di eccellere in modo continuativo nella Grande Boucle, a causa di una certa incostanza che caratterizzava le corse a tappe di lunga durata, riuscì comunque a lasciare il segno. Nel 1909, partecipò al Tour de France, aggiudicandosi la tappa d'apertura, la sua ormai consueta Parigi-Roubaix. Concluse la competizione al quinto posto nella classifica generale finale. Nello stesso anno, aveva già riconquistato la Bordeaux-Parigi con la medesima autorità e si era laureato campione belga assoluto, dimostrando la sua completa dominanza nel ciclismo nazionale.
Nel 1910, Van Hauwaert vinse la Parigi-Menin e ottenne piazzamenti di assoluto prestigio nelle gare più importanti: fu secondo nella Roubaix, dietro a Lapize, terzo nella Parigi-Bruxelles e quarto nella classifica generale del Tour de France. Questi risultati evidenziano la sua capacità di essere competitivo ai massimi livelli in diverse tipologie di gare.
Dal 1911, Cyrille Van Hauwaert iniziò ad alternare l'attività su strada con quella su pista. Su strada, pur non ottenendo più gli acuti degli anni precedenti, rimase un protagonista costante, cogliendo piazzamenti significativi. Tra questi, spiccano due secondi posti: uno alla Parigi-Tours nel 1911 e un altro alla Parigi-Bruxelles nel 1913. L'attività su pista, invece, lo vide protagonista per diversi anni, specialmente come "seigiornista", una figura chiave nelle competizioni su velodromo.
L'Eredità e il Confronto con i Moderni
La figura di Cyrille Van Hauwaert è spesso evocata quando si discute di ciclisti poliedrici e talentuosi. La sua capacità di eccellere in diverse discipline, dalle classiche di un giorno alle competizioni su pista, lo rende un precursore di quegli atleti completi che dominano il ciclismo moderno.
Il confronto con i ciclisti contemporanei, come Wout van Aert, evidenzia una continuità nel talento e nella versatilità dei campioni belgi. Wout van Aert, nato nel 1994, è un esempio lampante di ciclista moderno capace di primeggiare in molteplici discipline. Professionista dal 2017 e gareggiando per il Team Jumbo-Visma, Van Aert ha conquistato tre campionati del mondo consecutivi di ciclocross (2016, 2017, 2018).

La sua carriera su strada è altrettanto impressionante. Nel 2020, ha vinto la Strade Bianche e la Milano-Sanremo, replicando un successo che, come visto, Van Hauwaert aveva già ottenuto in passato. L'anno successivo, ha conquistato la medaglia d'argento nella prova in linea alle Olimpiadi di Tokyo. Ai Mondiali su strada, si è laureato vice-campione del mondo nella cronometro nel 2020 e 2021, e nella prova in linea nel 2020 e 2023.
La sua versatilità è ulteriormente dimostrata dalla sua capacità di vincere tappe in tutti e tre i Grandi Giri, con dieci successi al Tour de France, tre alla Vuelta a España e una al Giro d'Italia. Il suo palmarès include anche tre campionati nazionali (uno in linea e due a cronometro).
Saronni mondiale 1982 - La Fucilata di Goodwood
La stagione invernale di ciclocross del 2016 vide Van Aert conquistare la sua prima Coppa del Mondo di specialità, il suo primo Superprestige e il suo secondo Bpost Bank Trofee, coronando l'anno con la vittoria del titolo mondiale a Heusden-Zolder. Su strada, nello stesso anno, vinse due gare e ottenne un secondo posto. Nel 2017, continuò il suo dominio nel ciclocross, aggiudicandosi per la seconda volta la classifica di Coppa del Mondo e per la terza il DVV Verzekeringen Trofee, oltre a conquistare il suo secondo titolo mondiale di specialità.
La stagione 2018 lo vide trionfare per la terza volta consecutiva ai Mondiali di ciclocross. Su strada, ottenne risultati di rilievo, tra cui un terzo posto alla Strade Bianche e un nono al Giro delle Fiandre, nonostante un problema meccanico alla Parigi-Roubaix che lo relegò al tredicesimo posto.
Il 2019 segnò il suo passaggio alla formazione World Tour Jumbo-Visma. Concluse secondo in Coppa del Mondo di ciclocross e medaglia d'argento ai Mondiali di specialità, battuto da Mathieu van der Poel. Su strada, ottenne due vittorie al Critérium du Dauphiné, vinse il campionato nazionale a cronometro e si classificò terzo in quello in linea. La sua prima partecipazione al Tour de France fu coronata da una vittoria di tappa, battendo Elia Viviani in volata.
Il 2020 fu un anno eccezionale per Van Aert, che vinse per la prima volta la Strade Bianche e la Milano-Sanremo, battendo Julian Alaphilippe in una volata a due sul Poggio. Ottenne vittorie di tappa al Critérium du Dauphiné e al Tour de France, e si laureò vice-campione del mondo a cronometro.
La stagione 2021 lo vide conquistare il suo quarto titolo nazionale di ciclocross e ottenere un quarto posto alla Strade Bianche. Al Tour de France, dopo il ritiro del suo capitano, cercò successi personali, vincendo quattro tappe e la classifica generale del Tour of Britain. Si classificò secondo nella prova a cronometro ai Mondiali delle Fiandre e ottenne un undicesimo posto nella prova in linea.
Il 2022 iniziò con la vittoria di classiche belghe come l'Omloop Het Nieuwsblad e la E3 Saxo Bank Classic, oltre a tappe al Giro del Delfinato. Un infortunio al ginocchio non gli impedì di partecipare al Tour de France, dove vinse tappe e vestì la maglia gialla per quattro giorni. Il 2023 lo vide sul podio alla Milano-Sanremo, vincitore della E3 Saxo Classic, e terzo alla Parigi-Roubaix. Dopo un periodo di pausa, vinse la classifica a punti al Tour de Suisse e si laureò campione nazionale a cronometro. Al Tour de France, puntò alle tappe, ma si ritirò prima della diciottesima frazione per assistere alla nascita del suo secondo figlio. Ai Mondiali di Glasgow, ottenne un secondo posto nella prova in linea e un quinto nella cronometro.
La stagione 2024 si rivelò un calvario per Wout van Aert, segnata da gravi cadute che gli impedirono di partecipare a classiche importanti come il Giro delle Fiandre e la Parigi-Roubaix a causa di una frattura alla clavicola. Nonostante una condizione non ottimale, partecipò al Tour de France senza vittorie, ma conquistò il bronzo olimpico nella cronometro ai Giochi di Parigi. Alla Vuelta a España, vinse tre tappe prima di ritirarsi a causa di un infortunio al ginocchio, trovandosi in testa alle classifiche a punti e degli scalatori.
Il 2025 iniziò con un secondo posto in Coppa del Mondo di ciclocross, seguito dall'annuncio a sorpresa della sua partecipazione ai Mondiali di ciclocross. Dopo una serie di gare su strada senza grandi risultati, un nuovo infortunio segnò ulteriormente la sua stagione.
La carriera di Van Hauwaert, pur svolgendosi in un'epoca diversa, condivide con quella di Van Aert un filo conduttore di talento, determinazione e capacità di eccellere in diverse discipline. Entrambi hanno segnato profondamente la storia del ciclismo belga e internazionale, lasciando un'eredità indelebile.
