Nairo Quintana: una leggenda del ciclismo colombiano
Quintana, Nairo - Ciclista su strada colombiano (n. Cómbita 1990). Professionista dal 2009, ha cominciato a gareggiare per i team colombiani Boyacá es para Vivirla prima e Colombia es Pasión-Café de Colombia poi, prima di entrare nel team spagnolo Movistar, per cui gareggia dal 2012. I primi veri successi li ha conseguiti nel 2013 quando ha vinto il Giro dei Paesi Baschi e si è qualificato secondo al Tour de France, Tour nel quale ha vinto la classifica scalatori e giovani under 25. L’anno successivo Q. si è aggiudicato la maglia rosa al Giro d’Italia.
In quell’epoca iniziano a emergere le figure che hanno nutrito il ciclismo colombiano: fu Luis Herrera a far scoprire al mondo il ciclismo del Paese, debuttando al Tour de France nel 1984 e imponendosi nella tappa all’Alpe d’Huez. Nella seconda metà degli anni Ottanta Herrera divenne il leader di un movimento capace di portare alcuni suoi corridori ai vertici del ciclismo internazionale. In Europa sbarcano i telecronisti colombiani che si fanno notare per le loro animatissime radiocronache nelle tribune stampa. Herrera vince tappe al Giro, al Tour e alla Vuelta, conquista le maglie di miglior scalatore in tutti e tre i giri e quattro edizioni della Vuelta del suo paese.
Fabio Parra, di due anni più vecchio di Herrera, è il primo colombiano a salire sul podio del Tour de France: 3° nel 1988 dietro a Delgado e Rooks. La seconda generazione è quella che si affaccia alla ribalta del grande ciclismo fra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio. Botero vince il campionato del mondo a cronometro del 2002 ed è 3° al Tour dopo aver vinto una crono e la tappa alpina con arrivo a Les Deux Alpes. Fra la fine degli anni Novanta e i primi anni Zero si affacciano alla ribalta altri ottimi scalatori che trovano la propria consacrazione in tarda età: Hernan Buenahora e Felix Cardenas si impongono nella Vuelta a Colombia con quaranta primavere dopo essersi messi in luce per anni nelle grandi corse a tappe europee.
La terza generazione di ciclisti colombiani è quella buona? I corridori sboccati dal 2010 in poi non sono più soltanto degli scalatori e hanno ampliato le loro ambizioni dalle vittorie di tappa alle classifiche generali. Ogni anno il più importante movimento ciclistico sudamericano sforna talenti che si dimostrano all’altezza dei palcoscenici più importanti. La nostra rassegna non poteva che cominciare dal corridore che a 28 anni vanta già un successo al Giro e alla Vuelta e un totale di sei podi nelle grandi corse a tappe. Scalatore sublime manca un po’ di iniziativa e questo suo attendismo gli è costato il Giro del 2017 perso per appena 31”.
La cronometro resta il suo tallone d’Achille anche se le sue prestazioni sono comunque al di sopra degli standard dei suoi connazionali. Al Tour sarà, insieme a Landa e Valverde, una delle punte del tridente che ambisce a interrompere il monopolio del Team Sky. Tanto talentuoso quanto discontinuo, Esteban Chaves è capace di strepitose performance e di apocalittiche défaillances. Nel 2016, dopo il 2° posto al Giro e il 3° posto alla Vuelta si è aggiudicato il Giro di Lombardia coronando una stagione esemplare e diventando il primo colombiano ad aggiudicarsi una classica-monumento. Dal 2017, però, la fortuna sembra avergli voltato le spalle: cadute, infortuni e défaillance gli hanno impedito di tornare agli standard che gli competono.
Questo corridore è un fenomeno. Nessun ciclista colombiano ha mai raggiunto simili livelli all’età di 21 anni. Scoperto da Gianni Savio, il corridore di Zipaquirá è passato professionista a 19 anni nell’Androni Giocattoli-Sidermec. A soli vent’anni ha portato a termine un exploit degno di nota: vincere la classifica dei giovani di sei corse a tappe e della Ciclismo Cup. I successi del 2017 nel Tour de Savoie Mont-Blanc, nel Sibiu Cycling Team e nel Tour de l’Avenir hanno suscitato l’interesse del Team Sky che lo acquistò per progettare il dopo-Froome. Nei primi sei mesi della stagione 2018 Bernal ha confermato il suo talento con una continuità di risultati davvero impressionante: 6° e miglior giovane al Tour Down Under, vincitore del campionato colombiano a cronometro, vincitore della Colombia Oro y Paz (davanti a Quintana, Uran ed Henao), 2° al Giro di Romandia (con la vittoria nella crono di Villars), 1° al Tour of California (con due successi di tappa).
Va anche detto che, a fine marzo, è stato costretto al ritiro per una frattura alla clavicola nella Volta a Catalunya quando era secondo in classifica. A un mese dall’incidente era già ai livelli dei migliori sulle strade del Romandia. Il veterano Oscar Sevilla, suo compagno di allenamenti, ha detto: “Va sempre all’attacco. Si difende nelle cronometro, va bene in montagna, anche negli arrivi esplosivi. Segnerà un’epoca per il suo modo di competere. È sufficiente vedere l’ultimo mezzo chilometro della Parigi-Tours 2016 per capire di che pasta sia fatto Gaviria, un velocista e finisseur geniale capace di imporsi nei modi più rocamboleschi. A soli 23 anni ha già vinto due mundial su pista nell’omnium, quattro tappe al Giro 2017 e altre 28 gare fra cui spicca la già citata classica francese.
Scalatore alla vecchia maniera, con notevoli margini di miglioramento e una dote che potrà permettergli di ottenere grandi risultati in futuro: la capacità di dare il meglio nella terza settimana. Nel suo curriculum ci sono una Milano-Torino, due tappe alla Vuelta a Espana 2017 (8° in classifica), la classifica generale del Giro di Svizzera 2016 e il 3° posto all’ultimo Giro d’Italia. Con i suoi 31 anni è il più anziano di questa generazione di fenomeni. Sempre in prima linea nelle corse più dure e importanti del calendario internazionale vanta una lunga serie di secondi posti: nei Giri d’Italia del 2013 e 2014, nella prova olimpica su strada del 2012, al Tour de France 2017. Se la cava egregiamente nelle cronometro e sulle salite non molla mai. Rigoberto Uran sul podio del Tour of Slovenia insieme a Primoz Roglic e Matej Mohoric. Scalatore di razza spesso impiegato come gregario ha ottenuto i suoi successi più importanti in tappe del Giro del Trentino e del Giro di Polonia. Altro scalatore di razza si è aggiudicato la Parigi-Nizza nel 2014 e il Giro dell’Emilia nel 2011. Scalatore atipico che non disdegna le prove contro il tempo e le corse in linea, Henao ha ottenuto il successo più importante della carriera battendo Alberto Contador nella Parigi-Nizza 2017. Professionista dal 2012 ha ottenuto due importanti successi di tappa al Tour de France e al Giro di Svizzera del 2016.
Fra i giovanissimi colombiani che sembrano avere le carte in regola per sfondare nel ciclismo c’è Ivan Ramiro Sosa che proprio ieri si è aggiudicato la prima edizione della Adriatica Ionica Race, inedita corsa disputatasi nel Triveneto. Il corridore della Androni Giocattoli - Sidermec ha fatto saltare il banco sull’impegnativa salita del Passo Giau e ha mantenuto la maglia di leader fino alla fine. All’inizio di giugno aveva conquistato il Cycling Tour of Bihor vincendo per distacco la tappa regina di Stana de Vale. E chissà come sarebbe finita in aprile se non fosse caduto nella discesa del Passo delle Palade al Tour of Alps: dopo la tappa dell’Alpe di Pampeago il giovane colombiano era leader davanti a Pinot, Lopez, Froome e Pozzovivo. Il Giro d’Italia U23 conclusosi la scorsa settimana ha confermato il trend in atto negli ultimi anni: la Colombia continua a sfornare corridori da grandi salite e da corse a tappe come nessun altro movimento ciclistico al mondo. Nonostante il sesto posto finale, Alejandro Osorio è stato uno dei grandi protagonisti del Girobaby. La vittoria di tappa al Passo Manivia e la leadership riconquistata a 24 ore dal termine sono sfumate nell’ultima giornata, quella della cronometro Real Time.
Quintana, il vincitore del Giro d’Italia 2014, a pochi giorni dal via ufficiale, la Corsa Rosa ha già le sue certezze. La prima, risaputa da tempo, è che il detentore Quintana non difenderà il titolo. La seconda, invece, riguarda lo spettacolo: anche quest’anno la pattuglia colombiana, che annovera Uran e Betancur, al via garantirà scintille lungo il percorso. Le pendenze arcigne delle nostre salite, per i corridori del paese sudamericano, sono viste come le montagne russe: un’occasione per divertirsi e divertire il pubblico. Il cartello che indica l’inizio di un’ascesa è visto come una sfida, più che come una minaccia, per chi l’alta quota ce l’ha nel Dna. Il Mondiale di Duitama, corso nel 1995, è ricordato come uno dei più belli e duri di sempre. E in quelle strade sono nati e cresciuti alcuni corridori, del presente e del passato, capaci di ritagliarsi il proprio importante spazio nelle corse a tappe.
- GONZALEZ PICO “CHEPE” - Corridore generoso e coraggioso, conosce il suo momento di gloria a cavallo tra il vecchio e il nuovo Millennio.
- OLIVEIRO RINCON - Originario proprio di Duitama, si allena sin da piccolo a consegnare in bici il pane nei quartieri della sua città.
- SANTIAGO BOTERO - Esponente della Kelme, grande speranza per vincere il Tour, regolarista in salita e maestro della cronometro.
- FABIO PARRA - Il “condor delle Ande”, sul podio al Tour de France nel 1988 e protagonista costante nelle grandi gare.
- LUIS HERRERA - Primo sudamericano a vincere una grande corsa a tappe (Vuelta 1987) e simbolo di una generazione di talenti.
Quintana, Nairo. - Ciclista su strada colombiano (n. Cómbita 1990). Professionista dal 2009, ha cominciato a gareggiare per i team colombiani Boyacá es para Vivirla prima e Colombia es Pasión-Café de Colombia poi, prima di entrare nel team spagnolo Movistar, per cui gareggia dal 2012. I primi veri successi li ha conseguiti nel 2013 quando ha vinto il Giro dei Paesi Baschi e si è qualificato secondo al Tour de France, Tour nel quale ha vinto la classifica scalatori e giovani under 25. L’anno successivo Q. si è aggiudicato la maglia rosa al Giro d’Italia.

Gara Degli Arcieri Storici - Dal Documentario di Pupi Avati Sulla Quintana Di Ascoli Piceno
Questa storia di generazioni di campioni mostra come la Colombia abbia costruito una tradizione di scalatori e corridori completi capaci di excel in diverse prove, dalle tappe lunghe alle cronometro, grazie a una cultura ciclistica profondamente radicata e a una scuola di allenamento che favorisce la salita e la resistenza nelle tre grandi corse a tappe.
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