Ciclista campione Peugeot: la storia di Filippo Conca e la rivoluzione silenziosa dello Swatt Club
Quando Filippo Conca ha tagliato il traguardo del Campionato italiano di ciclismo a Gorizia, non ha esultato come un forsennato. Si è lasciato cadere a terra, stremato. E ha pianto. Lacrime di sollievo, di rabbia, di gioia. Senza cercare frasi a effetto, con un filo di voce, ha sussurrato: “È per tutto quello che ho passato per colpa di 'sto ciclismo”.
A 26 anni, senza lo status da pro’ e senza contratto, Conca ha battuto tutti. Ha vinto con lo Swatt Club, formazione dilettantistica nata per dare una seconda possibilità a chi nel ciclismo sembrava non averne più. E lo ha fatto contro i professionisti, con una preparazione da outsider e mesi vissuti tra infortuni, allenamenti solitari, e lavori molto umili.
Oggi è lui a indossare la maglia tricolore. Ma prima di tornare (molto probabilmente, glielo auguriamo) tra i pro’, ha scelto di raccontare la sua storia. Una storia che parla di fatica, delusione e tanta, tantissima determinazione. E che, nel ciclismo di oggi, suona come una piccola rivoluzione.
Dal sorriso invisibile della vittoria all’umiltà dello Swatt Club
Swatt Club. Intervista a Filippo Conca, il neo campione italiano di ciclismo che ha sorpreso tutti. Cominciamo dalla fine: cosa hai provato quando hai tagliato il traguardo? “Incredulità. Perché sì, speravo in questa vittoria, anche se sapevo che era quasi impossibile. Soprattutto nella situazione in cui ero io, senza contratto. Ho provato emozioni uniche che penso capitino una sola volta nella vita”.
Cos'è successo “per colpa di 'sto ciclismo”? “A 26 anni, dopo tanta fatica, mi sono ritrovato senza squadra, senza nulla. Sapendo comunque che, sì, non sono un fenomeno, ma merito di avere una chance. Tanti altri colleghi hanno smesso. Io ho tenuto duro e, fortunatamente, sono stato ripagato”.
Alla domanda su aver pensato di smettere, risponde: “Certo. Non l’anno scorso, a fine stagione, perché ero concentrato solo sulla ricerca di una squadra. Ero sicuro che sarebbe arrivata, almeno una Continental. Però nell'ultimo periodo è stata dura. Mi offrivo a zero euro, e parliamo di squadre dove probabilmente sarei stato anche il corridore più competitivo. Eppure non riuscivo a trovare nessuno disposto a prendermi”.
“A quel punto mi sono detto: Cosa continuo a fare in questo ambiente? C’è qualcosa che non funziona. Però ho tenuto duro per l'Italiano. Sicuramente ho avuto anche fortuna, ma sono riuscito a vincere e probabilmente questo successo mi cambierà la vita”.
Qualche formazione ti ha contattato? “Sì, sto parlando con una squadra in particolare. La trattativa è avviata e spero di chiudere a breve. Le ultime voci di mercato lo danno vicinissimo al Team Jayco AlUla”.
“Ora è passato quasi una settimana, hai realizzato quello che hai fatto? Credo che per realizzarlo al 100% dovrò indossare la maglia tricolore in gara. Solo in quel momento mi renderò davvero conto di essere il Campione italiano di ciclismo su strada”.
Preparazione, ostacoli e una vita fuori dalle corsie
Conca racconta la sua preparazione: “Avevo questo obiettivo da tempo, ma non è che mi fossi preparato solo per questa gara. Ho fatto gravel, avevo solo quella bici. Ho corso 3-4 gare importanti, poi ho avuto infortuni: a febbraio sono caduto, ho lesionato i legamenti e sono stato fermo due settimane. Sembrava dovessi operare, ma ho risolto tutto. Il primo obiettivo era la Traka, a fine aprile: sono arrivato terzo”.
“In generale, penso che il gravel mi abbia aiutato molto: gare anche di 6 ore o più, sempre a tutta. A inizio maggio l’ho accantonato e mi sono dedicato all'Italiano. Sono andato a Livigno, ma dopo una settimana ho centrato una marmotta in discesa. Ho caduto male: ho picchiato la testa e porto ancora segni. Una settimana senza bici, poi ho ripreso. Sono andato in Austria per disputare una piccola gara a tappe, dove ho chiuso 11° in classifica generale”.
“C'è stato un momento in cui hai capito che potevi farcela? Sapevo di poter far bene, ma non sapevo di essere tra i più forti. A 35-40 km dall'arrivo ho bucato, ho rimontato e ho capito che il Campionato Italiano poteva essere mio”.
Parlando di Swatt Club: “Più che una squadra, è un movimento seguito da tantissime persone. Nel ciclismo hanno più di 1000 tesserati amatori e hanno avviato la squadra Elite per aiutare corridori come me. Io, ad esempio, in questi mesi mi sono sempre dato da fare per la casa che affitto a Lecco, quando necessario anche facendo le pulizie”.
Parla anche di progetti futuri: “Ho preso anche la patente nautica. Vorrei avviare qualcosa sul Lago di Como: tour in barca, tour in bici, noleggio, trekking, camminate verso i rifugi. Un luogo dove offrire esperienze, un centro unico”.
Formazione, famiglia sportiva e sogni al tramonto
“La mia laurea in Economia servirà anche a questo? Sicuramente. Mi era stata offerta una possibilità a Bicocca, ma la squadra aveva base a Bergamo e non riuscivo a frequentare. Poi ho trovato l’università telematica E-Campus e mi sono laureato”.
“Chi è Filippo Conca quando non è in bici? Mi piace andare in barca, camminare in montagna, stare in compagnia ma anche da solo, ascoltando musica. Oasis è il mio gruppo preferito”.
“Sei riuscito a prendere il biglietto per uno dei loro concerti? Ci ho provato, l’anno scorso. Ero davanti al PC vestito da ciclista, ma non c’è stato nulla da fare. Allora sono andato a pedalare”.
“Chi era il tuo idolo da bambino? Damiano Cunego, Jens Voigt, Thomas Voeckler, e più avanti Thomas De Gendt. Mi sono sempre piaciuti gli outsider. Con De Gendt ho corso ai tempi della Lotto. È raro nel ciclismo di oggi, ma se lo avessero forzato in schemi rigidi, non sarebbe diventato quello che è. E un po’ lo stesso è successo anche a me: ho corso poco, ma con un programma ben definito”.
“Quale è ora il tuo sogno nel cassetto? Trovare una squadra tra i professionisti. Vorrei disputare il Giro d’Italia. È passato davanti casa mia quest’anno. Avrei dovuto esserci nel 2022, ma ho preso Covid. Il Giro lo voglio disputare, farlo con la maglia da Campione italiano sarebbe incredibile”.
“Dove è ora la maglia tricolore? Ieri l’ho portata alla festa con la squadra. Credo sia ancora nello zaino. Spero di tirarla fuori presto”.

L'uomo nuovo del ciclismo italiano
Nel testo si intrecciano anche riferimenti storici e contesti del mondo Peugeot e della bicicletta d’epoca, segnando una continuità tra passato e presente nel racconto di una leggenda emergente del ciclismo italiano.
Municipio e storia del ciclismo italiano: piccolo aneddoto sulle origini
Nel 1901 la Peugeot crea una squadra professionisti. Un plus storico si intreccia con la storia di Momo, campione della bicicletta pura, dalla pista agli albori del ciclismo su strada. Le storie di Momo raccontano di corse epiche, pubblici fervidi e una passione che ha attraversato decenni, collegando passato e presente nello spirito di chi corre per una seconda possibilità.
| Fatti principali | Note |
|---|---|
| Conca Campione italiano 2024 | Swatt Club, outsider, senza contratto |
| Obiettivo Giro d’Italia | Sogno nel cassetto; opportunità future |
| Patente nautica | Progetti sul Lago di Como |
