Campioni del mondo MotoGP: storia, numeri e protagonisti
Di seguito troverete i dieci migliori piloti della storia della MotoGP, anche se sarebbe meglio dire i più vincenti. Il centauro lombardo resta comunque il più grande di sempre anche solo considerando le vittorie in 500. Marc Márquez non piace a molti in Italia ma non si può negare la sua grandezza in pista. Nel 2026 tenterà di arrivare a otto Mondiali ma anche così rimarrebbe dietro ad Agostini (che può vantare, a differenza dello spagnolo, anche una seconda piazza iridata). Mick Doohan ha dominato il Motomondiale degli anni ’90 lasciando le briciole agli avversari. Ha monopolizzato la sua epoca nonostante condizioni fisiche non eccezionali. L’arrivo di Ago e l’addio alla MV Agusta hanno interrotto la sua supremazia. Il suo punto di forza? A proprio agio con le due e con le quattro ruote. è stato un assoluto protagonista del motorsport. Jorge Lorenzo è probabilmente il centauro più sottovalutato tra quelli che hanno corso in MotoGP negli ultimi 30 anni. L'elenco di tutti i vincitori del mondiale della classe regina del Motomondiale. Senza soluzione di continuità, dal 1949 al 2001, la Classe 500 è stata la vetta più alta del motociclismo professionistico su pista. La prima stagione del Campionato Mondiale di Motociclismo risale al 1949.
Ad eccezione di Monza, unico circuito permanente, tutte le altre gare in programma si svolsero su circuiti ritagliati da aree urbane. La prima gara di quella stagione fu lo storico Tourist Trophy dell’Isola di Man, in mezzo al mare d’Irlanda. Probabilmente la più spettacolare e affascinante, nonché pericolosa, gara motociclistica del mondo. Fino all’inizio degli anni ’60, si trattò quasi interamente di un monologo britannico, con John Surtees e Geoff Duke a spartirsi la vittoria finale, intervallati dagli italiani Umberto Masetti e Libero Liberati. A partire dal ’62, però, un nuovo grande nome si impose come dominatore delle classi: Mike Hailwood. Anch’egli inglese, classe 1940, fu uno dei più grandi piloti della storia, in grado di primeggiare sia in moto, collezionando 4 mondiali e 76 vittorie, sia in auto, con 50 GP corsi e due vittorie. Non solo, Hailwood vinse anche 14 Tourist Trophy.
A spezzare l’egemonia di Hailwood ci pensò un pilota italiano, Giacomo Agostini. Corse per MV Agusta e Yamaha, partecipando a due mondiali contemporaneamente: quello 350 e quello 500. Ago, come lo chiamavano tutti, vinse così 15 titoli mondiali, di cui ben 8 nella classe regina. Per 7 stagioni, dal 1966 al 1972, lasciò solo le briciole agli avversari. Il suo percorso fu interrotto nel 1973 dall’inglese Phil Read, anch’egli su MV, capace di vincere due mondiali consecutivi. Nel ’75, però anche lui dovette abdicare, nuovamente in favore di Agostini.
Il canto del cigno dell’Inghilterra coincise col biennio ’76-’77, in cui Barry Sheene sbaragliò la concorrenza con la propria Suzuki. Fu soprannominato “Iron Man” per la resistenza fisica ai numerosi infortuni; memorabile quello occorsogli nel ’75 a Daytona, quando cadde a 280 km/h per lo scoppio della ruota posteriore, procurandosi svariate fratture; oppure nel 1980 quando, per una caduta nel circuito francese Paul Ricard, dovette subire l’amputazione di un mignolo maciullato; o ancora nel 1982 quando, durante le prove del Gp di Silverstone, finì con la moto contro quella del collega Patrick Igoa, caduto poco prima, fracassandosi entrambe le gambe e dovendo subire l’impianto di 27 viti per rimetterle in sesto.
Dalla fine degli anni ’70 all’inizio dei ’90, per oltre un decennio, la Classe 500 fu terreno di conquista di un manipolo di giovani e talentuosissimi piloti provenienti dagli Stati Uniti. Questa decade di egemonia fu intervallata da un biennio magico in cui, per la prima volta da Giacomo Agostini, un altro italiano si erse sul gradino più alto del MotoMondiale. Si parla, ovviamente, delle stagioni 1981 e 1982, quando vinsero in sella alla Suzuki.
Tornando agli americani, il primo a vincere un mondiale nella categoria fu Kenny Roberts, in sella a una Yamaha. King Kenny vinse tre campionati consecutivi e rivoluzionò lo stile di guida, spostandolo verso uno che spingeva il pilota a sporgersi in curva “a bandiera” fuori dalla moto, toccando col ginocchio, imbottito, a terra. Chiamato anche “il Marziano” si ritirò dalle corse nel 1983, diventando manager di una propria scuderia e facendo crescere i propri figli, Kenny Jr e Kurtis, che sarebbero diventati anche loro piloti di MotoGP. E nel primo caso anche campione del mondo.
Dopo il già citato biennio Lucchinelli-Uncini, ci fu un quadriennio in cui Freddy Spencer ed Eddie Lawson si spartirono i mondiali, con Lawson che andò a collezionarne quattro in totale, vincendo per due anni di fila tra il 1988 e il 1989, con Gardner a prendersi il mondiale 1987. Tra il 1990 e il 1992, a dominare nella categoria fu Wayne Rainey, pilota della Yamaha del team proprio di Kenny Roberts, con 24 gare vinte su 93 GP disputati. Sfortunatamente, nella stagione 1993, in cui era ancora in testa al mondiale, durante il GP di Misano subì un grave infortunio, riportando la frattura della colonna vertebrale e la conseguente paralisi alle gambe. Dovette smettere con le moto, ma non con le corse, iniziando a gareggiare in California con i Go-Kart.
Chiunque pensi agli ultimi anni di vita della 500, prima del passaggio alla MotoGP, avrà subito chiaro in mente un nome: Mick Doohan. Originario di Brisbane, ebbe un gravissimo incidente nella stagione 1992: durante il GP di Assen, a seguito di una caduta, rischiò l’amputazione di una gamba, salvata per miracolo dai medici. Costretto ad azionare il freno posteriore con un comando a mano, data l’impossibilità di modulare con precisione la forza nella gamba ferita, tra il 1994 e il 1998, in sella a una Honda, dominò il campionato, vincendo cinque titoli consecutivamente e collezionando la bellezza di 54 vittorie su 137 GP disputati. Subito all’inizio della stagione 1999 ha un nuovo infortunio alla gamba, che ne causa un prematuro ritiro.
Quella stagione sarà poi vinta dallo spagnolo Alex Crivillé, sempre in sella a una moto della “Casa dell’Ala“, primo iberico nella storia a riuscirci. L’inizio del nuovo millennio è dominato dal figlio di Roberts, Kenny Jr, che fa sua la stagione 2000. A partire dalla stagione 2002, il circus cambiò radicalmente, a partire dal Brand, diventato ora MotoGP, per arrivare alle moto stesse, che non furono più limitate a 500 cm cubici, arrivando anche fino a 990. Il dominatore assoluto di quel primo periodo del “nuovo” MotoMondiale fu indiscutibilmente Valentino Rossi.
In sella alla Honda, il pilota pesarese era imprendibile per qualsiasi avversario, lasciando letteralmente le briciole a ogni avversario. Il dominio era talmente incontrastato da portare Valentino a fare qualcosa per cui, all’epoca, fu ritenuto da molti un pazzo: lasciare la Honda. Rossi scese dalla moto più forte in assoluto per salire su una Yamaha in netta crisi e che non vinceva un mondiale dal 1992. Tra lo stupore generale, il lavoro di sviluppo della moto, portato avanti anche dallo stesso Valentino, fu tale da portare la Yamaha di nuovo sul tetto del mondo, bissando anche l’anno successivo.
Il 2006, soprattutto per molti demeriti dello stesso Valentino, decisamente poco costante e spesso soggetto a cadute in gara, permise a un altro statunitense di vincere il mondiale: Nicky Hayden. E in sella a una Honda, chiaramente. L’anno successivo fu dominato, invece e per la prima volta da tempo immemore, da una moto italiana. L’australiano Casey Stoner, in sella a una Ducati, sbaragliò la concorrenza, portandosi a casa il titolo e ben 10 gare sulle 18 in programma.
Il biennio successivo, infine, vide il grande ritorno di Valentino, dato da tanti addetti ai lavori per finito. Dopo un 2011 stra-dominato da Casey Stoner, passato alla Honda, e un 2012 vinto nuovamente da Jorge Lorenzo, definitivamente prima guida in Yamaha dopo il passaggio di Valentino alla Ducati, tra il 2013 e il 2019 si legge un solo nome nell’albo d’oro della MotoGP: Marc Marquez.
Spagnolo, nativo di Cervera, soprannominato La Formica Atomica per la bassa statura in relazione alla formidabile potenza alla guida, forma con la Honda un un’unica entità, ammazzando letteralmente la competizione per 5 anni su 6. La prima stagione in cui Marquez non domina coincide col 2020, anno strano anche per via del calendario rimaneggiato a causa del covid. Marquez in quell’anno cade male nel primo GP della stagione, rimediando una frattura all’omero del braccio destro. Ciò lo costringe a terminare anzitempo la stagione e compromette anche quelle successive, in cui Marquez entra ed esce dall’ospedale per continue operazione tentando di risolvere il problema.
L’anomala stagione 2020 va a Joan Mir, spagnolo pilota Suzuki, che si è dimostrato il più costante per tutto l’arco della stagione. Quella seguente, invece, vede la lotta tra Fabio Quartararo, pilota francese della Yamaha, e Francesco Bagnaia, italiano e pilota Ducati. I due si danno battaglia per tutta la stagione, vincendo svariate gare a testa. Alla fine, però, a trionfare è il transalpino. Poco male, perchè “Pecco“, come lo chiamano tutti dai tempi della Moto3, si porta a casa il mondiale successivo, 2022, rimontando proprio su Quartararo più di 100 punti di distacco.
Bagnaia concede il bis nel 2023 spuntandola all’ultima gara dopo un testa a testa tutto Ducati con Jorge Martin. Grazie a Diogo Moreira il Brasile ha vinto il 1° Mondiale nelle moto. Conosci tutti i 20 Paesi che si sono laureati campioni almeno una volta nelle tre categorie del motomondiale? Al culmine di una memorabile rimonta, in cui ha recuperato 61 punti a Manuel Gonzalez, Diogo Moreira si è aggiudicato il titolo 2025 della Moto2, diventando il primo pilota brasiliano campione del mondo in moto.
Questa è la storia delle nazioni e dei piloti che hanno scritto la leggenda del Motomondiale, dalla 500 alla MotoGP, con un occhio all’evoluzione tecnica guidata da Brembo e alle nuove promesse che potrebbero cambiare il futuro.

| Paese | Titoli totali (GP 3 classi) |
|---|---|
| Italia | 71 |
| Spagna | 50 |
| Regno Unito | 31 |
| Francia | 8 |
- Marte della MotoGP: i grandi dominatori dal 1949 ai giorni nostri.
- Trasformazione del regolamento e delle cilindrate, da 500 a MotoGP.
- Protagonisti: Agostini, Rossi, Márquez, Doohan, Lorenzo, Stoner, Hayden, Larry...
In breve, il motomondiale ha visto nazioni emergere e calare, ma Italia, Spagna e Regno Unito hanno lasciato una traccia indelebile. Quale Paese entrerà in classifica nei prossimi anni? Potrebbe essere la volta della Turchia grazie a Toprak Razgatlioglu, già tricampione del mondo Superbike, o ai fratelli Oncu, o ancora il Belgio con Barry Baltus. O ancora l'Argentina, la Malesia, la Repubblica Ceca, l’Irlanda o l’Indonesia, guardando i nomi degli iscritti alla stagione 2026.
