Campione romano Max Biaggi: dalla 250 al dominio SBK negli anni ’90 e oltre
Con un finale da brivido, a Max Biaggi (Aprilia) è bastato chiudere al 5 posto gara 2 del Gran Premio di Francia per aggiudicarsi il titolo di campione del mondo della Superbike: il secondo titolo nella classe derivata per il campione romano, dopo quello del 2010. Dopo un fine settimana da paura sul circuito di Magny Court, con l’avversario Tom Sykes (Kawasaki) che conquista la nona pole position della stagione frantumando il record della pista, e dopo una caduta in gara 1 che permette al britannico di recuperare ulteriormente in classifica, Biaggi nell’ultima gara riesce a difendere con i denti l’ultimo posto possibile per far valere il suo vantaggio ridottosi in classifica a 14,5 punti. Sono passati vent’anni da quando un giovane Biaggi è il dominatore indiscusso della classe 250 del Motomondiale, dove conquista quattro titoli mondiali consecutivi dal 1994 al 1997, prima alla guida dell’Aprilia e poi l’ultimo in sella alla Honda. Memorabili i suoi duelli con Capirossi, Okada, Waldmann e Harada.
Il passaggio dalla Honda alla Yamaha coincide con l’arrivo nella classe regina del debutante Valentino Rossi, e sono subito scintille: tra reciproci sgarbi, sportellate, diti medi alzati in pista e dichiarazioni di guerra e sfottò davanti alle telecamere. Biaggi soffre il duello con il giovane marchigiano. Alla fine del 2005 la Honda, dove è tornato alla guida di una moto ‘ufficiale’, lo scarica, e Max Biaggi, sostituito in pista e oscurato nel cuore degli italiani dalla cometa di Valentino Rossi, è costretto a reinventarsi a 35 anni nella Superbike: un campionato sulla carta ‘minore’, che si corre con le motociclette derivate dalla produzione di serie. Gioia per i puristi ma cimitero degli elefanti agli occhi del grande pubblico (che però di anno in anno aumenta la sua attenzione).
Dopo periodi in cui sembra sempre essere dietro l’angolo un agognato ritorno in MotoGp, con la Honda o con la Ducati, il pilota romano capisce che la Superbike è, e deve essere, il suo nuovo mondo. E a 41 anni compiuti, la doppietta, con anche il titolo costruttori regalato all’Aprilia. Al termine di un campionato entusiasmante, concluso davanti a Sykes per un soffio, per solo mezzo punto in classifica davanti al britannico (358 contro 357,5), grazie al quinto posto conquistato all’ultima gara dell’ultima giornata. Terzo Marco Melandri (BMW), un altro che in Superbike cerca quelle soddisfazioni che la MotoGP non gli ha concesso, con 328.5 punti.
“E’ stato un campionato difficile, sudato fino all’ultimo, è davvero una grande soddisfazione - ha detto il pilota romano al termine della gara. - Un’emozione indescrivibile, è ancora difficile crederci. Di gara in gara succedeva di tutto, ce lo siamo passed l’altro e sono contento che sia finita così. Lo dedico a tutti i ragazzi che hanno lavorato con me, a Eleonora, ai miei figli, a mio padre, a tutta la famiglia.”
Il sei volte campione del mondo romano spegne 50 candeline. Taglia oggi il traguardo dei suoi primi 50 anni Max Biaggi, il “corsaro” sei volte campione del mondo di motociclismo nato il 26 giugno 1971 nel popolare quartiere romano di Primavalle, poi cresciuto al Trionfale, a due passi da San Pietro, dove il futuro campione sfrecciava da ragazzo su motorini truccati prestati dagli amici. Per la storia scritta del motociclismo, Max Biaggi è uno dei piloti più titolati con sei corone iridate fra Motomondiale e SBK, l’unico con lo statunitense John Kocinski a vincere il mondiale sia con le moto prototipi che con le derivate e l’unico con l’inglese Phil Read a centrare il poker iridato nella 250 GP.
Nella biografia di Biaggi c’è la nascita di una leggenda: dall’esordio precoce in 125 Sport production con un’Aprilia, al dominio della 250 con vittorie consecutive, fino al passaggio in 500 e al duello con Rossi che ha segnato una stagione intera. Il periodo delle derivate di serie ha segnato una rinascita per Biaggi, che ha dimostrato doti tecniche e di tenuta psicologica, aprendo la strada a una lunga stagione di successi in SBK.
La figura di Biaggi è stata descritta come un corridore di fascia alta, un fuoriclasse cristallino capace di migliorare anche il prodotto grazie al suo fiuto tecnico. Secondo l’ing. Franco Antoniazzi, Biaggi ha dato tanto anche tecnicamente, migliorando il prodotto e alimentando l’interesse per il motociclismo: ha vinto molto e avrebbe meritato almeno un titolo anche in MotoGP.
Biaggi è stato capace di interpretare da protagonista il passaggio di un motociclismo che veniva da lontano, dall’epopea di Agostini e che stava sfociando a gran velocità in quella di Valentino Rossi, tutta elettronica, gomma e show-business. Max Biaggi, corridore e personaggio discusso, ha mostrato un carattere complesso ma determinato, spesso descritto come perfezionista e molto sensibile agli umori del paddock.
La rivalità con Rossi resta una pagina emblematica: due predestinati al mito, sia Biaggi sia Rossi, diversi in tutto ma accomunati dalla passione per la motocicletta e la vittoria. Rossi fu per Biaggi per anni il suo Coppi o il suo Bartali, e anche se la rivalità fu controversa, Biaggi ha riconosciuto l’operato dell’altro e ha celebrato l’importanza di quel confronto per lo sport.
Oggi Biaggi è team manager e guida un proprio team nel Mondiale Moto3, puntando alla MotoGP. Ma l’istinto della belva non si cambia: la sirena delle sfide in pista ha riportato Biaggi nelle vesti di corridore e ha accompagnato anche esperienze in altre discipline, come la Supermoto, chiuse con incidenti e recuperi da manuale. In seguito, la sua passione e le sue imprese hanno portato a record e traguardi, tra cui la velocità oltre i limiti umani con una muta di progetti innovativi e record mondiali.
In chiusura, Biaggi resta una figura simbolo del motorsport romano e italiano: tra i piloti romani, la storia della scuola romana ha visto nomi come Taruffi, Musso, De Angelis e Fisichella, ma è Biaggi a rappresentare la sintesi tra tecnica, carisma e una personalità che ha saputo affascinare pubblico e media in epoche diverse. Tra i successi, i 6 titoli mondiali iridati, tra Motomondiale e SBK, rimangono un punto di riferimento per le nuove generazioni di piloti romani e italiani.
Immagini e approfondimenti visivi

Rossi sfotte Biagi

Interpreti e protagonisti legati a Biaggi e al motorsport romano
Nella storia dei piloti romani si citano figure chiave come Piero Taruffi, Luigi Musso, Andrea De Cesaris, Eddie Cheever, Giancarlo Fisichella e altri, che hanno contribuito a forgiare una tradizione di bravura e competizione a livello internazionale.
- Taruffi, Piero: protagonismo nel motorsport dal Grand Prix agli sport prototipi.
- Musso, Luigi: tra le grandi stelle della scuderia italiana.
- De Cesaris ed Fisichella: esempi di eccellenza nella Formula 1 e nel motorsport europeo.
La storia del motociclismo romano continua con la nuova promessa Romano Fenati, che ha mostrato carattere e determinazione fin dai suoi esordi e ha suscitato discussioni e confronti anche con la generazione precedente. Fenati ha affrontato momenti difficili e ha attraversato periodi di grande attenzione mediatica e controversie, che hanno segnato la sua carriera recente.
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