Campione due ruote: storia, figure leggendarie e protagonisti moderni della bicicletta
C'è un mezzo di trasporto che ha segnato un deciso cambiamento per la vita quotidiana delle persone, ed è la bicicletta.
Fu inventata, con propulsione a piedi, nella prima metà dell'800, ma nel corso del tempo ha subito cambiamenti tecnologici come l'aggiunta dei pedali, creati dai francesi, sino alla sua più recente elettrificazione, che rende la bicicletta più accessibile anche alle persone con una forma fisica meno efficiente.
Mario Sechi racconterà l'universo della bicicletta insieme a ospiti prestigiosi, Eleonora Belloni, docente di Storia contemporanea all'università di Siena, i cui studi si sono spesso concentrati proprio sull'importanza sociale del mezzo; Cristiano De Rosa, produttore di biciclette da corsa utilizzate dai più grandi campioni della storia, come Eddy Merckx, e vicepresidente dell'ANCMA, l'associazione dei produttori di cicli e motocicli; Paolo Bettini, corridore indimenticabile, che è stato vincitore delle più grandi classiche del ciclismo, due volte campione del mondo, campione olimpico, e anche CT della nazionale; ed Enrico Ruggeri, grande appassionato del ciclismo eroico, e che alla figura di un fuoriclasse come Felice Gimondi ha dedicato una delle sue canzoni più belle.
Il ritratto intimo del campione toscano
La storia meno nota del campione toscano che, oltre alle vittorie sportive, ha rischiato la vita per salvare centinaia di ebrei durante la guerra, guidato da una profonda fede
«Il bene si fa ma non si dice. Se sei bravo nello sport le medaglie si attaccano sulle maglie, e poi splenderanno in qualche museo. Quelle guadagnate nel fare il bene si attaccano sull’anima e splenderanno altrove…»
Parole che vanno dritte al cuore, quelle di Gino Bartali, grande campione che non ha bisogno di tante presentazioni.
E di quella leggendaria coppia, che ha incatenato in cuore degli appassionati, ci interessa di più quello dei due che, per l’enorme alone epico dell’altro, è rimasto più sfuocato nel racconto collettivo.
Parliamo appunto di Gino Bartali che non è stato solo un formidabile campione, capace di vincere due Tour de France, tre Giri d’Italia e tanto altro, ma anche uomo di sorprendente umanità e altruismo.
Doti che, per il suo carattere profondamente riservato, sono rimaste per anni sotto traccia, coperte dalla facile vulgata del brontolone mai contento che ripete all’infinito “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”.
Una maschera, una parte in commedia.
Possibile? Ma davvero? Ma perché lo ha sempre tenuto nascosto?
Oltre che un viaggio nella sua spiritualità, il libro è anche un viaggio nella figura del campione, in un periodo in cui il ciclismo era lo sport più popolare.
Un viaggio in cui si raccontano pregi e difetti di un “toscanaccio” da cui discendeva il soprannome “Ginettaccio” e a cascata tanti altri nomignoli come “Uomo di ferro”, “Intramontabile”, Devoto” e via elencando.
Meda, con tatto ma anche legittima curiosità giornalistica, scrive anche della sua vita privata, dell’affetto dei genitori, della dolorosa perdita del fratello Giulio, del suo amore affettuoso per la moglie Adriana, compagna di tutta una vita.
Poi c’è il Bartali corridore, che non molla mai, che fa impazzire Coppi, ma a cui pure alla fine vorrà anche bene.
Due campioni che non solo hanno diviso l’Italia ma l’hanno anche ricompattata quando, insieme , hanno vinto in Francia.
Non manca naturalmente il Tour del’48, quando Bartali, con la sua vittoria, avrebbe placato una possibile guerra civile dopo l’attentato a Togliatti.
Vero? Falso?
Di sicuro Alcide De Gasperi, il leader Dc, gli chiese di dargli una mano spostando , con le sue vittorie, l’attenzione dei più bellicosi.
Ma anche Palmiro Togliatti, capo del Pci, dal suo letto d’’ospedale ammonì i seguaci scrivendo: “Niente avventure, compagni”.
Comunque sia Bartali, che recuperò oltre venti minuti di ritardo, fece un’impresa eccezionale riconquistando il Tour dieci anni dopo la sua prima vittoria nel 1938.
Gli aneddoti sono tanti e vi lasciamo il gusto di scoprirli.
In particolare quelli sulla straordinaria fibra di Bartali, invidiato dai rivali perché aveva una salute di ferro con un cuore che batteva come un metronomo.
Poteva mangiare tutto, che tutto digeriva.
Non si fermava mai, neppure da anziano, quando seguiva il Giro d’Italia guidando una Golf bianca per fare pubblicità a una famosa bevanda o a qualche altro prodotto.
La gente lo adorava e, quando scendeva dall’auto, non lo lasciava più andar via.
Con il suo cappellino da ciclista, firmava migliaia di autografi e cartoline.
Voleva andar via, ma intanto continuava a parlare.
Da questa Terra, invece, Gino andò via il 5 maggio 2000.
Era un venerdì e quando mancò, nel primo pomeriggio, indossava il saio bianco dei Carmelitani Scalzi.
Tre mondiali di fila, 2015-2016-2017, unico a vincere in tre anni consecutivi, sette volte maglia verde al Tour de France, vincitore del Giro delle Fiandre nel 2016, vincitore della Parigi-Roubaix nel 2018, vincitore della Gand-Wevelgem nel 2013-2016-2018, campione europeo nel 2016: sono alcuni dei successi che descrivono il livello di questo atleta, che ha avuto molto successo e popolarità anche tra il pubblico.
Un campione, è stato detto, che come pochi ha reso popolare la bicicletta, allargando la platea degli appassionati.
Il racconto di una leggenda contemporanea
Al pubblico presente all’Auditorium, con il racconto della sua esperienza di sportivo, sono stati proposti alcuni audiomessaggi di stima e simpatia rivolti a Sagan da colleghi e persone che con lui hanno condiviso gli anni della sua crescita e dei successi che lo hanno visto assoluto dominatore del periodo in cui è stato all’apice della carriera.
Oggi la mountain bike aspetta Peter Sagan: “Voglio concludere con quello da cui ho cominciato, vivere la passione da cui sono partito”, ha detto.
Tra i suoi idoli nel mondo sportivo Sagan ha voluto ricordare Ronaldinho e Valentino Rossi, anche per il loro approccio allo sport: “La vita - ha detto Sagan - deve essere anche un divertimento”.
Ma lo sport è anche impegno.
Il ciclismo a Bergamo è da sempre una disciplina molto apprezzata che trova molto seguito presso gli appassionati, dai corridori professionisti ai semplici dilettanti, coloro che ogni giorno si lanciano in una sfida contro se stessi e affrontano le diverse conformazioni geografiche del nostro territorio.
Di percorsi per mettersi alla prova ne abbiamo in abbondanza e il desiderio di raggiungere la meta è tanto forte da contrastare sudore, respiro affannoso e crampi alle gambe.
Oggi vogliamo ricordare un grande campione bergamasco, entrato nella storia del ciclismo italiano e mondiale: Felice Gimondi.
Nato a Sedrina nel 1942, Gimondi si rese protagonista di una carriera veramente eccezionale: un Tour de France vinto a soli ventidue anni, la Parigi-Roubaix l'anno successivo e il primo Giro d'Italia a ventiquattro.
Per il Tour del 1965 Gimondi fu scelto solo all'ultimo momento per sostituire un suo compagno di squadra.
Fece sua la maglia gialla alla terza tappa, dopo aver vinto la seconda.
Quando poi Adorni patì una crisi sui Pirenei, Gimondi fu libero e capace di prendersi il Tour davanti all'eroe di casa Poulidor, diventando il quinto italiano a vincere la Grande Boucle.
E a Bergamo? Le cronache dell'epoca riportano di grandi festeggiamenti sia a Sedrina che a Bergamo, dove si assistette a caroselli e squilli di clacson per le strade.
Festeggiamenti destinati a ripetersi quando il ragazzo diventò campione del mondo, nel 1973, sconfiggendo nella volata finale il grande Eddy Merckx sul circuito del Barcellona.
Una vittoria conquistata soffrendo e lottando, ma soprattutto non arrendendosi mai, come i veri bergamaschi sanno fare.
I festeggiamenti per la vittoria furono un deja vu dei successi al Tour, al Giro e nelle altre classiche.
La città si colorò a festa anche in occasione della tappa del Giro 1976.
Era l'11 giugno e Felice Gimondi si impose ancora una volta sul belga Merckx, detto il "cannibale" per la voglia di vincere sempre e di non lasciare nulla agli avversari, trionfando con il braccio destro al cielo e un urlo di gioia, momento perfettamente catturato nella foto condivisa con Storylab da Sergio Meli.
Galvanizzato dall'indimenticabile sprint di casa, il giorno successivo Gimondi vincerà anche la crono prendendosi il suo terzo e ultimo Giro d'Italia, forse il più bello per il successo decisivo colto di fronte alla propria gente, ai propri tifosi, alla propria città, estasiata.
Così avrebbe ricordato quella vittoria a distanza di anni: «Quella di Bergamo è stata una delle mie più belle vittorie, tra le prime cinque in assoluto.
Ma ci pensate?
Felice Gimondi è stato uno dei personaggi simbolo di Bergamo che, grazie al carattere semplice e spontaneo, il sorriso dolce e la tenacia tipica bergamasca, è entrato nel cuore di una città e, perché no, di una nazione intera.
Happy birthday Valentino! Il numero 46 compie 40 anni.
Valentino Rossi, il ragazzo di Tavullia, è diventato uno splendido quarantenne.
Il Dottore è sempre più l’icona pop del motociclismo, il migliore spot per lo sport, un uomo di comunicazione formidabile come nessuno mai, un concentrato atomico di carisma.
i mondiali vinti
Nelle sue 23 stagioni nel Motomondiale, Valentino Rossi ha conquistato un titolo in 125 (Aprilia, 1997), uno in 250 (Aprilia, 1999), uno in 500 (Honda 2001) e sei in MotoGP (Honda 2002-2003, Yamaha 2004-2005-2008-2009).
Valentino Rossi in media percorre in moto 2.323,2 km ogni stagione.
Valentino Rossi è il più pagato del paddock dopo Marc Marquez: è forte di un contratto di circa 10 milioni di dollari annui con Yamaha e di una cifra analoga dalle sponsorizzazioni.
Nel passato di Valentino Rossi c’è anche un contenzioso con l’Agenzia delle entrate per “omessa dichiarazione dei redditi e dichiarazione infedele”.
Il Valentino Rossi più intimo, quello che nessuno vi ha mai raccontato, in tutte le sue sfaccettature: sul numero di Dueruote in edicola ecco uno speciale da non perdere: foto, numeri e parole per raccontare 23 anni di Motomondiale.
Ma non solo perché dietro al pilota c’è l’uomo.
Ed è così che Valentino viene raccontato dalle persone che lo conoscono meglio.
Come Lin Jarvis, capo del motorsport di Yamaha; Gigi Soldano, il celebre fotografo da 35 anni nel Motomondiale, che ha scattato le imprese di Rossi in pista sin dagli esordi.
E ancora Alberto "Albi" Tebaldi, capo della VR46 e braccio destro del Valentino "imprenditore", e Aldo Drudi, che ha disegnato le grafiche di tutti i suoi caschi.
pugile suonato Vale è un pugile suonato, pieno di cerotti e lividi, che dice: “Come vado?”: una sottile ironia sull’andamento della stagione in Ducati.
Valentino debutta a 17 anni nel Mondiale 125 con la Aprilia RS 125 del team AGV.
La moto è simile a quella della squadra ufficiale e permette al pilota pesarese di mettersi subito in luce, grazie anche alla vittoria sul circuito di Brno, in Repubblica Ceca.
Rossi passa alla squadra Aprilia e guida la RS 125 ufficiale, sponsorizzata dalla birra Nastro Azzurro.
Con la monocilindrica di Noale è subito amore: 11 vittorie nella stagione, un secondo e un terzo posto e quattro pole position.
Sempre Aprilia, sempre RS, sempre Nastro Azzurro, ma questa volta il motore è un bicilindrico e la classe è la 250.
È l’anno delle leggendarie battaglie con Capirossi.
Dopo un inizio in salita, con due cadute nelle prime due gare, Rossi inanella una serie di ottimi risultati.
Quello tra Valentino Rossi e Aprilia è vero amore.
Nel 1999 è l’unico pilota ufficiale della Casa di Noale e riesce a portare nove volte la bicilindrica RS 250 sul gradino più alto del podio.
La Honda NSR 500 due tempi è una bella bestia da domare ma Valentino riesce a prendere subito confidenza con la moto, seguita dal tecnico Jeremy Burgess.
Il main sponsor è ancora Nastro Azzurro, la moto è sempre la Honda NSR 500, con la quale Valentino ha instaurato uno splendido feeling: chiude la stagione con ben 11 vittorie e mettendosi in tasca il terzo titolo iridato, in tre differenti classi.
Motore 5 cilindri a V, 990 cc, oltre 200 cavalli di potenza e dimensioni lontane da quelle delle 500 utilizzate fino all’anno prima.
Ma Valentino dimostra di essere un campione versatile.
La cinque cilindri Honda è la moto da battere nel mondiale MotoGP e Valentino riesce ad interpretarla meglio di chiunque altro.
Nove vittorie in questa stagione, e quinto titolo Mondiale.
Dal cinque cilindri a V della Honda, al quattro in linea della M1.
Una moto nuova che, sulla carta, soffre di un notevole gap prestazionale rispetto alla Honda.
Dopo il successo dell’anno precedente, Valentino e la M1 sono il binomio da battere.
Ancora una volta, riesce a mettersi dietro tutti gli avversari con una stagione da vero dominatore.
La quattro cilindri giapponese è prima sul traguardo per ben 11 volte.
Dopo due mondiali consecutivi, il sodalizio Rossi-Yamaha sembra imbattibile.
Ma la stagione riserva qualche sorpresa, da subito: caduta alla prima gara, problemi al motore a Le Mans, feeling non sempre perfetto con i pneumatici.
Valentino vince quattro GP, ma è terzo in campionato dietro a Stoner e Pedrosa.
Il connubio Yamaha-Bridgestone dà i risultati sperati e Valentino riesce a contenere l’esuberanza del suo compagno di squadra Lorenzo (che corre con Michelin), Stoner e Pedrosa.
Scatta il regime del monogomma Bridgstone e i risultati arrivano anche per il compagno di squadra Lorenzo, mentre Stoner accusa i primi problemi fisici che lo porteranno al ritiro definitivo.
Il feeling con la M1 è alto e Valentino è l’uomo da battere.
Il feeling con la M1 è alto e il campionato inizia in discesa, con la vittoria in Qatar.
Alle prove del GP d’Italia, al Mugello, Rossi subisce un grave infortunio alla gamba che lo costringerà a restare lontano dalle gare per un mese.
Chiude il campionato al terzo posto.
Si chiude l’era Yamaha.
Le aspettative sono alte ma Valentino e la Desmosedici con propulsore 4 cilindri a V non vanno d’accordo.
Il pilota lamenta un comportamento troppo nervoso dell’avantreno e nel corso della stagione i risultati tardano ad arrivare.
Si era già visto sul finale della stagione, ma con la GP12 il telaio a doppio trave in alluminio prende il posto della struttura in carbonio.
Per regolamento, la cilindrata torna a 1.000 cc; per il binomio italiano i risultati non arrivano: sesto in campionato e divorzio a fine anno.
Dopo l’infelice biennio con Ducati, Valentino torna in sella alla YZR-M1 con cui stabilisce subito un buon feeling.
Gli avversari sono più forti che mai, ma il Dottore riesce a combattere ad armi pari con il trio pestifero: Lorenzo, Marquez e Pedrosa.
La stagione comincia positivamente, grazie alla conquista del secondo posto in Qatar.
Rossi c’è e la Yamaha YZR-M1 si conferma una delle moto più competitive.
Rossi e la Yamaha sono in forma ma la stagione è una delle più controverse della carriera del pilota che, all’ultima gara, si gioca il tutto per tutto con il compagno Lorenzo.
Parte ultimo, recupera 22 posizioni, giunge secondo in gara e in campionato.
Una sconfitta dove c’è lo zampino di Marquez.
Arriva il software unico di gestione del motore e tornano i pneumatici Michelin, fornitore unico per la MotoGP.
I risultati di Rossi in stagione sono altalenanti anche per un problema di consumo eccessivo dei pneumatici.
A fermare Valentino pensa poi un infortunio in allenamento con la moto da enduro, che lo tiene lontano dalle gare per quasi un mese.
La Yamaha YZR-M1 del 2018 sembra molto competitiva e pare che il problema di consumo eccessivo dei pneumatici e il conseguente calo di grip sia stato risolto.
Ancora sulla Yamaha, ancora in campo alla ricerca del decimo titolo mondiale.
Dopo 23 stagioni nel mondiale e a due anni dall’ultima vittoria (Assen 2017), Valentino è di nuovo pronto a lottare.

C’È UN POSTO DOVE GLI ABITANTI SEMBRANO USCITI DA UNA FICTION.
Arrivi per la prima volta a Tavullia, cominci a passeggiare su via Roma e dopo una decina di minuti cominci a guardare se dietro le facciate ci sono veramente delle case o ti trovi dentro il set di una fiction.
Le persone che incontri sono cordiali, sorridenti, sembrano quasi recitare un copione con ruoli che lo sceneggiatore ha sapientemente costruito attorno a ogni abitante.
Ci sono tutti i bottegai che non possono mancare in una serie TV di successo, dal macellaio al tabaccaio, dalla farmacista all’edicolante; e c’è perfino Don Matteo...
LE STRADE DI BIKE CHANNEL 15 Montecalvo - Tavullia
“Valentino è ordinatissimo, mi tirerebbe sicuramente le orecchie. Questo ufficio è stato un po’ anche il suo, quando da piccolo passava a trovarmi e se ne stava tranquillo da una parte a disegnare.
Era il tempo in cui Don Cesare si occupava personalmente di passare a prendere i bambini che abitavano fuori dal paese per portarli a catechismo sulla sua auto personale.
Ora sono anni che non entra qui, anch’io come tutti gli abitanti di Tavullia ho meno occasioni di vederlo, ma mi piace sapere che tutti lo amano.
«Vale è un grande campione e quando era giovane ho lavorato per lui. La sua Ape era spesso parcheggiata qui, perché c’era sempre qualcosa da fare.»
«Da piccolo era un amore, esattamente come il fratello Luca, e passava ore a sfogliare le riviste di moto e di auto, ero certa che sarebbe diventato campione del mondo.
Il n. 167 Marzo 2019 di Dueruote dedica la copertina a Valentino Rossi che, in concomitanza con l’uscita del nostro giornale, compie 40 anni.
Per l’occasione trovate le interviste alle persone più vicine al campione di Tavullia, dal Managing Director Yamaha Lin Jarvis al fotografo “personale” Gigi Soldano, passando per il vicedirettore di Sky Sport e commentatore della MotoGP, Guido Meda, il designer e ideatore delle grafiche dei caschi di Rossi, Aldo Drudi, l’amministratore della VR46 Aberto Tebaldi e alcuni abitanti del paese d’origine.
Non mancano poi le prove delle ultime novità lanciate sul mercato: potete così leggere delle rinnovate Ducati Hypermotard 950/950 SP, la nuova Triumph Street Twin, le piccole Yamaha YZF-R125 ed R3, le Honda CB650R e CBR650R, la Vespa Elettrica e la KTM 790 Duke smontata.
