Il bike sharing come pilastro dello sviluppo sostenibile della mobilità urbana
Uno dei capisaldi della rete da implementare nell’ambito della mobilità sostenibile riferita al tessuto urbano, in una logica assoluta di intermodalità dei mazzi di trasporto è indubbiamente costituito dall’uso della bicicletta come ultimo capillare step dell’”ultimo chilometro” determinante per raggiungere agevolmente la destinazione urbana desiderata. Da tempo, anche in alcune città del nostro paese come Bologna (vedi post “Largo alle bici a Bologna: in arrivo la “tangenziale della bicicletta”), le amministrazioni sono attive per la realizzazione di infrastrutture e piste ciclabili, integrate nel tessuto urbano e capaci di garantire continuità urbana a questo mezzo.
A livello di servizi, è indubbiamente il bike sharing a recitare un ruolo determinante all’uso della bici in città, con una adeguata configurazione a rete capace di interconnettersi proprio con i punti intermodali, come stazioni, aeroporti, metropolitane, università, ospedali, grandi centri di aggregazione in genere. Un servizio il bike sharing capace di dare risposte importanti in termini di miglioramento della qualità della vita, offrendosi ai cittadini come soluzione pulita e sicura per gli spostamenti in città anche di dimensioni molto diverse.
Su questo sempre più importante servizio è da poco uscito una ricerca elaborata dall’Institute for Transportation and Development Policy (ITDP) di New York dal titolo “The bike share planning guide”, scaricabile in calce al post e contenente le best-practices adottate nelle città che offrono questo tipo di servizio ai cittadini. Una ricerca che ha preso in considerazione 400 città di 5 continenti dove si stanno realizzando sistemi di condivisione delle biciclette. Come spiega Colin Hughes, direttore del National policy and project evaluation dell’ITDP, la bici condivisa è “un sistema ideale per migliorare lo stato dell’ambiente e ridurre il numero di miglia percorse in automobile. Ad esempio i 22.000 membri del car sharing di Washington hanno ridotto il numero di miglia fatti in auto di 4,4 milioni all’anno e molti studi dimostrano che 20 minuti di bicicletta al giorno hanno un impatto significativo sulla salute mentale e fisica”.
Una pratica, quella del bike-sharing, che ha visti i suoi albori in una delle città simbolo della bicicletta come Amsterdam che nel lontano 1965 mise a disposizione degli abitanti in maniera gratuita 50 biciclette. Per un decollo più sostanziale della formula, bisogna però aspettare gli anni ’90, quando anche altri grandi centri, sempre del Nord Europa come Copenaghen, implementano i primi progetti sulla “bici condivisa”, con un sistema pubblico di noleggio delle due ruote, facile e conveniente per spostarsi in ambito urbano. Proprio a Copenhagen, festeggia quest’anno i 18 anni il Bycyklen, il progetto nato nella città danese che vanta oggi una flotta di 1.000 biciclette e un sistema di noleggio computerizzato (si paga con carta di credito o abbonamento) che limita i furti e gli atti di vandalismo avvenuti in passato.
Nel mondo sono oggi oltre 500 città appartenenti a 49 paesi, che in tutto il mondo dispongono di un servizio avanzato di bike-sharing, con un parco complessivo di oltre 500.000 bici. Nell’ambito dei sistemi computerizzati è stata la Francia che per prima, nel 1998, ha introdotto un sistema computerizzato di affitto e controllo; nella città di Rennes, con un servizio che comprendeva 200 biciclette. Nella capitale francese Parigi, è stato lanciato nel 2007 “Vélib”, un servizio con oltre 10.000 cicli, 750 stazioni, oltre 224.000 abbonati annuali, e più di 130 milioni di viaggi. Un programma di bike-sharing, quello della capitale francese, che ha determinato un incremento del numero dei pendolari-ciclisti addirittura del 41%: un risultato davvero ragguardevole.
Venendo infine alle esperienze di bike-sharing del nostro paese, oltre agli importanti interventi anche infrastrutturali di Bologna, anche in città di riferimento come Roma e Milano, sono stati fatti passi importanti negli ultimi 5 anni sui servizi di noleggio bici, che sono da 47 a 107, contro i 132 della Spagna e i 37 della Francia; la Germania si è da poco unita al team, con 43 programmi. Molto importanti poi le esperienze di Londra, con il “London’s Barclays Cycle Hire”, nata nel 2010, che conta oggi 8.000 mezzi e che sta dando risposte importanti a molti dei problemi che avevano ostacolato il decollo dell’iniziativa. Davvero importanti anche le esperienze dell’Est Europa, tra le quali spicca il boom della capitale polacca Varsavia, che dispone oggi di una flotta di 2.500 mezzi e oltre 130.000 viaggi.
Fuori dagli ambiti europei, significative le esperienze del Canada, con Montreal che vanta 5.120 mezzi ed oltre 400 postazioni in servizio dal 2009, seguita da Toronto con una flotta di 1.000 mezzi ed in ulteriore espansione; Vancouver e Calgary, che insieme ad altre città, hanno già pianificato di unirsi al programma. Negli Stati Uniti, simbolo dell’automobile, sono ad oggi meno di cinquanta i programmi attivati ma con una continua crescita delle città interessate, come già accade nelle aree di Boston, Minneapolis, New York, sede dell’avvio di un ambizioso programma partito proprio recentemente, Los Angeles, San Francisco e Miami. Il programma di bici a noleggio di Chicago è partito con il progetto ambizioso di raggiungere la cifra di 4.000 mezzi e 400 parcheggi, entro il 2014. Ma in testa alla classifica americana figura Washington, con 1800 biciclette e 200 stazioni, utilizzabili anche nelle città vicine.
Per il continente asiatico, interessante l’esperienza di Singapore, che vanta oggi un sistema combinato di noleggio tra bici convenzionali e bici elettriche. Sei sono i programmi in corso nella Corea del Sud, nove in Giappone nove, e due a Taiwan. La Cina da sempre una grande roccaforte della bici, aveva in corso ad inizio 2013, 79 programmi per una flotta totale di 358.000 biciclette e l’obiettivo di arrivare ad un milione di mezzi. In particolare la città di Hangzhou, che deteneva il primato del progetto di bike-sharing più grande al mondo, con un parco bici di 69.750 bici, lo ha riconquistato dopo cha la città di Wuhan, che l’aveva spodestata con 90.000 mezzi, incrementando la propria flotta a 175.000 unità entro 2020. Rimanendo in Asia, anche Dubai ha inaugurato lo scorso febbraio il suo servizio di bici a noleggio. Tornando alla città cinese di Hangzhou, da segnalare il lancio, nel 2008, di un programma automatizzato, il primo in tutta la Cina, che integra le piste ciclabili presenti in città con i percorsi di bus e metro, consentendo di usare lo stesso abbonamento per tutti e tre i mezzi di trasporto, inclusa la possibilità di poter caricare la bici per un breve tratto aggiuntivo di strada, senza aggravi aggiuntivi.
Un programma considerato di grandissimo livello dagli esperti, a tal punto che per diversi di loro, è diventato uno dei migliori, se non il migliore, sistema di bike-sharing del mondo. Un sistema che possiede davvero tante virtù e benefici ambientali e sanitari coniugati a grandi vantaggi individuali, come di lasciarla in qualunque stazione senza doverla portare da casa o caricarla su un altro mezzo. Le basse tariffe del bike sharing incentivano poi al risparmio, tagliando costi dell’auto, tempi di percorrenza e gas di scarico. Il bike sharing è sempre più trendy. Letteralmente, bike sharing significa “condivisione di bici”.
Il concetto di bike sharing si basa quindi sulla condivisione delle biciclette come mezzo di trasporto pubblico. Per lo sharing di bike, gli utenti devono prima registrarsi presso il servizio, di solito tramite app. Questo sistema promuove la mobilità sostenibile, riduce l’inquinamento atmosferico e allevia la congestione del traffico nelle aree urbane affollate. Tutti in crescita i dati dei noleggi dei singoli servizi rispetto al 2021, che vanno dal +108% del bikesharing free-floating, al più 42% dello scootersharing, passando per i monopattini e il bikesharing station-based che rispettivamente segnano un +39% e un +24%.
Ma quanti modelli di servizio di sharing di veicoli elettrici esistono? Inoltre, alcuni servizi possono avere licenza comunale, altri invece sono operati esclusivamente da privati. “Per aprire uno sharing free floating su suolo pubblico, hai bisogno di una specifica licenza comunale. Tutti i nostri veicoli sono sicuri, moderni e dotati di GPS. Secondo la definizione del Consiglio Europeo, risalente al 2006, «la mobilità sostenibile garantisce che i sistemi di trasporto (pubblico e privato) corrispondano ai bisogni economici, sociali e ambientali della società, minimizzandone contemporaneamente le ripercussioni negative sull’economia, la società e l’ambiente».
Oggi, la mobilità sostenibile è un modello di trasporto il cui obiettivo è quello di ridurre l’impatto ambientale, migliorando la qualità della vita dei residenti, specie nelle aree urbane. Un esempio in Europa? Con l’aumento del numero di biciclette e monopattini elettrici sulle strade italiane, il governo si è affrettato a regolamentare il settore, istituendo il nuovo Codice della Strada, in vigore dal 14 dicembre 2024. Si potrà circolare solo su strade urbane andando a una velocità massima di 50 km/h. Secondo l’ultimo report ISPRA (2017), in Italia la mobilità non sostenibile contribuisce alle emissioni di gas a effetto serra per il 23%, di ossidi di azoto per il 50% e di particolato per il 13%.
Esistono diversi modi per mettere in pratica la mobilità sostenibile nel nostro piccolo: nel caso di tragitti brevi o in centro storico, puoi prediligere la mobilità dolce invece che l’uso di auto e moto; e perché no anche in forme “organizzate”, così da ridurre il numero di veicoli in circolazione. Esiste anche il car pooling, cioè la condivisione del mezzo con persone che seguono il tuo stesso tragitto. Se, invece, non puoi fare a meno di acquistare una vettura, scegline una di classe Euro 6 o Euro 5. Nel caso in cui tu ne abbia una più datata (dunque più inquinante), valuta l’installazione di un filtro antiparticolato omologato in grado di abbattere le emissioni di polveri sottili. Sviluppa un progetto di mobilità sostenibile in Europa. Che tu viva in un piccolo centro urbano o in una grande metropoli, sostieni il cambiamento utilizzando i fondi europei. Potrai sviluppare un progetto di mobilità sostenibile.
Per saperne di più contattaci. Che aspetti? Il settore della mobilità condivisa ha registrato una crescita enorme negli ultimi anni e i veicoli di micromobilità condivisa, come le biciclette condivise, non fanno eccezione. Vari rapporti sul mercato della mobilità condivisa hanno sottolineato che le entrate derivanti dal bike sharing dovrebbero continuare a crescere, con il settore che dovrebbe raggiungere i 12,68 miliardi di dollari entro il 2027.

Bike e intermodalità
Le informazioni sui dati nazionali mostrano invece una crescita della sharing mobility con oltre 50 milioni di noleggi nel 2024 e 60 milioni stimati per il 2025, uno per ogni italiano, con la flotta per lo più a zero emissioni. Prosegue invece il calo dell’offerta con meno veicoli, servizi e operatori. Nel 2024, rispetto al 2022, i veicoli in sharing sono 96.000 (-15%), il numero complessivo dei servizi è di 170 (-26%); gli operatori sono scesi tra il 2022-2025 a 35 (-24%). L’offerta si concentra sempre di più nelle grandi città, mercati più redditizi e favorevoli: Roma e Milano, con 13,2 e 12,6 milioni noleggi, generano insieme oltre il 50% del totale nazionale. Ben 16 capoluoghi di provincia hanno perso invece servizi di sharing. Queste tendenze indicano la necessità di una nuova rotta: integrazione col trasporto pubblico, incentivi economici alla domanda e supporto all’offerta.
La Sharing MobilityIndex dell’Osservatorio valuta quattro indicatori: varietà dei servizi disponibili; numero di veicoli per abitante; numero di noleggi per abitante; tasso di rotazione giornaliero dei veicoli. Dai dati emerge che le uniche città che offrono contemporaneamente tutti e quattro i servizi di sharing sono Milano, Roma, Firenze, Bergamo e Torino. Il carsharing è stato il primo servizio di sharing mobility presente in Italia, oggi però è in difficoltà; nel 2025 è in corso una corposa riduzione del numero dei veicoli in servizio di Enjoy, con flotte auto in netto calo ma elettrificate in crescita.
Continua anche nel 2024 la crescita dei noleggi del bikesharing free-floating toccando il picco di 12,2 milioni, pari a oltre il 162% superiore al 2021. Complessivamente il bikesharing rappresenta il 32% del totale dei noleggi. I km percorsi si aggirano sui 25 milioni. La flotta di bici elettriche è cresciuta dell’18% rispetto al 2023, superando le 4.500 unità aggiuntive. Nel biennio 2020-2022 i monopattini hanno guidato la micromobilità; dal 2023 si è stabilizzato il numero di noleggi intorno ai 25 milioni. Per il 2025 si prevede una possibile ripresa (+27%).
La bicicletta è uno dei mezzi di trasporto più adatti a promuovere lo sviluppo sostenibile e a combattere la crisi climatica: ecologica, democratica, salutare ed efficiente. Un’indagine Ipsos evidenzia che nei Paesi Bassi e in Cina la bicicletta è uno dei mezzi più usati per spostamenti brevi, mentre in Italia la quota è solo del 13%. Lo scenario ciclistico nazionale mostra differenze tra Nord, più inclinato al wave europeo, e Sud/Isole dove l’uso è minore. Le piste ciclabili italiane sono aumentate, ma il divario territoriale resta ampio. EuroVelo e il Piano Generale della Mobilità 2022-2024 spingono per una rete ciclabile interconnessa a livello locale, regionale e nazionale, integrando trasporto pubblico e infrastrutture resilienti.
Cambio, il progetto della Città Metropolitana di Milano, mira a collegare Milano con l’hinterland tramite una rete di percorsi ciclabili estesa a 750 chilometri entro il 2037. La bicicletta è quindi protagonista di una trasformazione culturale necessaria per la transizione ecologica. Nell’area milanese si contano ricavi legati al settore bici intorno ai 105 milioni di euro, con oltre 230 imprese attive. L’evoluzione della mobilità ciclistica richiede quindi interventi trasversali pubblico-privato, reti integrate e politiche di sostegno alla domanda e all’offerta, soprattutto nelle grandi città.
La bicicletta resta al centro della promozione della sostenibilità, dimostrando come la mobilità condivisa possa essere una leva chiave per una città più sana, meno inquinata e interconnessa. E la strada per una cultura della ciclabilità è aperta, con politiche mirate, infrastrutture adeguate e una gestione integrata delle diverse modalità di trasporto.
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