Benelli Tornado Tre: Storia, Innovazione e il Sogno di un Mito Italiano
La Benelli Tornado Tre Novecento non è semplicemente una motocicletta; è un'audace dichiarazione di intenti, un pezzo di storia ingegneristica italiana che incarna sia il genio innovativo che le sfide intrinseche nel perseguire l'eccellenza nel mondo delle supersportive. Presentata al pubblico nel 1999, questa moto ha immediatamente catturato l'attenzione per il suo design audace e le sue soluzioni tecniche all'avanguardia, destinate a lasciare un segno indelebile nel panorama motociclistico.
Le Origini di un'Icona: Dal Prototipo alla Produzione
Il percorso della Benelli Tornado Tre Novecento inizia nel 1999 con la presentazione di un prototipo che già prefigurava le sue caratteristiche distintive. Il cuore pulsante di questa creazione era un motore tre cilindri in linea da 900cc, equipaggiato con un doppio iniettore per cilindro, un sistema sofisticato che mirava a ottimizzare la combustione. Una vera chicca, mutuata dal mondo delle competizioni Superbike, era il cambio estraibile, una soluzione che facilitava la manutenzione e le modifiche in ottica racing. La potenza erogata era di 142 cavalli, supportata da una coppia di 100 Nm, numeri che all'epoca la posizionavano nel segmento delle supersportive più performanti.
Una curiosità legata all'assemblaggio dei prototipi di pre-produzione riguarda il posizionamento del radiatore. Le leggende narrano che, a causa di tempi stretti e ritardi cronici, i tecnici si accorsero che il radiatore, nella sua posizione convenzionale, non entrava. Invece di riprogettare l'intera struttura, optarono per una soluzione innovativa e non convenzionale: spostare il radiatore sotto la sella, una scelta che, sebbene dettata da necessità pratiche, contribuì a definire ulteriormente l'estetica unica della moto. Questa soluzione, sebbene funzionale, sollevò interrogativi sulla sua logica e efficacia a lungo termine, ma dimostrò la capacità dei tecnici Benelli di trovare soluzioni creative sotto pressione.

L'estetica della Tornado Tre era un netto distacco dalle linee morbide e arrotondate, osando invece un design affilato e aggressivo, ispirato al tema della "freccia". Ogni elemento, dagli specchietti ai gruppi ottici, dalla coda all'originale schienalino, presentava una sagoma appuntita, conferendo alla moto un aspetto decisamente fuori dagli schemi e proiettato verso il futuro.
Evoluzione Tecnica e Competitiva: Dalla 900 alla 1130
Nonostante le sfide e le critiche iniziali, la Benelli Tornado Tre ebbe una seconda possibilità con l'avvento del nuovo millennio. Nel 2007, la casa madre decise di schierare la moto nel prestigioso campionato mondiale Endurance, affidandola alle cure del pilota Stefano Cordara. Per l'occasione, la cilindrata del motore venne incrementata a 1130cc, una versione che avrebbe poi dato vita alla Tornado m.y. 2007, considerata da molti il canto del cigno del modello.
Dal punto di vista dinamico, la Benelli Tornado Tre condivideva molte caratteristiche con le repliche supersportive dell'epoca. Il serbatoio, con il suo sviluppo verticale, richiedeva di essere abbracciato per raggiungere i semimanubri posizionati in basso. Le pedane erano alte e arretrate, e la seduta piatta, elementi che la distinguevano nettamente dalle supersportive moderne, progettate per centralizzare le masse e focalizzare il peso sul posteriore.
Il motore, pur essendo un'unità vigorosa, presentava un marcato effetto "on-off" ai bassi regimi, per poi sprigionare tutta la sua potenza e il suo vigore salendo verso i 12.000 giri del limitatore. La ciclistica, con un avantreno particolarmente solido, richiedeva una guida attiva e decisa, quasi a dover "imporre" il proprio volere alla moto. Le forcelle e il monoammortizzatore lavoravano in armonia con la ciclistica sensibile, supportati da pinze freno Brembo "triple bridge" - con ben 8 pastiglie - che mordevano dischi da 320mm, garantendo una frenata potente e modulabile. La moto era un connubio di meccanica italiana raffinata, capace di offrire sensazioni di guida intense e gratificanti, un vero "pezzo di meccanica italica" che meritava attenzione.

La Filosofia del Design e l'Innovazione Aerodinamica
Il design della Benelli Tornado Tre non fu solo una questione estetica, ma incorporava soluzioni innovative volte a migliorare le prestazioni. Il posizionamento del radiatore sotto la sella, sebbene nato da esigenze pratiche, era parte di un disegno più ampio che mirava a ottimizzare l'aerodinamica. L'aria veniva convogliata attraverso prese d'aria poste sulle carene sotto il cupolino, raggiungendo il radiatore e venendo poi estratta da due elettroventole nel codone. Questa soluzione, ideata dall'ingegner Riccardo Rosa, mirava a ridurre la sezione frontale della moto, migliorando la penetrazione aerodinamica.
Riccardo Rosa, figura chiave nel progetto, vantava un curriculum di prim'ordine, avendo lavorato per Cagiva in classe 500GP e ricoperto ruoli tecnici in team di Formula 1 come Fondmetal, oltre ad aver collaborato con Ferrari e Alfa Romeo. La progettazione del design fu affidata ad Adrian Morton, allievo del celebre Tamburini e creatore della MV Agusta F3, che nel 1997 diede vita a un disegno decisamente fuori dagli schemi.
L'idea delle ventole nel codone, simili ai motori turbojet di un caccia, evocava un richiamo al mondo dell'aviazione. Questa soluzione trovava un parallelo in un prototipo di Formula 1 del 1978, dove una ventola veniva utilizzata per creare depressione sotto l'auto, aumentando l'effetto suolo. Sebbene in quel caso il regolamento avesse imposto l'anteposizione di un radiatore per mascherare la funzione aerodinamica, l'ispirazione per la Tornado Tre era chiara: innovare per ottenere un vantaggio prestazionale.

La Sfida del Mercato: Serie Limitate, Prezzi Elevati e Difficoltà Commerciali
Il lancio della Benelli Tornado Tre fu accompagnato da uno slogan significativo: "La tecnologia da sola non realizza moto indimenticabili". Questa affermazione sottolineava la volontà di creare non solo una moto tecnologicamente avanzata, ma anche un oggetto di desiderio, esclusivo e originale. La moto fece la sua apparizione in diverse edizioni, a partire dalla Tornado Limited Edition, una serie limitata che segnò il suo arrivo sul mercato.
La versione monoposto LE (Limited Edition), prodotta in soli 150 esemplari numerati, fu venduta a un prezzo considerevole di 36.000 euro, destinata a un pubblico facoltoso alla ricerca di un pezzo unico. Il motore era un tre cilindri in linea da 898cc, con 4 valvole per cilindro e cambio estraibile, inclinato in avanti di 15° e dotato di controalbero per smorzare le vibrazioni, erogando circa 142 CV a 11.500 giri/min. Il telaio, un traliccio in tubi d'acciaio ASD, era un capolavoro di ingegneria di derivazione aeronautica, con una sezione scatolata in alluminio e la possibilità di regolare l'inclinazione del cannotto di sterzo.
La versione LE era equipaggiata con componenti di altissimo livello: carbonio ovunque, carter e coperchi motore in magnesio, scarico in titanio, cerchi forgiati Marchesini, forcelle e monoammortizzatore Ohlins, e frizione a secco. Nonostante questo equipaggiamento, il peso superava i 185 kg.
Successivamente, venne introdotta la versione biposto Tornado Tre 900, venduta a un prezzo più accessibile di circa 17.000 euro. Questa versione presentava un "downgrade" nei materiali e nelle dotazioni per contenere i costi: il telaio era in Cro-Mo, il cannotto di sterzo non più regolabile, la plastica sostituiva il carbonio, l'alluminio prendeva il posto del magnesio e del titanio, i cerchi diventavano Brembo pressofusi, e le forcelle erano Marzocchi con monoammortizzatore Extreme Technology. Nonostante queste modifiche, la Tornado restava una moto di alto livello, ma gli sforzi commerciali non furono sufficienti a garantirle il successo di vendite sperato.
Nel 2004 venne presentata la Tornado Tre 900 RS, con un leggero aumento di potenza a 144 CV, e una versione "Special Edition" gialla Lamborghini prodotta in sole 15 unità.
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La Benelli Tornado nel Mondiale Superbike: Un Sogno Ambizioso
L'ambizione di Benelli non si limitò alla produzione stradale; la casa madre decise di misurarsi nel Campionato Mondiale Superbike per dimostrare le doti sportive della Tornado. Per poter partecipare, era necessario costruire un numero minimo di esemplari stradali, come richiesto dal regolamento. La Tornado 3 fu dunque prodotta in una tiratura limitata di 150 esemplari, dando vita alla Benelli Tornado 3 900 LE.
La partecipazione al mondiale Superbike iniziò a metà stagione 2001 con l'australiano Peter Goddard, che ottenne solo 7 punti. L'anno successivo, Goddard corse l'intera stagione (ad eccezione delle trasferte più costose), concludendo con 23 punti e un 11° posto come miglior piazzamento. La Benelli Tornado 900 RS uscì poi di scena dalla WSBK, rimanendo in produzione fino al 2006.
Un aspetto interessante fu la partecipazione della Tornado 3 al Tourist Trophy del 2000 con un'inedita configurazione del motore 900cc a scoppi irregolari, studiata per un'erogazione più lineare. Questa tipologia di motore fu utilizzata esclusivamente per questo evento e non venne mai montata su una moto di serie.
Nonostante i risultati agonistici non fossero eclatanti, l'obiettivo di Benelli di essere presente nel mondiale Superbike e di ridare visibilità al marchio fu in parte raggiunto. Tuttavia, la timida risposta delle vendite e le difficoltà economiche portarono Andrea Merloni, allora a capo dell'azienda, a lasciare.
L'Eredità della Tornado: Un Simbolo di Genio Italiano
La Benelli Tornado Tre, nelle sue varie declinazioni, rappresenta un capitolo affascinante nella storia motociclistica italiana. Nonostante le sfide commerciali e le critiche, questa moto è un simbolo del genio e dell'innovazione "Made in Italy". La sua rarità sul mercato, il design audace e la forte propensione all'innovazione da parte di chi ci ha creduto meritano un riconoscimento.
La versione 1130cc, presentata nel 2006 e prodotta per soli due anni, vide la potenza salire a 161 CV, con una migliore gestibilità ai medi regimi. Sebbene la moto fosse migliorata notevolmente e non soffrisse più dei problemi al motore dei primi modelli da 900cc, era ormai difficile competere con le Yamaha R1 e le Honda CBR 1000RR, ormai più mature e consolidate. La Tornado 1130cc rimase una moto delicata, lontana dall'affidabilità dei modelli giapponesi.
Un fattore che contribuì al suo scarso successo commerciale fu la limitata rete di concessionari e centri assistenza, che scoraggiò molti potenziali acquirenti. Nonostante la componentistica di pregio, il design avveniristico e l'innovazione, le logiche spietate del mercato ebbero la meglio. Benelli, inoltre, non aveva una storia recente nella produzione di moto di grossa cilindrata, essendo associata principalmente ai popolari scooter e motorini degli anni '90.
Nonostante ciò, la Benelli Tornado Tre ha lasciato un segno indelebile nel mondo delle supersportive. La sua esclusività, il modo in cui è stata concepita e lo sforzo economico profuso nella sua realizzazione la rendono un pezzo di storia a sé stante. Una "follia geniale" del Made in Italy che proiettò Benelli nel futuro, contribuendo in parte al suo attuale ritorno sul mercato. Oggi, la Tornado Tre è una moto esclusiva, le cui quotazioni sul mercato dell'usato sono in crescita, testimoniando il suo status di icona intramontabile.
Benelli Tornado Tre 900 RSBimota BB3EBR 1190 RSKTM RC8 RMV Agusta F4Petronas FP1
