Belgarda Yamaha SZR e la lunga storia della produzione italiana di motociclette Yamaha
La Belgarda, l'emanazione italiana della Yamaha, nasce dall'esigenza di esportare sul mercato nostrano modelli a cilindrata superiore ai 380 cm³ e di offrire una presenza locale nello sviluppo di progetti derivati dall'esperienza giapponese.
Come nacque la Belgarda produttrice di moto?
In quel periodo la Malaguti chiese alla Minarelli di costruire un motore 125 cm³ su una enduro. Inizioò nel 1986, su un’area coperta di 6250 metri quadri e con una linea di montaggio, la stessa che opera oggi, da cui uscivano le DT125, copie fedeli della versione giapponese. Nel biennio 1986-87 ne producemmo circa 3000 pezzi. Dall'87 al 1992 abbiamo prodotto poi circa 5000 esemplari della 125 versione Tenerè, un progetto, questo, che fu il primo completamente sviluppato in Italia.
Inizialmente gestivo la progettazione, la linea di produzione e anche gli acquisti. Il TenerË presentava alcune soluzioni interessanti per l’epoca, come il cupolino e le carenature costruite in poliuretano; data la piccola produzione, realizzarle per stampaggio a iniezione sarebbe stato troppo oneroso. Quella moto portò anche una certa innovazione estetica nel segmento, con un concreto aggancio alle moto che in quel periodo erano protagoniste della Parigi-Dakar con Franco Picco e Marinoni. Venne poi la fortunata serie TDR125 e TDR125R, soprannominata Bruciasemafori (Lightburner).
Qual è stato lo sviluppo del 125 stradale?
Product Planning europeo, che ha sede in Olanda. Dal 1991 al '94 ne producemmo 12000 pezzi. Quando è stato lanciato il progetto del 125 stradale? nel settore 125 sportive stradali. Partendo dalla bicilindrica giapponese TZR250, da cui fu derivato il telaio, fu estrapolata col nostro 125. Dal giappone provenivano i semilavorati in lega leggera che costituivano il telaio TZR250, i quali venivano poi adattati, assemblati e saldati in Italia dalla MT. Fu subito grande successo, dal quale fu derivata poi la versione Sport Production. A quello della miglior concorrenza. In Italia fu fatto un grande lavoro, per realizzare tutte le plastiche e la componentistica. Nel solo biennio 1991/92 furono costruite la bellezza di 10000 moto.
E la TT 600?
Insieme all’Australia, il mercato italiano era il più grande consumatore di TT600, limitati per giustificare una linea produttiva nello stabilimento giapponese della Yamaha. Fu così che ci fu proposto di produrre tutte le TT600 in Italia. La prima TT aveva motore, ancora con l'avviamento a pedale, e una parte della componentistica proveniente dal Giappone, ma lo stile fu studiato in Italia, sempre in accordo col Product Planning europeo, per fornire un'alternativa più performante alla XT600. Dal 1997 abbiamo realizzato il TTR125, che fino ad oggi è stata prodotta in 12800 moto.
E la monocilindrica stradale?
Tra il 1995 e il 1998 abbiamo prodotto una moto molto interessante, la SRZ660, una stradale dalla linea originale frutto di uno studio a livello europeo. Questa moto riprendeva alcuni temi caratteristici del prototipo Morpho, che in quel periodo la Yamaha faceva circolare negli stand dei saloni della motocicletta. Il motore era quello della XTZ660 adattato all'uso stradale. Ma non fu un successo. Nato contemporaneamente Monster Ducati, pagò verso il bicilindrico la maggior potenza e un'erogazione meno fluida.
La SZR660, così come viene chiamata, suscitò interrogativi tra gli appassionati: # 1 ≡ szr660 , ma la consigliate? # 2 ≡ szr660 , ma la consigliate? # 3 ≡ szr660 , ma la consigliate? # 4 ≡ szr660 , ma la consigliate? e così via nelle discussioni, con esperienze contrastanti sull'ergonomia, sulla pancia e sulla configurazione del serbatoio.
Dettagli tecnici e produzione Belgarda
Il telaio deriva da quello della TZR125, ma la grafica e la maggior parte della componentistica venivano adattate o realizzate in Italia dalla Belgarda. Il motore, un monocilindrico di 659 cm³, offriva circa 43,7 CV a 6.300 giri/min, con una coppia di 5,6 kgm a 5.500 giri. Il peso dichiarato a secco era di 159 kg. La ricetta della SZR 660 non riscosse il successo sperato probabilmente per estetica non apprezzata, per vibrazioni su alcuni regimi e per un prezzo elevato, oltre a un’ergonomia non adatta a chi è alto di statura.
La SZR 660 montava contenuti tecnici di pregio: telaio Deltabox in alluminio, forcella da 41 mm con cartridge, forcellone asimmetrico, freni Brembo, disco da 320 mm, uso di componentistica proveniente dall’Italia e dal Giappone, e una conformazione complessiva pensata per offrire una guida agile e redditizia in ambito sportivo stradale. Tuttavia, nonostante l’attenzione al design e all’ingegneria, la nicchia di mercato e il costo di sviluppo limitarono il successo commerciale.
Il modello SZR come sintesi tra Italia e Giappone
La SZR_volume rappresenta una pietra miliare: è costruita in Italia con molte parti di provenienza giapponese, tra cui motore, carburatori e telaio, ma con una stretta collaborazione tra Belgarda e Product Planning europeo. Questo approccio ha permesso di offrire una sportiva dal carattere unico, capace di coniugare prestazioni, ergonomia e stile, rendendola una scelta interessante per chi cercava una sportiva monocilindrica su strada.
- Origini italiane della Belgarda e integrazione con Yamaha giapponese.
- Progetti italiani di 125 e TDR125/TDR125R e la parziale esportazione in Europa.
- Lo sviluppo della TT600 e del TTR125 in Italia.
- La SZR660: caratteristiche tecniche, ergonomia e accoglienza di mercato.

