Battito cardiaco massimo: cosa succede al cuore dei piloti MotoGP durante una gara
Durante le fasi più concitate della MotoGP il cuore dei piloti è un organo molto sollecitato: quali sono le fasi in cui la frequenza cardiaca raggiunge i picchi maggiori, e quali i fattori che determinano l’aumento?
È da ormai qualche tempo che, nel corso dei GP, ci viene mostrata sullo schermo un’informazione riguardante non un dato cronometrico, tecnico o sportivo, bensì biologico: ci riferiamo alla grafica che riporta il battito cardiaco dei piloti di MotoGP (e non solo) nelle fasi più concitate della corsa.
Tali valori ci dimostrano, ancora una volta, come i piloti siano ormai diventati atleti a tutto tondo, sia per gli sforzi che sono chiamati a sostenere sia per gli allenamenti a cui si devono sottoporre per rispondere in maniera adeguata allo stress, fisico e psichico, che una gara iridata in sella alle moto più veloci del mondo comporta.
Ma cosa influenza il battito cardiaco di un pilota - e la sua frequenza - nel corso di un GP?
La “zona rossa” dei piloti
Innanzitutto bisogna partire dall’assunto secondo il quale un’elevata frequenza cardiaca costituisce la normale risposta del nostro corpo all’aumento dello sforzo fisico: per fare un paragone in tema potremmo dire che il nostro cuore “sale di giri” quanto più andiamo a “girare la manetta” per richiedere potenza.
Ecco allora che sullo schermo del televisore ci compaiono dati strabilianti, in certi casi anche superiori ai 180 battiti al minuto, perché gestire (e sfruttare fino in fondo) una moto da corsa con 250 o più cavalli non è certo cosa da poco, nemmeno per un fisico ben allenato.
“Esistono delle formule utili a calcolare in modo approssimativo la frequenza cardiaca massima di un soggetto in correlazione con la sua età, indipendentemente dal fatto che si tratti o meno di uno sportivo - spiega Lazzarotti - La più celebre è certamente quella in cui la frequenza massima per gli individui si calcola sottraendo a 220 gli anni del soggetto (FCmax: 220 - Età).
Per uno sportivo, tuttavia, ci sono valori più interessanti da esaminare rispetto alla mera frequenza massima, che di per sé ha un’influenza limitata sulle prestazioni degli atleti
- precisa la dottoressa. “Mi riferisco ad esempio alle frequenze di soglia aerobica e anaerobica, rilevabili con particolari procedure mediante l’esecuzione di un elettrocardiogramma sotto sforzo o da un più approfondito test cardio-polmonare. Due esami che, tra l’altro, sono anche molto utili sotto il profilo della prevenzione di patologie cardio-vascolari”.
Al di sotto della frequenza di soglia aerobica la produzione di acido lattico, alla cui sovra-concentrazione e alle reazioni biochimiche correlate sono collegate la fatica e il dolore muscolare, non è significativa.
Al di sopra di tale valore limite l’organismo entra in una fase di iper-produzione (rispetto alle condizioni basali) di acido lattico, che tuttavia può ancora venire smaltito e processato in maniera adeguata.
L’IMPORTANZA DELL’ALLENAMENTO in motogp
“Questi valori, la frequenza di soglia aerobica e la frequenza di soglia anaerobica, si possono migliorare con l’allenamento”, continua Lazzarotti. “L’esercizio consente di spostare il limite più in alto, consentendo dunque di raggiungere intensità di sforzo maggiori e contrastare la fatica muscolare.
Una buona preparazione aerobica (corsa, nuoto, ciclismo e più in generale l’allenamento di resistenza, ndr) è ormai alla base della preparazione di un pilota, che in questo modo si abitua a sostenere per un tempo considerevole sforzi di media-lunga intensità. Ovviamente è necessario allenare la muscolatura anche con il training di forza, senza però esagerare esacerbando problematiche di altro tipo”.
UN’ALTRA VARIABILE: LA TEMPERATURA
Oltre che all’intensità dello sforzo fisico, con cui è strettamente (e proporzionalmente) correlata, la frequenza cardiaca varia anche con l’aumentare della temperatura. Questo perché il sistema cardio-vascolare, “guidato” dall’ipotalamo cerebrale, è implicato anche in un’altra funzione: quella legata alla termoregolazione.
In condizioni di elevata temperatura aumenta il flusso di sangue alla cute attraverso la vasodilatazione, agevolando la termodispersione. “A questo proposito è fondamentale porre attenzione sul fenomeno della disidratazione, determinata dall’incremento della sudorazione conseguente alle alte temperature, che può condurre a stress cardiovascolare e di altri organi”, puntualizza Lazzarotti.
“Se ci si disidrata, la viscosità del sangue aumenta, pertanto il cuore è costretto ad affaticarsi ulteriormente nella sua funzione di pompa”.
“Da qui”, prosegue la dottoressa, “si evince l’importanza ricoperta da un corretto apporto di liquidi e dall’utilizzo di un abbigliamento tecnico adeguato, soprattutto in ambienti di gara molto caldi e umidi”.
Fondamentale è anche il modo in cui ci si comporta... l’aspetto psicologico
Se a livello fisiologico la frequenza cardiaca aumenta assieme alla fatica e dunque a crescere del numero dei giri di gara, c’è però anche un altro aspetto da considerare, tutt’altro che secondario: quello psicologico. Non solo fattori esterni come velocità elevata, accelerazioni brucianti e frenate da capogiro finiscono per influire sulla frequenza cardiaca, ma durante la competizione nel corpo - e nella mente - di un pilota accade qualcosa di simile a ciò che succede agli animali predatori durante la caccia: in neuropsicologia si parla di arousal, una condizione temporanea di generale attivazione e spiccata reattività del sistema nervoso che risponde alla richiesta di prestazioni psico-fisiche particolarmente elevate.
“Prima e durante la gara l’organismo si attiva per offrire le migliori performance di cui è capace.
Pronti, via!
Tra le fasi più concitate, e dunque più intense anche da questo punto di vista, figurano la partenza, l’ultimo giro o l’arrivo di gruppo in volata, ma a mettere a dura prova il cuore dei piloti ci sono anche alcune contingenze come errori nella guida e la necessità di “ripararli”, la paura per una caduta evitata per un soffio o, ancora, un sorpasso particolarmente rocambolesco.
“Persino il rapporto che un pilota ha con un particolare circuito può influire significativamente, in positivo o in negativo, sull’ansia e sull’agitazione. E dunque sulla frequenza cardiaca”, spiega il Medical Director del World Sbk. “Ecco perché è opportuno affiancare alla preparazione fisica anche un adeguato training mentale, che aiuti ad affrontare il fine-settimana con meno implicazioni emotive. Penso, ad esempio, alle tecniche di visualizzazione di gara: l’atleta impara a immaginare uno scenario di gara anticipando le sensazioni che proverà in seguito, quando i semafori rossi si spegneranno per davvero. In questo modo allena la mente ad affrontare meglio l’evento reale, contenendo lo stress e abbassando di conseguenza anche la frequenza cardiaca”.

Jack Miller scherza sulla notevole differenza di frequenza del suo battito cardiaco rispetto a Vinales che è bradicardico ed ha una frequenza bassissima. "Non so cosa sia Vinales, forse un serpente o qualcosa del genere, oppure il suo cuore proprio non funziona! "
"Sono sicuro che il mio battito non era nemmeno al punto più alto di quella sessione di prove. Non sono mai arrivato a 200, il massimo che ho raggiunto in un test, tre anni fa, è stato 199. Durante gli allenamenti in bicicletta sono sui 175-180. Generalmente, durante una gara di MotoGP, il momento del massimo stress dovrebbe essere quello dello start. "
"Penso che lo spegnimento del semaforo sia il punto più alto anche per me. E nei primi due giri, specialmente se sei in lotta con qualcuno, andrà alle stelle. Successivamente puoi stabilizzarlo intorno a quota 160, so che con la moto da cross il mio rimane intorno a 172 e questa è la mia media normale per un allenamento in moto di 25 minuti.
Vinales deve essere un po’ un serpente: il suo cuore semplicemente non funziona allo stesso modo del mio ...
Esistono categorie di persone che verificano la frequenza cardiaca in modo continuo, perché rappresenta un aspetto fondamentale della loro attività. Ma anche le persone comuni hanno tutto l’interesse a regolare la propria frequenza cardiaca. Come può essere fatto?
«Perché c’è un rapporto diretto tra la frequenza cardiaca e la propria capacità “lavorativa”. Ogni cuore è dotato di un numero massimo di giri al minuto, oltre il quale non può andare senza incorrere in rischi o avere delle problematiche. Di solito questo massimo corrisponde a questo calcolo: 220 meno gli anni della persona interessata. Se pertanto un individuo ha 50 anni, non dovrà mai superare i 170 battiti al minuto, oltre i quali il “motore” della sua “macchina” andrebbe “fuori giri”, anche quando il suo cuore sia perfettamente sano.
Se si parte da una frequenza bassa, quindi, prima di raggiungere il limite massimo si dispone di un range di frequenza ampio, per cui la resistenza allo sforzo è amplificata.
È possibile regolare la frequenza cardiaca? «Dipende dalla frequenza di partenza. Se è oltre i 100, è preferibile intervenire con dei medicinali, tenuto conto del grado di tollerabilità degli stessi da parte del soggetto interessato. Ove le alterazioni, al contrario, siano lievi, si può cercare di regolarle con uno stile di vita diverso, stimolando l’attività fisica che deve però essere svolta in modo regolare e non saltuariamente.
«Può aumentare, ad esempio, nel corso della fase digestiva perché quando lo stomaco non digerisce in modo corretto tende a gonfiarsi e a sollevare il diaframma e il cuore - che è situato subito sopra questo - viene infastidito e reagisce con un esasperato aumento della frequenza.
Molte tra le persone che visitiamo ci dicono di sentire il cuore che “impazzisce” proprio dopo aver mangiato. Verificata la situazione, spieghiamo loro che non si tratta di un problema cardiaco, ma di un’alterazione dei battiti imputabile a influenze che vengono da altre parti.
«Sì, certo. Anzitutto occorre comprendere perché la frequenza è aumentata e poi andare a colpire la causa o - se non si riesce ad individuarla - ad agire direttamente sulla frequenza, al fine di migliorare la qualità di vita della persona. Tra i medicinali, i più usati sono i cosiddetti betabloccanti, che hanno la capacità di rallentare il battito cardiaco. In casi particolari, di aumento dei battiti dovuto ad aritmie cardiache, c’è anche la possibilità di procedere con un intervento chirurgico, ma solamente in situazioni più gravi e specifiche.
Dal punto di vista del controllo, molto efficaci sono le registrazioni dell’elettrocardiogramma nell’arco delle 24 ore, il cosiddetto Holter ECG, che consentono di verificare sbalzi di frequenze durante un’intera giornata.
La frequenza varia in base all’età, agli ormoni, allo stress, ai farmaci, la FC a riposo dovrebbe essere compresa tra 60 e 100 battiti al minuto, ma se fai molto sport puoi arrivare anche a 40 bpm. In generale, più bassa è la FC meglio è, infatti quando è alta è spesso associata a ipertensione, sovrappeso ed obesità.
In movimento i bpm li puoi misurare con un cardiofrequenzimetro collegato a un display da polso o sullo smartphone.
No. La frequenza target è una percentuale della frequenza cardiaca considerata massimale per la tua età. Per un’attività fisica moderata, la tua frequenza target è tra il 50-70% della frequenza massima, per un’attività fisica intensa invece è tra il 70 e l’85%.
Se la tua frequenza cardiaca massima è 185 bpm per ottenere la frequenza cardiaca target durante l’attività moderata dovrai moltiplicarla per 0,5 e 0,7 (185x0,5 e 0,7) e per l’esercizio intenso 0,7 e 0,85.
Sì. Per assumere tutti i macro e micronutrienti di cui il corpo necessità l’alimentazione deve essere varia ed equilibrata e nello sport si deve tenere conto anche dell’energia necessaria oltre quella per il metabolismo basale e le normali funzioni dell’organismo.
Calcolare il fabbisogno calorico quotidiano e introdurre i nutrienti in giusto equilibrio può essere complesso, per facilitarti il compito puoi scaricare il programma Calorie&Menu che ti offre diversi menu giornalieri personalizzati per le calorie che dovresti consumare e tutti i nutrienti in equilibrio grazie all’apporto delle proteine del Grana Padano DOP con i 9 aminoacidi essenziali, tanto calcio e vitamina B12, anche in versione LOVe senza carne.
Se impari ad ascoltare il tuo respiro puoi capire che intensità di attività fisica hai raggiunto anche senza conoscere esattamente i bpm del tuo cuore. Il talk-test è un esercizio semplice che puoi fare durante l’attività, per esempio per un allenamento che preveda 60 minuti di jogging ad intensità moderata o intensa. Ricorda che la frequenza cardiaca è solo una guida.

oggi guardando le prove della moto 2 un pilota aveva il cardio montato e i battiti andavano da 175 a 195...lo hanno seguito x un giro.
in studio c'era de angelis e ha detto che lo hanno monitorato x una gara intera e i battiti non sono mai scesi sotto i 180 per 45 minuti di gara.anche nel motocross i battiti sono così elevati?
a me un preparatore durante la preparazione mi faceva variare molto i battiti...mi faceva andare da 140 a 180 poi ancora a 140 poi ancora a 180...insomma mi massacrava con continui sbalzi, frenate e rallentamenti sul tapis roulant o sulla bici.
da quello che ho visto oggi in tv i battiti non sembrano variare molto...anzi sono sempre fuori soglia massima.quindi meglio allenarsi con battiti costanti fuorisoglia?
oggi ho visto la moto2, anche se non è cross le pulsazioni son quelle più o meno....anzi nel cross saran di più!!
comunque facevano vedere i battiti di marquez alla partenza e nel primo pezzo: prima di partire sui 150 poi appena son partiti 200 abbondanti poi sui 160-170,
infine arrivati alla prima curva ancora 200questo è per dire che i battiti sono a livelli altissimi e in oltre c'è da dire che varia da persona a persona, e soprattutto dall'emozione e dall'ansia!!
Avevo provato tempo fa con con cardio in moto.. Io li ho misurati su una serie di whoops. Ho toccato i 205 bpm In manche normale nel supercross vevago sempre attorno ai 185-190 bpm. Da quello che ho visto oggi in tv i battiti non sembrano variare molto.
tags: #battito #cardiaco #massimo #motocicletta
